1990 La calata a Roma e via Poma – 1992 Anche una trama solo romana e la ritirata dalla Corte Costituzionale di Marco Pivetti e Agnello Rossi 1995 Un agguato disciplinare inventato e miseramente fallito e tre missionarie ..

1990
La “calata” nella sezione romana di magistratura democratica ed “altro” 
1992
Una trama,  non solo romana,  anche intorno al magistrato Paolo Ferraro.
La fallita scalata alla Corte Costituzionale e la ritirata di Marco Pivetti e Agnello Rossi.
1995
Un piacevole accerchiamento femminile: tre ruoli individuati ricostruiti ed un agguato disciplinare assurdo, fallito. 
AVVERTENZAOgni apparente divagazione e introduzione di vicende, fatti e nomi ulteriori, di norma  tra parentesi, immette elementi  la cui rilevanza e connessione è emersa in precedenti articoli costruiti su prove, e non racconto, od emergerà alla fine.  Per chi è stato attento il tutto si correla quindi alla complessiva ricostruzione effettuata fino ad oggi con prove pubblicate.
Anche questo articolo era necessario per contestualizzare ed inquadrare a fondo, ambientando almeno alcuni nomi, fatti e ruoli. Lo dedico a tutti coloro che hanno studiato, seguito e capito, ma soprattutto ai magistrati ed investigatori per bene,  ed alle istituzioni …. che debbono restituire legalità al paese. 



PARTE PRIMA: 1990. La “calata” nella sezione romana di magistratura democratica ed “altro”. 
Nel 1990 comparvero nello scenario della magistratura romana Giuseppe Cascini e Stefano Pesci: subito apparentatisi alla cordata “migliorista e PCI” dei lavoristi  (Marco Pivetti), poi entrambi da me classificati, anche per loro esplicita ammissione ed indicazione, come filo “dalemiani”. Cascini si legò anche  a Luigi Saraceni: personalità di rilievo che stimavo, ma verso la quale nutrivo un piccolissimo dubbio, poiché era troppo in buon dialogo con quella destra burocratica che definisco “ussarissima” (da “ussaro”).
Ci misi un poco a capire quanto i due neo-magistrati fossero legati a poteri e forze per me comunque non decifrabili.
Negli anni 1985-1990 fui prima Pretore di Terni (con tante sentenze pubblicate sul FORO ITALIANO, e la perdurante memoria del mio impegno a tutela dell’ambiente e della sicurezza del lavoro), poi al Ministero di Giustizia, infine tornai negli uffici giudiziari romani alla Procura Circondariale. Appartenevo bella sezione romana ancora indomita di Magistratura Democratica, all’anima più giurisdizionale legale; ero con Michele Coiro, Celsa Galassi, Gabriele Cerminara e tanti altri lentamente decimati… decimati dalla vita, e decimati nella vita in magistratura.  
Giuseppe Cascini,  uditore giudiziario giovane napoletano di famiglia bene, venuto di sua scelta per il tirocinio giudiziario a Roma. Nel 1990 portava  ancora i capelli lunghi castano chiari, e 
si era subito immesso nella attività della corrente di magistrati di “Magistratura Democratica” ( abbreviato M.D.) e scriveva “anche” sul Manifesto.
[ricordo un suo articolo di allora sul Manifesto , ma a difesa o a dialogo da lontano con una particolare area movimentista anarco insurrezionale o di autonomia operaia, potrete controllare, articolo, riferito mi sembra ad una vicenda giudiziaria che li vedeva coinvolti, che mi aveva incuriosito per il taglio anche implicito, lievemente supponente, “da garante”. 
Feci allora un collegamento mentale con Filippo Paone, noto magistrato di origine campana trapiantato a Roma, magistrato di area “estrema” di M.D., morto di recente e assurto da ultimo alla carica di Presidente della Corte di appello. Nel 1985 era stato sotto pressione disciplinare per un suo avere in qualche modo protetto una manifestazione non autorizzata in un’aula della facoltà di Giurisprudenza della Università la SAPIENZA nel 1977: essendo lui presente alla manifestazione illegale, si era frapposto tra persone presenti legate ad autonomia operaia e la polizia che era intervenuta.  Proprio nel  giugno del 1985 lo incontrai casualmente nello studio altezza Nomentana viale Libia subito dopo le caserme civili, dei due amici – allora – avvocati Tony Stellato e Sandro Galiena, del MANIFESTO area di “destra magriana” allora così visti e definiti da me. Il loro studio, situato a Viale Libia nel quartiere Nomentano  subito dopo le caserme civili, lo condividevano con Rosalba VALORI e, per presenza, anche con GUIDO VALORI (che a quell’epoca era anche vice procuratore onorario, nominato dal CSM).
Non mi stupii dell’incontro casuale (anche io ero lì per caso) con Filippo Paone, in pantaloni celestini e stretto in una “iacchettiella” a strisce verticali bianco azzurro chiaro (colori simili che stonavano), ma notai che era assai distratto e preoccupato della vicenda disciplinare: capii solo che doveva parlare con Rosalba e forse poi con Sandro, ma non di cosa.  Forse di una propaggine penale della manifestazione non autorizzata dell’epoca?! No, pensavo, era passato troppo tempo dalla data del fatto. Sempre quel giorno arrivò a studio quello che seppi essere il compagno/marito di Rosalba Valori, un personaggio ben noto del mondo della autonomia operaia romana: con barba, bel tipo, non certo sgualcito. Mi tornò il conto solo parzialmente: 1. autonomia operaia 2. magistrato nei guai disciplinari per aver sostanzialmente ostacolato lo sgombero dell’aula di giurisprudenza occupata per una assemblea di autonomia operaia, che veniva forse a raccontare novità sull’accaduto o a trovare i compagni di sorte?! (Pifani ad esempio, trovato al confine con la Yugoslavia con un bazzoka da portare alla “resistenza palestinese”, da tempo era stato messo fuori gioco). Ma perchè Filippo Paone personalmente, e perchè lì? Per Rosalba, avevo concluso. Ma Sandro?! Allora per me il cognome VALORI non aveva significato. Non lo stimavo Filippo; era allora Pretore penale, tra l’altro l’autore di una risibile se non ridicola giurisprudenza che applicava in analogia (totalmente vietata in sede penale) la norma penale sull’aggiotaggio azionario alla rarefazione degli immobili destinati ad abitazione, per loro “natura” ma sottratti alla disponibilità del mercato o pubblica: una “pecionata” ideologica di quelle che per me (di scuola giuridica, assistente e collaboratore con cattedre di diritto privato e cattedra rivista di diritto pubblico) rendevano disonore alla magistratura; e rendevano disonore ad una corrente (M.D.), che dovevano assicurare secondo i miei intendimenti la progressiva e corretta attuazione della legge: sì a tutela dei deboli e secondo l’art. 3,  2° co della Costituzione. ma non sostituendo alla interpretazione costituzionale e progressiva delle norme il metodo “IDEOLOGICO”,  che aborrivo. Un metodo eccessivo e fuori del seminato, errato, del quale poi non c’era neanche bisogno. Sandro e Tony , già studenti dello scientifico Archimede li frequentavo per la loro e mia storia di studenti impegnati politicamente; e Sandro dal 1985 in poi era stato sempre più “premurosamente”  presente in troppi momenti della mia vita. In particolare da poco dopo che avevo vinto il concorso in magistratura. Un amico vero, pensavo, lievemente traumatizzato dalla storica circostanza che al primo anno di giurisprudenza insieme, volendo preparare con me l’esame di filosofia del diritto nel lontano 1975, mentre lui stava al terzo capitolo io nel frattempo avevo fatto nella seconda sessione del primo anno cinque esami tra ottobre e dicembre. Tra me e loro una differenza che non pensavo insormontabile: io ero socialista e della sinistra del MANIFESTO al contempo, rossandiano, e miscelavo le due matrici guardando come burocrati post comunisti i “destri“. D’altronde questa era la loro nomèa tra la gente impegnata politicamente]
Tornando a Cascini, appena arrivato a Roma aveva un contegno inizialmente più contenuto, ma già  arrogantello e un modo di fare da ragazzo di ricca stirpe. Solo più tardi, nel marzo 1992, avrei saputo dalla bocca di Lori Perla (anche lei come me magistrato romano della Procura Circondariale come me dal 1989 del mio stesso concorso – 1984 – e a quel tempo  mia amica) che Cascini aveva una madre di etnia ebraica e che era pronipote di  Achille Lauro. La notizia allora non mi colpì nè mi stranì, ovviamente. Poco dopo essere  arrivato a Roma, Cascini era provvisoriamente alloggiato in locazione; ma  invece di trovare un alloggio definitivo in locazione pose fine alla situazione provvisoria comprandosi due appartamenti di media metratura. Non ci frequentavamo, e me lo disse la solita Perla de relatoivi compresa la somma sborsata (oltre 700 milioni di lire): appartamenti attaccati a piazzale Clodio, su una nota strada in salita che parte da una altrettanto nota gelateria. 
Cascini faceva allora coppia stabile con Stefano Pesci, erano dello stesso concorso (1990) ma sembrava a tutti che si conoscessero troppo  bene,  e quindi da antica data. 
L’Agosto del 1990 fu funestato dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, nella via che conoscevo di nome come la via degli ufficiali giudiziari: via Poma. E si tratta di un crocevia.

