COMUNICATO DEL CDD SU “MONDO DI MEZZO” e MONDI DI SOPRA NON VISIBILI O COPERTI. UN DICEMBRE EVERSIVO GESTITO ?!

Il procedimento penale gestito e portato a compimento del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone su un cemento criminale di poteri, affarismi, corruttele e attività in parte solo coperte da servizi e uuficiali deviati, anche se ancora connotato essenzialmente nelle componenti tangentizie e affaristiche da “mondo di mezzo” di  una   mafia-capitale organizzata a  stampo criminale,  costituisce in sè una notizia forte e  positiva, e foriera di possibili sviluppi addirittura  ben più importanti.  
Ciò a prescindere  dai nomi di due dei tre PM che sotto il coordinamento dell’Aggiunto PM gestiscono l’indagine, ed indipendentemente dalla circostanza che la indagine interessa  proprio un intero arco politico corrotto: il chè potrebbe evocare  per l’appunto lo schema, tramite la politica corrotta ed appositamente infiltrata, della distruzione  del sistema costituzionale    e, tramite la gestione della repressione successiva, della realizzazione del processo che porterebbe  mediante le necessarie tappe intermedie alla nuova forma di potere costruita su ben altri livelli eversivi, strategicamente e storicamente orientati. 
Percorso,  fenomeno riemerso e sua messa allo scoperto, sono fatti “intrinsecamente” multiformi .. e a noi il compito di percepirne ed agevolarne la matrice più intrinsecamente legalitaria.
Resta un disegno lontano e pericoloso,  in parte fuori dagli orizzonti della inchiesta , che tuttavia ne lambisce metodi, ruoli , strumentazioni e contatti necessari,    anche a quegli altri fini che hanno determinato la scelta di tentare di “distruggere” Paolo Ferraro”.
E’ anche a quel mondo di mezzo  connesso al nucleo tangentizio e più macroscopicamente criminale nel settore pubblico infiltrato, che dobbiamo in una quota non irrilevante ciò che è potuto accadere a chi scrive,  e la operazione Marrazzo, ad esempio.  
Ma il”mondo di mezzo” non esaurisce il mondo di sopra visibile e quello non visibile, e la nozione antropologico criminale da criminalità organizzata romana intrecciata da sempre ad attività deviate, dà solo la stura alle analisi e indagini possibili successive. 
E già la stampa pià seria va dando conto della intera potenziale portata del tutto, con riserve ma con apertura totale. (* vedi note in calce 

NON VI FATE TUTTAVIA TRARRE IN INGANNO.

La buona fede totale nelle indagini emergerà se e quando si arriverà ai nodi di tutti  questi basamenti criminali.  E ad eventuali diretti od indiretti coinvolgimenti ed utilizzi anche da parte di persone interne ai due mondi di sopra: ad uno di tali mondi, coperto,  appartiene anche una componente di coloro che hanno generato la repressione legale, pur dovuta. (* vedi note in calce 

Foto tratta dall’articolo pubblicato al link indicato in didascalia nel sito DAGO SPIA: 


” UNA FOTO CHE PARLA PIU’ FORTE DI MILLE PAROLE. SEDUTO AD UN ALTRO TAVOLO BRILLA IL PREGIUDICATO LUCIANO CASAMONICA. IN PRIMO PIANO SI VEDONO 2) GIULIANO POLETTI, OGGI MINISTRO DEL LAVORO 3) FRANCO PANZIRONI, EX AD DELLA MUNICIPALIZZATA DEI RIFIUTI (AMA) 4) UMBERTO MARRONI, DEPUTATO PD 5) DANIELE OZZIMO, EX ASSESSORE ALLA CASA NELLA GIUNTA MARINO 6) ANGELO MARRONI, GARANTE DEI DETENUTI NEL LAZIO 7) SALVATORE BUZZI, RESPONSABILE COOP ‘’29 GIUGNO’’ 8) ALEMANNO, EX SINDACO DI ROMA – 2. IN OGNI POSTO CHIAVE MASSIMO CARMINATI E SALVATORE BUZZI AVEVANO SISTEMATO UNA PERSONA FIDATA. MUNICIPALIZZATE, ASSESSORATI, PERSINO IL BILANCIO DEL CAMPIDOGLIO – 3. QUANDO GIANNI ALEMANNO CEDE LA GUIDA DI ROMA A IGNAZIO MARINO, SI CONCENTRANO SUGLI ESPONENTI DEL PD CHE POTEVANO METTERSI A DISPOSIZIONE IN CAMBIO DI FAVORI E TANGENTI. E RIESCONO AD AGGANCIARLI. DEL SENATORE DEL PD LIONELLO COSENTINO, SEGRETARIO DELLA FEDERAZIONE PD ROMANA, DICONO: “È PROPRIO AMICO NOSTRO” ” dal sito DAGO SPIA


Di questo basamento criminale  ci si è probabilmente avvalsi più volte a diversi titoli .. e sapremo prima o poi se si è voluto coprire il livello più nascosto ed alto, ripulendo solo la base tangentizia più immonda,  o se si vuole arrivare al nodo storico di intrecci e favori innominabili, o sinanche a quel nucleo strategico sempre illegale che intravediamo e paventiamo. 
E ve ne accorgerete come al solito anche  dalle sorti della vicenda Paolo Ferraro: una cartina al tornasole
Nel frattempo notiamo una campagna video e sulle intercettazioni che non ci lascia tranquilli, perchè “mimica” e quasi parodiata, ripetto allo stile delle ultime “bombe” informative e prove fornite dal CDD in specie negli ultimi due mesi, su ben altri e comunque ulteriori piani eversivi e cementi di potere. 
Al pessimismo della ragione leghiamo l’ottimismo della speranza, ma con le riserve che derivano dalla nostra personale esperienza e dalla ormai comune e condivisa “intelligenza” sulla fase e strategia storica in atto. 
Le consonanze e sintonie non consentono un giudizio definitivo, ma la vicenda storica di TANGENTOPOLI, nata sul sangue di Capaci e via D’Amelio,  e la certezza di  quelle riunioni su quella nave alla fonda nel mare Toscano nel 1992,   costituiscono un monito per tutti ormai. 
Fase e strategie, eventi e percorsi attuali, ma proprio in quanto attuali,    accuratamente sottovalutati o addirittura nascosti proprio dalla finta multi-controinformazione strainfiltrata e dall’apparatino del movimento cinque stelle e, inellutabilmente, proprio dalla e nella nuova scalata della lega di Salvini. 
Partitura e  scenografia già ascoltate e viste … 


In agguato sempre la variante scorciatoia ultima eversiva militar etero-diretta o gli inganni relativi. 

http://cdd4.blogspot.it/2013/12/a-quaranta-anni-di-distanza-cile-1973_0.html

A buoni intenditor … e ce ne sono di buoni intenditori : oggi abbiamo casualmente trovato siu facebook un manifesto appello non nostro, ma frutto di esperienza ed intelligenze accumulate … che salutiamo con affettuosa ed orgogliosa stima. 


Paolo Ferraro:  IL MONDO DI MEZZO ( e i mondi di sopra non visibili e coperti ?! ) .. cinque ville a SabaudiaCisterna di Latinai servizi, la criminalità nera … temi su cui riflettere attentamente …. e  che non esauriscono affatto gli scenari  analizzabili  e certo non lo scenario globale più alto. 
E la trama in atto richiede profonda attenzione … 

http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/massimo_carminati_roma_mafia/notizie/1048173.shtml
  

* Due importanti articoli tratti da 
linkiesta.it


Mafia di Roma, Finmeccanica e le tangenti alla politica

Nell’ordinanza Pozzessere e Carminati che portava «bustoni di soldi a tutto il Parlamento»
Alessandro Da Rold e Luca Rinald

Gira intorno alla figura di Massimo Carminati l’inchiesta della procura di Roma su “Mafia Capitale” che sta facendo tremare le fondamenta dei palazzi del potere capitolino. E che potrebbe arrivare a toccare i piani più alti delle istituzioni economico politiche italiane. È lui al centro delle indagini. Il pirata, il cecato, il Re di Roma, imprendibile dalle forze dell’ordine, scampato al carcere persino dopo una rapina, sguardo glaciale, 56 anni, un passato tra i terroristi neri dei Nar, esponente di spicco della banda della Magliana, lo storico gruppo di malavitosi che tra gli anni ’70 e ’80 imperversava per la città con l’appoggio dei servizi segreti e della politica italiana. E mentre gli indagati per associazione a delinquere aumentano di ora in ora – sono più di cento e ci è finito dentro anche l’ex sindaco Gianni Alemanno – nelle carte dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavia Costantini, che ha portato in carcere 37 persone, spunta un nuovo filone che punta alle aziende di stato, a una delle società pubbliche più importanti in Italia. Stiamo parlando di Finmeccanica, la holding della Difesa, da ormai tre anni al centro delle indagini di ben quattro procure per presunte tangenti internazionali dove sono stati coinvolti politici italiani, da Busto Arsizio fino a Napoli, passando appunto per Roma e arrivando fino a Palermo. La “Cupola” infatti, secondo gli inquirenti, «può contare su rapporti che riguardano non solo la politica o le istituzioni in senso stretto, ma anche le realtà che agiscono nell’economia e che dalle istituzioni dipendono». 
I giudici lo scrivono nero su bianco nelle pagine dell’ordinanza. E citano un personaggio già noto alle cronache giudiziarie. Si tratta di Paolo Pozzessere, ex potente direttore commerciale di Finmeccanica quando la gestione era sotto Pierfrancesco Guarguaglini, poi a metà del 2012 distaccato alla sede di Mosca e quindi arrestato nell’ottobre dello stesso anno. Pozzessere non è un personaggio qualunque. Fu lui a occuparsi in passato della maxi commessa Selex Finmeccanica per sorvegliare il canale di Panama, affare che andò in porto non senza qualche scossone, che secondo fonti interne al colosso della Difesa gli costò il posto. Per i pm romani che indagato su Mafia Capitale, Carminati non era  un personaggio sconosciuto in piazzale Montegrappa, sede di Finmeccanica. Anzi. «E’ il caso dei rapporti tenuti da Carminati con Pozzessere, ex direttore commerciale di Finmeccanica e imputato di corruzione internazionale per fatti avvenuti all’interno della controllata pubblica, dimostrati dalla conversazione con il medesimo intervenuta il 13.06.2013»

I bustoni con i soldi per Finmeccanica

Nell’intercettazione in mano ai pm si parla di «un dialogo che si sviluppa all’insegna della reciproca, profonda e non recente conoscenza tra i due, che consente un’interlocuzione su questioni personali – dai guai giudiziari alle vicende affettive politiche, istituzionali, economiche, criminali». Per questo i pm sottolineano «una conoscenza approfondita di Carminati delle dinamiche di potere e di quelle corruttive interne a Finmeccanica». E su questo c’è un’intercettazione dove Salvatore Buzzi, titolare di alcune cooperative coinvolte nell’inchiesta parla appunto di “Massimo”. E’ «una circostanza» scrivono i pm «che dà corpo a quanto rappresentato da Buzzi circa il fatto che il primo fosse temuto anche per la conoscenza che aveva di dinamiche corruttive interne alla società controllata pubblica, che avevano riguardato tutti gli schieramenti politici, per essere stato lui medesimo a recapitare «bustoni di soldi a tutti»:
Buzzi : ma lo sai che mi dice Massimo? lo sai perchè Massimo è intoccabile? perchè era lui che portava i soldi per Finmeccanica! bustoni di soldi! a tutti li ha portati Massimo! non mi dice i nomi perchè non me li dice… tutti! Finmeccanica! ecco perchè ogni tanto adesso… 4 milioni dentro le buste! 4 milioni! alla fine mi ha detto Massimo <è sicuro che l’ho portati a tutti!> tutti!
Alessandra Garrone (altra indagata nell’inchiesta ndr) : a tutto il Parlamento!
Buzzi : pure a Rifondazione!
La teoria del mondo di mezzo e l’aiuto sulle indagini
Per capire i metodi di affiliazione alla Cupola bisogna prendere spunto sempre dall’ordinanza. E’ la teoria della terra di mezzo alla base di tutta l’inchiesta della procura di Roma. Il processo di affiliazione, infatti, si snodava attraverso un’educazione ai principi di omertà e subordinazione, nonché nella partecipazione agli appalti ottenuti dalle cooperative, «riferibili proprio a Buzzi da parte di CARMINATI, del ruolo che lo stesso riteneva competere all’organizzazione nella struttura e nelle relazioni sociali, attraverso “la teoria del mondo di mezzo”». L’11 gennaio 2013, infatti, Massimo Carminati «nell’ottica di rafforzare il prestigio dell’organizzazione agli occhi di Cristiano Guarnera (altro indagato del clan ndr=, utilizzando una metafora, descriveva la società nella quale “è la teoria del mondo di mezzo compà. …. ci stanno . . . come si dice . . . i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo … e allora …. e allora vuol dire che ci sta un mondo .. un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano”». Tutti si incontrano. E si aiutano. Dove il mondo di sopra, fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni realizza sinergie criminali con il mondo di sotto, fatto di batterie di rapinatori, trafficanti di droga o gruppi che operano illecitamente con l’uso delle armi. Carminati e Pozzessere ne fanno parte, quest’ultimo preoccupato per le inchieste che lo hanno portato al rinvio a giudizio insieme con Walter Lavitola nel marzo del 2014.   
C’è un dialogo del 2013 «in cui Carminati trasmette a Pozzessere, difeso dall’avv. Dell’Anno nel processo di corruzione internazionale, la preoccupazione legata al ritrovamento della microspia nel suo studio ( “gli hanno trovato una perlina così ….inc… bersaglia’ a Pierpaolo…”) e gli comunica presunte dinamiche interne alle indagini che hanno coinvolto  Finmeccanica e le sue controllate». È «un dialogo» si legge nell’ordinanza «in cui la conversazione spazia fino a toccare i vertici governativi e istituzionali, la loro posizione rispetto alle vicende  interne di Finmeccanica, senza che questo generi la benché minima perplessità o esitazione da parte di Pozzessere, quasi fosse la cosa più normale del mondo che un apicale di una delle più importanti controllate pubbliche del paese interloquisca su tali vicende con un pregiudicato da gravissimi reati. Infine, a dimostrazione che non si è in presenza di un amarcord tra vecchi commilitoni, Pozzessere, in relazione alle sue attuali vicende, volge una specifica richiesta di protezione a Carminati»
Paolo: chi c’hai te di cose là ..per difendermi..
Massimo: ..c’ho il gruppo..inc…
Paolo: gruppo ..inc..
Massimo: embè so’ tosti loro… comunque sono tosti so’ duri insomma eh. E’ dura cioè, però capito loro una volta che si liberano del processo una cosa è finita la festa no, che cazzo te ne frega… vuoi mette. A te praticamente l’accusa viene da coso, da Borgogni la tua, l’accusa de Borgogni …

Sbirri corrotti e 007 al servizio della Mafia Capitale

Venerato come un dio, tra soffiate e regali per depistare le indagini. Storia di Carminati
Alessandro Da Rold

INDICE ARTICOLO

  1. I servizi segreti, Finmeccanica e la P4
  2. L’aiuto dei poliziotti, tra elettrodomestici e macchine della Questura
Bisogna capire il sistema di protezione a livello di servizi segreti e forze dell’ordine corrotte che circondava Massimo Carminati per spiegare come l’ex boss della banda della Magliana è diventato negli ultimi dieci anni il Re di Roma. Il Nero, il capo della Cupola che controllava la Capitale dalle istituzioni fino ai campi nomadi, è venerato e aiutato come un politico, quasi come un dio. Protagonista «del mondo di mezzo», dove le istituzioni fanno accordi con la malavita, intoccabile, inafferrabile, capace di condizionare la politica, le istituzioni e persino le aziende di Stato, nelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale della procura capitolina che lo ha portato in carcere Carminati dimostra di vantare conoscenze approfondite in due ambienti che hanno legami profondi con il tessuto dell’amministrazione giudiziaria e investigativa del nostro Paese. 
Il primo è quello di Finmeccanica, la holding della Difesa, azienda tra le più importanti in Italia e nel mondo, terreno di nomine politiche e interessi particolari, dove la nostra intelligence deve per forza muoversi tra commesse internazionali e la spregiudicatezza delle altre aziende straniere nel settore della vendita di armi da guerra. Il secondo è più basso, meno appariscente, ma di notevole importanza sul territorio romano. Nelle intercettazioni i poliziotti ammirano Carminati («Io starei due giorni a sentirti” dice uno di loro), gli forniscono informazioni sulle inchieste, soffiate, passaporti falsi per fuggire a Londra e persino cellulari rubati per depistare le indagini. E’ il microcosmo delle forze dell’ordine, tra polizia , carabinieri e Guardia di Finanza della Capitale, una città già ferita nel 2009 per il caso Marrazzo, dove alcuni «sbirri» della ormai nota Stazione Trionfale finirono coinvolti per ricatti hardcore, tra travestiti e cocaina, ai danni dell’ex governatore di centrosinistra del Lazio.

