IL POTERE DEL PENSIERO E DELLA PAROLA CHE NON MENTA

Per ascolto solo audio corrispondente clicca quì sopra – 
” Martedì 11 novembre mattina file copia di ABR 6.waw  40° min Si sente un suono particolare poi S che canta “in paradise” AD ( KATIA ) la incalza con tono innaturale da bambola meccanica Ah_bèdèlta_dàì” Sabrina con voce infantile e anomala “ che fai ?! “
Pomeriggio dell’11 Novembre 2008 dalle ore 19 c.a. FILE ABR7.waw al minuto 7 c.a S. ” je piaccio” con cantilena parlata musicaleggiante al min 7 e 14 sec  bambino di  di sesso maschile esclama a voce chiara tra l’incredulo e l’ammirato, mentre S. si è appena allontanata è in cucina “ quant’è bella …. posizionato dinanzi al computer portatile .
Dal m 37 e10 s. il gruppo avvisato si allontana rapidamente “ah ecco… torniamo indietro. ritorniamo indietro .. capito ?!”  S. alla frase interrogativa ultima risponde con due   sì … sì” pronunciati con tono àtono da automa ed ancora l’altro uomo nel gruppo  “ Se torniamo indietro non c’è nessuno ?! “ alla richiesta interrogativa con accentuazione ultimativa Sabrina  risponde con altri due” sì … sì” pronunciati con tono da automa. L’uomo prosegue “ Il resto a domani “ ..con pronuncia assertiva “ Fai la parte “ sempre con pronuncia assertiva e accentuazione sonora a salire verso l’alto. . .Vi sono di seguito altre frasi ed ordini tra cui “ dobbiamo apparire ?! dobbiamo apparire dobbiamo riapparire ?!?!“” dati in rapida ed affrettata sequenza e ulteriori sì ripetuti da Sabrina  con tono àtono in cadenza a fronte di ogni richiesta e frase dell’interlocutore . Prima che se ne vadano in fretta S chiede ” dove andate ?!?! “ con voce infantile e inconsapevole ( abitano lì e sopra e sotto ) . L’uomo poi rassicura il gruppo concitato con tono professionale e autorevole  ” con calma .. per venire ci chiama ..” 

 

 

 



IL
POTERE DEL PENSIERO E DELLA PAROLA CHE NON MENTA


di Paolo Ferraro 
 

“La
parola è un gran dominatore che, con un corpo piccolissimo e
invisibile, è capace di compiere imprese divine”. Gorgia,
Encomio di elena, 8. 