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I rapporti tra Cascini,  Pesci, Giovanni Buonuomo (un altro magistrato della Procura circondarialedi cui non si trovano immagini pubblichee me non erano cattivi in quell’epoca. In particolare Giovanni era anche un informatico di buon livello, appena venuto dal Tribunale di Savona (già Pretore in precedenza), lasciando ivi figli e moglie, magistrata che lo avrebbe poi seguito a distanza di oltre un anno a Roma dopo l’acquisto della abitazione in zona (Trionfale alto).
Giovanni manovrava già con disinvoltura le macro automatiche ed i modelli del programma MICROSOFT Word, appena immessa la piattaforma windows 1.0 in Italia e nel mondo della sempre ritardataria informatica giudiziaria. Io,  pur seguendo anche il suo lavoro, mi ero da poco impadronito del funzionamento dell’ambiente DOS e degli obsoleti 286 e 386 OLIVETTI e del primo 486DX arrivato “a giustificare” la arretratezza tecnologica delle forniture al Ministero della Giustizia. andavo creando un sistema di gestione delle attività/documenti dei magistrati della Procura Circondariale. Usavo un programma DOS preesistente e molto lineare, WS4, e puntavo in modo un pò “arretrato” su una organizzazione meramente sistematica e casistica dei documenti (uno per caso, quindi migliaia di casi), usufruendo di un sistema ordinante di directory e sottodirectory (ad albero, tipo capitoli, paragrafi e sotto paragrafi) e di un programmino che aveva il pregio di far gestire e vedere bene l’albero classificatorio ( XTG).  
Buonuomoanche lui campano, era più avanti a me e sapeva molto di informatica. Il ricordo riferito al CSM nell’esposto memoria del 3 novembre 2012, circa la buona conoscenza di un programma (piattaforma di comunicazione denominato TELNET)   e di quella “scatola” destinata alla connessione poggiata su un tavolino della sua stanza, è preciso. Come è preciso il ricordo di lui che mi illustrò le caratteristiche da chat primitiva del programma (in realtà era una autonoma piattaforma) e anche l’uso dei nickname, raccontatomi a voce e fattomi vedere dallo schermo verdolino:  tutta roba che ignoravo e da ignorante ritenevo dispersiva, inutile ed anche un tantino “buffa”. 
Ero sposato, mi sarebbe dopo poco nata la terza figlia, e pensavo all’ammodernare il lavoro, a smaltirlo bene e al mio impegno interno alla magistratura [l’impegno interno ed istituzionale non è affatto una cosa impropria per un magistrato, e  teoricamente come nella pratica precedente non lo era certo stato: è lo strumento con il quale i magistrati assicurano, riorientano e gestiscono il buon andamento del lavoro e degli uffici, le necessarie valutazioni di professionalità ed altro. M.D. ed io in essa, puntavamo realmente sull’impegno ordinamentale; e sull’assicurare la progressiva indipendenza e la realizzazione del principio costituzionale  del “giudice naturale” attraverso garanzie, tabelle degli uffici e vigilanza con controllo obiettivo della professionalità, ]
Nel contesto in cui Buonomo mi aveva elargito due sue conoscenze di TELNET (mi sembra di ricordare che pronunciò solo una volta il nome della piattaforma di comunicazioni) io scarabbocchiavo infastidito disegni infantili su dei foglietti su quel tavolo, e Giuseppe Cascini entrò infine nella stanza, a contrattare come  fanno gli uditori giudiziari  il suo tirocinio mirato anche con Buonomo. Faceva molto caldo, la nuova stanza di Buonomo dava dalla parte dove batte il sole, e dovevo tornare a lavorare; avevo lasciato a Gianni un floppy quadrato con i miei preziosi (per me), primi documenti ordinati scritti in ws4 e con tanti capi di imputazione da importare nel glossario del modello “Normal” o “decreto di citazione”  in WORD per windows (allora ancora giravano anche i floppy “a cerchio”, un simpatico ricordo dell’avvio scalcinato della informatica diffusa negli uffici giudiziari). 
E tornai nella mia stanza. Lasciando Buonomo e Cascini lì: Cascini curiosamente interessato ad un piccolo foglietto giallo da me insignito di un disegnino a pennarello.  
A quell’epoca ero un magistrato giovane ma di spicco, impegnato nella costruzione e nella critica agli errori organizzativi dell’ufficio della Procura Circondariale di Roma; ed ero più che mal visto dalla cordata migliorista di MD, da sempre a me avversa. 
La sezione romana manteneva ancora una sua indipendenza ed autonomia grazie anche alla presenza di Michele Coiro e dell’area più di sinistra.
Ero politicamente a cavallo tra i due orientamenti e molto stimato da Michele: lui fu uno dei padri fondatori della genuina MD, assieme a noi tanti magistrati perbene
[UNA CHIOSA TRIBUTO: in mezzo a tutti quelli che ho conosciuto si era stagliato nel 1985, per autorevolezza intellettuale, Marco Ramat: un magistrato “storico” di MD di particolare intelligenza e l’unico a cui attribuivo stima vera, come intellettuale ed uomo, indipendentemente dalla sua collocazione, che gestiva tra l’altro con equilibrio].
Giovanni Buonomo si dimetterà da MD a breve distanza dai due attentati a Falcone e Borsellino entrando nella corrente dei “VERDI” fondata da Falcone; piazzerà un manifesto raffigurante i due magistrati dietro la sua scrivania, e se ne andrà poi via dalla Procura circondariale verso il Tibunale civile di Roma. Regalandomi  l’avvertimento amicale: ” quello è pericoloso, io me ne vado”. “Quello” era sempre  Giuseppe Cascini , ma io sapevo di “intrecci personali” o concorrenza “personale” tra loro risalente al 1991, e come al solito, non “allargai” la mia sfera di intuizione: mi mancavano elementi di conoscenza essenziali. Dell’episodio del 1993 quando incontrai davanti al bancomat al piano terra Buonomo e Racheli ( il magistrato che mandava al  Sant’Andrea ed a Paolo Girardi e Gabriele Sani i magistrati da “rimettere in carreggiata” ) e sulla battuta a me rivolta “il galletto che fa chicchirichì sul sacco della mondezza ho già detto in un precedente articolo.          
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Stefano Pesci, era il pendant di Giuseppe Cascini ma di molto più anziano e direi pressochè della mia generazione anche sul piano della formazione “politica”. Dopo un pò di mesi da quando lo avevo conosciuto mi disse (nel  1991 credo),  anzi mi rivelò (col tono di chi voleva amicarmisi), che era stato un avvocato di “Soccorso Rosso” e politicamente di Democrazia Proletaria: veniva da Bologna ed era sposato con Nunzia D’elia, altra magistrato, anche lei lasciata a Bologna e che lo avrebbe poi raggiunto
Le uniche cose che accomunavano Cascini, Pesci e Buonomo, per quello che ne sapevo, è che erano tutti e tre magistrati (Buonuomo però del mio concorso), che erano soli a Roma (uno scapolo e gli altrui due single provvisori in attesa degli arrivi di mogli e figli) e che erano campani due e con moglie campana il terzo (Pesci). Roba ordinaria ed insignificante. Gianni era più geniale e simile a me, per certi versi, e un “bell’uomo” (del termine a me riferito, da Cascini, nella primavera del 1995, in pieno piacevole accerchiamento femminile io, tono e contesto,  abbiamo già detto). 
Ben sei o più uditori giudiziari del concorso del 1990 avrebbero avuto estratti e scelti  sei posti a Roma (posti  ovviamente messi a disposizione tra le sedi da scegliere secondo ordine di graduatoria, ma era cosa mai  successa prima nella storia della  magistratura romana), nella Procura Circondariale che aveva pure urgente bisogno di coprire i ruoli. Mentre del posto di graduatoria di Cascini che avevo conosciuto come uditore non avevo alcun dubbio, mi chiesi allora come avesse potuto essere così brillante un avvocato di Bologna, anzianotto e “preso”, “occupato” (pensavo) dal lavoro. Se sei un avvocato con attività ben avviata, come è che entri  a distanza di molti anni in magistratura rinunciando al tuo avviamento professionale?! Semplicemente non mi era mai capitato di osservare un percorso del genere. Conclusi che aveva inseguito la carriera della moglie, ma era  una conclusione provvisoria e col punto interrogativo. 
Oggi sappiamo “qualcosina” di più … che esce per intero dalle nostre vicende, e abbiamo qualche conferma chiara  in più …
“Pesci in ambiente militare , e ..e guarda io però però una cosa di venti anni fa,  che è accaduto un fatto però non .. non mi va di dirlo e lo so che era proprio lui in mezzo ”   ..  https://player.vimeo.com/video/83319003
“Pesci in ambiente militare , e ..e guarda io però però una cosa di venti anni fa,  che è accaduto un fatto però non .. non mi va di dirlo e lo so che era proprio lui in mezzo ” 
Ma vi è anche un ricordo del 1991 di uno Stefano Pesci preoccupato e furtivo che, nella Procura dei grandi (noi eravamo Procura Circondariale, la Procura dei piccoli, secondo una pessima ironica dizione, profondamente errata),  entrava nella stanza di un pubblico ministero serio, Silverio Piro, morto recentemente di un male incurabile. Stavo girando per convocare i magistrati di M.D. della Procura Tribunale ad una riunione di sezione. Allora (non oggi) notai concitazione, preoccupazione, un certo disappunto per averlo io visto girandomi, e un atteggiamento da “topolone” che mi incuriosì. 
Oggi che sono “gatto” mi è ovviamente tornato alla mente.

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Il  1990 fu comunque anche l’anno della calata/ritorno a Roma di vari magistrati spesso romani,  sparsi in varie sedi d’Italia. 
Era arrivata alla procura circondariale, però come sarda dalla Sardegna, abbastanza fresca di separazione dal marito giurista e professore di diritto romano DILIBERTO (sì, proprio il DILIBERTO politico e poi Ministro di Giustizia )Delia Cardia (senza immagine fotografica pubblica), figlia del senatore PCI Cardia di Cagliari. Quello che mi stupì più volte era la conoscenza anche antica e direi abbastanza carbonara in alcuni atteggiamenti, della Cardia con Cascini e Pesci. Arrivai persino a pensare ad un rapporto segreto col primo, poi escluso come ipotesi “rilevante”. Appartenevano con legame forte ad un’area comune, pensai allora politica; perchè ragionando con categorie del visibile politico, rimanevo solo interdetto dal fare carbonaro con cui avevo notato si convocavano a volte tra loro per discutere. Oggi definirei quelle convocazioni, senza mezze misure, come quelle di una “cellula”; allora non l’avrei nemmeno immaginato. Una “cellula” che oggi si è in cospicua parte trapiantata anche nella direzione distrettuale Anti-MAFIA della Procura di Roma (si indagano tra di loro viste le molteplici “appartenenze” ??) . 
Anche Delia Cardia fittò e poi acquistò un appartamento nella Roma centrale del potere politico e non solo politico, la Roma della sinistra PCI ed affiliati esterni, in zona Campo dei fiori. [A campo dei Fiori in affitto abiterà il futuro professore associato di economia ed “amico” dalla prima elementare, Fabio Ravagnani: “magriano” (da “Lucio Magri”) come  lo erano Tony Stellato, Sandro Galiena, Carmine Fotia e via dicendo, ma lui elettivamente  legato a Famiano Crucianelli, di sui si raffigurava essere figlioccio, ed allievo del professore Garegnani con casa a Trastevere, campo dei fiori se non erro,  pure lui]

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Alla Procura circondariale di Roma arrivò Pierfranco Bruno, da Pescara, dopo una lunga e ben organizzata permanenza, inizialmente osteggiato da una banda di inferociti sostituti, sovraccaricati di lavoro, sol perchè si era presentato con una spalla lussata e aveva preso due mesi scarsi di aspettativa. Un ragazzone lievemente strano, astuto ma non brillante, figlio del Bruno aggiunto della Procura di Roma, poi avrei saputo … discendente di una importante famiglia che ho definito ( vista lambientazione ) giuridico-massonica. Poi si è distinto anche  per unultima attività che lo ha scoperto. Ma avevo già notato ben altro