Carminati si muove con disinvoltura in questi due mondi. I magistrati diretti da Giuseppe Pignatone lo sottolineano più volte nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavia Costantini. Nel primo, ai piani alti del potere statale, tra burocrati e manager improvvisati con appoggi di spessore come il faccendiere Walter Lavitola, ci entra anche grazie all’amico commercialista Marco Iannilli, ex braccio destro di Lorenzo Cola, il consulente di Finmeccanica a gestione Guarguaglini finito sotto indagine nel filone sulle tangenti Enav. Al secondo anello, quello degli sbirri che sbagliano, ci arriva invece grazie a una rapina al caveau del tribunale di Roma, quella della notte tra il 16 e 17 luglio del 1999, dove furono rubati 50 miliardi di vecchie lire ma anche documenti scottanti, come si scoprì dopo, con cui, spiegarono alcuni arrestati durante gli interrogatori, «si potevano ricattare dei magistrati». In quello strano colpo in piazzale Clodio ci finirono guarda caso quattro carabinieri (Mercurio Digesu di 41 anni, Feliciano Tartaglia, di 37, Adriano Martiradonna, di 48, Flavio Amore di 30 anni, mentre un quinto militare, Roberto Cozzolino è accusato solo di concorso in furto aggravato), poi beccati con Carminati, altri ex esponenti della banda della Magliana, in totale 23 persone, dalla procura di Perugia.  
I servizi segreti, Finmeccanica e la P4
Carminati conosce Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale in piazzale Montegrappa e persona di spessore durante la gestione Guarguaglini. I due si confrontano sulle indagini in corso, dialogano, «hanno» secondo gli inquirenti «un rapporto di fiducia». Pozzessere negli ultimi anni è stato coinvolto in processi per corruzione internazionale insieme con Walter Lavitola, il faccendiere, grande amico dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, finiti entrambi rinviati a giudizion nell’inchiesta sulla P4. Anche in questa indagine della procura di Napoli si parlava di associazione a delinquere, questa volta nell’ambito della pubblica amministrazione e della giustizia. Nei faldoni ci finirono pure il faccendiere Luigi Bisignani e l’ex magistrato e deputato del Pdl Alfonso Papa. Secondo l’accusa la P4 «avrebbe avuto l’obiettivo di gestire e manipolare informazioni segrete o coperte da segreto istruttorio, oltre che di controllare e influenzare l’assegnazione di appalti e nomine, interferendo anche nelle funzioni di organi costituzionali». Pozzessere in sostanza non è uno di poco conto, anzi. Per Carminati è una conoscenza importante, da custodire.
Ma non ci sono solo gli agganci politici e istituzionali. Nelle carte dell’inchiesta su Mafia Capitale si parla anche di 007 al servizio di Carminati. I pm romani citano tale «Federico» di cui Carminati parla in una conversazione del 23 gennaio del 2013 insieme con un altro arrestato, Riccardo Brugia.  E’il cecato a spiegare che Federico era «forte» ed «esperto» e che era perfettamente a conoscenza della sua identità. «Dalla conversazione si comprendeva» si legge nell’ordinanza «che si trattava di un appartenente alle Forze di Polizia od ai servizi di informazione (servizi segreti ndr), che si era messo a disposizione per qualsiasi cosa e gli aveva spiegato molti particolari sulla possibile intercettazione attraverso la connessione in rete wifi: «lui mi ha detto “qualunque cosa io sto a disposizione,  mi fai chiamare da questo vengo io, ve faccio quello che ve pare”, mi ha detto un sacco di cose, io poi ..un cazzo sulle cose..su come se move que…ma ho detto sto Iphone, mi ha detto non dà retta alle cazzate…con il WIFI ti mettono un programma, si è vero però poi funziona solo con il WIFI dove loro ti conoscono gli indirizzi se tu sei uno invece che c’hai tutti gli indirizzi WIFI, che dove entra c’hai la cosa, sennò possono sentire solo a casa, se chiudi  a casa non telefoni, stanno bene così. Mi ha spiegato un po’ di cose, capito?».
L’aiuto dei poliziotti, tra elettrodomestici e macchine della Questura
Di «sbirri» nell’ordinanza di custodia cautelare ne vengono citati diversi. C’è «Massimetto la guardia», appartenente alla Polizia di Stato che si rende «disponibile al reperimento di materiale elettronico di consumo e di piccoli elettrodomestici».  Poi c’è Salvatore, altra guardia in pensione, che invita gli esponenti di Mafia Capitale nel suo ufficio di Ponte Milvio. Di particolare rilievo, secondo i magistrati, è l’incontro registrato il quattro ottobre del 2013, presso l’ormai noto distributore di Corso Francia tra Carminati  e due soggetti, allo stato non identificati, giunti a bordo «dell’autovettura Alfa Romeo 156 intestata alla Questura di Roma». I tre discutono del trascorso criminale di Carminati, «facendo comprendere come avessero ben chiaro la caratura del personaggio con cui si stavano relazionando, tanto che uno dei due affermava “l’ho sentita la..inc…..non sei stato un santo diciamo…non sei stato un santo però manco sei stato…». Non solo. I due informavano Carminati del fatto «che fosse oggetto di un’indagine condotta dalle Forze di Polizia, motivo per cui egli avrebbe dovuto adottare delle cautele ritenute necessarie al fine di evitare l’attenzione degli inquirenti sulla sua figura».  
Uomo1: perchè adesso te stai sotto indagine 
Uomo2: oppure per dire che devi… devi evità..devi evitare …
Carminati: è un casino...
A conferma della conoscenza del trascorso criminale del cecato«da parte dei due soggetti giungeva dal racconto dell’episodio in cui Carminati aveva intrapreso un conflitto a fuoco con un appartenente alla Polizia di Stato, sparando, evidentemente per uccidere, tanto che uno degli interlocutori chiedeva: “lui gli ha sparato un Carabiniere…è vivo?”. E Il Re di Roma precisava: “a un poliziotto…gli ho sparato”. I due poliziotti, poi, si «mostravano attratti ed affascinati dal passato e dalla levatura criminale di Carminati, considerato che uno dei due affermava “…io starei due giorni a sentirti…”. «Lo stesso Carminati» scrivono gli inquirenti «appariva compiaciuto dell’effetto che il proprio peso criminale, nonché quello dei soggetti» che all’epoca avevano costituito la banda della Magliana. «Quella è la storia» spiega il Nero «la storia nostra…hai capito?»

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1990 La calata a Roma e via Poma – 1992 Anche una trama solo romana e la ritirata dalla Corte Costituzionale di Marco Pivetti e Agnello Rossi 1995 Un agguato disciplinare inventato e miseramente fallito e tre missionarie ..

1990
La “calata” nella sezione romana di magistratura democratica ed “altro” 
1992
Una trama,  non solo romana,  anche intorno al magistrato Paolo Ferraro.
La fallita scalata alla Corte Costituzionale e la ritirata di Marco Pivetti e Agnello Rossi.
1995
Un piacevole accerchiamento femminile: tre ruoli individuati ricostruiti ed un agguato disciplinare assurdo, fallito. 
AVVERTENZAOgni apparente divagazione e introduzione di vicende, fatti e nomi ulteriori, di norma  tra parentesi, immette elementi  la cui rilevanza e connessione è emersa in precedenti articoli costruiti su prove, e non racconto, od emergerà alla fine.  Per chi è stato attento il tutto si correla quindi alla complessiva ricostruzione effettuata fino ad oggi con prove pubblicate.
Anche questo articolo era necessario per contestualizzare ed inquadrare a fondo, ambientando almeno alcuni nomi, fatti e ruoli. Lo dedico a tutti coloro che hanno studiato, seguito e capito, ma soprattutto ai magistrati ed investigatori per bene,  ed alle istituzioni …. che debbono restituire legalità al paese. 



PARTE PRIMA: 1990. La “calata” nella sezione romana di magistratura democratica ed “altro”. 
Nel 1990 comparvero nello scenario della magistratura romana Giuseppe Cascini e Stefano Pesci: subito apparentatisi alla cordata “migliorista e PCI” dei lavoristi  (Marco Pivetti), poi entrambi da me classificati, anche per loro esplicita ammissione ed indicazione, come filo “dalemiani”. Cascini si legò anche  a Luigi Saraceni: personalità di rilievo che stimavo, ma verso la quale nutrivo un piccolissimo dubbio, poiché era troppo in buon dialogo con quella destra burocratica che definisco “ussarissima” (da “ussaro”).
Ci misi un poco a capire quanto i due neo-magistrati fossero legati a poteri e forze per me comunque non decifrabili.
Negli anni 1985-1990 fui prima Pretore di Terni (con tante sentenze pubblicate sul FORO ITALIANO, e la perdurante memoria del mio impegno a tutela dell’ambiente e della sicurezza del lavoro), poi al Ministero di Giustizia, infine tornai negli uffici giudiziari romani alla Procura Circondariale. Appartenevo bella sezione romana ancora indomita di Magistratura Democratica, all’anima più giurisdizionale legale; ero con Michele Coiro, Celsa Galassi, Gabriele Cerminara e tanti altri lentamente decimati… decimati dalla vita, e decimati nella vita in magistratura.  
Giuseppe Cascini,  uditore giudiziario giovane napoletano di famiglia bene, venuto di sua scelta per il tirocinio giudiziario a Roma. Nel 1990 portava  ancora i capelli lunghi castano chiari, e 
si era subito immesso nella attività della corrente di magistrati di “Magistratura Democratica” ( abbreviato M.D.) e scriveva “anche” sul Manifesto.
[ricordo un suo articolo di allora sul Manifesto , ma a difesa o a dialogo da lontano con una particolare area movimentista anarco insurrezionale o di autonomia operaia, potrete controllare, articolo, riferito mi sembra ad una vicenda giudiziaria che li vedeva coinvolti, che mi aveva incuriosito per il taglio anche implicito, lievemente supponente, “da garante”. 
Feci allora un collegamento mentale con Filippo Paone, noto magistrato di origine campana trapiantato a Roma, magistrato di area “estrema” di M.D., morto di recente e assurto da ultimo alla carica di Presidente della Corte di appello. Nel 1985 era stato sotto pressione disciplinare per un suo avere in qualche modo protetto una manifestazione non autorizzata in un’aula della facoltà di Giurisprudenza della Università la SAPIENZA nel 1977: essendo lui presente alla manifestazione illegale, si era frapposto tra persone presenti legate ad autonomia operaia e la polizia che era intervenuta.  Proprio nel  giugno del 1985 lo incontrai casualmente nello studio altezza Nomentana viale Libia subito dopo le caserme civili, dei due amici – allora – avvocati Tony Stellato e Sandro Galiena, del MANIFESTO area di “destra magriana” allora così visti e definiti da me. Il loro studio, situato a Viale Libia nel quartiere Nomentano  subito dopo le caserme civili, lo condividevano con Rosalba VALORI e, per presenza, anche con GUIDO VALORI (che a quell’epoca era anche vice procuratore onorario, nominato dal CSM).
Non mi stupii dell’incontro casuale (anche io ero lì per caso) con Filippo Paone, in pantaloni celestini e stretto in una “iacchettiella” a strisce verticali bianco azzurro chiaro (colori simili che stonavano), ma notai che era assai distratto e preoccupato della vicenda disciplinare: capii solo che doveva parlare con Rosalba e forse poi con Sandro, ma non di cosa.  Forse di una propaggine penale della manifestazione non autorizzata dell’epoca?! No, pensavo, era passato troppo tempo dalla data del fatto. Sempre quel giorno arrivò a studio quello che seppi essere il compagno/marito di Rosalba Valori, un personaggio ben noto del mondo della autonomia operaia romana: con barba, bel tipo, non certo sgualcito. Mi tornò il conto solo parzialmente: 1. autonomia operaia 2. magistrato nei guai disciplinari per aver sostanzialmente ostacolato lo sgombero dell’aula di giurisprudenza occupata per una assemblea di autonomia operaia, che veniva forse a raccontare novità sull’accaduto o a trovare i compagni di sorte?! (Pifani ad esempio, trovato al confine con la Yugoslavia con un bazzoka da portare alla “resistenza palestinese”, da tempo era stato messo fuori gioco). Ma perchè Filippo Paone personalmente, e perchè lì? Per Rosalba, avevo concluso. Ma Sandro?! Allora per me il cognome VALORI non aveva significato. Non lo stimavo Filippo; era allora Pretore penale, tra l’altro l’autore di una risibile se non ridicola giurisprudenza che applicava in analogia (totalmente vietata in sede penale) la norma penale sull’aggiotaggio azionario alla rarefazione degli immobili destinati ad abitazione, per loro “natura” ma sottratti alla disponibilità del mercato o pubblica: una “pecionata” ideologica di quelle che per me (di scuola giuridica, assistente e collaboratore con cattedre di diritto privato e cattedra rivista di diritto pubblico) rendevano disonore alla magistratura; e rendevano disonore ad una corrente (M.D.), che dovevano assicurare secondo i miei intendimenti la progressiva e corretta attuazione della legge: sì a tutela dei deboli e secondo l’art. 3,  2° co della Costituzione. ma non sostituendo alla interpretazione costituzionale e progressiva delle norme il metodo “IDEOLOGICO”,  che aborrivo. Un metodo eccessivo e fuori del seminato, errato, del quale poi non c’era neanche bisogno. Sandro e Tony , già studenti dello scientifico Archimede li frequentavo per la loro e mia storia di studenti impegnati politicamente; e Sandro dal 1985 in poi era stato sempre più “premurosamente”  presente in troppi momenti della mia vita. In particolare da poco dopo che avevo vinto il concorso in magistratura. Un amico vero, pensavo, lievemente traumatizzato dalla storica circostanza che al primo anno di giurisprudenza insieme, volendo preparare con me l’esame di filosofia del diritto nel lontano 1975, mentre lui stava al terzo capitolo io nel frattempo avevo fatto nella seconda sessione del primo anno cinque esami tra ottobre e dicembre. Tra me e loro una differenza che non pensavo insormontabile: io ero socialista e della sinistra del MANIFESTO al contempo, rossandiano, e miscelavo le due matrici guardando come burocrati post comunisti i “destri“. D’altronde questa era la loro nomèa tra la gente impegnata politicamente]
Tornando a Cascini, appena arrivato a Roma aveva un contegno inizialmente più contenuto, ma già  arrogantello e un modo di fare da ragazzo di ricca stirpe. Solo più tardi, nel marzo 1992, avrei saputo dalla bocca di Lori Perla (anche lei come me magistrato romano della Procura Circondariale come me dal 1989 del mio stesso concorso – 1984 – e a quel tempo  mia amica) che Cascini aveva una madre di etnia ebraica e che era pronipote di  Achille Lauro. La notizia allora non mi colpì nè mi stranì, ovviamente. Poco dopo essere  arrivato a Roma, Cascini era provvisoriamente alloggiato in locazione; ma  invece di trovare un alloggio definitivo in locazione pose fine alla situazione provvisoria comprandosi due appartamenti di media metratura. Non ci frequentavamo, e me lo disse la solita Perla de relatoivi compresa la somma sborsata (oltre 700 milioni di lire): appartamenti attaccati a piazzale Clodio, su una nota strada in salita che parte da una altrettanto nota gelateria. 
Cascini faceva allora coppia stabile con Stefano Pesci, erano dello stesso concorso (1990) ma sembrava a tutti che si conoscessero troppo  bene,  e quindi da antica data. 
L’Agosto del 1990 fu funestato dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, nella via che conoscevo di nome come la via degli ufficiali giudiziari: via Poma. E si tratta di un crocevia.