Il
potere della parola e della mente, come atto di analisi e verità,
esiste ed è temuto. 
Noi
dobbiamo armarci insieme, in modo stabile, di questo potere che ci
rende uomini e donne veri : un potere che la stessa massoneria ha
svuotato di valore e significato per le genti. 
E
che svuota incessantemente anche fingendo di informare e persino
controinformare , usando protocolli e strategie ormai scoperte,
manipolando vicende e inventando e creando false analisi, false
vicende e false realtà , persino. E nascondendo e riservando
conoscenze e scienza a circuiti ristretti e controllabili.
LA
PAROLA non è certo solo manipolatoria od espressiva di sensi e
sentimenti ordinari o di schemi ideologici parziali e “nominalistici
“. ( indico un nome e intorno ad esso creo un mito fosse anche
positivo, che depaupera persino la analisi che vi è dietro –
antisignoraggismo di risulta schematico- e così confondo e faccio
confondere il fine storico politico con gli l’obiettivi e gli
strumenti ed analisi intermedi, invece necessari per poter mutare
stabilmente rapporti di forza e disaggregare le strutture degli
apparati deviati su cui si fonda il potere reale sommerso. Un potere
strumentale ma anche concreto che conta eccome, sennò non lo
avrebbero costruito e non avrebbero gestito una sotterranea
proliferazione di strumenti, persone , realtà agevolate e coperte )
.
LA
PAROLA che dice solo “vogliamo questo ” è ingannevole se
non si accompagna al come ed in che modo e se non indica cosa occorre
fare per poter realmente raggiungere “questo e quello ” , e
non analizza gli ostacoli e pericoli concreti e reali che si
frappongono, e non indica come eliminarli, con quali forze, con quali
tempi e come, e se non opera per reperire con una analisi attenta
persone e forze sane e di buona volontà e se non opera altresì per
aprire coscienze e diffondere anche il metodo della conoscenza . 
Quella
parola è insignificante , impotente e illusoria e persino
consolatoria e fallace : può essere messa in bocca a tutti.
 Tutto
può così esser detto, senza rischi per chi gestisce il potere reale
deviato ( c’è anche la categoria del potere sano e legittimo ) , e
nessuno correrà mai alcun pericolo se si limiterà a quelle parole
ed a quell’uso del pensiero e della parola. 
IL
POTERE DELLA PAROLA E DELLA MENTE quando è anche totale e guarda
insieme le varie realtà, è un potere ” autorevole ” e
lotta contro i vari poteri “autoritari” della parola, e si
differenzia perchè ciò che viene detto è verificabile, valutabile
in concreto, non è suggestivo , ipotetico, illusorio, apodittico (
non afferma con la parola in sè, senza provare e senza dimostrare
). 
LA
PAROLA QUANDO Menta è falsa, autoritaria e tende ad usare la
debolezza e mancanza di libertà interiore che il pensiero debole e
la ignoranza agevolano . Quella parola mira ad indurre a non
ascoltare, a non capire, a non interessarsi . Quella parola, qualora
Menta, usa persino i propri limiti come schermo e chiusura,
insegnando agli altri a fare altrettanto con l’esempio ( cattivo ).
SE
qualcuno vi dirà ” non si capisce quello che dice ” e non
dirà cosa perchè e quando e come, svelerà di non aver valutato
nulla: avrete la prova che è uno che o vuole, o agisce
inconsapevolmente per , conservare il potere ( altrui ), che si fonda
sulla subalternità e la ignoranza delle masse .
E se
qualcuno dirà ” non si sente nulla” e voi avrete la prova
diretta vostra che quanto serve a capire si ascolta e percepisce,
volendo capire ed ascoltare per capire, avrete la prova che è sordo
il suo cuore e vuol far essere sorda la coscienza e cieca la mente di
tutti. ( con le debite eccezioni per le basse frequenze i suoni
troppo disturbati, e i difetti di udito che la natura matrigna
elargisce. 
IL
POTERE VERO DEL PENSIERO E DELLA PAROLA, se poi è supportato anche
da prove di diretto ascolto e percezione, che impattano su mente
coscienza, cuore e corpo [ 
https://vimeo.com/75802420#t=318 ]
, quando analizza e CONOSCE, vince . 
E’
ALLORA che tenteranno di uccidere credibilità, valore , negheranno,
sminuiranno, insegneranno persino a irridere e non curare .
E’
ALLORA che dovremo emarginare chi perseveri nell’opera di
disassuefare al vero ed alla conoscenza profonda uomini e loro
coscienze, comunque sia travestito o vestito . 
E’
ALLORA che i migliori dovranno agire per primi, dopo aver
costantemente insegnato a tutti metodo, uso vero della parola e della
mente.
ED
E’ ALLORA, e così, che tutti o la gran parte capiranno e si
emanciperanno da sonno e ignoranza, grazie ed insieme a voi. ( il
mancipium è il giogo che rende schiavi e la “e” indica che
ci si sottrae al mancipium : ” e-mancipare ” ).
Oggi
siamo in tanti a fare ciò ma prepariamoci a tempi ancor più duri,
ora che colpita e svestita dalla PAROLA e DAL PENSIERO la bestia e
l’Idra dai mille volti è mortalmente ferita e nuda
(
Una concreta realtà complessa ma fluida, con molte strutture che
lavorano trasversalmente per dirigere ed occupare gangli importanti
dello Stato e controllare pezzi fondamentali della società , della
informazione e della cultura ed una cupola sovraordinata trasversale
che interviene direttamente nelle sole decisioni fondamentali e che è
protetta e partecipata da servizi deviati e fatta, a livello nazional
locale, di concreti pochi politici , magistrati, psichiatri,
militari, avvocati , professionisti e qualche potente nascosto e
meno visibile e appartenenti a clero deviato, individuati ed
INDIVIDUABILI ).
 Un
miracolo e’ gia’ avvenuto : noi insieme e ciascuno per conto proprio
, abbiamo questo potere e non possono piu’ togliercelo .
 Esercitatelo
approfonditelo curatelo .
La
armata del vero e della mente della parola che non Menta diverra’
inarrestabile. 
Essere
sovrani prima del vero sapere e della vera conoscenza utile a capire
e a cambiare impattando la realtà concretamente, per poter ridare
sovranità diretta ai popoli, per riprenderci la sovranità
collettiva condivisa di uomini e donne, non nominandola ma operando
con lucida determinazione in tutte le realtà ed in tutte le
direzioni necessarie. 
Puri
come le colombe ma astuti e lucidi come l’uomo che duemila e
settecento anni fa volle riconquistare la sua casa occupata, rifiutandone  però gli inganni con cui fu piegata Troia.
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
IL
POTERE DELLA PAROLA

Per
Gorgia la parola ha il potere grandissimo di rovesciare anche le tesi
più radicate e influire sui sentimenti e sul comportamento. Anche
per Gorgia, come per Protagora, alla base della conoscenza c’è
l’esperienza sensibile. Egli afferma che il piano dell’essere è
intangibile:

  1. nulla
    è;
  2. se
    anche l’essere fosse, non sarebbe conoscibile;
  3. se
    pure fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile.
E
‘ suo l’ 
“Encomio
di Elena”
,
uno dei testi classici della prima Sofistica, che assomma in sé ed
esemplifica il potere della parola, l’attacco alla cultura
tradizionale e il gusto quasi irridente di capovolgere i luoghi
comuni e le certezze. Nell’opera Gorgia vuole liberare questa mitica
figura di donna dall’accusa di essere responsabile della guerra di
Troia, giustificandone il comportamento e dimostrando, invece, che
mentitori sono i suoi accusatori. Quattro possibili ragioni – secondo
Gorgia – possono giustificare il comportamento di Elena e farla
ritenere non responsabile dei suoi atti :
  • la
    volontà del Caso e la decisione degli dèi;
  • il
    rapimento;
  • la
    persuasione con “incantesimi di parole”;
  • l’amore,
    la sua “potenza divina”.
È
invece dovere dell’uomo sia dire direttamente ciò che è giusto, sia
confutare
il contrario. E dunque è giusto opporsi ai calunniatori di
Elena,
donna sulla quale si è imposta l’unanime testimonianza dei poeti,
accanto
alla fama del nome, divenuto simbolo di un’esistenza tormentata.
Pertanto
io voglio, svolgendo il discorso secondo un certo metodo logico, 
liberare
dall’accusa lei, così diffamata, e, dimostrando
che
i suoi accusatori dicono il falso, ristabilire la verità. (…)
Infatti,
agì in quel modo o per cieca volontà del Caso, e meditata 
decisione
degli Dèi, e disposizione della Necessità; oppure rapita per
forza;
o indotta con parole; o presa da amore.
Se
è valido il primo motivo, è giusto attribuire la responsabilità a
chi
l’ha
avuta, poiché non si possono impedire i disegni divini con la
previdenza
umana.
È, infatti, naturale non che il più forte sia ostacolato dal più
debole,
ma
che il più debole sia comandato e condotto dal più forte; e il più
forte 
guidi,
il più debole segua.  E la Divinità supera l’uomo in forza, in
saggezza e
nel
resto. Se dunque la colpa va attribuita al Caso e alla Divinità,
Elena va 
liberata
dall’infamia.
E
se fu rapita a forza, violentata e offesa contro ogni legge e
giustizia, 
è
chiaro che la colpa è dell’autore della violenza e che la rapita,
proprio 
perché
vittima, subì una sventura (…).
Se
poi fu la parola a persuaderla e a illuderle l’animo, neppur questo
è
difficile a scusarsi e a giustificarsi: la parola è un gran
dominatore,
che,
con corpo piccolissimo e invisibile, sa compiere cose straordinarie;
riesce
infatti a calmar la paura, a eliminare il dolore, a suscitare la
gioia
e
ad aumentar la pietà. E ora spiegherò come ciò avviene. È giusto,
infatti, 
sottoporre
la questione al giudizio degli ascoltatori: io ritengo la poesia
nelle
sue varie forme un discorso con una tale musicalità, che chi
l’ascolta è
invaso
da un brivido di spavento, da una compassione che strappa le lacrime
,
da
uno struggente desiderio di dolore,  e l’anima subisce, per
effetto delle parole, 
una
particolare emozione, ad ascoltare il racconto di situazioni felici o
avverse,
relative
ad eventi o a persone estranee. Ma via, torniamo al discorso 
precedente.
Dunque, gli ispirati incantesimi di parole offrono gioia, liberano 
dalla
pena. La potenza dell’incanto, infatti, aggiungendosi alla
disposizine
dell’anima,
la lusinga e  la trascina col suo fascino (…).
Ora
spiegherò la quarta causa col quarto ragionamento. Se fu l’amore
l’elemento
determinante, non sarà difficile a lei sfuggire all’accusa
dell’errore
attribuitole (…). Se, dunque, lo sguardo di Elena, attratto
dall’aspetto
di Alessandro, ispirò all’anima passione d’amore, quale meraviglia?
Se,
infatti, l’Amore, in quanto dio, ha la divina potenza degli dei,
come potrebbe 
un
essere inferiore respingerlo o resistergli? (…)
Come,
dunque, si può ritenere giusto il disonore gettato su Elena, la
quale,
sia
che abbia agito come ha agito perché innamorata, sia perché
lusingata 
da
parole, sia perché rapita con violenza, sia perché costretta da
imposizione divina,
in
ogni caso è esente da colpa?
da
Gorgia, 
Encomio
di Elena,
 2-21
(DK 82 B11)



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