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Arrivò poi Nunzia D’Elia, moglie di  Stefano Pesci:
e si formò così il quartetto D’Elia-Cascini-Pesci-Cardia: quartetto attivo in crescendo nel 1991, soprattutto nei pettegolezzi. Ricordo che una volta a fine 1991 D’Elia (e tutti sapevano del mio antico e professionale impegno nel settore della sicurezza sul lavorocon fare intrigante aveva criticato con me un mio capo di imputazione su un infortunio sul lavoro, con osservazioni palesemente non pertinenti e non efficaci. Neanche replicai, pensando: “ma questa a che titolo dice una cosa del genere, oltretutto palesemente artificiosa?!”. Analogamente Cascini, con fare che dire saccente sarebbe poco, fece (credo nel gennaio 1993) allusione di analoga inconsistenza ad una mia attività nel Consiglio giudiziario della Corte di Appello di Roma, avendo io redatto un parere stra-favorevole su un Pretore del lavoro, semplicemente riportando nel parere che vi era stata una allusione negativa del Pretore del lavoro dirigente. Della guerra in corso nella Pretura del lavoro di Roma non sapevo nulla, e di Cannella nemmeno. 
Ma Cascini sembrava aver trovato un “neo” mio. (Estetista, dermatologo o insufflatore di dubbi e maldicenze “ad scalandum”?!).
Nell’Aprile del 1991 ci furono le elezioni per i membri del Consiglio della Corte di Appello di Roma, in liste bloccate (si votano solo le liste sostanzialmente, tutti a pari voti) ed io avevo preso fuori sacco e più degli altri oltre una quarantina di voti (mi sembra 42). Un fatto atipico mai successo.

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Arrivò poi Giuseppe de Falco, oggi PROCURATORE a Frosinone, col “de” minuscolo, come mi fece notare un paio di volte con sussieguo infastidito nel firmare uno dei tanti documenti da me stilati e sottoscritti da quasi tutti,  con tanto di legenda delle firme accanto: non si poteva esimere,  tra il 1990 e la prima e seconda metà del 1991.  
De Falco fece divenire subito il quartetto un “quintetto”, e dei cinque era il più scivoloso e sfuggente: mai intellettualmente o ideologicamente brillante, con un profilo pubblico medio. Loro crearono l’alone dell’intellettuale intorno a De  Falco, io non ho mai stimato le cose che scriveva in diritto perchè ordinate e “pulite” ma didascaliche e scolastiche dal mio punto di vista. Le cose che ecriveva poi in  materia di sicurezza  erano altresì palesemente astratte e prive della linfa e profondità  di chi applica settori normativi concretamente,  e con efficiente professionalità mirata al risultato. Attività para-intellettuale separata, da carriera accreditata, in parallelismo perfetto al mio concreto lavoro e ruolo nella sicurezza e salute del lavoro: ritenevo e ritengo insomma che fosse un’attività paraintellettuale destinata  solo a fini di circuiti “ristretti” interni ed altro sopra detto. Una certa mia esperienza nel mondo accademico di produzioni “librarie” troppo intense … mi lasciava infine scettico: mentre si fa il magistrato a tempo ipoteticamente pieno poi come si fà ad essere così “prolifici”  ?! 
Una conferma generale sulla catena di montaggio la ebbi da un noto esperto di sicurezza che sapeva morte e “miracoli” di settore, della Pretura, Procura Circondariale e poi Procura di Roma. 
Ero io un “artigiano”self made,  inveceblog in costruzione ). 
Ma ho sottovalutato un  libretto  con autore Giuseppe de Falco sul MOBBING  del 2006 o 2007 mi sembra, di quelli da “catena di montaggio”, mi fu fatto intendere da Agostino, che me lo portò in visione, allusivo . 

E mobbing orizzontale e verticale e protocolli sono “parenti”: uno  pubblico, gli altri segreti. 

De Falco fu il primo lucido e manipolatore ad applicare oralmente davanti a me  il “protocollo”, in una riunione dei colleghi di MD da me convocata  per illustrare i fatti da Cecchignola in poi e almen il contenuto di quella che sarebbe stata la futura denuncia a Perugia, riunione tenuta nella stanza di Delia Cardia: con melliflua e affatto duttile insinuazione  formulò l’ipotesi che avevo bisogno di riposo e ovviamente, come alla “Ferrara maniera” ( Giovanni Ferrara il Procuratore di Roma oggetto della mia denuncia del 7 marzo 2011), lasciò intendere ai presenti che mi occorreva assistenza … Ovviamente l’ottanta per cento dei presenti era claque contigua  e non avevo più il polso esatto dela situazione della corrente interna.

Solo tre  mesi prima Simonetta Ferraro,  aveva velenosamente fatto pressione su di me, in una telefonata , esclamando e svelandosi, con fare intimatorio ( risibile)  “sei solo contro tutti“. La frase indicava la “condivisione” e la scelta predeterminata di farmi fuori dopo aver cospirato per decenni, non potendosi questi apparati sotterranei permettersi  che la cosa mia divenisse pubblica nè, tantomeno, che ne divenisse pubblica una analisi completa e dettagliata. Ma significava solo che ero accerchiato da un apparato potente e “criminaluccio” ,  condiviso,  che contava sul mio isolamento totale. 

Cascini, e  ancor più Pesci e de Falco, soffrivano particolarmente il confronto pubblico con me, sia in sede tecnico professionale (specialmente in organizzazione e gestione informatica e in materia di sicurezza e salute del lavoro)  che in sedi istituzionali e politiche esterne non alla portata intellettuale ed oratoria della micro-cordata, che pure si andava lentamente allargando sempre facendo da claque a sè stessa.
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In Procura circondariale erano arrivati subito Maria Monteleone,   Paolo Auriemma,
poi  Rolando Sabelli, e altri, tra gli ultimi Luca Palamara

lentamente e letteralmente assorbiti,   ma ricollocati all’esterno dalla cordata che saldava, omologava e a mio avviso inseriva in circuiti  prima talvolta a loro ignoti i magistrati ( conservo un ricordo preciso nel 2002 di un mutamento visibile di immagine e atteggiamento di Sabelli che mi aveva all’epoca colpito .. ). Attualmente dal 2011 si palleggiano ruoli, scalata e attività : la cordata della procura romana … al “poder” … ma sino a quanto ?!
E quando le due Procure vennero unificate, nel 2000 dovettero subire “l’onta” ennesima  di un ruolo mio importante  di ausilio diretto alla organizzazione complessiva ed informatica dell’ufficio unificato, e scalpitavano , eccome se scalpitavano… 
Quando nel novembre 2012 Paolo Auriemma in una telefonata sempre registrata disse a me che ” il quadro di insieme  era chiaro”  anticipando il provvedimento finale progettato da anni, capii , letteralmente indignato di quell’atteggiamento ipocrita e “criptico“,  che ero stato realmente accerchiato da tanti anni  e potei ipotizzare che persino le visite di Gallo a Maria Cordova a questo servivano,  nell’aprile del 2011, anche. Si doveva nascondere l’ordito, fallito intorno alla Cecchignola, ad ogni costo

Nel CSM oltre a Paolo Enrico Carfì, l’AVV CALVI c’era nel 2011 anche Vittorio Borracetti, l’alter-ego di Claudio Castelli, alternatosi come segretario di M.D., una M.D. ignota alla gran parte dei magistrati per bene che aderivano ed aderiscono a valori ed idee. 