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I rapporti tra Cascini,  Pesci, Giovanni Buonuomo (un altro magistrato della Procura circondarialedi cui non si trovano immagini pubblichee me non erano cattivi in quell’epoca. In particolare Giovanni era anche un informatico di buon livello, appena venuto dal Tribunale di Savona (già Pretore in precedenza), lasciando ivi figli e moglie, magistrata che lo avrebbe poi seguito a distanza di oltre un anno a Roma dopo l’acquisto della abitazione in zona (Trionfale alto).
Giovanni manovrava già con disinvoltura le macro automatiche ed i modelli del programma MICROSOFT Word, appena immessa la piattaforma windows 1.0 in Italia e nel mondo della sempre ritardataria informatica giudiziaria. Io,  pur seguendo anche il suo lavoro, mi ero da poco impadronito del funzionamento dell’ambiente DOS e degli obsoleti 286 e 386 OLIVETTI e del primo 486DX arrivato “a giustificare” la arretratezza tecnologica delle forniture al Ministero della Giustizia. andavo creando un sistema di gestione delle attività/documenti dei magistrati della Procura Circondariale. Usavo un programma DOS preesistente e molto lineare, WS4, e puntavo in modo un pò “arretrato” su una organizzazione meramente sistematica e casistica dei documenti (uno per caso, quindi migliaia di casi), usufruendo di un sistema ordinante di directory e sottodirectory (ad albero, tipo capitoli, paragrafi e sotto paragrafi) e di un programmino che aveva il pregio di far gestire e vedere bene l’albero classificatorio ( XTG).  
Buonuomoanche lui campano, era più avanti a me e sapeva molto di informatica. Il ricordo riferito al CSM nell’esposto memoria del 3 novembre 2012, circa la buona conoscenza di un programma (piattaforma di comunicazione denominato TELNET)   e di quella “scatola” destinata alla connessione poggiata su un tavolino della sua stanza, è preciso. Come è preciso il ricordo di lui che mi illustrò le caratteristiche da chat primitiva del programma (in realtà era una autonoma piattaforma) e anche l’uso dei nickname, raccontatomi a voce e fattomi vedere dallo schermo verdolino:  tutta roba che ignoravo e da ignorante ritenevo dispersiva, inutile ed anche un tantino “buffa”. 
Ero sposato, mi sarebbe dopo poco nata la terza figlia, e pensavo all’ammodernare il lavoro, a smaltirlo bene e al mio impegno interno alla magistratura [l’impegno interno ed istituzionale non è affatto una cosa impropria per un magistrato, e  teoricamente come nella pratica precedente non lo era certo stato: è lo strumento con il quale i magistrati assicurano, riorientano e gestiscono il buon andamento del lavoro e degli uffici, le necessarie valutazioni di professionalità ed altro. M.D. ed io in essa, puntavamo realmente sull’impegno ordinamentale; e sull’assicurare la progressiva indipendenza e la realizzazione del principio costituzionale  del “giudice naturale” attraverso garanzie, tabelle degli uffici e vigilanza con controllo obiettivo della professionalità, ]
Nel contesto in cui Buonomo mi aveva elargito due sue conoscenze di TELNET (mi sembra di ricordare che pronunciò solo una volta il nome della piattaforma di comunicazioni) io scarabbocchiavo infastidito disegni infantili su dei foglietti su quel tavolo, e Giuseppe Cascini entrò infine nella stanza, a contrattare come  fanno gli uditori giudiziari  il suo tirocinio mirato anche con Buonomo. Faceva molto caldo, la nuova stanza di Buonomo dava dalla parte dove batte il sole, e dovevo tornare a lavorare; avevo lasciato a Gianni un floppy quadrato con i miei preziosi (per me), primi documenti ordinati scritti in ws4 e con tanti capi di imputazione da importare nel glossario del modello “Normal” o “decreto di citazione”  in WORD per windows (allora ancora giravano anche i floppy “a cerchio”, un simpatico ricordo dell’avvio scalcinato della informatica diffusa negli uffici giudiziari). 
E tornai nella mia stanza. Lasciando Buonomo e Cascini lì: Cascini curiosamente interessato ad un piccolo foglietto giallo da me insignito di un disegnino a pennarello.  
A quell’epoca ero un magistrato giovane ma di spicco, impegnato nella costruzione e nella critica agli errori organizzativi dell’ufficio della Procura Circondariale di Roma; ed ero più che mal visto dalla cordata migliorista di MD, da sempre a me avversa. 
La sezione romana manteneva ancora una sua indipendenza ed autonomia grazie anche alla presenza di Michele Coiro e dell’area più di sinistra.
Ero politicamente a cavallo tra i due orientamenti e molto stimato da Michele: lui fu uno dei padri fondatori della genuina MD, assieme a noi tanti magistrati perbene
[UNA CHIOSA TRIBUTO: in mezzo a tutti quelli che ho conosciuto si era stagliato nel 1985, per autorevolezza intellettuale, Marco Ramat: un magistrato “storico” di MD di particolare intelligenza e l’unico a cui attribuivo stima vera, come intellettuale ed uomo, indipendentemente dalla sua collocazione, che gestiva tra l’altro con equilibrio].
Giovanni Buonomo si dimetterà da MD a breve distanza dai due attentati a Falcone e Borsellino entrando nella corrente dei “VERDI” fondata da Falcone; piazzerà un manifesto raffigurante i due magistrati dietro la sua scrivania, e se ne andrà poi via dalla Procura circondariale verso il Tibunale civile di Roma. Regalandomi  l’avvertimento amicale: ” quello è pericoloso, io me ne vado”. “Quello” era sempre  Giuseppe Cascini , ma io sapevo di “intrecci personali” o concorrenza “personale” tra loro risalente al 1991, e come al solito, non “allargai” la mia sfera di intuizione: mi mancavano elementi di conoscenza essenziali. Dell’episodio del 1993 quando incontrai davanti al bancomat al piano terra Buonomo e Racheli ( il magistrato che mandava al  Sant’Andrea ed a Paolo Girardi e Gabriele Sani i magistrati da “rimettere in carreggiata” ) e sulla battuta a me rivolta “il galletto che fa chicchirichì sul sacco della mondezza ho già detto in un precedente articolo.          
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Stefano Pesci, era il pendant di Giuseppe Cascini ma di molto più anziano e direi pressochè della mia generazione anche sul piano della formazione “politica”. Dopo un pò di mesi da quando lo avevo conosciuto mi disse (nel  1991 credo),  anzi mi rivelò (col tono di chi voleva amicarmisi), che era stato un avvocato di “Soccorso Rosso” e politicamente di Democrazia Proletaria: veniva da Bologna ed era sposato con Nunzia D’elia, altra magistrato, anche lei lasciata a Bologna e che lo avrebbe poi raggiunto
Le uniche cose che accomunavano Cascini, Pesci e Buonomo, per quello che ne sapevo, è che erano tutti e tre magistrati (Buonuomo però del mio concorso), che erano soli a Roma (uno scapolo e gli altrui due single provvisori in attesa degli arrivi di mogli e figli) e che erano campani due e con moglie campana il terzo (Pesci). Roba ordinaria ed insignificante. Gianni era più geniale e simile a me, per certi versi, e un “bell’uomo” (del termine a me riferito, da Cascini, nella primavera del 1995, in pieno piacevole accerchiamento femminile io, tono e contesto,  abbiamo già detto). 
Ben sei o più uditori giudiziari del concorso del 1990 avrebbero avuto estratti e scelti  sei posti a Roma (posti  ovviamente messi a disposizione tra le sedi da scegliere secondo ordine di graduatoria, ma era cosa mai  successa prima nella storia della  magistratura romana), nella Procura Circondariale che aveva pure urgente bisogno di coprire i ruoli. Mentre del posto di graduatoria di Cascini che avevo conosciuto come uditore non avevo alcun dubbio, mi chiesi allora come avesse potuto essere così brillante un avvocato di Bologna, anzianotto e “preso”, “occupato” (pensavo) dal lavoro. Se sei un avvocato con attività ben avviata, come è che entri  a distanza di molti anni in magistratura rinunciando al tuo avviamento professionale?! Semplicemente non mi era mai capitato di osservare un percorso del genere. Conclusi che aveva inseguito la carriera della moglie, ma era  una conclusione provvisoria e col punto interrogativo. 
Oggi sappiamo “qualcosina” di più … che esce per intero dalle nostre vicende, e abbiamo qualche conferma chiara  in più …
“Pesci in ambiente militare , e ..e guarda io però però una cosa di venti anni fa,  che è accaduto un fatto però non .. non mi va di dirlo e lo so che era proprio lui in mezzo ”   ..  https://player.vimeo.com/video/83319003
“Pesci in ambiente militare , e ..e guarda io però però una cosa di venti anni fa,  che è accaduto un fatto però non .. non mi va di dirlo e lo so che era proprio lui in mezzo ” 
Ma vi è anche un ricordo del 1991 di uno Stefano Pesci preoccupato e furtivo che, nella Procura dei grandi (noi eravamo Procura Circondariale, la Procura dei piccoli, secondo una pessima ironica dizione, profondamente errata),  entrava nella stanza di un pubblico ministero serio, Silverio Piro, morto recentemente di un male incurabile. Stavo girando per convocare i magistrati di M.D. della Procura Tribunale ad una riunione di sezione. Allora (non oggi) notai concitazione, preoccupazione, un certo disappunto per averlo io visto girandomi, e un atteggiamento da “topolone” che mi incuriosì. 
Oggi che sono “gatto” mi è ovviamente tornato alla mente.

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Il  1990 fu comunque anche l’anno della calata/ritorno a Roma di vari magistrati spesso romani,  sparsi in varie sedi d’Italia. 
Era arrivata alla procura circondariale, però come sarda dalla Sardegna, abbastanza fresca di separazione dal marito giurista e professore di diritto romano DILIBERTO (sì, proprio il DILIBERTO politico e poi Ministro di Giustizia )Delia Cardia (senza immagine fotografica pubblica), figlia del senatore PCI Cardia di Cagliari. Quello che mi stupì più volte era la conoscenza anche antica e direi abbastanza carbonara in alcuni atteggiamenti, della Cardia con Cascini e Pesci. Arrivai persino a pensare ad un rapporto segreto col primo, poi escluso come ipotesi “rilevante”. Appartenevano con legame forte ad un’area comune, pensai allora politica; perchè ragionando con categorie del visibile politico, rimanevo solo interdetto dal fare carbonaro con cui avevo notato si convocavano a volte tra loro per discutere. Oggi definirei quelle convocazioni, senza mezze misure, come quelle di una “cellula”; allora non l’avrei nemmeno immaginato. Una “cellula” che oggi si è in cospicua parte trapiantata anche nella direzione distrettuale Anti-MAFIA della Procura di Roma (si indagano tra di loro viste le molteplici “appartenenze” ??) . 
Anche Delia Cardia fittò e poi acquistò un appartamento nella Roma centrale del potere politico e non solo politico, la Roma della sinistra PCI ed affiliati esterni, in zona Campo dei fiori. [A campo dei Fiori in affitto abiterà il futuro professore associato di economia ed “amico” dalla prima elementare, Fabio Ravagnani: “magriano” (da “Lucio Magri”) come  lo erano Tony Stellato, Sandro Galiena, Carmine Fotia e via dicendo, ma lui elettivamente  legato a Famiano Crucianelli, di sui si raffigurava essere figlioccio, ed allievo del professore Garegnani con casa a Trastevere, campo dei fiori se non erro,  pure lui]

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Alla Procura circondariale di Roma arrivò Pierfranco Bruno, da Pescara, dopo una lunga e ben organizzata permanenza, inizialmente osteggiato da una banda di inferociti sostituti, sovraccaricati di lavoro, sol perchè si era presentato con una spalla lussata e aveva preso due mesi scarsi di aspettativa. Un ragazzone lievemente strano, astuto ma non brillante, figlio del Bruno aggiunto della Procura di Roma, poi avrei saputo … discendente di una importante famiglia che ho definito ( vista lambientazione ) giuridico-massonica. Poi si è distinto anche  per unultima attività che lo ha scoperto. Ma avevo già notato ben altro

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Arrivò poi Nunzia D’Elia, moglie di  Stefano Pesci:
e si formò così il quartetto D’Elia-Cascini-Pesci-Cardia: quartetto attivo in crescendo nel 1991, soprattutto nei pettegolezzi. Ricordo che una volta a fine 1991 D’Elia (e tutti sapevano del mio antico e professionale impegno nel settore della sicurezza sul lavorocon fare intrigante aveva criticato con me un mio capo di imputazione su un infortunio sul lavoro, con osservazioni palesemente non pertinenti e non efficaci. Neanche replicai, pensando: “ma questa a che titolo dice una cosa del genere, oltretutto palesemente artificiosa?!”. Analogamente Cascini, con fare che dire saccente sarebbe poco, fece (credo nel gennaio 1993) allusione di analoga inconsistenza ad una mia attività nel Consiglio giudiziario della Corte di Appello di Roma, avendo io redatto un parere stra-favorevole su un Pretore del lavoro, semplicemente riportando nel parere che vi era stata una allusione negativa del Pretore del lavoro dirigente. Della guerra in corso nella Pretura del lavoro di Roma non sapevo nulla, e di Cannella nemmeno. 
Ma Cascini sembrava aver trovato un “neo” mio. (Estetista, dermatologo o insufflatore di dubbi e maldicenze “ad scalandum”?!).
Nell’Aprile del 1991 ci furono le elezioni per i membri del Consiglio della Corte di Appello di Roma, in liste bloccate (si votano solo le liste sostanzialmente, tutti a pari voti) ed io avevo preso fuori sacco e più degli altri oltre una quarantina di voti (mi sembra 42). Un fatto atipico mai successo.

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Arrivò poi Giuseppe de Falco, oggi PROCURATORE a Frosinone, col “de” minuscolo, come mi fece notare un paio di volte con sussieguo infastidito nel firmare uno dei tanti documenti da me stilati e sottoscritti da quasi tutti,  con tanto di legenda delle firme accanto: non si poteva esimere,  tra il 1990 e la prima e seconda metà del 1991.  
De Falco fece divenire subito il quartetto un “quintetto”, e dei cinque era il più scivoloso e sfuggente: mai intellettualmente o ideologicamente brillante, con un profilo pubblico medio. Loro crearono l’alone dell’intellettuale intorno a De  Falco, io non ho mai stimato le cose che scriveva in diritto perchè ordinate e “pulite” ma didascaliche e scolastiche dal mio punto di vista. Le cose che ecriveva poi in  materia di sicurezza  erano altresì palesemente astratte e prive della linfa e profondità  di chi applica settori normativi concretamente,  e con efficiente professionalità mirata al risultato. Attività para-intellettuale separata, da carriera accreditata, in parallelismo perfetto al mio concreto lavoro e ruolo nella sicurezza e salute del lavoro: ritenevo e ritengo insomma che fosse un’attività paraintellettuale destinata  solo a fini di circuiti “ristretti” interni ed altro sopra detto. Una certa mia esperienza nel mondo accademico di produzioni “librarie” troppo intense … mi lasciava infine scettico: mentre si fa il magistrato a tempo ipoteticamente pieno poi come si fà ad essere così “prolifici”  ?! 
Una conferma generale sulla catena di montaggio la ebbi da un noto esperto di sicurezza che sapeva morte e “miracoli” di settore, della Pretura, Procura Circondariale e poi Procura di Roma. 
Ero io un “artigiano”self made,  inveceblog in costruzione ). 
Ma ho sottovalutato un  libretto  con autore Giuseppe de Falco sul MOBBING  del 2006 o 2007 mi sembra, di quelli da “catena di montaggio”, mi fu fatto intendere da Agostino, che me lo portò in visione, allusivo . 

E mobbing orizzontale e verticale e protocolli sono “parenti”: uno  pubblico, gli altri segreti. 

De Falco fu il primo lucido e manipolatore ad applicare oralmente davanti a me  il “protocollo”, in una riunione dei colleghi di MD da me convocata  per illustrare i fatti da Cecchignola in poi e almen il contenuto di quella che sarebbe stata la futura denuncia a Perugia, riunione tenuta nella stanza di Delia Cardia: con melliflua e affatto duttile insinuazione  formulò l’ipotesi che avevo bisogno di riposo e ovviamente, come alla “Ferrara maniera” ( Giovanni Ferrara il Procuratore di Roma oggetto della mia denuncia del 7 marzo 2011), lasciò intendere ai presenti che mi occorreva assistenza … Ovviamente l’ottanta per cento dei presenti era claque contigua  e non avevo più il polso esatto dela situazione della corrente interna.

Solo tre  mesi prima Simonetta Ferraro,  aveva velenosamente fatto pressione su di me, in una telefonata , esclamando e svelandosi, con fare intimatorio ( risibile)  “sei solo contro tutti“. La frase indicava la “condivisione” e la scelta predeterminata di farmi fuori dopo aver cospirato per decenni, non potendosi questi apparati sotterranei permettersi  che la cosa mia divenisse pubblica nè, tantomeno, che ne divenisse pubblica una analisi completa e dettagliata. Ma significava solo che ero accerchiato da un apparato potente e “criminaluccio” ,  condiviso,  che contava sul mio isolamento totale. 

Cascini, e  ancor più Pesci e de Falco, soffrivano particolarmente il confronto pubblico con me, sia in sede tecnico professionale (specialmente in organizzazione e gestione informatica e in materia di sicurezza e salute del lavoro)  che in sedi istituzionali e politiche esterne non alla portata intellettuale ed oratoria della micro-cordata, che pure si andava lentamente allargando sempre facendo da claque a sè stessa.
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In Procura circondariale erano arrivati subito Maria Monteleone,   Paolo Auriemma,
poi  Rolando Sabelli, e altri, tra gli ultimi Luca Palamara

lentamente e letteralmente assorbiti,   ma ricollocati all’esterno dalla cordata che saldava, omologava e a mio avviso inseriva in circuiti  prima talvolta a loro ignoti i magistrati ( conservo un ricordo preciso nel 2002 di un mutamento visibile di immagine e atteggiamento di Sabelli che mi aveva all’epoca colpito .. ). Attualmente dal 2011 si palleggiano ruoli, scalata e attività : la cordata della procura romana … al “poder” … ma sino a quanto ?!
E quando le due Procure vennero unificate, nel 2000 dovettero subire “l’onta” ennesima  di un ruolo mio importante  di ausilio diretto alla organizzazione complessiva ed informatica dell’ufficio unificato, e scalpitavano , eccome se scalpitavano… 
Quando nel novembre 2012 Paolo Auriemma in una telefonata sempre registrata disse a me che ” il quadro di insieme  era chiaro”  anticipando il provvedimento finale progettato da anni, capii , letteralmente indignato di quell’atteggiamento ipocrita e “criptico“,  che ero stato realmente accerchiato da tanti anni  e potei ipotizzare che persino le visite di Gallo a Maria Cordova a questo servivano,  nell’aprile del 2011, anche. Si doveva nascondere l’ordito, fallito intorno alla Cecchignola, ad ogni costo

Nel CSM oltre a Paolo Enrico Carfì, l’AVV CALVI c’era nel 2011 anche Vittorio Borracetti, l’alter-ego di Claudio Castelli, alternatosi come segretario di M.D., una M.D. ignota alla gran parte dei magistrati per bene che aderivano ed aderiscono a valori ed idee. 