Avv prof. Calvi

Vittorio Borraccetti



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In Procura circondariale arrivò dal ministero di Giustizia, credo a primavera del 1991, Riama Sarète (uso questo pseudonimo perchè rivelatasi per un verso non originariamente intranea a quel “gruppo”, e diversa da costoro,  e anche per aver io sottovalutato quello che le accadeva tra il gennaio e l’aprile 1992).  Una donna magistrato equilibrata, di origini campane, che rivelava una simpatia per me, che ricambiavo: si era in realtà immessa, dopo un pò che era arrivata alla Procura circondariale,  in  una vicenda personale presto finita, con “altra” persona  ( a monte vi era un suo storico e canonico rapporto ufficiale in crisi,  con uomo impegnato in un lavoro di rilievo in sede estera – New York).
Sarète entrerà in uno stato di palese confusione e stordimento nei primi  due mesi del 1992all’epoca mi riferì  di curiosi episodi su cui lei rifletteva preoccupata, compresa una incursione in dialetto napoletano e una “manàta lì”, mentre su un motorino percorreva l’olimpica da Montesacro in direzione di piazzale Clodio. Viveva sola a Montesacro, e ciò facilitò l’approccio di Giuseppe Cascini; e credo che la sua presenza in una delle due case accanto a piazzale Clodio fosse stata  diremmo “agevolata” da accadimenti  di cui lei aveva una qualche confusa preoccupazione. Preoccupazione che invece a me, povero deficente, apparve allora smodata ed incomprensibile. Ora mi consta che vi siano le condizioni per cui lei  possa essere retroattivamente meglio consapevole, dopo una separazione legale  ingaggiata con l’uomo pericolosetto sposato, definito come fu definito da Michele Coiro parlando con me seduto al bar dietro gli uffici giudiziari nel febbraio 1995. Mi chiedo ancora perchè Michele non mi  disse di più quel primo pomeriggio. 
Nel novembre 1991 vi fu una scena indimenticabile: Giuseppe Cascini nella sua stanza da “piemmino”, che scoppia in un breve pianto anche un tantinello nevrotico e malato e mi dice: “lascia perdere Sarèteti devi togliere di mezzo…ti devi togliere di mezzo”. Replicai stupito e diretto: “ma di che parli ... ma fai sul serio ?!” spiegandogli che io non ero “in mezzo”, e lo lasciai lì seduto alla sua scrivania. Ero andato da lui, come facevo con tutti, a portare un breve documento per organizzare l’assemblea dei colleghi. 
Quello che accadrà dal 1992 in poi è “anche” frutto di questa miscellanea di umori e vicende “personali” . 
Cascini ottenne l’ambita preda attirata nella sua ragnatela anche immobiliare,  e la sposò;  e l’unica volta in  cui misi piede già single io  nella casa di Sarète  durante una piccola festicciolaritrovo dei magistrati della Procura in particolare,  notai uno stato confusionale di Sarète nella cucina: me ne preoccupai, ma pensai ... sono affari suoi.  Me ne pento, occorre essere sempre attenti a chi ci circonda aiutandolo se possibile, nei limiti del possibile. 
Sarète nel lontano 1995 (già trasferitasi dal 1994 dalla Procura ad altro ufficio giudiziario) alluse esplicitamente a possibili trame, e mi disse “con questa storia che sei un bell’uomo e piaci alle donne, ti farai mettere in mezzo”  …. nei guai. Lo disse un pò acida ma non per sua propensione personale,  mai vissuta concretamente: mi avvisava e metteva in guardia a modo suo, e sembrava mettere l’accento su un costume di vita da single . Io dal canto mio non potevo  capire, ma appiccicai il post-it giallo alla  mia parete cerebrale. 
Era l’anno di Cecilia, Laura e poi la Silvia Canali
Nel 1992-1993 si era distrutto il rapporto di coppia con Daniela: la prima ragazza, donna e moglie della mia vita per ben 20 anni, a contare i tre  anni del liceo. Era venuta dal Giulio Cesare del Parioli-nomentano-corso Trieste, in primo liceo all’Orazio,  ma ci conoscevamo sin da ragazzini  nel  quartiere Montesacro.  Nel 1992-1993 ancora non capivo bene cosa fosse successo e nulla sapevo degli “intrecci” di cui avrebbe scritto il CSM nel 2012, lasciandomi esterrefatto persino dopo. Ma nel 1992-1993 colsi le attività  di un fratello , l’AVV. Marco Ferraro, che non valutavo e da cui mi distanziavo anche a tutela del mio ruolo indipendente. Anche lui assurse nel 2009, dopo tentativi falliti, a provvisorio e parziale vincitore: novello Pirro di una cordatta di Pirri, una partita volta alla distruzione di uno dei migliori, estraneo per vocazione ed indipendenza ad apparati mariuolate e cordate massoniche:  una partita caratterizzata da una  “eterogenesi del fine “, e che veniva da lontano.   
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Nella  Procura circondariale era arrivato il giorno prima della  data della sua “nascita” istituzionale, con il nuovo processo “accusatorio”, il 23 ottobre 1989, Giuseppe Corasanitilo conoscevo all’università dal 1976. Saremmo divenuti insieme a Giuseppe Amato, anche lui magistrato e anche lui nella Procura Ccircondariale, collaboratori assistenti volontari della cattedra di diritto privato nel 1980. Chi fosse e quale curriculum avesse Giuseppe C. lo potete vedere sulla rete, ma potete immaginare come patisse il confronto diretto con chi vi scrive. E sin dall’epoca dell’Università. Viaggiavo, come dirà l’11 gennaio del 2011 il “faceto” psichiatra dott. Paolo Girardi, (ma già allora),  “alla velocità della luce ed ero il “pirotecnico” ( così mi definiva ripetutamente il professore dinanzi agli occhi smarriti e cupi degli altri assistenti volontari giovani,  assistente volontario io, già impiegato  pubblico dal 1976). Tra di essi e futuri magistrati GIUSEPPE AMATOGIUSEPPE CORASANITI ma anche e direi soprattutto  DONATELLA FERRANTI 
(quest’ultima più strutturata, determinata e, per sue doti,  ancor più consapevole delle mie caratteristiche e doti: mi inviterà ad un convegno a Viterbo nel 1988, e l’eco dei complimenti suoi e l’atteggiamento ed osservazione pubblica in quel convegno e subito dopo la mia relazione. del suo mentore politico in magistratura MARCO PIVETTI – attuale Presidente della sezione
tributaria della Corte di Cassazione– ancora li ricordo: stima fuor di misura quasi esagerata dopo la mia relazione intervento su un tema generalelocalizzazione delle opere publiche e tutela dell’ambiente, con riferimenti infine anche alla edilizia penitenziaria. Un ricordo questo mio non secondario:
Donatella diverrà prima segretario del CSM poi parlamentare  poi presidente della Commissione Giustizia della Camera,  appartenendo al  gruppo parlamentare del PD e relativa commissione gisutizia. Lei e Marco Pivetti sanno, sapevano e sapranno esattamente chi sono e quanto valgo e valevo… e  lui stesso, nemico  mio infine dichiarato dall’epoca della cacciata ad opera mia di Cascini e Pesci dalla segreteria di MD nel 1994, non ne faceva mistero già nel 1988. 
E’ Marco Pivetti (senza immagine fotografica reperibile in rete ) che guiderà negli anni novanta l’ascesa di questo “apparatino” in forte scalata, ed io che arginerò o tenterò di arginare sino al 2004 solo alcune nefandezze,  su una sponda diversa,  idealmente. 
Non avrei mai accerchiato con metodi criminali nessuno, e tantomeno tentato di far fuori “per stima” un uomo: alcuni  si ergono sulla eliminazione dell’altro, specie se migliore, così come fece D’Alema con Occhetto.  A me mancava allora la chiave di lettura storico strategica, e quella “sotterranea”. 
Il resto è  analitica recente e  generale informazione e storia.

Novum purgamentum ( Nuova mondezza ) . DUE SCHERZOSI E VIRTUALI CONCORSI PER SDRAMMATIZZARE Posted on 12 marzo 2014 by cddgrandediscovery

Jesus FRanco
Novum purgamentum ( Nuova mondezza ) . DUE SCHERZOSI E VIRTUALI CONCORSI PER SDRAMMATIZZARE Partecipate commentando e valutando ( in astratto ed in anonimo) secondo logica e criteri : è un gioco serio e si chiama accerchiare insieme con intelletto e coraggio il “pergamentum” che si è incistato nel cuore dello Stato ). PARTE PRIMA. Alle 00.05 del 14 gennaio 2014 si … Continua a leggere  

IL TERZO VIDEO AUDIO . Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro . In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company ” .

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Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro. In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company IL TERZO VIDEO AUDIO I tre brevissimi frammenti audio del primo audio video che ascolterete in automatico per pochi secondi servono a farvi rendere conto immediatamente (voi che lo conoscete personalmente) di chi sia “JESUS FRANCO”. L’autore di una ennesima e delle … Continue a leggere 

IL QUARTO VIDEO AUDIO. La macchinazione autoimplode. IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI e PESCI e CASCINI e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria.

pierfrancoIL QUARTO “micro” AUDIO. La macchinazione autoimplode. E POI IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI, PESCI E CASCINI .. e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria. Leggete, ascoltate memorizzate e poi riverificate, ascoltando, e chi capirà non si senta troppo male, inorridendo. Nel corso della …Continue a leggere 

I DIAVOLI IN TERRA FANNO LE PENTOLE MA NON I COPERCHI E SONO ANCHE IDIOTI.

devil
IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI.  I “DIAVOLI” IN TERRA POI SONO ANCHE IDIOTI. “Beep Beep stana una filiera di willy cojotes”   BORDER NIGHTS: una bambina innocente, due professori universitari di diritto ed economia,  folli e malati, la madre della bambina, un ufficiale che lavora anche per i servizi, nell’ombra, due co-conduttori della trasmissione radio e  Paolo Ferraro  … Continua a leggere  

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Dalla direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena del Ministero di Giustizia, arriverà sempre nell’ottobre 1989 alla Procura Circondariale Salvatore Vitello, alias Filippo: un personaggio palermitano, militare a cavallo della vincita del concorso in magistratura 1983, e sarebbe per questo entrato concretamente solo col mio corso del 1984 ( !! ): di medio profilo, manterrà invece ruoli di potere e presenza ministeriale forte che abbiamo già dettagliato in un precedente articolo e video audio 

I MINISTRI OMBRA E L’OMBRA DEI MINISTRI. La telefonata del 24 gennaio 2011 al consigliere Salvatore Vitello. 

Un ruolo da eminenza grigia ancor più sotterraneo di quello di Pesci e del peso “sub-istituzionale” forse maggiore di quello di  Cascini. 
Di tutto quello che ho saputo e potrei enucleare didascalicamente,  racconto qui solo un suo ripetuto alludere alla “bella mogliettina che avevo”, “peccato che vi siete lasciati”, frasi centellinate e ripetute a distanza di due o tre anni sempre con fare affettatamente paternalistico e direi neanche tanto impercettibilmente allusivo. Non era e non è un Andreotti, e invece di monitorare mi aveva fatto ripetutamente insospettire … senza conclusioni mie, poi raggiunte. Nei ventanni dal 1992 al 2011 mi sono sempre ben guardato dall’illustrargli fatti e sospetti ragionevoli e dal fargli capire alcunchè. Così ho raccolto sei  o sette “fogliettini gialli” “post-it utili” (come li chiamo),   e l’ultima telefonata in cui rientra in argomento con suggestione accorta del tipo “quando si lavora … così tanto vanno in crisi i rapporti di coppia”. Sotterraneamente investigavo, senza saperlo,  solo “osservando” di fatto per venti anni e memorizzando attentamente, la qual cosa mi viene naturale;  così mi sono ritrovato ad accertare o capire tante cose. 
Sicchè hanno imbastito quello che hanno imbastito, così contortamente e con attività complesse,  e alla fine protocolli di “ultima specie”; ma senza potermi affondare definitivamente, da ultimo. In parte li aspettavo al varco, ma da persona sana: distinguendo sempre tra dati, fatti, sensazioni obiettivabili, intuito e vaglio critico. Niente paranoie, per loro odierna disgrazia.
E mai, dico mai, una logica amico-nemico : assertivamente solo idee, valori, azioni, realizzazioni. 
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Ma la figura che va ora NESSARIAMENTE tratteggiata è quella di Fabio Ravagnani (di cui non si trova immagine “fotografica” pubblica): l’amico di infanzia“, elementari medie inferiori e superiori insieme, un padre architetto, famiglia paterna nel cuore del Tufello, separazione burrascosa del padre dalla madre nel 1968. Una leggenda familiare o realtà su un padre violento, e altre cose più delicate mai indicate chiaramemnte. Fabio intelligente ma strano, per alcuni versi, che mi porterà con lui nel 1968 a vedere il film di Polanski “Rosemary’s baby”; lui era consapevole, mentre io entravo a vedere il film per una mera curiosità senza collocarlo se non nel limbo del cine-amatoriale  (e per entrare raccontammo di avere già 14 anni). 
Fabio Ravagnani con un “padrino” di Torino (chi fosse non lo ho mai saputo), Fabio “studioso” di economia in crescendo,  che riceve borse di studio e comincia a viaggiare nel mondo e negli Stati Uniti a ventidue anni, e che seguirà corsi di specializzazione per anni ed anni a Cambridge. Fabio di cui e del cui sviluppo personale sapevo poco negli anni ottanta,  ma che ritenevo affettivamente il mio amico di infanzia di sempre. Fabio Ravagnani che, dopo un periodo all’università di Frosinone (dove  era diventato procuratore capo Giuseppe de Falco nel 2009, mentre Nunzia D’Elia diveniva Procuratore Aggiunto a Latina e Paolo Ferraro veniva sottoposto ad un sequestro di persona e ad una attività criminale ormai dettagliatissimamente illustrata a “pubblico qualificato”),  vedrà improvvisamente accelerarsi la sua carrera universitaria nel 2012. 
Fabio Ravagnani , che monitorò nel 1992 la crisi che credevo di coppia con Daniela insieme a Sandro Galiena avvocato e solerte amico, e che monitora insieme a Sandro l’ingresso nella mia vita da single di una avvocato Laura (importante), andandola a vedere nella manifestazione di destra (!!) in quel del marzo del 1995 in piazza di Montesacro, mentre Sandro la incontra a studio suo e in zona corso Trieste verso le 12 e io a stupirmi delle casualità.  Lo stesso Sandro Galiena  che nel balcone di casa sua (presenti Fabio e Tony), anno 1985, osserva  che “Daniela era la mia ancora a terra indipensabile” essendo io un “areostato” (percepii alloradistintamente  entrambi i concetti : atto a volare alto ma al contempo che si poteva far perdere nel cielo, togliendogli l’ancoraggio). 
Sempre Fabio Ravagnani  monitorò la vicenda della Cecchignola intervenendo attivamente, “chiamato” dall’avv. Petrucci Luca (quello della trappola di Cancrini e della semi confessione  al  volo  del  2010,  anche  lui  del MANIFESTO  poi divenuto dark o se preferite rosso mattone tendente al bruno condiviso, parlando di politica .. sotterranea).      Andarono a visionare domenica 14 novembre 2008  la casa della Cecchignola e proprio Sabrina, che reggeva una difficile parte, e che era anche  minacciata nel vivo (“mi toglieranno il figlio” – n.d.r. se parlo – diceva,  anche dopo il primo incontro con Cancrini).  
FabiRavagnani delle cui troppe domande terrò nota, e che teneva a sapere come mi stessi muovendo nel 2008 2009 ma soprattutto nel 2011 e 2012; e che ci teneva a farmi sapere che dovevo smettere di analizzare pubblicamente, a due passi dall’aggressione clamorosa mediante istanza di nomina di amministratore di sostegno (così scoprendosi per i nonargomenti che usava e che lo appaiavano all’ex Procuratore di ROMA e Procuratore Generale della Corte di Appello di Roma Salvatore Vecchione). 

Fabio a cui racconterò nel dicembre 2012 che avrei interrotto la attività informativa, allontandomi invece per sempre dall’amico simulatore … avendo capito quanto bastava per decidere di non averci più a che fare. 

http://cdd5.blogspot.it/2014/11/i-diavoli-in-terra-fanno-le-pentole-ma.html

PARTE SECONDA: 1992. Una trama,  non solo romana, anche intorno al magistrato Paolo Ferraro, e la  ritirata dalla Corte Costituzionale di Marco Pivetti e Agnello Rossi.
Nel gennaio/febbraio del 1992 venni chiamato dalla Presidenza della Corte Costituzionale a far parte di un gruppo di lavoro creato dalla Presidenza stessa, cumulando così il lavoro al Consiglio giudiziario e il lavoro in Procura al nuovo impegno, e scegliendo di non chiedere esoneri di alcun tipo. 
Ero reduce dagli scontri interni su Falcone nella sezione romana di MD, da me ormai dettagliatamente illustrati nella loro effettiva portata. Portata nascosta allopinione pubblica,  prima che ne svelassi reali contesti, e capita da me bene solo dopo quello che ho patito e poi adeguatamente ricostruito. 
E accadde un fatto “imponderabile” normale, ma anche da protocollo di destabilizzazione affettivo familiare. Tra il febbraio marzo ed aprile del 1992, direi improvvisamente, mia moglie Daniela viaggiava trasognata ed estatica tra le pareti di casa e la mattina volava al lavoro. Poi saprò da lei che le avevano dato un badge a parte per uscire liberamente a febbraio vista la riorganizzazione interna“, e che usciva dall’uffìcio ogni giorno per tutta la mattinata (a Porta Pia, e  si recava in zona Parioli Nomentano, Corso trieste, facendo stampare le foto delle vacanze, andando al bar sempre a tarda mattinata e così via, come da numerosi scontrini ovviamente visionati per capire se potessse succedere qualche cosa  alla moglie di un magistrato in vista… ). Una esplosione di fuoco ad aprile e la mia “rincorsa” di sensuale amore: eravamo una coppia storica e io persona aperta, addirittura reduce da un percorso decennale con “reciproche” concessioni (ci eravamo sposati giovanissimi ed in epoca “libertaria”), ma la situazione si andava sgretolando e poteva forse sembrare una normale crisi da “invaghimento” ed annessi. Poi Daniela farà esplicitamente intendere che non di quello si trattava, e quindi di “un” ben altro che iniziò ad illustrarmi parlando di sue uscite con quattro colleghi: racconto che io interruppi subito. Più importante forse  fu sapere che lavevano messa in stanza con un Giovanni di una potente famiglia cattolica, parente di un vescovo ed in odore di poteri forti di Chiesa. Ma allora la informazione trapelata non mi significava nulla.  Nella settimana di fuoco primaverile del 1992 (amore), alcuni comportamenti … intimamente accresciuti e sviluppati, ma raccolsi anche alcune frasi  incomprensibili e strane, pronunciate con tono trasognato; “io prendo quello che viene ” e in precedenza ” io ne ho bisogno tutte le mattine verso le 11” (nomenclature tipiche .. bah  ?! sempre in tono trasognato … per me era “arabo”, da imputare semmai ad una tempesta ormonale impensabile solo un mese prima).
La mia interpretazione banale ed ordinaria, allora, fu quella che immaginate; ma era e si rivelò inadeguatissima.
In piena crisi mia di coppia esplodevano le bombe di Capaci e poi di via D’Amelio, e resistetti nella  coppia un bel pò; “lasciato solo”, e nonostante o forse proprio per la bomba affettiva deflagrata a via Tilli, che mi rese impossibile costruire altri rapporti veri e una qualunque alternativa. Sicchè nella più nera disperazione ricorsi anche, ricordo, a rimedi antichi:  mi univano anche tre bambini cui volevo molto bene (Francesco e Federica “certi” di data e antefatto: Francesco voluto programmaticamente sino in fondo, una partita della semifinale di coppa del mondo del 1982 ed il seguito dopo, in tenda a Villasimius, e Federica, un 6 gennaio  1990 la notte a casa senza  bambini,  dopo una festa da Stefano e Patrizia, amici montesacrini di Daniela dalla pubertà ed anche miei, direi per bene per non accomunarli in alcun modo nel racconto dettagliato e preciso che sto facendo. Una analisi e racconto necessari, alla luce di tutto quello che è emerso con prove dirette, affinchè tutti possano capire meglio,   immedesimarsi entrando in empatia e quindi sentire e comprendere  a fondo ).   
Immancabili nel “monitorare” e nella presenza assidua i tre del nucleo montesacrino del MANIFESTO “dark”, e segnatamente tra essFabio Ravagnani e l’avvocato Sandro Galiena; ricordo un pomeriggio a casa mia con presente Daniela,  a crisi e destabilizzazione avviata, che teneva riservatamente un’aria sorniona, per me incomprensibile e che notai stupito. In realtà era del tutto plausibile e ovviamente non sgradita una partecipazione amicale loro, ma che ne sapevo io di cosa covava sotto le ceneri ?! 
Mio fratello Marco Ferraro tentò di attivare una trappoletta nella mia sfera con l’ausilio di mia sorella Simonetta Ferraro (un mio delirio di gelosia .. sic!). E mia sorella era la stessa che in piena anoressia era venuta a trovarmi la estate del 1990 al CIRCEO al mare, lasciandomi lievemente stupito.   E poi ci sono molte  altre cose: ascoltai infine la  telefonata di Marco Ferraro a mio padre del 1993 alzando la seconda cornetta della casa paterna, e avevo osservato un iniziale muoversi comune con Daniela Plocco sul protocollo da costruire.
Non intravedo nessi concreti e precisi con il fattaccio del magistrato della Corte Costituzionale,   ma sono cose che mi lasciano oggi riflettere persino su quei  fatti,  diversi.
Ed è  la intera rilettura  di strategie criminologico-psichiatriche e/o mediante dinamiche orientate interferenti nella sfera psico affettiva ( Tavistock e altre scuole ) e  dagli anni novanta in poi,  che contribuisce a un non peregrino banale punto interrogativo. 
Il fatto esploso dagli uffici della Corte Costituzionale non avveniva nella casa della funzionaria dal meraviglioso “viso rinascimentale” e funzionario marito, che pure vivevano  vicino al Divino Amore, ma soprattutto non era nato in un qualsiasi ufficio pubblico. 
Mesi prima avevo incontrato ad un baretto su via nazionale vicino alla Corte Costituzionale Agnello Rossi, che mi sembrò letteralmente stravolto e anche un pò verdolino in viso. Inoltre sapevo per certo che il presidente della Corte, pur essendo un vero giurista autore di una celeberrima giurisprudenza “genovese” e poi di Cassazione, era letteralmente inviso alla cordata migliorista che ne sparlava per come avesse raccolto persona per persona i voti dei magistrati di Cassazione per la sua elezione a giudice costituzionale.  E alla Corte era anche addetto fuori ruolo Marco Pivetti, la “eminenza” dell’ala migliorista e dei lavoristi romani ... anche lui del quartiere nomentano alto-viale Libia-Corso Trieste, la Parioli allargata dove stavano quasi tutti.  
Quando a luglio inoltrato parlai al Presidente della Corte Costituzionale per cinque minuti e gli dissi che mi si era aperto inaspettato un fronte interno, lui fece un parallelo niente affatto banale con la storia che aveva schockato la Corte Costituzionale e mi disse con aria intelligente e non paternalistica  “occorre stare attenti .. bene .. a quello che accade negli ambienti di lavoro di questi tempi”. Dal tono voleva dire ben di più …
Pivetti  e Rossi si “ritirarono” dalla Corte, rientrando in ruolo …. 
TORNANDO INDIETRO ALL’AGOSTO 1990 … e state ben attenti … 
Ignaro ero io, ignari erano tutti. Ma quando nell’estate del 2013 un amico “informato” mi illustrerà alcune dinamiche e piste criminologiche facendo una ipotesi consistente su di me … e sulla ipotesi della creazione artificiale di un profilo patologico-criminale, riflettei e rimasi incuriosito sino alla mattina dopo (si nuotava al mare). Era l’unica ipotesi che in effetti potesse dare una qualche spiegazione globale a quel pateracchio di  balle diagnostiche in crescendo e poste in nuce come spunti artificiali sin dall’inizio,  e quella ipotesi poteva illuminare la direzione cui apparivano quasi mirate.  
Si ricordava lui, come mi ricordai  io, di un disegno di un pupazzo margherita lasciato o trovato sul luogo dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, e mi ricordai o mi disse lui di un qualcosa di simile lasciato e fatto trovare dopo il furto al caveaux della banca di Roma svariati anni dopo, all’interno del palazzo di giustizia (palazzina B) di piazzale Clodio. Un chiaro segnale, con coinvolgimento di criminalità non di basso livello: a Roma come si alza il livello si arriva ad eversione nera, di solito. E ai servizi, deviati quasi sempre. Quel disegnino di pupazzo margherita mi ritornò alla mente come non solo visto su un quotidiano, ma facente parte di quel pomeriggio accaldatissimo, nella stanza  del collega super informatico … La chiacchierata estiva del 2013 ha colorato di una nuova ulteriore luce le mie riflessioni.  Poi grazie ad una informata avvocatessa molto ordinata ed organizzata ho rimediato una interessante pubblicazione che propongo a tutti … ma soprattutto agli investigatori e pubblici ministeri seri e professionali …. 
“Mi scuserete” se sono disordinato e parto dalla pagina tre .. BEN  INGRANDITA . Di seguito rimetto tutto in ordine di pagine .. 