Avv prof. Calvi

Vittorio Borraccetti



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In Procura circondariale arrivò dal ministero di Giustizia, credo a primavera del 1991, Riama Sarète (uso questo pseudonimo perchè rivelatasi per un verso non originariamente intranea a quel “gruppo”, e diversa da costoro,  e anche per aver io sottovalutato quello che le accadeva tra il gennaio e l’aprile 1992).  Una donna magistrato equilibrata, di origini campane, che rivelava una simpatia per me, che ricambiavo: si era in realtà immessa, dopo un pò che era arrivata alla Procura circondariale,  in  una vicenda personale presto finita, con “altra” persona  ( a monte vi era un suo storico e canonico rapporto ufficiale in crisi,  con uomo impegnato in un lavoro di rilievo in sede estera – New York).
Sarète entrerà in uno stato di palese confusione e stordimento nei primi  due mesi del 1992all’epoca mi riferì  di curiosi episodi su cui lei rifletteva preoccupata, compresa una incursione in dialetto napoletano e una “manàta lì”, mentre su un motorino percorreva l’olimpica da Montesacro in direzione di piazzale Clodio. Viveva sola a Montesacro, e ciò facilitò l’approccio di Giuseppe Cascini; e credo che la sua presenza in una delle due case accanto a piazzale Clodio fosse stata  diremmo “agevolata” da accadimenti  di cui lei aveva una qualche confusa preoccupazione. Preoccupazione che invece a me, povero deficente, apparve allora smodata ed incomprensibile. Ora mi consta che vi siano le condizioni per cui lei  possa essere retroattivamente meglio consapevole, dopo una separazione legale  ingaggiata con l’uomo pericolosetto sposato, definito come fu definito da Michele Coiro parlando con me seduto al bar dietro gli uffici giudiziari nel febbraio 1995. Mi chiedo ancora perchè Michele non mi  disse di più quel primo pomeriggio. 
Nel novembre 1991 vi fu una scena indimenticabile: Giuseppe Cascini nella sua stanza da “piemmino”, che scoppia in un breve pianto anche un tantinello nevrotico e malato e mi dice: “lascia perdere Sarèteti devi togliere di mezzo…ti devi togliere di mezzo”. Replicai stupito e diretto: “ma di che parli ... ma fai sul serio ?!” spiegandogli che io non ero “in mezzo”, e lo lasciai lì seduto alla sua scrivania. Ero andato da lui, come facevo con tutti, a portare un breve documento per organizzare l’assemblea dei colleghi. 
Quello che accadrà dal 1992 in poi è “anche” frutto di questa miscellanea di umori e vicende “personali” . 
Cascini ottenne l’ambita preda attirata nella sua ragnatela anche immobiliare,  e la sposò;  e l’unica volta in  cui misi piede già single io  nella casa di Sarète  durante una piccola festicciolaritrovo dei magistrati della Procura in particolare,  notai uno stato confusionale di Sarète nella cucina: me ne preoccupai, ma pensai ... sono affari suoi.  Me ne pento, occorre essere sempre attenti a chi ci circonda aiutandolo se possibile, nei limiti del possibile. 
Sarète nel lontano 1995 (già trasferitasi dal 1994 dalla Procura ad altro ufficio giudiziario) alluse esplicitamente a possibili trame, e mi disse “con questa storia che sei un bell’uomo e piaci alle donne, ti farai mettere in mezzo”  …. nei guai. Lo disse un pò acida ma non per sua propensione personale,  mai vissuta concretamente: mi avvisava e metteva in guardia a modo suo, e sembrava mettere l’accento su un costume di vita da single . Io dal canto mio non potevo  capire, ma appiccicai il post-it giallo alla  mia parete cerebrale. 
Era l’anno di Cecilia, Laura e poi la Silvia Canali
Nel 1992-1993 si era distrutto il rapporto di coppia con Daniela: la prima ragazza, donna e moglie della mia vita per ben 20 anni, a contare i tre  anni del liceo. Era venuta dal Giulio Cesare del Parioli-nomentano-corso Trieste, in primo liceo all’Orazio,  ma ci conoscevamo sin da ragazzini  nel  quartiere Montesacro.  Nel 1992-1993 ancora non capivo bene cosa fosse successo e nulla sapevo degli “intrecci” di cui avrebbe scritto il CSM nel 2012, lasciandomi esterrefatto persino dopo. Ma nel 1992-1993 colsi le attività  di un fratello , l’AVV. Marco Ferraro, che non valutavo e da cui mi distanziavo anche a tutela del mio ruolo indipendente. Anche lui assurse nel 2009, dopo tentativi falliti, a provvisorio e parziale vincitore: novello Pirro di una cordatta di Pirri, una partita volta alla distruzione di uno dei migliori, estraneo per vocazione ed indipendenza ad apparati mariuolate e cordate massoniche:  una partita caratterizzata da una  “eterogenesi del fine “, e che veniva da lontano.   
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Nella  Procura circondariale era arrivato il giorno prima della  data della sua “nascita” istituzionale, con il nuovo processo “accusatorio”, il 23 ottobre 1989, Giuseppe Corasanitilo conoscevo all’università dal 1976. Saremmo divenuti insieme a Giuseppe Amato, anche lui magistrato e anche lui nella Procura Ccircondariale, collaboratori assistenti volontari della cattedra di diritto privato nel 1980. Chi fosse e quale curriculum avesse Giuseppe C. lo potete vedere sulla rete, ma potete immaginare come patisse il confronto diretto con chi vi scrive. E sin dall’epoca dell’Università. Viaggiavo, come dirà l’11 gennaio del 2011 il “faceto” psichiatra dott. Paolo Girardi, (ma già allora),  “alla velocità della luce ed ero il “pirotecnico” ( così mi definiva ripetutamente il professore dinanzi agli occhi smarriti e cupi degli altri assistenti volontari giovani,  assistente volontario io, già impiegato  pubblico dal 1976). Tra di essi e futuri magistrati GIUSEPPE AMATOGIUSEPPE CORASANITI ma anche e direi soprattutto  DONATELLA FERRANTI 
(quest’ultima più strutturata, determinata e, per sue doti,  ancor più consapevole delle mie caratteristiche e doti: mi inviterà ad un convegno a Viterbo nel 1988, e l’eco dei complimenti suoi e l’atteggiamento ed osservazione pubblica in quel convegno e subito dopo la mia relazione. del suo mentore politico in magistratura MARCO PIVETTI – attuale Presidente della sezione
tributaria della Corte di Cassazione– ancora li ricordo: stima fuor di misura quasi esagerata dopo la mia relazione intervento su un tema generalelocalizzazione delle opere publiche e tutela dell’ambiente, con riferimenti infine anche alla edilizia penitenziaria. Un ricordo questo mio non secondario:
Donatella diverrà prima segretario del CSM poi parlamentare  poi presidente della Commissione Giustizia della Camera,  appartenendo al  gruppo parlamentare del PD e relativa commissione gisutizia. Lei e Marco Pivetti sanno, sapevano e sapranno esattamente chi sono e quanto valgo e valevo… e  lui stesso, nemico  mio infine dichiarato dall’epoca della cacciata ad opera mia di Cascini e Pesci dalla segreteria di MD nel 1994, non ne faceva mistero già nel 1988. 
E’ Marco Pivetti (senza immagine fotografica reperibile in rete ) che guiderà negli anni novanta l’ascesa di questo “apparatino” in forte scalata, ed io che arginerò o tenterò di arginare sino al 2004 solo alcune nefandezze,  su una sponda diversa,  idealmente. 
Non avrei mai accerchiato con metodi criminali nessuno, e tantomeno tentato di far fuori “per stima” un uomo: alcuni  si ergono sulla eliminazione dell’altro, specie se migliore, così come fece D’Alema con Occhetto.  A me mancava allora la chiave di lettura storico strategica, e quella “sotterranea”. 
Il resto è  analitica recente e  generale informazione e storia.

Novum purgamentum ( Nuova mondezza ) . DUE SCHERZOSI E VIRTUALI CONCORSI PER SDRAMMATIZZARE Posted on 12 marzo 2014 by cddgrandediscovery

Jesus FRanco
Novum purgamentum ( Nuova mondezza ) . DUE SCHERZOSI E VIRTUALI CONCORSI PER SDRAMMATIZZARE Partecipate commentando e valutando ( in astratto ed in anonimo) secondo logica e criteri : è un gioco serio e si chiama accerchiare insieme con intelletto e coraggio il “pergamentum” che si è incistato nel cuore dello Stato ). PARTE PRIMA. Alle 00.05 del 14 gennaio 2014 si … Continua a leggere  

IL TERZO VIDEO AUDIO . Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro . In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company ” .

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Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro. In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company IL TERZO VIDEO AUDIO I tre brevissimi frammenti audio del primo audio video che ascolterete in automatico per pochi secondi servono a farvi rendere conto immediatamente (voi che lo conoscete personalmente) di chi sia “JESUS FRANCO”. L’autore di una ennesima e delle … Continue a leggere 

IL QUARTO VIDEO AUDIO. La macchinazione autoimplode. IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI e PESCI e CASCINI e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria.

pierfrancoIL QUARTO “micro” AUDIO. La macchinazione autoimplode. E POI IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI, PESCI E CASCINI .. e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria. Leggete, ascoltate memorizzate e poi riverificate, ascoltando, e chi capirà non si senta troppo male, inorridendo. Nel corso della …Continue a leggere 

I DIAVOLI IN TERRA FANNO LE PENTOLE MA NON I COPERCHI E SONO ANCHE IDIOTI.

devil
IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI.  I “DIAVOLI” IN TERRA POI SONO ANCHE IDIOTI. “Beep Beep stana una filiera di willy cojotes”   BORDER NIGHTS: una bambina innocente, due professori universitari di diritto ed economia,  folli e malati, la madre della bambina, un ufficiale che lavora anche per i servizi, nell’ombra, due co-conduttori della trasmissione radio e  Paolo Ferraro  … Continua a leggere  

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Dalla direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena del Ministero di Giustizia, arriverà sempre nell’ottobre 1989 alla Procura Circondariale Salvatore Vitello, alias Filippo: un personaggio palermitano, militare a cavallo della vincita del concorso in magistratura 1983, e sarebbe per questo entrato concretamente solo col mio corso del 1984 ( !! ): di medio profilo, manterrà invece ruoli di potere e presenza ministeriale forte che abbiamo già dettagliato in un precedente articolo e video audio 

I MINISTRI OMBRA E L’OMBRA DEI MINISTRI. La telefonata del 24 gennaio 2011 al consigliere Salvatore Vitello. 

Un ruolo da eminenza grigia ancor più sotterraneo di quello di Pesci e del peso “sub-istituzionale” forse maggiore di quello di  Cascini. 
Di tutto quello che ho saputo e potrei enucleare didascalicamente,  racconto qui solo un suo ripetuto alludere alla “bella mogliettina che avevo”, “peccato che vi siete lasciati”, frasi centellinate e ripetute a distanza di due o tre anni sempre con fare affettatamente paternalistico e direi neanche tanto impercettibilmente allusivo. Non era e non è un Andreotti, e invece di monitorare mi aveva fatto ripetutamente insospettire … senza conclusioni mie, poi raggiunte. Nei ventanni dal 1992 al 2011 mi sono sempre ben guardato dall’illustrargli fatti e sospetti ragionevoli e dal fargli capire alcunchè. Così ho raccolto sei  o sette “fogliettini gialli” “post-it utili” (come li chiamo),   e l’ultima telefonata in cui rientra in argomento con suggestione accorta del tipo “quando si lavora … così tanto vanno in crisi i rapporti di coppia”. Sotterraneamente investigavo, senza saperlo,  solo “osservando” di fatto per venti anni e memorizzando attentamente, la qual cosa mi viene naturale;  così mi sono ritrovato ad accertare o capire tante cose. 
Sicchè hanno imbastito quello che hanno imbastito, così contortamente e con attività complesse,  e alla fine protocolli di “ultima specie”; ma senza potermi affondare definitivamente, da ultimo. In parte li aspettavo al varco, ma da persona sana: distinguendo sempre tra dati, fatti, sensazioni obiettivabili, intuito e vaglio critico. Niente paranoie, per loro odierna disgrazia.
E mai, dico mai, una logica amico-nemico : assertivamente solo idee, valori, azioni, realizzazioni. 
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Ma la figura che va ora NESSARIAMENTE tratteggiata è quella di Fabio Ravagnani (di cui non si trova immagine “fotografica” pubblica): l’amico di infanzia“, elementari medie inferiori e superiori insieme, un padre architetto, famiglia paterna nel cuore del Tufello, separazione burrascosa del padre dalla madre nel 1968. Una leggenda familiare o realtà su un padre violento, e altre cose più delicate mai indicate chiaramemnte. Fabio intelligente ma strano, per alcuni versi, che mi porterà con lui nel 1968 a vedere il film di Polanski “Rosemary’s baby”; lui era consapevole, mentre io entravo a vedere il film per una mera curiosità senza collocarlo se non nel limbo del cine-amatoriale  (e per entrare raccontammo di avere già 14 anni). 
Fabio Ravagnani con un “padrino” di Torino (chi fosse non lo ho mai saputo), Fabio “studioso” di economia in crescendo,  che riceve borse di studio e comincia a viaggiare nel mondo e negli Stati Uniti a ventidue anni, e che seguirà corsi di specializzazione per anni ed anni a Cambridge. Fabio di cui e del cui sviluppo personale sapevo poco negli anni ottanta,  ma che ritenevo affettivamente il mio amico di infanzia di sempre. Fabio Ravagnani che, dopo un periodo all’università di Frosinone (dove  era diventato procuratore capo Giuseppe de Falco nel 2009, mentre Nunzia D’Elia diveniva Procuratore Aggiunto a Latina e Paolo Ferraro veniva sottoposto ad un sequestro di persona e ad una attività criminale ormai dettagliatissimamente illustrata a “pubblico qualificato”),  vedrà improvvisamente accelerarsi la sua carrera universitaria nel 2012. 
Fabio Ravagnani , che monitorò nel 1992 la crisi che credevo di coppia con Daniela insieme a Sandro Galiena avvocato e solerte amico, e che monitora insieme a Sandro l’ingresso nella mia vita da single di una avvocato Laura (importante), andandola a vedere nella manifestazione di destra (!!) in quel del marzo del 1995 in piazza di Montesacro, mentre Sandro la incontra a studio suo e in zona corso Trieste verso le 12 e io a stupirmi delle casualità.  Lo stesso Sandro Galiena  che nel balcone di casa sua (presenti Fabio e Tony), anno 1985, osserva  che “Daniela era la mia ancora a terra indipensabile” essendo io un “areostato” (percepii alloradistintamente  entrambi i concetti : atto a volare alto ma al contempo che si poteva far perdere nel cielo, togliendogli l’ancoraggio). 
Sempre Fabio Ravagnani  monitorò la vicenda della Cecchignola intervenendo attivamente, “chiamato” dall’avv. Petrucci Luca (quello della trappola di Cancrini e della semi confessione  al  volo  del  2010,  anche  lui  del MANIFESTO  poi divenuto dark o se preferite rosso mattone tendente al bruno condiviso, parlando di politica .. sotterranea).      Andarono a visionare domenica 14 novembre 2008  la casa della Cecchignola e proprio Sabrina, che reggeva una difficile parte, e che era anche  minacciata nel vivo (“mi toglieranno il figlio” – n.d.r. se parlo – diceva,  anche dopo il primo incontro con Cancrini).  
FabiRavagnani delle cui troppe domande terrò nota, e che teneva a sapere come mi stessi muovendo nel 2008 2009 ma soprattutto nel 2011 e 2012; e che ci teneva a farmi sapere che dovevo smettere di analizzare pubblicamente, a due passi dall’aggressione clamorosa mediante istanza di nomina di amministratore di sostegno (così scoprendosi per i nonargomenti che usava e che lo appaiavano all’ex Procuratore di ROMA e Procuratore Generale della Corte di Appello di Roma Salvatore Vecchione). 

Fabio a cui racconterò nel dicembre 2012 che avrei interrotto la attività informativa, allontandomi invece per sempre dall’amico simulatore … avendo capito quanto bastava per decidere di non averci più a che fare. 

http://cdd5.blogspot.it/2014/11/i-diavoli-in-terra-fanno-le-pentole-ma.html

PARTE SECONDA: 1992. Una trama,  non solo romana, anche intorno al magistrato Paolo Ferraro, e la  ritirata dalla Corte Costituzionale di Marco Pivetti e Agnello Rossi.
Nel gennaio/febbraio del 1992 venni chiamato dalla Presidenza della Corte Costituzionale a far parte di un gruppo di lavoro creato dalla Presidenza stessa, cumulando così il lavoro al Consiglio giudiziario e il lavoro in Procura al nuovo impegno, e scegliendo di non chiedere esoneri di alcun tipo. 
Ero reduce dagli scontri interni su Falcone nella sezione romana di MD, da me ormai dettagliatamente illustrati nella loro effettiva portata. Portata nascosta allopinione pubblica,  prima che ne svelassi reali contesti, e capita da me bene solo dopo quello che ho patito e poi adeguatamente ricostruito. 
E accadde un fatto “imponderabile” normale, ma anche da protocollo di destabilizzazione affettivo familiare. Tra il febbraio marzo ed aprile del 1992, direi improvvisamente, mia moglie Daniela viaggiava trasognata ed estatica tra le pareti di casa e la mattina volava al lavoro. Poi saprò da lei che le avevano dato un badge a parte per uscire liberamente a febbraio vista la riorganizzazione interna“, e che usciva dall’uffìcio ogni giorno per tutta la mattinata (a Porta Pia, e  si recava in zona Parioli Nomentano, Corso trieste, facendo stampare le foto delle vacanze, andando al bar sempre a tarda mattinata e così via, come da numerosi scontrini ovviamente visionati per capire se potessse succedere qualche cosa  alla moglie di un magistrato in vista… ). Una esplosione di fuoco ad aprile e la mia “rincorsa” di sensuale amore: eravamo una coppia storica e io persona aperta, addirittura reduce da un percorso decennale con “reciproche” concessioni (ci eravamo sposati giovanissimi ed in epoca “libertaria”), ma la situazione si andava sgretolando e poteva forse sembrare una normale crisi da “invaghimento” ed annessi. Poi Daniela farà esplicitamente intendere che non di quello si trattava, e quindi di “un” ben altro che iniziò ad illustrarmi parlando di sue uscite con quattro colleghi: racconto che io interruppi subito. Più importante forse  fu sapere che lavevano messa in stanza con un Giovanni di una potente famiglia cattolica, parente di un vescovo ed in odore di poteri forti di Chiesa. Ma allora la informazione trapelata non mi significava nulla.  Nella settimana di fuoco primaverile del 1992 (amore), alcuni comportamenti … intimamente accresciuti e sviluppati, ma raccolsi anche alcune frasi  incomprensibili e strane, pronunciate con tono trasognato; “io prendo quello che viene ” e in precedenza ” io ne ho bisogno tutte le mattine verso le 11” (nomenclature tipiche .. bah  ?! sempre in tono trasognato … per me era “arabo”, da imputare semmai ad una tempesta ormonale impensabile solo un mese prima).
La mia interpretazione banale ed ordinaria, allora, fu quella che immaginate; ma era e si rivelò inadeguatissima.
In piena crisi mia di coppia esplodevano le bombe di Capaci e poi di via D’Amelio, e resistetti nella  coppia un bel pò; “lasciato solo”, e nonostante o forse proprio per la bomba affettiva deflagrata a via Tilli, che mi rese impossibile costruire altri rapporti veri e una qualunque alternativa. Sicchè nella più nera disperazione ricorsi anche, ricordo, a rimedi antichi:  mi univano anche tre bambini cui volevo molto bene (Francesco e Federica “certi” di data e antefatto: Francesco voluto programmaticamente sino in fondo, una partita della semifinale di coppa del mondo del 1982 ed il seguito dopo, in tenda a Villasimius, e Federica, un 6 gennaio  1990 la notte a casa senza  bambini,  dopo una festa da Stefano e Patrizia, amici montesacrini di Daniela dalla pubertà ed anche miei, direi per bene per non accomunarli in alcun modo nel racconto dettagliato e preciso che sto facendo. Una analisi e racconto necessari, alla luce di tutto quello che è emerso con prove dirette, affinchè tutti possano capire meglio,   immedesimarsi entrando in empatia e quindi sentire e comprendere  a fondo ).   
Immancabili nel “monitorare” e nella presenza assidua i tre del nucleo montesacrino del MANIFESTO “dark”, e segnatamente tra essFabio Ravagnani e l’avvocato Sandro Galiena; ricordo un pomeriggio a casa mia con presente Daniela,  a crisi e destabilizzazione avviata, che teneva riservatamente un’aria sorniona, per me incomprensibile e che notai stupito. In realtà era del tutto plausibile e ovviamente non sgradita una partecipazione amicale loro, ma che ne sapevo io di cosa covava sotto le ceneri ?! 
Mio fratello Marco Ferraro tentò di attivare una trappoletta nella mia sfera con l’ausilio di mia sorella Simonetta Ferraro (un mio delirio di gelosia .. sic!). E mia sorella era la stessa che in piena anoressia era venuta a trovarmi la estate del 1990 al CIRCEO al mare, lasciandomi lievemente stupito.   E poi ci sono molte  altre cose: ascoltai infine la  telefonata di Marco Ferraro a mio padre del 1993 alzando la seconda cornetta della casa paterna, e avevo osservato un iniziale muoversi comune con Daniela Plocco sul protocollo da costruire.
Non intravedo nessi concreti e precisi con il fattaccio del magistrato della Corte Costituzionale,   ma sono cose che mi lasciano oggi riflettere persino su quei  fatti,  diversi.
Ed è  la intera rilettura  di strategie criminologico-psichiatriche e/o mediante dinamiche orientate interferenti nella sfera psico affettiva ( Tavistock e altre scuole ) e  dagli anni novanta in poi,  che contribuisce a un non peregrino banale punto interrogativo. 
Il fatto esploso dagli uffici della Corte Costituzionale non avveniva nella casa della funzionaria dal meraviglioso “viso rinascimentale” e funzionario marito, che pure vivevano  vicino al Divino Amore, ma soprattutto non era nato in un qualsiasi ufficio pubblico. 
Mesi prima avevo incontrato ad un baretto su via nazionale vicino alla Corte Costituzionale Agnello Rossi, che mi sembrò letteralmente stravolto e anche un pò verdolino in viso. Inoltre sapevo per certo che il presidente della Corte, pur essendo un vero giurista autore di una celeberrima giurisprudenza “genovese” e poi di Cassazione, era letteralmente inviso alla cordata migliorista che ne sparlava per come avesse raccolto persona per persona i voti dei magistrati di Cassazione per la sua elezione a giudice costituzionale.  E alla Corte era anche addetto fuori ruolo Marco Pivetti, la “eminenza” dell’ala migliorista e dei lavoristi romani ... anche lui del quartiere nomentano alto-viale Libia-Corso Trieste, la Parioli allargata dove stavano quasi tutti.  
Quando a luglio inoltrato parlai al Presidente della Corte Costituzionale per cinque minuti e gli dissi che mi si era aperto inaspettato un fronte interno, lui fece un parallelo niente affatto banale con la storia che aveva schockato la Corte Costituzionale e mi disse con aria intelligente e non paternalistica  “occorre stare attenti .. bene .. a quello che accade negli ambienti di lavoro di questi tempi”. Dal tono voleva dire ben di più …
Pivetti  e Rossi si “ritirarono” dalla Corte, rientrando in ruolo …. 
TORNANDO INDIETRO ALL’AGOSTO 1990 … e state ben attenti … 
Ignaro ero io, ignari erano tutti. Ma quando nell’estate del 2013 un amico “informato” mi illustrerà alcune dinamiche e piste criminologiche facendo una ipotesi consistente su di me … e sulla ipotesi della creazione artificiale di un profilo patologico-criminale, riflettei e rimasi incuriosito sino alla mattina dopo (si nuotava al mare). Era l’unica ipotesi che in effetti potesse dare una qualche spiegazione globale a quel pateracchio di  balle diagnostiche in crescendo e poste in nuce come spunti artificiali sin dall’inizio,  e quella ipotesi poteva illuminare la direzione cui apparivano quasi mirate.  
Si ricordava lui, come mi ricordai  io, di un disegno di un pupazzo margherita lasciato o trovato sul luogo dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, e mi ricordai o mi disse lui di un qualcosa di simile lasciato e fatto trovare dopo il furto al caveaux della banca di Roma svariati anni dopo, all’interno del palazzo di giustizia (palazzina B) di piazzale Clodio. Un chiaro segnale, con coinvolgimento di criminalità non di basso livello: a Roma come si alza il livello si arriva ad eversione nera, di solito. E ai servizi, deviati quasi sempre. Quel disegnino di pupazzo margherita mi ritornò alla mente come non solo visto su un quotidiano, ma facente parte di quel pomeriggio accaldatissimo, nella stanza  del collega super informatico … La chiacchierata estiva del 2013 ha colorato di una nuova ulteriore luce le mie riflessioni.  Poi grazie ad una informata avvocatessa molto ordinata ed organizzata ho rimediato una interessante pubblicazione che propongo a tutti … ma soprattutto agli investigatori e pubblici ministeri seri e professionali …. 
“Mi scuserete” se sono disordinato e parto dalla pagina tre .. BEN  INGRANDITA . Di seguito rimetto tutto in ordine di pagine .. 

                                                                                
Certo ripensando al mio ruolo,  ai riconoscimenti ed alla marcia da me innestata, e alla frase “sei uno ingombrante da eliminare” con ghigno moderato elargitami da Giuseppe Cascini nell’autunno 1991,  prima che iniziasse una riunione di M.D. , qualche dubbio più consistente mi sarebbe dovuto venire nel 1992. Ma lesinavo ipotesi e supposizioni non avendo elementi concreti verificabili, e quando raccogli i cocci affettivi .. sei obiettivamente distratto. 
Oggi le cose sono completamente diverse, e persino le sorti di allora di Sarète (da almeno due anni “liberatasi” mi è stato confermato),  Sarète stessa  le potrà leggere  in modo diverso.  

PARTE TERZA: 1995. Un assurdo agguato disciplinare fallito ed il piacevole accerchiamento femminile: tre ruoli individuati ricostruiti.
Quando nel maggio-giugno 1994 avevo terminato una mia “invenzione” automatizzata chiamai il collega Adolfo Di Virginio nella mia stanza e gli illustrai idee, metodo, mezzo (il programma compilato), facendo vedere qualche piccolo esperimento coi miei fascicoli e relativi database  estratti dal  registro generale informatico.
Adolfo che è persona intelligente, pur non essendo informatico capì al volo. Illustrai al Procuratore l’idea (eravamo in conflitto “storico” sulla specializzazione, per me necessaria tra i PM, ma da lui aborrita dichiaratemanet per il pericolo del crearsi di sacche di potere ingestibili) e la sperimentazione ATZ partì. Presi in meno di quattro mesi svariate migliaia di fascicoli per reati automatizzabili, completai il programmino e gestii le modalità di classificazione codificandole (si trattava di aggiungere alcuni brevi codici nel registro generale in sede di immissione delle notizie di reato preclassificate). Il programma faceva tutto da solo con un click e produceva completi tutti i provvedimenti necessari alla gestione del fascicolo: ATZ il canale e flusso dei procedimenti (AutomaTizZati). Funzionava. Per poter gestire lavoro attuativo e contemporaneamente i seimila procedimenti  avevo chiesto di poter restituire poco più di un  migliaio di pendenti,  già tutti prelavorati sinanche nel capo di imputazione e molti in attesa di sola data di udienza. 
A ciascun PM vennero riassegnati tra i trenta e quaranta procedimenti miei prelavorati, moltissimi. La cosa non fu nè compresa nè gradita. Uno dei PM, proprio il GIUSEPPE AMATO che mi conosceva dai tempi dell’UNIVERSITA’, in palese ostentato accordo con Cascini, e con un gesto di intesa da parte di quest’uptimo, che io colsi in una assemblea “topica” dell’pttobre 1994,  oltrechè “attaccare” la cosa pubblicamente ne pensò una bella. 
Per una ventina dei   42 procedimenti riasssegnati arrivatigli chiese unarchiviazione al GIP motivando che i fascicoli erano stati riassegnati dopo la scadenza del temine “per le”  indagini di sei mesi. e quindi non si potevano trattare. Ovviamente i giudici delle indagini preliminari li restituirono pressochè tutti, dicendo non c’è nulla da fare, occorre solo decidere se rinviare a giudizio, emettere decreto penale o richiedere archiviazione nel merito perchè non sufficienti le prove o non sussistente il reato ( e vi erano persino il decreto citazione pronto con il capo di imputazione e l’udienza richiesta in alcuni casi, e  le indagini, semploci, già fatte ). I provvedimenti di restituzione dei procedimenti vennero tutti nientepopòdimenoche ricorsi in Cassazione (un rimedio straordinario e atipico) ipotizzando strumentalmente che i provvedimenti dei GIP fossero “abnormi” (?!). Tutti i ricorsi ovviamente vennero respinti  ma un paio accolti e sostenuti da un Sostituto Procuratore generale della Cassazione in udienza, GERACI. Un collegio della Cassazione accolse il ricorso con una non motivazione che lascio immaginare (dopo sei mesi i fascicoli non trattati muoiono di infarto, grosso modo …) e il Sostituto chiese la trasmissione degli atti alla sezione disciplinare, perchè si ipotizzava una mia incuria e negligenza grave. Vi lasco immaginare come fosse un non senso cio’, per il semplice fatto che gli altri Pm della Procura circodariale avevano sino ad un massimo pendente in stanza di cinquemila fascicoli ciascuno. Invertendo la realtà, si era costruito artificialmente un “lavativo” passibile di rilievi disciplinari su un caso solo o di approfondimenti sul nulla. Ovviamente fu tutto una gigantesca bolla di sapone e la istruttoria disciplinare si tramutò in una esaltazione della professionalità, attività e persona di Paolo Ferraro. Mentre, ho saputo dopo, il CNR studiava nel settore destinato al vaglio della intelligenza artificiale la procedura e programma ATZ (questa era una esagerazione di segno opposto, che servì in realtà per monitorare chi fosse e quanto intelligente o meno Paolo Ferraro:  ne abbiamo parlato in precedente articolo). UN FLOP clamoroso, un dispendio di attività istituzionali e vari trucchi inutili. Ma la posta in gioco non era la attività mia ma la mia persona. Respinta al mittente la manovra, hanno completamente escluso che sul piano del lavoro o della professionalità potessi subire un qualunque attacco di qualunque tipo. E radicalizzarono solo il metodo TAVISTOCK ed il protocollo psichiatrico poi, preparando il terreno. 
Di Cecilia, la magistrata che fece forfait declinando implicitamente la missione, abbiamo detto nei passati articoli; di LAURA abbiamo accennato diffusamente in precedenti articoli. 
Oggi spieghiamo che si era alzato di molto il tiro, e la persona che aveva assiduamente “frequentato” Scopelliti (il professionale magistrato del processo sulla  strage di Milano, cui era destinato il ruolo della accusa in Cassazione per importante processo di mafia, ucciso con un colpo di pistola a Reggio Calabria nel 1990) non era un manicaretto, era un potente cannone. La bella ma anche intelligente avvocatessa, che mi conosceva anche da ragazzo, si  era fatta “largo” in Cassazione come intraprendente laureanda, laureata poi e avvocatessa; aveva chiuso l’armadio con relativo contenuto aperto anche intorno alle prove di abilitazione in Calabria, ed infine cresciuta altrove come assistente a giurisprudenza e professoressa di facoltà di quella nota Università privata di cui ormai sapete. Nonostante si monitorasse e lei riferisse, e  nonostante l’impegno messo (NOTEVOLE ma NON sufficiente), si arrese a fine maggio 1995 o concluse nei  tre mesi “canonici”.  da protocollo, piacevolmente faticosi. Si arrese come avevo previsto da quando mi rivelò di fronte ad una mia ostentata e visibile perfetta buona fede,  che un attimo la squilibrava : “Io non sono quella che tu credi …“, con una improvvisa impennata di sincerità tipica del suo temperamento, alle due di notte ora più ora meno; e mi rivelò poi varie altre cosine. 
Anche questa destabilizzazione affettiva e da scompenso ormonale di risulta, più frustrazione da abbandono,  fece infine cilecca.  
Passarono allora con le modalità più volte spiegate alla vera e propria bomba ad orologeria, Silvia Canali, che gli si stava disinnescando definitivamente nel 2002 (avendo anche generato due bambine) e dopo la lite furibonda con la sacerdotal-matriarca Fiorella Vallini. 
Nel 1996 Silvia Canali era appena entrata nel ruolo ed aveva però violato la consegna per “amore”; e la botta data da me con l’articolo “noto” del 1996 sul MANIFESTO aveva congelato la situazione. 
[In un noto paginone articolo su quotidiano Paolo Ferraro denunciò una svolta da associazione ad “ORGANIZZAZIONE” in una corrente  “chiusa” di magistrati]
ANNO 1996 articolo sul MANIFESTO
clicca ed allarga per leggere 
Ripresa la Canali  la sua missione intorno al 2004, come ormai chiarito nei tempi modalità e contesti,  disinnescai la prima volta il congegno mortale,  dando incarico nel giugno 2006  ad un’agenzia investigativa, quindi  anche grazie al mio grande solito intuito. 

E nell’istante in cui quasi addolorata e con voce vagamente tremante disse “pensavo di essermi redenta ” ( ??! ), mi tornarono tutti insieme alla mente i suoi racconti dal dicembre 1995 all’aprile 1996,  su vicende non approfondite , per fiducia: Angelo, tutto il resto ed  i viaggi in moto in Toscana del gruppo (’85), quei due cofanetti di gioielli nascosti in fondo all’armadio, le vicende del liceo Socrate (’81 – ’83), l’incidente in motorino della compagna di scuola (’84), la storia del coinvolgimento in una trappola giudiziaria senza esito del padre del’ex marito Orfei (’94), il fatto che fosse compagna di scuola del giovane Albamonte, altro intermedio magistrato della M.D. romana, e vidi in una luce nuova anche i racconti sul 1990 e sullo studio commerciale di Corso Trieste, sul ricco GIGGI dell’Aventino, sull’ENTE per il turismo  italiano, e la presenza nel mondo Caracciolo delle sorelle Canali dall’inizio del 1990 e via dicendo. Dopo aver tentato per oltre  mese di tenere sotto controllo il tutto, allontanandomi, a fine giugno per vacanza in camper, definitivamente inorridito ed impensierito, portai via ogni foto mia, e quando una sua cliente mi telefonò direttamente al cellulare i primi dell’ottobre 2006 mettendomi in guardia dalle attività diffamatorie ed invenzioni a mio danno, e segnalandomi che per quello che  riguardava una sua personale vicenda giudiziaria aveva fatto esposto all’ordine degli avvocati di Roma, dissi solo ” ne prendo atto”. In sede di separazione mi sarei fatto sottoscrivere una autorizzazione ad abundantoam sulla utilizzazione delle prove mie a fini difensivi . 