                                                                                
Certo ripensando al mio ruolo,  ai riconoscimenti ed alla marcia da me innestata, e alla frase “sei uno ingombrante da eliminare” con ghigno moderato elargitami da Giuseppe Cascini nell’autunno 1991,  prima che iniziasse una riunione di M.D. , qualche dubbio più consistente mi sarebbe dovuto venire nel 1992. Ma lesinavo ipotesi e supposizioni non avendo elementi concreti verificabili, e quando raccogli i cocci affettivi .. sei obiettivamente distratto. 
Oggi le cose sono completamente diverse, e persino le sorti di allora di Sarète (da almeno due anni “liberatasi” mi è stato confermato),  Sarète stessa  le potrà leggere  in modo diverso.  

PARTE TERZA: 1995. Un assurdo agguato disciplinare fallito ed il piacevole accerchiamento femminile: tre ruoli individuati ricostruiti.
Quando nel maggio-giugno 1994 avevo terminato una mia “invenzione” automatizzata chiamai il collega Adolfo Di Virginio nella mia stanza e gli illustrai idee, metodo, mezzo (il programma compilato), facendo vedere qualche piccolo esperimento coi miei fascicoli e relativi database  estratti dal  registro generale informatico.
Adolfo che è persona intelligente, pur non essendo informatico capì al volo. Illustrai al Procuratore l’idea (eravamo in conflitto “storico” sulla specializzazione, per me necessaria tra i PM, ma da lui aborrita dichiaratemanet per il pericolo del crearsi di sacche di potere ingestibili) e la sperimentazione ATZ partì. Presi in meno di quattro mesi svariate migliaia di fascicoli per reati automatizzabili, completai il programmino e gestii le modalità di classificazione codificandole (si trattava di aggiungere alcuni brevi codici nel registro generale in sede di immissione delle notizie di reato preclassificate). Il programma faceva tutto da solo con un click e produceva completi tutti i provvedimenti necessari alla gestione del fascicolo: ATZ il canale e flusso dei procedimenti (AutomaTizZati). Funzionava. Per poter gestire lavoro attuativo e contemporaneamente i seimila procedimenti  avevo chiesto di poter restituire poco più di un  migliaio di pendenti,  già tutti prelavorati sinanche nel capo di imputazione e molti in attesa di sola data di udienza. 
A ciascun PM vennero riassegnati tra i trenta e quaranta procedimenti miei prelavorati, moltissimi. La cosa non fu nè compresa nè gradita. Uno dei PM, proprio il GIUSEPPE AMATO che mi conosceva dai tempi dell’UNIVERSITA’, in palese ostentato accordo con Cascini, e con un gesto di intesa da parte di quest’uptimo, che io colsi in una assemblea “topica” dell’pttobre 1994,  oltrechè “attaccare” la cosa pubblicamente ne pensò una bella. 
Per una ventina dei   42 procedimenti riasssegnati arrivatigli chiese unarchiviazione al GIP motivando che i fascicoli erano stati riassegnati dopo la scadenza del temine “per le”  indagini di sei mesi. e quindi non si potevano trattare. Ovviamente i giudici delle indagini preliminari li restituirono pressochè tutti, dicendo non c’è nulla da fare, occorre solo decidere se rinviare a giudizio, emettere decreto penale o richiedere archiviazione nel merito perchè non sufficienti le prove o non sussistente il reato ( e vi erano persino il decreto citazione pronto con il capo di imputazione e l’udienza richiesta in alcuni casi, e  le indagini, semploci, già fatte ). I provvedimenti di restituzione dei procedimenti vennero tutti nientepopòdimenoche ricorsi in Cassazione (un rimedio straordinario e atipico) ipotizzando strumentalmente che i provvedimenti dei GIP fossero “abnormi” (?!). Tutti i ricorsi ovviamente vennero respinti  ma un paio accolti e sostenuti da un Sostituto Procuratore generale della Cassazione in udienza, GERACI. Un collegio della Cassazione accolse il ricorso con una non motivazione che lascio immaginare (dopo sei mesi i fascicoli non trattati muoiono di infarto, grosso modo …) e il Sostituto chiese la trasmissione degli atti alla sezione disciplinare, perchè si ipotizzava una mia incuria e negligenza grave. Vi lasco immaginare come fosse un non senso cio’, per il semplice fatto che gli altri Pm della Procura circodariale avevano sino ad un massimo pendente in stanza di cinquemila fascicoli ciascuno. Invertendo la realtà, si era costruito artificialmente un “lavativo” passibile di rilievi disciplinari su un caso solo o di approfondimenti sul nulla. Ovviamente fu tutto una gigantesca bolla di sapone e la istruttoria disciplinare si tramutò in una esaltazione della professionalità, attività e persona di Paolo Ferraro. Mentre, ho saputo dopo, il CNR studiava nel settore destinato al vaglio della intelligenza artificiale la procedura e programma ATZ (questa era una esagerazione di segno opposto, che servì in realtà per monitorare chi fosse e quanto intelligente o meno Paolo Ferraro:  ne abbiamo parlato in precedente articolo). UN FLOP clamoroso, un dispendio di attività istituzionali e vari trucchi inutili. Ma la posta in gioco non era la attività mia ma la mia persona. Respinta al mittente la manovra, hanno completamente escluso che sul piano del lavoro o della professionalità potessi subire un qualunque attacco di qualunque tipo. E radicalizzarono solo il metodo TAVISTOCK ed il protocollo psichiatrico poi, preparando il terreno. 
Di Cecilia, la magistrata che fece forfait declinando implicitamente la missione, abbiamo detto nei passati articoli; di LAURA abbiamo accennato diffusamente in precedenti articoli. 
Oggi spieghiamo che si era alzato di molto il tiro, e la persona che aveva assiduamente “frequentato” Scopelliti (il professionale magistrato del processo sulla  strage di Milano, cui era destinato il ruolo della accusa in Cassazione per importante processo di mafia, ucciso con un colpo di pistola a Reggio Calabria nel 1990) non era un manicaretto, era un potente cannone. La bella ma anche intelligente avvocatessa, che mi conosceva anche da ragazzo, si  era fatta “largo” in Cassazione come intraprendente laureanda, laureata poi e avvocatessa; aveva chiuso l’armadio con relativo contenuto aperto anche intorno alle prove di abilitazione in Calabria, ed infine cresciuta altrove come assistente a giurisprudenza e professoressa di facoltà di quella nota Università privata di cui ormai sapete. Nonostante si monitorasse e lei riferisse, e  nonostante l’impegno messo (NOTEVOLE ma NON sufficiente), si arrese a fine maggio 1995 o concluse nei  tre mesi “canonici”.  da protocollo, piacevolmente faticosi. Si arrese come avevo previsto da quando mi rivelò di fronte ad una mia ostentata e visibile perfetta buona fede,  che un attimo la squilibrava : “Io non sono quella che tu credi …“, con una improvvisa impennata di sincerità tipica del suo temperamento, alle due di notte ora più ora meno; e mi rivelò poi varie altre cosine. 
Anche questa destabilizzazione affettiva e da scompenso ormonale di risulta, più frustrazione da abbandono,  fece infine cilecca.  
Passarono allora con le modalità più volte spiegate alla vera e propria bomba ad orologeria, Silvia Canali, che gli si stava disinnescando definitivamente nel 2002 (avendo anche generato due bambine) e dopo la lite furibonda con la sacerdotal-matriarca Fiorella Vallini. 
Nel 1996 Silvia Canali era appena entrata nel ruolo ed aveva però violato la consegna per “amore”; e la botta data da me con l’articolo “noto” del 1996 sul MANIFESTO aveva congelato la situazione. 
[In un noto paginone articolo su quotidiano Paolo Ferraro denunciò una svolta da associazione ad “ORGANIZZAZIONE” in una corrente  “chiusa” di magistrati]
ANNO 1996 articolo sul MANIFESTO
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Ripresa la Canali  la sua missione intorno al 2004, come ormai chiarito nei tempi modalità e contesti,  disinnescai la prima volta il congegno mortale,  dando incarico nel giugno 2006  ad un’agenzia investigativa, quindi  anche grazie al mio grande solito intuito. 