Venne poi tra il 2007 ed il 2008 l’operazione Cecchignola (scoperta anche quella); e uscirono allo scoperto Cancrini, la componente deviata della Procura dietro, e l’avv. Luca Petrucci con il “supervisore”  Fabio Ravagnani (2008-2009), unitamente ad una famiglia mia cialtrona, infingarda e massonica,  della cui vocazione ed attività ignoravo ovviamente tutto. Vennero poi il sequestro di persona (2009), la pista psichiatrica potenziata (2011), la pista familiare (2011-2013), la distruzione lavorativa (18 giugno 2011), la distruzione dell’immagine e i protocolli denigratori (in realtà già avviati sotteraneamente dal 2005), falsi profili e FALSO DOSSIER (accavallatisi vorticosamente tra il 2011 e il 2012), il tentativo di distruzione e “pre-morte” civile mediante istanza di nomina di amministratore di sostegno (2013), il tentativo di accerchiamento e distruzione nel processo di divorzio gestito per fini eterodossi,  con concorso di una pseudopsicologa e psichiatra della stessa cordata subito smascherati (2011-2014) , la reiterazione di  “honey traps” in “scaciato” –  maccheronico – stile Mossad italico (2012-2014)e  la pressione economica (io senza stipendio dal 7 febbraio 2013) e la pressione  affettiva continua ( 2011 -2014 privazione del rappporto con le bambine mie, pressioni multiple dirette ed indirette sulla compagna convivente Patrizia Foiani , con derivatone  esaurimento  interno … ovvio ….).
E venne tutta  la marea di sciocchezze che li hanno portati sino ad essere completamente scoperti. 
Alla faccia degli illuminati, delle forze oscure e dei poteri forti occulti: hanno solo fatto provvisoriamente perdere un magistrato vero allo Stato, sapendolo e dicendolo (“tu sei nato per fare il magistrato”). E hanno fatto acquistare, alla gente che lo ha potuto conoscere, uno storico politico ed intellettuale che è rimasto magistrato,  non imbrigliato,  coi piedi nella rigida scarpa deontologica.  
Ma si può essere più .. ?! GRAZIE SUPER GLADIO…  di accatto. 
Ora si faccia marcia indietro: che le istituzioni e le migliaia di magistrati per bene hanno bisogno di un collega serio affidabile e perbene a sua volta, che ha sempre rispettato la deontologia professionale e saprà rientrare e far valere il suo ruolo ed identità professionale senza sbavature. Se si è  in tempo … 
E si intervenga su una psichiatria di apparato e da cospirazione, e sulle elite militari e di altro tipo che la usano e supportano; e si intervenga sui cenacoli dei sotto palazzi e cunicoli e colle Celio di una  Roma sotterranea “potente” e demente, avvezza a fare la forte coi  deboli …


IL QUARTO VIDEO AUDIO. La macchinazione autoimplode. IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI e PESCI e CASCINI e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria.

pierfrancoIL QUARTO “micro” AUDIO. La macchinazione autoimplode. E POI IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI, PESCI E CASCINI .. e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria. Leggete, ascoltate memorizzate e poi riverificate, ascoltando, e chi capirà non si senta troppo male, inorridendo. Nel corso della …Continue a leggere 

les jeux sont faits. si vous voulez …..


SIETE ORA SUFFICIENTEMENTE MATURI ED INFORMATI PER LEGGERE ED ASCOLTARE IN MODO ATTENTO COMPLETO E CONSAPEVOLE:

1. IL MEMORIALE DEL 7 MARZO 2011

2. IL DOCUMENTO SU PISTA FAMILIARE E USO ETERODOSSO DEL DIVORZIO ( e allegati )

3. LE PROVE AUDIO della CECCHIGNOLA e relative contestualizzazioni

4. e 5. GLI ESPOSTI DENUNCIA MEMORIE AL CSM CHE SEGALAVANO GIA’ NEL 2012 LA MANOVRA CRIMINALE SOTTESA E LA IDENTITA’ DI QUESTO PERICOLOSO APPARATO DEVIATO

9. LA LETTERA DI NON DIMISSIONI ( l’opposto di ciò che hanno fatto i tanti magistrati martirizzati in silenzio dall’apparato deviato )


ORA POTETE SINO IN FONDO CAPIRE DA SOLI QUALE FOSSE LA POSTA IN GIOCO:

11. PERCHE’ DOVEVA ESSERE DISTRUTTO IL MAGISTRATO PAOLO FERRARO
E PERCHE’ OPERARONO DI CORSA IN CONTRO TEMPO PER TENTARE DI ARGINARE LA INFORMAZIONE E DENUNCIA PUBBLICA CHE AVREI SVILUPPATO E CON QUALE ARCHITETTURA CRIMINALE SI MOSSERO

QUALE DISEGNO E GESTIONE DEL REALE POTERE DOVESSERO DISPERATAMENTE NASCONDERE

SE VI FOSSERO IN GIOCO E QUALI COMPONENTI DEVIATE ( E COME OPERASSERO )

COSA TEMEVANO CHE POTESSE ANCHE EMERGERE

COME ABBIANO OPERATO NEL SILENZIO PER DECENNI

COME ABBIANO ATTIVATO LA FINTA CONTROINFORMAZIONE CHE COSTRUIVA IL MITO DI PSEUDO ASSOCIAZIONI CHE COPRIVANO POTERI REALI

E PERCHE’ SOLO PAOLO FERRARO POTEVA ARDIRE E DENUNCIARE RICOSTRUENDO TUTTO E CONTESTUALIZZANDO TUTTO ( SENZA IL TESTIMONE CHE CONTESTUALIZZA LE PROVE OGGETTIVE NON ESISTONO E NON HANNO UN LORO AUTONOMO SENSO COMUNQUE )

COME SIANO ARRIVATI A COMPIERE L’ERRORE MADORNALE DI METTERE IN MANO AL MAGISTRATO PAOLO FERRARO LA PROVA CERTA OBIETTIVA ED INDELEBILE DELLE MANOVRE FATTE E REATI CONNNESSI,  IN UN CASO EMBLEMATICO

CON QUANTA VOLGARE SICUMERA E VIOLENZA ABBIANO TENTATO DI ARGINARE LA INFORMAZIONE ANCHE A LIVELLO DI CONTROINFORMATORI DI REGIME ATTRAVERSO QUELLO CHE ORMAI IN MOLTI CHIAMANOIL “PROTOCOLLO PETTEGOLO“ ( Derisoriamente)

QUANTA INTELLIGENZA E SENSIBITA’ INTELLETTUALE IMMISERO NEI LORO DUE STUPENDI SCRITTI LUCIANO GAROFOLI ED ENRICA PERRUCCHIETTI QUANDO ANCORA STAVO CENTELLINANDO PROVE ED ANALISI

QUANTO SENSIBILE IMPEGNO SIA STATO MESSO DAI MIGLIORI DI VOI ( per ora ) AVENDO CAPITO BENE E STUDIATO …

PERCHE PAOLO FERRARO ERA ED E’ AMATO E STIMATO DALLA POLIZIA GIUDIZIARIA E DAI MIGLIORI MAGISTRATI NON CRIMINALI E DEVIATI

ORA AVETE INFINE quindi DAVANTI, ED ATTRAVERSO ME E LE VICENDE A ME COLLEGATE, UNO SPACCATO CRIMINALE DI POTERI DEVIATI CHE APRE LE PORTE A TUTTO QUELLO CHE DI CERTO ED INDICIBILE ABBIAMO INDICATO E ANALIZZATO COME DIRETTI TESTIMONI.

UN ORDITO CRIMINALE PLURIENNALE:
IL CASO FERRARO I SILENZI COLPEVOLI O CRIMINALI
UN BEL GUAZZABUGLIO INTERAMENTE DISTRICATO
RITROVANDO NOTIZIE PREZIOSE SULLA INDAGINE FIORI NEL FANGO
IL RUOLO CRIMINALE E MALATO GIOCATO DA UNA FETTA DI MAGISTRATI DEVIATI DELLA PROCURA DI ROMA CHE AVEVA TUTTO DA PERDERE SE FOSSE USCITO FUORI QUELLO CHE AVEVANO COMBINATO , A PARTIRE DA PAOLO FERRARO
E qui un ringraziamento non alla rosa ma alla Margherita …

E GLI STRUMENTI REALMENTE ADOTTATI DA QUESTI APPARATI CRIMINALI 


Ed ora potrete riapprezzare a fondo

UN VIDEO AUDIO INEDITO. UNA PROVA DIRETTA SCONVOLGENTE SU APPARATI COLLEGAMENTI PSICHIATRIA DEVIATA E L’ATTACCO FRONTALE PER TENTARE DI RISALIRE LA CHINA E FERMARE IL MAGISTRATO PAOLO FERRARO ANNO 2011 .

0000 Un documento unico IL TENTATIVO DI INCASTRARE E BLOCCARE il magistrato FERRARO. PSICHIATRIA DEVIATA on Vimeo
Tornando al 2011 ed all’attacco violento sferrato per impedire che vicende denunciate venissero portate a conoscenza della opinione pubblica, vi era in gioco allora tutto di più: tra luogo coperto (Cecchignola) , attività gestite, rappresaglie criminali, trappola ordita ed antecedenti mirati, sempre in danno di Paolo Ferraro , nonchè il pericolo che lo stesso arrivasse a ricostruire riconnettendo elementi e dati … Continua a leggere

UN SECONDO VIDEO AUDIO INEDITO.PASQUETTA 2011. IL FALSO DOSSIER. Silvia Canali, Fiorella Vallini, Bruno e i PM coinvolti e l’allora PROCURATORE CAPO della PROCURA di Roma e “le MAIL” degli “psichiatri “.

PASQUETTA 2011 IL FALSO DOSSIER. Silvia Canali Fiorella Vallini Bruno e i magistrati deviati a Roma - YouTube
PASQUETTA 2011. IL FALSO DOSSIER. Silvia Canali, Fiorella Vallini, Francesco Bruno, i PM coinvolti e l’allora PROCURATORE CAPO della PROCURA di Roma e nell’ombra gli psichiatri che “inviavano MAIL”. LA PISTA FAMILIAR PSICHIATRICA. (Per l’analisi di quadro che chiarisce come la vicenda apparentemente familiare e personale non sia che un frammento criminale di un ordito si rinvia al …………. Continue a leggere 

IL TERZO VIDEO AUDIO . Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro . In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company ” .

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Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro. In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company IL TERZO VIDEO AUDIO I tre brevissimi frammenti audio del primo audio video che ascolterete in automatico per pochi secondi servono a farvi rendere conto immediatamente (voi che lo conoscete personalmente) di chi sia “JESUS FRANCO”. L’autore di una ennesima e delle … Continue a leggere 

IL QUARTO VIDEO AUDIO. La macchinazione autoimplode. 

IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI e PESCI e CASCINI e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria.

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IL QUARTO “micro” AUDIO. La macchinazione autoimplode. E POI IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI, PESCI E CASCINI .. e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria. Leggete, ascoltate memorizzate e poi riverificate, ascoltando, e chi capirà non si senta troppo male, inorridendo. Nel corso della …Continue a leggere 

IL QUINTO VIDEO AUDIO. La centrale operativa di Parioli Corso Trieste. AVV. MArco Ferraro Luigi Cancrini e gli altri.

MFERRstudioIL SANCTA SANCTORUM PARIOLINO si va disegnando. Poi definiremo i rapporti con gli apparati e realtà militari ed internazionali di Lucio Caracciolo, l’ennesimo professore della LUISS, gli scambi e le conoscenze culturali ( Francesco Bruno e il convegno a Pompei, ricordate ?! ) e tutto l’altro di cui sembra aver potuto usufruire la solo apparente principale protagonista malefica delle vicende … Continua a leggere 

UN PROFILO ARTIFICIALMENTE COSTRUITO. Seconda parte. La sgangherata e deliroide geometria manipolativa. SESTO AUDIO inediti E RIEPOLOGO DETTAGLIATO dei FATTI A MONTE DAL DAL 2007

santandrea 2PREMESSA Questo sesto articolo con video audio inedito (LA MANIPOLAZIONE DELIROIDE DELLA PSICHIATRIA. Le peripezie illogico tautologiche dello psichiatra “SANI” 11 gennaio 2011), si riferisce innanzitutto ancora alla sequenza delle attività del gennaio 2011, inscenate per tentare di “riprendere in mano la situazione” ed eliminare definitivamente il magistrato Paolo Ferraro. Quando parlavo con Sani ancora non sapevo del cumulo di nefandezze immesso da Girardi nei .. Continua a leggere 

PROTOCOLLI PROFILAZIONE e GESTIONE OPERATIVA. UNA MAIL parodia di protocolli e metodi reali.

Franceesco Bruno belzebùNell’articolo che precede abbiamo illustrato la “gestione manipolatoria a struttura deliroide condivisa” e il ruolo della psichiatria e delle scuole giuridiche che chiamo, per intenderci, “neocausidiche”, dando indicazioni sintetiche sul caso Ferraro . Oggi trattiamo mediante logica, delle fondamenta di protocolli, profilazione e gestioni operative: l’anima delle attività coperte e deviate di apparati di potere sotteranei o segreti, come nuova strumentazione più sofisticata anche …  Continue reading 

I DIAVOLI IN TERRA FANNO LE PENTOLE MA NON I COPERCHI E SONO ANCHE IDIOTI.

devil
IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI.  I “DIAVOLI” IN TERRA POI SONO ANCHE IDIOTI. “Beep Beep stana una filiera di willy cojotes”   BORDER NIGHTS: una bambina innocente, due professori universitari di diritto ed economia,  folli e malati, la madre della bambina, un ufficiale che lavora anche per i servizi, nell’ombra, due co-conduttori della trasmissione radio e  Paolo Ferraro  … Continua a leggere  

IL CASO FERRARO I SILENZI COLPEVOLI O CRIMINALI E UN APPARATO SOTTERRANEO CENTRALE POSTO ALLO SCOPERTO. (con didascalia ed analisi delle vicende più direttamente istituzionali con link alla integrale documentazione),

UN BEL GUAZZABUGLIO INTERAMENTE DISTRICATO : Questa è la trama di un film, peccato che è tutto al millimetro vero.LE SINTESI DAL 1992 al 2014

FALCONE E BORSELLINO
UN BEL GUAZZABUGLIO INTERAMENTE DISTRICATO. Questa è la trama di un film, peccato che è tutto al millimetro vero. Le sintesi dal 1992 al 2014 http://paoloferrarocdd.blogspot.com/2014/08/un-bel-guazzabuglio-questa-e-la-trama.html SU EVERNOTE https://www.evernote.com/shard/s207/sh/395b353b-f337-43bf-868f-ea5b8067b31e/65ded63c47d56b44d9e341b7f2e2ff45 L’INDAGINE OIL FOR DRUG Nel novembre 2003 parte sotto la mia direzione … Continue reading 

RITROVANDO NOTIZIE (preziose) SULLA INDAGINE “FIORI NEL FANGO” RIPRENDENDO I POST 1/12 2/12 3/12 4/12 e 5/12 grandediscovery

Maria  Monteleone
LAINDAGINE “FIORI NEL FANGO” ( infangata essa ) e la GRANDEDISCOVERY . ( Riedizione implementata al 1° gennaio2014 , IN CODA SINTESI E LINK PER TUTTE LE VICENDE AMONTE ED A VALLE ) I passaggi di quadro afferenti LA GRANDEDISCOVERY, ALLA LUCE DEI DATI EMERSI, RITROVANDO NOTIZIE ( preziose ) SULLA INDAGINE ” FIORI nEL FANGO” a ROMA , RIPRENDENDO I POST 1/12 2/12 3/12 4/12 … Continue reading 

UN PROFILO ARTIFICIALE INVENTATO PER ANNIENTARE IL MAGISTRATO PAOLO FERRARO (Parte 1)

ferrara
UN PROFILO ARTIFICIALE INVENTATO(ANCHE PROGETTATO DA TEMPO?!) – Prima Parte – In questo articolo vedremo un esempio di “trattamento” di un uomo “scomodo”, secondo la tecnica indicata dallo stesso Luttwak nel suo “Strategia del colpo di Stato”: il tentativo di annientamento della persona “scomoda” attraverso la pista psichiatrica, il mobbing in ambito lavorativo e il tentativo di distruzione dei rapporti familiari … Continue reading 

VICENDA DEL MAGISTRATO PAOLO FERRARO: LA PROVA DEL GOLPE SCIENTIFICO TARGATO TAVISTOCK.

INTERVISTA SIGNINI
dal blog CDD ITALIA LIBERA Era il 24 novembre del 2008 quando il magistrato Paolo Ferraro denunciò episodi avvenuti tra l’8 ed il 18 novembre nell’appartamento situato nella città militare della Cecchignola dove conviveva da maggio dello stesso anno con donna, moglie separata di sottoufficale dell’esercito impiegato allo stato maggiore della difesa, a sua volta presentatagli (reiteratamente ) da magistrato …Continue reading 

Sessanta secondi svelano attentamente valutati più di mille documenti

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Sessanta secondi svelano, attentamente valutati, più di mille documenti Nel Febbraio 2012, pervenne al Dott. Paolo Ferraro, tramite la segreteria telefonica installata presso il Server Omnitel Vodafone del cellulare di pertinenza, un messaggio audio del tutto particolare. Si trattava di una registrazione ambientale, traccia fonica sovrapposta ad una pregressa traccia in sottofondo di una telefonata della di lui madre, rimanendo riferita la registrazione al numero di … Continue reading 

AL SIGNOR MINISTRO DI GIUSTIZIA ANDREA ORLANDO MISSIVA del dott. Paolo Ferraro

il_caso_ferraro
AL SIGNOR MINISTRO DI GIUSTIZIA centrocifra.gabinetto@giustiziacert.it e p. c. Al Capo di Gabinettocapo.gabinetto@giustiziacert.it e p. c. Al vice Capo di Gabinettovicecapo.gabinetto@giustiziacert.it e p. c.responsabiletrasparenza.gabinetto@giustizia.it Alla Direzione Generale Magistrati dgmagistrati.dog@giustizia.it Signor Ministro, Lei non mi conosce, se non come mi conosce ormai una significativa parte informata del paese, e questo La solleva da ogni possibile equivoco o polemica … Continue reading 

QUELLO CHE TEME UNA COMPLESSA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE NIENTE AFFATTO INVINCIBILE. DISVELATA DEFINITIVAMENTE STRUTTURA E GLI INTRIGHI CRIMINALI A PARTIRE PROPRIO DAL CASO PAOLO FERRARO E DALLA GRANDE DISCOVERY

CDD UNIONE on Vimeo (2)
UNA COMPLESSA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE APPARENTEMENTE ( SOLO ) INVINCIBILE , composta ai vertici da colletti bianchi opportunamente infiltrati e gestiti, in particolare appartenenti al medesimo potere giudiziario che dovrebbe accertarne natura e reati , assommando alla autorevolezza che le deriva dalla immagine del potere medesimo, la forza intimidatrice ed omertosa che nasce dal condividere e gestire potere ed attività riconducibili ad alcuni vertici … Continue reading 

STEFANO PESCI, VERTICI MILITARI MAGISTRATURA ROMANA, DAL 1985 AD OGGI. PER LA COMMISSIONE DI INCHIESTA E LE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI CHE SQUARCERANNO LE NEBBIE DEL “PORTO DEI RIFIUTI NOCIVI E MORTALI”

Stefano Pesci
UNA INFORMATIVA STRUMENTO DA DIFFONDERE IN TUTTA LA RETE E DA CONDIVIDERE E FAR DIFFONDERE E CONDIVIDERE OVUNQUE. STIAMO INSIEME PORTANDO A TERMINE LA GRANDEDISCOVERY E CHIEDO A TUTTI LO SFORZO DI CINQUE MINUTI AL GIORNO PER CIASCUNO . POCHI CLICK E IL COPIA ED INCOLLA DI QUESTO BREVE MESSAGGIO CONSENTIRANNO A TUTTI DI SAPERE OVUNQUE .. IN RETE E … Continue reading

I DIAVOLI IN TERRA FANNO LE PENTOLE MA NON I COPERCHI E SONO ANCHE IDIOTI.

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI.
 I “DIAVOLI” IN TERRA POI SONO ANCHE IDIOTI.
“Beep Beep stana una filiera di willy cojotes”  

BORDER NIGHTS: una bambina innocente, due professori universitari di diritto ed economia,  folli e malati, la madre della bambina, un ufficiale che lavora anche per i servizi, nell’ombra, due co-conduttori della trasmissione radio e  Paolo Ferraro 



Il presente articolo costituisce seguito e chiusura finale dei tre precedenti elencati in coda. 
Verrà seguito dalla dettagliata ricostruzione di cosa accadde dal febbraio 1992 e  del ruolo del “MANIFESTO DARK” ,  una area marxista materialista massonica sotterraneamente collegata ad apparati internazionali,  incistatisi nel PCI e convogliata verso le nuove strategie eversive,  a colpi di protocolli e di infiltrazione nelle vite degli attenzionati, tramite  patti di azione con le massonerie cattoliche deviate e alleanze con elite e corpi militari e servizi,  deviati. 


LA INTERA SEQUENZA
Alla trasmissione 107 di border nights partecipavano solo quattro persone Giuseppe C. alias Marco con nick FB Jesus FRancoFabio Frabetti, Paolo Franceschetti Paolo Ferraro, intervenuto al volo e a conclusione dell’intervento allucinato di Giuseppe Jesus Franco ALIAS Marco.  
Ma, tramite connessione skype, erano presenti, dal momento dell’ingresso audio di Giuseppe C. alias Marco alias Jesus Franco,  E.F. la ragazzina che si sente all’inizio dire “dobbiamo scaricarci”, la madre che parla con lei e poi, appena sta per intervenire Paolo Ferraro,  Fabio R. .  
E’ Fabio R. che a sua volta si sente prima  interloquire con tono scolastico didattico, certamente dinanzi ad un pc connesso con skype,  e  poi darà conferma di aver capito che entrava in scena Paolo Ferraro,  con  ben tre sì in sequenza, …. 
L’ingresso mio in trasmissione creò scompiglio, attivato il volume in entrata da Jesus Franco,  per essere sicuro lui di comunicare con i presenti “nascosti” in altra connessione e per doverne ricevere la conferma necessaria circa l’abbandono immediato da parte degli altri della connessione,  quando avvertì ripetutamente che Paolo Ferraro si era immesso al volo nella connessione skype e sarebbe intervenuto  
Le altre persone della/e altra/e connessione/i divengono perciò in quel preciso istante ascoltabili nuovamente, come all’inizio della connessione di Giuseppe C. Jesus Franco ALIAS Marco, e parlano nell’ambiente in cui era/erano il/i pc  attivi con   altra/e connesssione/i skype, poi il segnale di assenso a “uscire” .  
Vi è anche l’ordine-conferma “s’esce“, rapido sottovoce e determinato,  pronunciato  da Jesus Franco. 
Si deve  ipotizzare poi che una ottava persona gestisse la separata  connessione skype, e questo  si ricava anche dalla identificazione della ragazzina cui rivolge necessariamente la parola  F.R., la settima voce. 
La voce di F. R. è talmente tanto riconoscibile per chi lo conosce che il cerchio si è chiuso
Di lui così come a suo tempo di Stefano Pesci non vi sono foto reperibili in INTERNET . 
Potenza della “tecnologgia” ma potenza nostra, che non lasciamo nulla al caso .. 

SIGLE UTILIZZATE NEL PROSIEGUO:
R0A E.F. Ragazzina 
D0B S.C. Madre 
            U1 Giuseppe. C. alias Marco alias Jesus FRanco
      U0bn2 Fabio FRabetti
      U0bn3 Paolo FRanceschetti
           U4 Paolo Ferraro
U0C Fabio R. ( ulteriore persona collegata )

SPEZZONI INTERESSATI

1.  U1 “Arriva Paolo Ferraro  . U0bn2 “un dubbio così gro..”

 

2. U1 ” c’è Paolo eh ?!” e micro risatina imbarazzata 
U0bn1 Fabio FRabetti ” ( propi ) ziato … c’è Paolo Ferraro 


3.  U1 ” c’è Paolo eh ”   
U3 Fabio R. con intonazione scolastico.didattica ” Adesso .. stiamo parlando ad un pubblico … ” 
U0bn1 Fabio FRabetti ” interrompo un at  (timo)

4.  U0C  Fabio R.  ” sì sì sì “
 ” s’esce” ( invito rapido e deciso ad interrompere la connessione ) 

4. BIS
U0C  Fabio R.  “ sì sì sì “
” s’esce …” ( invito rapido e deciso ad interrompere la connessione ) 
U0bn1 Fabio FRabetti “all”(ora) 

NON è più difficile ora  il riconoscimento della voce della ragazzina che dice “dobbiamo scaricarci“ all’inizio della connessione di  Giuseppe C. – Jesus Franco,  e il riconoscimento della voce di sottofondo della donna che si ascolta tramite la connessione skype contemporanea, per chiunque  le conosca bene ma anche per chi usi solo correttamente la logica.  
Ovviamente (quando ormai ero intervenuto e Giuseppe C. alias Jesus Franco aveva alzato il volume in ingresso per le ragioni tecniche sotto chiarite), chi diceva poi con intonazione scolastico didattica suasiva e manipolatoria “Adesso .. stiamo parlando ad un pubblico” Fabio R. , parlava  a quella ragazzina . Oppure parlava  ad altra  bambina che meritava quella tonalità  (sette od otto  persone mi sembrano già troppe, ma poteva con una certa probabilità essere presente anche la sorellina di E. F.).  
La frase di Fabio R. lascia  ipotizzare che la ragazzina opponesse alle menzogne propinate a lei la circostanza che non venivano dette in pubblico e che le si obiettase ora parleremo in pubblico,  per superare la intelligente riottosità della ragazzina.
Ma il tono viscidamente  didascalico forse spiegava solo quello che succedeva, illudendo che quello di Border Night fosse un “pubblico” nella accezione lata ed ingenua propria della ragazzina. 
Che sia una bambina intelligente ne è però  testimone il padre. 
Chi parla con fare suasivo e manipolatore è un  uomo che la conosceva e la aveva frequentata in quanto “amico” del padre da sempre (1961).   

TRASMISSIONE DEL 7 gennaio 2014. Appena collegatosi Giuseppe C. “Jesus – Franco” alias Marco, che dichiara di avere dei problemini per mettere insieme le contemporanee connessioni, si sentono voci estranee al contesto e lievemente “sporche” da diversa connessione ( R0A E.F. dice anche “scaricarci” ,  D0B S.C. dice altre cose poco comprensibili ma dà incautamente un cenno di assenso ad alta voce al 9° sec. ). Due voci femminili, una adulta. 
Giuseppe alias Marco “Jesus – Franco” era in collegamento skype (lo dice più avanti e ciò  è verificabile nella registrazione della trasmissione e nel video audio pubbblicato). 

LA IPOTESI CHE LA CONNESSIONE DI SKYPE OLTRECHE’ CON LA TRASMISSIONE FOSSE CON ALTRO/I PC E’ DEFINITIVAMENTE CONFERMATA. 
LA SUCCESSIVA   … SCONVOLGENTE … CIRCA LA DESTINAZIONE DELLA CONNESSIONE ANCHE A FAR ASCOLTARE CIO’ CHE AVREBBE DETTO Giuseppe C. “Jesus – Franco” alias Marco NEL CORSO DELLA TRASMISSIONE,  AD ALTRA/E PICCOLA/E FIGURA/E FEMMINILE/I .. SEPARATAMENTE COLLEGATA SU  SKYPE, E’ DEL PARI CONFERMATA. 
MA ANCOR PIU’ SCONVOLGENTE E’ LA ULTERIORE CERTEZZA . 
IN CONNESSIONE O PRESENTE ACCANTO ALLA RAGAZZINA VI ERA Fabio R. perfettamente riconosciuto e riconoscibile,  perchè conosco quella voce da quando avevo sei anni e la conoscono centinaia di studenti universitari e molti altri, e la espressione è scolastico-didattica, non rivolta a persona adulta ” Adesso .. stiamo parlando ad un pubblico“. 
Si  CHIUDE infine il cerchio.  
NON VI E’ PIU’ LA IPOTESI RESIDUALE E SI SPIEGA PERCHE’ L’INTERVENTO FU FATTO NELLA CERCHIA DEVIATA E NELLA TRASMISSIONE  BORDER  NIGHTS : 
  • occorreva  far vedere che si parlava in “pubblico” dinanzi ad una bambina intelligente vittima, ma non si poteva certo parlare in una vera trasmissione,  sia perchè non era a disposizione sia perchè non avrebbero certo potuto  dire lì quello che Giuseppe C. alias Jesus Franco si apprestava a dire;
  • occorreva anche “rispondere” alla messa in rete recentissima della telefonata che incastra Stefano Pesci nelle sue appartenenze antiche;
  • occorreva infine sotto molteplici profili su vari piani e per vari fini tentare di delegittimare Paolo Ferraro; 
  • occorreva in particolare applicare il protocollo di delegittimazione di Paolo Ferraro, attraverso i quattro  perni in crescendo “non si capisce quello che dice”,  ” è una persona disturbata” “quello che dice non collima” e “parla di cose insensatamente folli: sètte cannibale”. 

Tutto quello che avete  fatto tu  Giuseppe C. “Jesus – Franco” alias Marco, e TU Fabio R.  e tu S.C. , Fabio Frabetti che ha consentito che venisse fatto  e tu Paolo Franceschetti hai consapevolmente cogestito,  in un visibile triplo gioco fatto anche di una presa di distanza dalla incapace  gestione della operazione da parte di GIUSEPPE C. Jesus,  non “collima” più e non collimerà più per sempre. 


I “DIAVOLI IN TERRA” (mentecatti)  NON SOLO FANNO LE PENTOLE MA NON I COPERCHI, ma sono anche IDIOTI.
LA MICRO CORDATA DEVIATA ERA IN CONNESSIONE MULTIPLA SKYPE e all’inizio vi era la voce della ragazzina E.F. che solo chi la conosceva  può  attribuire,  ma che il contesto prova già di per sè, superando ogni pseudo obiezione di ascolto e tecnica. 
Il diavolo fà le pentole ma  non i coperchi e la idiozia di Giuseppe C. “Jesus – Franco” alias Marco, che alza il volume della connessione skype sua in entrata per la necessità di sentire la conferma di ricezione del  “s’esce” con disconnessione da skype, ne è la ultima eclatante prova. 
Uscire aveva senso solo se c’era qualcuno che non doveva ascoltare dalla connessione skype contemporanea, perchè altrimenti sarebbe bastato il silenzio,  e perchè non si  doveva vedere la connessione multipla:  mi ero connesso di iniziativa, senza preavviso e di corsa all’indirizzo su skype della trasmissione, avendo già una precisa idea del contesto, avendo ascoltato tutto dall’inizio e avendo deciso di fare una entrata immediata che impediva avvisi scritti. Un blitz riuscito. 
Un senso di disgusto e pietas per FABIO R., a nudo,  dopo aver partecipato a tutto quello che è accaduto sin dagli anni novanta, supervisionando, da  “capo occulto” e simulando per una vita intera.  
L’apparato pariolino tra Corso Trieste, Viale Libia, Parioli Nomentano e via MERULANA  è TUTTO allo scoperto .  
Tag: LUISS Tag: GIANO Tag. UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA DIPARTIMENTO DI DIRITTO ED ECONOMIA : Tag: JESUS Franco  Tag: Fabio R. Tag: PIERFRANCO. tag. Andrea Raffaelli Tag: Silvia Canali Tag: E.  
Primi 10 secondi trasmissione del 7 gennaio 2014 http://t.co/agoHvzGWS1”.


I TRE PRECEDENTI   ARTICOLI 

Novum purgamentum ( Nuova mondezza ) . DUE SCHERZOSI E VIRTUALI CONCORSI PER SDRAMMATIZZARE Posted on 12 marzo 2014 by 

Jesus FRanco
Novum purgamentum ( Nuova mondezza ) . DUE SCHERZOSI E VIRTUALI CONCORSI PER SDRAMMATIZZARE Partecipate commentando e valutando ( in astratto ed in anonimo) secondo logica e criteri : è un gioco serio e si chiama accerchiare insieme con intelletto e coraggio il “pergamentum” che si è incistato nel cuore dello Stato ). PARTE PRIMA. Alle 00.05 del 14 gennaio 2014 si … Continue reading 

IL TERZO VIDEO AUDIO . Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro . In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company ” .

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Una attività orchestrata allo scoperto per distruggere Paolo Ferraro. In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company IL TERZO VIDEO AUDIO I tre brevissimi frammenti audio del primo audio video che ascolterete in automatico per pochi secondi servono a farvi rendere conto immediatamente (voi che lo conoscete personalmente) di chi sia “JESUS FRANCO”. L’autore di una ennesima e delle … Continue a leggere 

IL QUARTO VIDEO AUDIO. La macchinazione autoimplode. IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI e PESCI e CASCINI e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria.

pierfrancoIL QUARTO “micro” AUDIO. La macchinazione autoimplode. E POI IL TENENTE COLONNELLO ANDREA RAFFAELLI, Il MAGISTRATO GIUSEPPE CORASANITI, l’Avv. PAOLO FRANCESCHETTI e IL MAGISTRATO PIER FRANCO BRUNO . E ROSSI, PESCI E CASCINI .. e vari spezzoni di una attività criminale persecutoria. Leggete, ascoltate memorizzate e poi riverificate, ascoltando, e chi capirà non si senta troppo male, inorridendo. Nel corso della …Continue a leggere 

PROTOCOLLI PROFILAZIONE e GESTIONE OPERATIVA. UNA MAIL parodia di protocolli e metodi reali.

Nell’articolo che precede abbiamo illustrato la “gestione manipolatoria a struttura deliroide condivisa” e il ruolo della psichiatria e delle scuole giuridiche che chiamo, per intenderci, “neocausidiche”, dando indicazioni sintetiche sul caso Ferraro . 
Oggi trattiamo mediante logica, delle fondamenta di protocolli, profilazione e gestioni operative: l’anima delle attività coperte e deviate di apparati di potere sotteranei o segreti, come nuova strumentazione più sofisticata anche a disposizione infine delle massonerie deviate e non. 
Nell’articolo che seguirà nei prossimi giorni illustreremo integralmente ed in concreto il ruolo  a monte e poi gestito dal CSM e dallo psichiatra Cantelmi, e ruoli limitrofi, in consonanza con la manipolazione di dati, input e secondo gli schemi dettati ed adattati al caso atipico del magistrato che resiste, analizza e va capendo. 
Ma anticipiamo qualcosina in fascia rossa senza, per favore, che perdiate il filo. 


§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§                                                         §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

“La quinta direttiva finale sul mutamento del target da protocollo psichiatrico  (io ironizzo, nelle due memorie esposto al CSM del 9 ottobre e 3 novembre 2012, sulla diagnosi deambulante dinamica ..) fu data davanti ai nostri occhi e orecchie dal prof. Francesco Bruno un  giorno  di ottobre 2011 a Tonino Cantelmi, lo “psichiatra” consulente del 

CSM (iscritto e poi dirigente locale del Rotary club LAZIO SUD e SARDEGNA che si “inchinava” servilmente dinanzi al grande capo).


Era l’ultimo sfoggio criminale,  preceduto  il 27 maggio da:
1. la fase (1) del fallitissimo tentativo di distruzione rapida mediante  falsa diagnosi da “delirio schizofrenico frazionato” a copertura della fuoriuscita di notizie su fatti e sul luogo protetto e gestito della Cecchignola 

(la criminale consulenza di Stefano Ferracuti propinata al volo, il 27 maggio del 2009 quando dopo il sequestro di persona iniziale e successivo  ricovero volontario per annulllare la gestione distruttiva e dimostrare il proprio perfetto stato di salute I TEST non consentivano neanche un vaglio critico psicologico).

2. la fase della diagnosi di copertura e giustificazione artefatta del ricovero solo,  sempre  inventata, da “psicosi con eccitazione reattiva” del 9 giugno del 2009;

3. la fase della  falsa diagnosi da “paranoico” sempre di Tonino Cantelmi avviata la terza procedura di dispensa del CSM, con provvedimento manipolatorio di sospensione cautelare dopo la denuncia  con MEMORIALE,  a copertura  mediante attestato di non credibilità  degli ipotetici effetti della denuncia depositata da Paolo Ferraro;  
4. la fase orale tentata nel gennaio 2011 della diagnosi da “delirio iperlucido” impapocchiata con un cumulo di falsità e falsi input a monte dal dott. Paolo Girardi con ausilio “ad captandum” (acchiappamento)  di Gabriele Sani, per tentare di arginare   la discovery iniziale mia, ed impedirmi di proseguire (“l’allargamento a macchia d’olio” trasfigurato in chiave psichiatrica da protocollo, era  la ricostruzione organica e completa di fatti accadimenti, ruoli e soprattutto responsabilità  ). 