E nell’istante in cui quasi addolorata e con voce vagamente tremante disse “pensavo di essermi redenta ” ( ??! ), mi tornarono tutti insieme alla mente i suoi racconti dal dicembre 1995 all’aprile 1996,  su vicende non approfondite , per fiducia: Angelo, tutto il resto ed  i viaggi in moto in Toscana del gruppo (’85), quei due cofanetti di gioielli nascosti in fondo all’armadio, le vicende del liceo Socrate (’81 – ’83), l’incidente in motorino della compagna di scuola (’84), la storia del coinvolgimento in una trappola giudiziaria senza esito del padre del’ex marito Orfei (’94), il fatto che fosse compagna di scuola del giovane Albamonte, altro intermedio magistrato della M.D. romana, e vidi in una luce nuova anche i racconti sul 1990 e sullo studio commerciale di Corso Trieste, sul ricco GIGGI dell’Aventino, sull’ENTE per il turismo  italiano, e la presenza nel mondo Caracciolo delle sorelle Canali dall’inizio del 1990 e via dicendo. Dopo aver tentato per oltre  mese di tenere sotto controllo il tutto, allontanandomi, a fine giugno per vacanza in camper, definitivamente inorridito ed impensierito, portai via ogni foto mia, e quando una sua cliente mi telefonò direttamente al cellulare i primi dell’ottobre 2006 mettendomi in guardia dalle attività diffamatorie ed invenzioni a mio danno, e segnalandomi che per quello che  riguardava una sua personale vicenda giudiziaria aveva fatto esposto all’ordine degli avvocati di Roma, dissi solo ” ne prendo atto”. In sede di separazione mi sarei fatto sottoscrivere una autorizzazione ad abundantoam sulla utilizzazione delle prove mie a fini difensivi . 

Venne poi tra il 2007 ed il 2008 l’operazione Cecchignola (scoperta anche quella); e uscirono allo scoperto Cancrini, la componente deviata della Procura dietro, e l’avv. Luca Petrucci con il “supervisore”  Fabio Ravagnani (2008-2009), unitamente ad una famiglia mia cialtrona, infingarda e massonica,  della cui vocazione ed attività ignoravo ovviamente tutto. Vennero poi il sequestro di persona (2009), la pista psichiatrica potenziata (2011), la pista familiare (2011-2013), la distruzione lavorativa (18 giugno 2011), la distruzione dell’immagine e i protocolli denigratori (in realtà già avviati sotteraneamente dal 2005), falsi profili e FALSO DOSSIER (accavallatisi vorticosamente tra il 2011 e il 2012), il tentativo di distruzione e “pre-morte” civile mediante istanza di nomina di amministratore di sostegno (2013), il tentativo di accerchiamento e distruzione nel processo di divorzio gestito per fini eterodossi,  con concorso di una pseudopsicologa e psichiatra della stessa cordata subito smascherati (2011-2014) , la reiterazione di  “honey traps” in “scaciato” –  maccheronico – stile Mossad italico (2012-2014)e  la pressione economica (io senza stipendio dal 7 febbraio 2013) e la pressione  affettiva continua ( 2011 -2014 privazione del rappporto con le bambine mie, pressioni multiple dirette ed indirette sulla compagna convivente Patrizia Foiani , con derivatone  esaurimento  interno … ovvio ….).
E venne tutta  la marea di sciocchezze che li hanno portati sino ad essere completamente scoperti. 
Alla faccia degli illuminati, delle forze oscure e dei poteri forti occulti: hanno solo fatto provvisoriamente perdere un magistrato vero allo Stato, sapendolo e dicendolo (“tu sei nato per fare il magistrato”). E hanno fatto acquistare, alla gente che lo ha potuto conoscere, uno storico politico ed intellettuale che è rimasto magistrato,  non imbrigliato,  coi piedi nella rigida scarpa deontologica.  
Ma si può essere più .. ?! GRAZIE SUPER GLADIO…  di accatto. 
Ora si faccia marcia indietro: che le istituzioni e le migliaia di magistrati per bene hanno bisogno di un collega serio affidabile e perbene a sua volta, che ha sempre rispettato la deontologia professionale e saprà rientrare e far valere il suo ruolo ed identità professionale senza sbavature. Se si è  in tempo … 
E si intervenga su una psichiatria di apparato e da cospirazione, e sulle elite militari e di altro tipo che la usano e supportano; e si intervenga sui cenacoli dei sotto palazzi e cunicoli e colle Celio di una  Roma sotterranea “potente” e demente, avvezza a fare la forte coi  deboli …


IL QUARTO VIDEO AUDIO. La macchinazione autoimplode. IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI e PESCI e CASCINI e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria.

pierfrancoIL QUARTO “micro” AUDIO. La macchinazione autoimplode. E POI IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI, PESCI E CASCINI .. e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria. Leggete, ascoltate memorizzate e poi riverificate, ascoltando, e chi capirà non si senta troppo male, inorridendo. Nel corso della …Continue a leggere 

les jeux sont faits. si vous voulez …..


SIETE ORA SUFFICIENTEMENTE MATURI ED INFORMATI PER LEGGERE ED ASCOLTARE IN MODO ATTENTO COMPLETO E CONSAPEVOLE:

1. IL MEMORIALE DEL 7 MARZO 2011

2. IL DOCUMENTO SU PISTA FAMILIARE E USO ETERODOSSO DEL DIVORZIO ( e allegati )

3. LE PROVE AUDIO della CECCHIGNOLA e relative contestualizzazioni

4. e 5. GLI ESPOSTI DENUNCIA MEMORIE AL CSM CHE SEGALAVANO GIA’ NEL 2012 LA MANOVRA CRIMINALE SOTTESA E LA IDENTITA’ DI QUESTO PERICOLOSO APPARATO DEVIATO

9. LA LETTERA DI NON DIMISSIONI ( l’opposto di ciò che hanno fatto i tanti magistrati martirizzati in silenzio dall’apparato deviato )


ORA POTETE SINO IN FONDO CAPIRE DA SOLI QUALE FOSSE LA POSTA IN GIOCO:

11. PERCHE’ DOVEVA ESSERE DISTRUTTO IL MAGISTRATO PAOLO FERRARO
E PERCHE’ OPERARONO DI CORSA IN CONTRO TEMPO PER TENTARE DI ARGINARE LA INFORMAZIONE E DENUNCIA PUBBLICA CHE AVREI SVILUPPATO E CON QUALE ARCHITETTURA CRIMINALE SI MOSSERO

QUALE DISEGNO E GESTIONE DEL REALE POTERE DOVESSERO DISPERATAMENTE NASCONDERE

SE VI FOSSERO IN GIOCO E QUALI COMPONENTI DEVIATE ( E COME OPERASSERO )

COSA TEMEVANO CHE POTESSE ANCHE EMERGERE

COME ABBIANO OPERATO NEL SILENZIO PER DECENNI

COME ABBIANO ATTIVATO LA FINTA CONTROINFORMAZIONE CHE COSTRUIVA IL MITO DI PSEUDO ASSOCIAZIONI CHE COPRIVANO POTERI REALI

E PERCHE’ SOLO PAOLO FERRARO POTEVA ARDIRE E DENUNCIARE RICOSTRUENDO TUTTO E CONTESTUALIZZANDO TUTTO ( SENZA IL TESTIMONE CHE CONTESTUALIZZA LE PROVE OGGETTIVE NON ESISTONO E NON HANNO UN LORO AUTONOMO SENSO COMUNQUE )

COME SIANO ARRIVATI A COMPIERE L’ERRORE MADORNALE DI METTERE IN MANO AL MAGISTRATO PAOLO FERRARO LA PROVA CERTA OBIETTIVA ED INDELEBILE DELLE MANOVRE FATTE E REATI CONNNESSI,  IN UN CASO EMBLEMATICO

CON QUANTA VOLGARE SICUMERA E VIOLENZA ABBIANO TENTATO DI ARGINARE LA INFORMAZIONE ANCHE A LIVELLO DI CONTROINFORMATORI DI REGIME ATTRAVERSO QUELLO CHE ORMAI IN MOLTI CHIAMANOIL “PROTOCOLLO PETTEGOLO“ ( Derisoriamente)

QUANTA INTELLIGENZA E SENSIBITA’ INTELLETTUALE IMMISERO NEI LORO DUE STUPENDI SCRITTI LUCIANO GAROFOLI ED ENRICA PERRUCCHIETTI QUANDO ANCORA STAVO CENTELLINANDO PROVE ED ANALISI

QUANTO SENSIBILE IMPEGNO SIA STATO MESSO DAI MIGLIORI DI VOI ( per ora ) AVENDO CAPITO BENE E STUDIATO …

PERCHE PAOLO FERRARO ERA ED E’ AMATO E STIMATO DALLA POLIZIA GIUDIZIARIA E DAI MIGLIORI MAGISTRATI NON CRIMINALI E DEVIATI

ORA AVETE INFINE quindi DAVANTI, ED ATTRAVERSO ME E LE VICENDE A ME COLLEGATE, UNO SPACCATO CRIMINALE DI POTERI DEVIATI CHE APRE LE PORTE A TUTTO QUELLO CHE DI CERTO ED INDICIBILE ABBIAMO INDICATO E ANALIZZATO COME DIRETTI TESTIMONI.

UN ORDITO CRIMINALE PLURIENNALE:
IL CASO FERRARO I SILENZI COLPEVOLI O CRIMINALI
UN BEL GUAZZABUGLIO INTERAMENTE DISTRICATO
RITROVANDO NOTIZIE PREZIOSE SULLA INDAGINE FIORI NEL FANGO
IL RUOLO CRIMINALE E MALATO GIOCATO DA UNA FETTA DI MAGISTRATI DEVIATI DELLA PROCURA DI ROMA CHE AVEVA TUTTO DA PERDERE SE FOSSE USCITO FUORI QUELLO CHE AVEVANO COMBINATO , A PARTIRE DA PAOLO FERRARO
E qui un ringraziamento non alla rosa ma alla Margherita …

E GLI STRUMENTI REALMENTE ADOTTATI DA QUESTI APPARATI CRIMINALI 


Ed ora potrete riapprezzare a fondo

UN VIDEO AUDIO INEDITO. UNA PROVA DIRETTA SCONVOLGENTE SU APPARATI COLLEGAMENTI PSICHIATRIA DEVIATA E L’ATTACCO FRONTALE PER TENTARE DI RISALIRE LA CHINA E FERMARE IL MAGISTRATO PAOLO FERRARO ANNO 2011 .

0000 Un documento unico IL TENTATIVO DI INCASTRARE E BLOCCARE il magistrato FERRARO. PSICHIATRIA DEVIATA on Vimeo
Tornando al 2011 ed all’attacco violento sferrato per impedire che vicende denunciate venissero portate a conoscenza della opinione pubblica, vi era in gioco allora tutto di più: tra luogo coperto (Cecchignola) , attività gestite, rappresaglie criminali, trappola ordita ed antecedenti mirati, sempre in danno di Paolo Ferraro , nonchè il pericolo che lo stesso arrivasse a ricostruire riconnettendo elementi e dati … Continua a leggere

UN SECONDO VIDEO AUDIO INEDITO.PASQUETTA 2011. IL FALSO DOSSIER. Silvia Canali, Fiorella Vallini, Bruno e i PM coinvolti e l’allora PROCURATORE CAPO della PROCURA di Roma e “le MAIL” degli “psichiatri “.

PASQUETTA 2011 IL FALSO DOSSIER. Silvia Canali Fiorella Vallini Bruno e i magistrati deviati a Roma - YouTube
PASQUETTA 2011. IL FALSO DOSSIER. Silvia Canali, Fiorella Vallini, Francesco Bruno, i PM coinvolti e l’allora PROCURATORE CAPO della PROCURA di Roma e nell’ombra gli psichiatri che “inviavano MAIL”. LA PISTA FAMILIAR PSICHIATRICA. (Per l’analisi di quadro che chiarisce come la vicenda apparentemente familiare e personale non sia che un frammento criminale di un ordito si rinvia al …………. Continue a leggere 

IL TERZO VIDEO AUDIO . Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro . In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company ” .

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Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro. In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company IL TERZO VIDEO AUDIO I tre brevissimi frammenti audio del primo audio video che ascolterete in automatico per pochi secondi servono a farvi rendere conto immediatamente (voi che lo conoscete personalmente) di chi sia “JESUS FRANCO”. L’autore di una ennesima e delle … Continue a leggere 

IL QUARTO VIDEO AUDIO. La macchinazione autoimplode. 

IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI e PESCI e CASCINI e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria.

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IL QUARTO “micro” AUDIO. La macchinazione autoimplode. E POI IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI, PESCI E CASCINI .. e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria. Leggete, ascoltate memorizzate e poi riverificate, ascoltando, e chi capirà non si senta troppo male, inorridendo. Nel corso della …Continue a leggere 

IL QUINTO VIDEO AUDIO. La centrale operativa di Parioli Corso Trieste. AVV. MArco Ferraro Luigi Cancrini e gli altri.

MFERRstudioIL SANCTA SANCTORUM PARIOLINO si va disegnando. Poi definiremo i rapporti con gli apparati e realtà militari ed internazionali di Lucio Caracciolo, l’ennesimo professore della LUISS, gli scambi e le conoscenze culturali ( Francesco Bruno e il convegno a Pompei, ricordate ?! ) e tutto l’altro di cui sembra aver potuto usufruire la solo apparente principale protagonista malefica delle vicende … Continua a leggere 

UN PROFILO ARTIFICIALMENTE COSTRUITO. Seconda parte. La sgangherata e deliroide geometria manipolativa. SESTO AUDIO inediti E RIEPOLOGO DETTAGLIATO dei FATTI A MONTE DAL DAL 2007

santandrea 2PREMESSA Questo sesto articolo con video audio inedito (LA MANIPOLAZIONE DELIROIDE DELLA PSICHIATRIA. Le peripezie illogico tautologiche dello psichiatra “SANI” 11 gennaio 2011), si riferisce innanzitutto ancora alla sequenza delle attività del gennaio 2011, inscenate per tentare di “riprendere in mano la situazione” ed eliminare definitivamente il magistrato Paolo Ferraro. Quando parlavo con Sani ancora non sapevo del cumulo di nefandezze immesso da Girardi nei .. Continua a leggere 

PROTOCOLLI PROFILAZIONE e GESTIONE OPERATIVA. UNA MAIL parodia di protocolli e metodi reali.

Franceesco Bruno belzebùNell’articolo che precede abbiamo illustrato la “gestione manipolatoria a struttura deliroide condivisa” e il ruolo della psichiatria e delle scuole giuridiche che chiamo, per intenderci, “neocausidiche”, dando indicazioni sintetiche sul caso Ferraro . Oggi trattiamo mediante logica, delle fondamenta di protocolli, profilazione e gestioni operative: l’anima delle attività coperte e deviate di apparati di potere sotteranei o segreti, come nuova strumentazione più sofisticata anche …  Continue reading 

I DIAVOLI IN TERRA FANNO LE PENTOLE MA NON I COPERCHI E SONO ANCHE IDIOTI.

devil
IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI.  I “DIAVOLI” IN TERRA POI SONO ANCHE IDIOTI. “Beep Beep stana una filiera di willy cojotes”   BORDER NIGHTS: una bambina innocente, due professori universitari di diritto ed economia,  folli e malati, la madre della bambina, un ufficiale che lavora anche per i servizi, nell’ombra, due co-conduttori della trasmissione radio e  Paolo Ferraro  … Continua a leggere  

IL CASO FERRARO I SILENZI COLPEVOLI O CRIMINALI E UN APPARATO SOTTERRANEO CENTRALE POSTO ALLO SCOPERTO. (con didascalia ed analisi delle vicende più direttamente istituzionali con link alla integrale documentazione),

UN BEL GUAZZABUGLIO INTERAMENTE DISTRICATO : Questa è la trama di un film, peccato che è tutto al millimetro vero.LE SINTESI DAL 1992 al 2014

FALCONE E BORSELLINO
UN BEL GUAZZABUGLIO INTERAMENTE DISTRICATO. Questa è la trama di un film, peccato che è tutto al millimetro vero. Le sintesi dal 1992 al 2014 http://paoloferrarocdd.blogspot.com/2014/08/un-bel-guazzabuglio-questa-e-la-trama.html SU EVERNOTE https://www.evernote.com/shard/s207/sh/395b353b-f337-43bf-868f-ea5b8067b31e/65ded63c47d56b44d9e341b7f2e2ff45 L’INDAGINE OIL FOR DRUG Nel novembre 2003 parte sotto la mia direzione … Continue reading 

RITROVANDO NOTIZIE (preziose) SULLA INDAGINE “FIORI NEL FANGO” RIPRENDENDO I POST 1/12 2/12 3/12 4/12 e 5/12 grandediscovery

Maria  Monteleone
LAINDAGINE “FIORI NEL FANGO” ( infangata essa ) e la GRANDEDISCOVERY . ( Riedizione implementata al 1° gennaio2014 , IN CODA SINTESI E LINK PER TUTTE LE VICENDE AMONTE ED A VALLE ) I passaggi di quadro afferenti LA GRANDEDISCOVERY, ALLA LUCE DEI DATI EMERSI, RITROVANDO NOTIZIE ( preziose ) SULLA INDAGINE ” FIORI nEL FANGO” a ROMA , RIPRENDENDO I POST 1/12 2/12 3/12 4/12 … Continue reading 

UN PROFILO ARTIFICIALE INVENTATO PER ANNIENTARE IL MAGISTRATO PAOLO FERRARO (Parte 1)

ferrara
UN PROFILO ARTIFICIALE INVENTATO(ANCHE PROGETTATO DA TEMPO?!) – Prima Parte – In questo articolo vedremo un esempio di “trattamento” di un uomo “scomodo”, secondo la tecnica indicata dallo stesso Luttwak nel suo “Strategia del colpo di Stato”: il tentativo di annientamento della persona “scomoda” attraverso la pista psichiatrica, il mobbing in ambito lavorativo e il tentativo di distruzione dei rapporti familiari … Continue reading 

VICENDA DEL MAGISTRATO PAOLO FERRARO: LA PROVA DEL GOLPE SCIENTIFICO TARGATO TAVISTOCK.

INTERVISTA SIGNINI
dal blog CDD ITALIA LIBERA Era il 24 novembre del 2008 quando il magistrato Paolo Ferraro denunciò episodi avvenuti tra l’8 ed il 18 novembre nell’appartamento situato nella città militare della Cecchignola dove conviveva da maggio dello stesso anno con donna, moglie separata di sottoufficale dell’esercito impiegato allo stato maggiore della difesa, a sua volta presentatagli (reiteratamente ) da magistrato …Continue reading 

Sessanta secondi svelano attentamente valutati più di mille documenti

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Sessanta secondi svelano, attentamente valutati, più di mille documenti Nel Febbraio 2012, pervenne al Dott. Paolo Ferraro, tramite la segreteria telefonica installata presso il Server Omnitel Vodafone del cellulare di pertinenza, un messaggio audio del tutto particolare. Si trattava di una registrazione ambientale, traccia fonica sovrapposta ad una pregressa traccia in sottofondo di una telefonata della di lui madre, rimanendo riferita la registrazione al numero di … Continue reading 

AL SIGNOR MINISTRO DI GIUSTIZIA ANDREA ORLANDO MISSIVA del dott. Paolo Ferraro

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AL SIGNOR MINISTRO DI GIUSTIZIA centrocifra.gabinetto@giustiziacert.it e p. c. Al Capo di Gabinettocapo.gabinetto@giustiziacert.it e p. c. Al vice Capo di Gabinettovicecapo.gabinetto@giustiziacert.it e p. c.responsabiletrasparenza.gabinetto@giustizia.it Alla Direzione Generale Magistrati dgmagistrati.dog@giustizia.it Signor Ministro, Lei non mi conosce, se non come mi conosce ormai una significativa parte informata del paese, e questo La solleva da ogni possibile equivoco o polemica … Continue reading 

QUELLO CHE TEME UNA COMPLESSA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE NIENTE AFFATTO INVINCIBILE. DISVELATA DEFINITIVAMENTE STRUTTURA E GLI INTRIGHI CRIMINALI A PARTIRE PROPRIO DAL CASO PAOLO FERRARO E DALLA GRANDE DISCOVERY

CDD UNIONE on Vimeo (2)
UNA COMPLESSA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE APPARENTEMENTE ( SOLO ) INVINCIBILE , composta ai vertici da colletti bianchi opportunamente infiltrati e gestiti, in particolare appartenenti al medesimo potere giudiziario che dovrebbe accertarne natura e reati , assommando alla autorevolezza che le deriva dalla immagine del potere medesimo, la forza intimidatrice ed omertosa che nasce dal condividere e gestire potere ed attività riconducibili ad alcuni vertici … Continue reading 

STEFANO PESCI, VERTICI MILITARI MAGISTRATURA ROMANA, DAL 1985 AD OGGI. PER LA COMMISSIONE DI INCHIESTA E LE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI CHE SQUARCERANNO LE NEBBIE DEL “PORTO DEI RIFIUTI NOCIVI E MORTALI”

Stefano Pesci
UNA INFORMATIVA STRUMENTO DA DIFFONDERE IN TUTTA LA RETE E DA CONDIVIDERE E FAR DIFFONDERE E CONDIVIDERE OVUNQUE. STIAMO INSIEME PORTANDO A TERMINE LA GRANDEDISCOVERY E CHIEDO A TUTTI LO SFORZO DI CINQUE MINUTI AL GIORNO PER CIASCUNO . POCHI CLICK E IL COPIA ED INCOLLA DI QUESTO BREVE MESSAGGIO CONSENTIRANNO A TUTTI DI SAPERE OVUNQUE .. IN RETE E … Continue reading

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