La diagnosi FINALE  INVENTATA,  “FATTA CONDIVIDERE”  DA FRANCESCO BRUNO ED IMPAPOCCHIATA DA CANTELMI con falsi dati a supporto (e falso dossier probabile mai emerso) dadisturbo misto che non soddisfa i criteri per alcuno specifico disturbo di personalità, con tratti paranoicali, ossessivi e narcisistici ” (una sorta di porta girevole che apriva anche la strada ad altri  successivi target),  fu poi “arricchita” però. 

Dopo gli esposti memoria del 9 ottobre e 3 novembre 2012 e la morte per infarto da cause da accertare di Alberto Caperna, in replica vennero anche immesse sfumature “aggravanti” e valutazioni meschine sulle attività di informazione e culturali portate avanti da Paolo Ferraro, anche queste inquadrabili in un preciso protocollo   denigratorio. Ma si legge anche una allusione ad unsa scissione che si ricaverebbe dagli scritti : quale quali scritii e quuale vergogna per una professione che  prevede una laurea in medicina ed un giuramento di “Ippocrate”. 
Si preparava comunque l’assalto respinto (pagando il prezzo di un provvedimento giano bifronte a sua volta sgretolato: vedi articolo”TRITTICO”) con la mostruosa e vergognosa richiesta di amministrazione di sostegno (morte civile lenta). 
La “psichiatria applicata” da protocolli (“reattiva dinamicamente alla risposta degli attenzionati”) è una specie di plastilina plasmabile a differenti scopi ed obiettivi di fase“.
L’ultimo target  era, in chiave nascosta, di prevenzione contro l’intellettuale “leader carismatico” e costituiva la risposta alle attività di informazione pubblica realizzate tra il novembre 2011 e l’ottobre 2012: l’unica differenza tra il  quadro di un sano intellettuale con attitudini da leader ed un malato grave è che il personaggio positivo ha caratteristiche assertive e non manipolative e pone fondamenta solide al suo pensiero mediante  processi valutativi certamente verificabili e parla del reale
Per dimostrare al pubblico che non sarebbe reale ciò che era oggetto di analisi e prove propalate pubblicamente, occorreva ancora aggiungere la manipolazione finale mediante provvedimento giudiziario, nel merito e sul nocciolo orginario delle questioni,  e sarebbe arrivata solo quando non se ne sarebbe più potuto fare a meno
Se non avessi nel gennaio 2011,  con premeditazione, dato la consulenza e difesa mia

proprio a Belzebù, con un coraggio da leone e con un metodo alla Clausewitz (portare la cavalleria  a frapporsi ai cannoni e la fanteria a scompigliare la manovra della cavalleria, non avendo nè truppe nè mezzi e contando su una  presunzione altrui ed una altrui  sottovalutazione mia) non ne sarei uscito mai perchè non avrei mai capito.


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Non ho a disposizione nè avevo organigrammmi della psichiatria militare nè avevo una mia riflessione adeguata e ovviamente nessun dato di studio e men che meno di conoscenza delle metodologie dei servizi militari e civili.
Ci scrisse con mail anonima con tono velenoso e supponente un capo occulto, di che non precisò, nel 2012  “debbo ammettere che ti sei arrampicato bene sugli specchi e qualcosa la hai capita“,  poi  confessò per scritto la sua autodiagnosticata “schizofrenia“. 
Senza quella mail,  senza i registrati incontri con Paolo Girardi e Gabriele Sani, senza Francesco Bruno e senza la melliflua doppiezza di Tonino Cantelmi, l’articolo sulla STRUTTURA MANIPOLATORIA DELIROIDE delle attività di apparati condivisi e coperti … non lo avremmo potuto neanche pensare e poi scrivere. 
 
1. PROTOCOLLI E MANIPOLAZIONE DI VITE, SOGGETTI E CONTENUTI DI ANALISI E PROVVEDIMENTI.
L’allineamento manipolatorio di cui abbiamo illustrato i tratti “fenomenici” generalissimi nel precedente articolo, viene strutturato su fondamenta psicologico dinamico relazionali e neurolinguistiche.
Si adotta la trama più verosimile e conforme al sentire medio e la si elabora creando uno schema tipo. Ciò assicura la conformità della gestione ad archetipi, la uniforme gestione ed adattamento all’archetipo, il risultato finale secondo protocollo. 
2. I PROTOCOLLI CONTESTI PERSONE E POTERI . 
Lo schema che è al contempo di studio, analisi, sperimentazione  e gestione cooperativa per il raggiungimento dei fini prefissati è un “protocollo” perchè orienta e programma attività e condotte, condotte  professionali e sfere valutative sui vari piani, cui si conformano i vari soggetti collocati nei ruoli diversi chiamati in causa. 

Fermo restando l’ignorare tutto da parte del “protocollatario” attenzionato (destinatario del protocollo). 

I protocolli   prevedono poi anche eventuali  prime fasi attive di inserimento guidato (ma celato) in/di contesti/persone.
Queste non devono essere necessariamente istruite e corrispondono, secondo una accurata analisi e dettagliata gestione psicologica a monte dei dati relativi, a modelli e figure archetipiche inseriti e previsti nel protocollo. 
Lo schema (di  coloro che  hanno elaborato il tutto) suppone che il soggetto reagisca nel modo previsto alla sollecitazione archetipica secondo i moventi e meccanismi ipotizzati, in base ad esperienza comune e in virtù di   analisi comportamentali più generali. (es. reazione archetipica maschile a bella ragazza in missione: ogni lasciata è persa e perdita del controllo della situazione. Honey trap). 
La apparente parziale aderenza allo schema ma per fattori soggettivi diversi e non tarati o comunque col concorso di detti fattori, e la consapevole fuoriuscita dallo schema,  creano una discrasia che verrà ortopedicamente gestita.  Interverrà  la manipolazione successiva sul piano valutativo con intervento, utilmente gestibile,  anche  psichiatrico ( nel secondo caso di consapevole fuoriuscita, un intervento necessario anche a difesa della segretezza dei protocolli e delle correlate modalità operative)  e/o comunque intervento/i istituzionale/i. 
Prima vengono utilizzate l’informazione, controllata, e le coeve antecedenti e susseguenti strategie diffamatorie e denigrative. 
Infine in crescendo il ruolo della giurisdizione, talvolta guidato inconsapevolmente, talaltra usando soggetti inseriti, abili in o tenuti ad attività di manipolazione.
Le vicende dei casi Ruby e precedenti “forniture” gestite dalla Puglia (Berlusconi) lasciano solo intravedere questi canovacci e anche di segno opposto, a monte e a valle. 
Il caso Marrazzo è invece più eclatante, infiltrato da militari e gestito nella via dei servizi ” via Gradoli”.
Il flop relativo ed il caso FERRARO sono invece la chiave di volta o la cartina al tornasole. .
In casi di rilievo il materiale finito già elaborato in coerenza ai protocolli,  e costruito sulla base della  conoscenza di dati e tempistiche ignoti all’usufruttuario del compitino pronto, viene direttamente fornito. La analisi logico concettuale e linguistica di taluni provvedimenti porterà a risultati o fondate ipotesi sconvolgenti. La eterogestione dei provvedimenti giudiziari non è quindi certo solo un fenomeno criminale in forma di corruzione giudiziaria, già noto in casi eclatanti (PROCESSO MONDADORI), ma una prassi di apparati e servizi, nascosta ed ovviamente eccezionale, gestita in casi clou e limite o di nodale importanza. 
Magistrati in pensione o in servizio ed avvocati, appartenenti ad aree di potere condiviso nascosto, possono essere i collaboratori e fornitori di prodotti finiti, con ausilio anche di profilatori neuro psico linguistici, se ancora non formati totalmente i giuristi di supporto. 
La prassi della elaborazione collettiva, se del caso multidisciplinare, non è una immaginata ipotesi, ma una logica esigenza, visti i metodi, obiettivi e finalità tenito conto anche  del basamento strategico di cui parleremo tra poco. 
Normalmente  sono più che sufficienti protocolli e   infiltrazione e controllo di snodi decisionali per assicurare il risultato giudiziario voluto ( non occorre predisporre il compitino )  . 
Tutti gli appartenenti a determinati circuiti sanno come vadano negate e coperte situazioni nodali tipiche e sanno che debbono perseverare secondo la trama del “protocollo” corrispondente, indipendentemente dalla loro globale consapevolezza e a maggior ragione anche se sono resi consapevoli dall’ aver appreso, studiato e approfondito la riflessione sui ” protocolli”
Ad un certo livello lo studio dei protocolli elaborati viene assicurato nei circuiti massonici ma soprattutto attraverso i corsi di formazione dei servizi segreti ed apparati di guerra psicologica militari.
Le scuole di manipolazione giuridiche sono invece innanzitutto infiltrate  a macchia di leopardo tramite corsi di formazione e abili maestri causidici, in qualche  caso formati a loro volta come sopra, Si tramutano in scuole di formazione alla manipolazione ed alle tecniche relative, in quei casi .
 
3. TAVISTOCK,  LUTTWACK ed EVERSIONE NON CONVENZIONALE 
La elaborazione del TAVISTOCK INSTITUTE ( centro militare di guerra psicologiza ai suoi albori, durante la seconda guerrra mondiale) e  delle scuole connesse e parallele, è stata ed è essenziale,
In essa  il metodo e gli approcci  della psicologia dinamico relazionale che hanno  introdotto  piattaforme di analisi dettagliate sugli scenari operativi dei luoghi di relazione socio familiare, partendo da una lettura individuale anche freudiana, e una mappa attenta delle interrelazioni dinamiche ed effetti, sono  il cuore pulsante di questi tipi di  attività, coperte, come è ovvio che sia.
Difatti le stesse reazioni e dinamiche del soggetto attenzionato sono state rese compiutamete prevedibili  grazie a tali metodi ed approcci dinamico psico cognitivi. 
Quindi vi è un epicentro militar psichiatrico  innegabile sia sul piano teorico sperimentale che sul piano operativo, che infine sul piano strategico. Ma  ciò non esaurisce affatto il quadro. 
Il quadro da noi portato progressivamente alla luce tra il 2012 e 2014 sulla  finalizzazione strategico tattica  e socio politico istituzional militare del tutto, e sulla  interferenza controllo e gestione dei soggetti principali attenzionati per le dette finalità, costituisce  a sua volta la (temuta) “profilazione” di codeste attività, analisi che noi portiamo a compimento con diffusione destinata concretamente al sapere di funzionari,  istituzioni e magistrati ( ormai avveduti)

La teorica della infiltrazione e controllo tendenziale del mondo della medicina e della magistratura  (realtà allora definite più “ostiche”), illustrata dal Generale John Rawling Rees sin dal lontano 1948 ( dichiarate già sotto controllo manipolatorio educazione, cultura e religioni, salvo perfezionamenti succeduti) rivela una radice  di strumento di potere e   in specie segretamente eversivo dell’utilizzo dei complessi schemi e  relative attività. 



Un esperto di geopolitica e strategia militare come Edwuard Luttwack  ha illustrato nell’alveo teorico della Tecnica del colpo di Stato proprio il nucleo base  di quelle metodologie, finalizzate al controllo e annientatamento eventuale, proprio degli individui che nella scala sociale , culturale,  dell’informazione e soprattutto istituzionale rivestono ruoli nodali per potere o per capacità professionali od anche intellettuali di sensibile importanza .

Queste metodologie e scuole , molto più efficienti e sofisticate sono venute ad esaurire o ridurre allo stretto indispensabile il ruolo di strumenti criminali ed eversivi tradizionali:  stragi ed omicidi, minacce e attentati, lupare bianche di apparati  servizi deviati e criminalità organizzate a  loro volta orchestrate. 
Alludiamo da ultimo ai casi di varie personalità sparite nel nulla, per ragioni diverse,  di eliminazione di una elaborazione intellettuale –  il  professore di economia Federico Caffè – o di un super testimone di attività criminali nel cuore della giurisdizione – il magistrato Paolo Adinolfi – ovvero di appropriazione criminale di saperi in elaborazione da parte di soggetti particolari . 
IL rapporto dei R.O.S ( Reparti OPerativi Speciali dell’arma dei carabinieri) sulle strategie eversive non convenzionali , pur centrato  sulle dinamiche degli anni settanta , si apre agli scenari di guerra psicologica e non ortodossa e conferisce substrato concreto   alle tematiche relative all’itilizzo di strumenti di infiltrazione ed eversivi.
Una sconvolgente sintesi  di metodologie da “PROTOCOLLI” e strategie “INVERTITE” su un piano generale o storico o di metodologie ascrivibili all’alveo “Machiavellico” è contenuta in un libro,  discusso per la sua “autenticità” o effettiva paternità. In realtà non vi è alcuna prova definitiva sulla non autenticità,  ma è un dibattito dal punto di vista mio irrilevante. Leggendo “I PROTOCOLLI dei SAVI DI SION” molti di voi capiranno altri rimarranno storditi .. alcuni confusi e stravolti, pochi scettici perchè è impossibile non individuarvi dinamiche storiche complesse effettivamente in moto o visibili nel passato. A me interessa solo che la esistenza di modalità e attività la cui logica è doppia, ancestralmente invertita e non visibile ad occhio nudo o solo con la buona fede intellettuale, sia presa in considerazione come una modalità di potere elaborata e poco nota. A noi interessa che capiate, e vi sappiate orientare , per il bene vostro , della magistratura,  della Costituzione e della legalità e  del popolo ebraico che con tutto ciò come popolo  non c’entra nulla .                                  “I PROTOCOLLI DEI SAVI ANZIANI  DI SION” 
https://drive.google.com/file/d/0B8a98g1qkQe1cWRrSHh2ZjB5VFk/view?usp=sharing

4. LA PSICHIATRIA DI INTERVENTO NEI  PROTOCOLLI 

I  soggetti attenzionati per fine principale o quando fuoriescano, vengono infine in vari casi rispettivamente convogliati lentamente o con blitz illegali violenti, anche al trattamento psichiatrico da protocollo, specie se essi abbiano   colto valenze “nascoste accuratamente” e vi sia il pericolo di una loro autonoma capacità eleborativa e di informazione ed intervento. Soccorre in quei casi il target dell”iperlucido o del deliroide. Perchè la differenza tra un intellettuale in grado di fare connessioni e ricostruire realtà complesse ed un malato deliroide vero che costruisce castelli di cartapesta su presuposti sbagliati da errata e patologica percezione,  riposa nella oggettivabilità e verificabilità dei dati da cui parte e ovviamente nella reale qualità della persona. Per chi non ha da valutare consistenza ed effettivitò dei dati ( e non puà valutarli) l’intellettuale ed il deliroide lucido appaiono simili :   sapendo che nessuno verificherà i presupposti fattuali del ragionamento, applicare la targhetta da protocollo,  mediante diagnosi invertita è un gioco manipolatirio “deliroide” da ragazzi “psichiatri”.  

Abbiamo sentito dalle nostre orecchie il ruolo nel trattamento di magistrati politici e ministrigestito da Paolo Girardi e Gabriele Sani, psichiatri del Sant’Andrea , struttura nel cuore della Roma giudiziaria ( ASL RM E ). 
5. I SOGGETTI INFERENTI IMMESSI :  MANOVALANZA PESCAGGIO E GESTIONE. 
Gli altri soggetti, la manovalanza usata nei protocolli, vengono selezionati manipolati o trattati non certo solo da strutture vicine al mondo militare, poco adeguate al pescaggio   iniziale dei soggetti nella società civile ,  ma anche da psioclogi e soprattutto psichiatri civili ovviamente, che hanno attrezzato per ruolo e strategia generale una rete al contempo diffusa e capillare ,   che pesca nell’alveo sociale stesso. Da loro debbono arrivare ( necessariamente ) dati informazioni e profili “interessanti”, poi eventualmente gestiti in luoghi e con modalità adeguate anche nel mondo militare. Altra cosa è ovviamente la gestione e sperimentazione in ambiti militari e su militari uomini e donne, fiunzionale anche alla loro destinazione ad attività e ruoli segreti . 
Ci risulta che la Sabrina della Cecchignola fu trattata per un anno e mezzo da psicologo militare , per suo racconto degli ultimissimi tempi, essemdo  entrata sotto diretto controllo di un alveo militare, abitando proprio nella realtà  civil militare della Cecchignola da alcuni anni.

Mondi elettivi quelli della sofferenza  indotta,  e patita , dei minori abusati , delle donne destrutturate da uso di droghe e via dicendo. Qui riposa anche la gravità delle vicende del circuito delle case famiglia che oltre il businnes e attraverso  provvedimenti giudiziari talvolta insensati, divenano veri e prpri bacini di “osservazione” e selezione. 

Per non parlare delle comunità chiuse  o meno per tossicodipendenti,  dove l’abuso antico di stupefacenti e stili di vita pregressi creano attitudine alla scissione e suscettibilità alla manipolazione: il terreno elettivo di sperimentazioni, trattamenti e selezione ai fini che potete immaginare, ma che vanno sinanche all’uso di soggetti per attivitò a valenza eversiva e gestita da servizi militari in spacial modo .  

Come detto prima non è necessario che i soggetti “inferenti” (destinati ad infiltrazione anche  attraverso la mediazione ed intruzione  indiretta di altri ),  siano consapevoli  del loro singolo ruolo o dello schema generale. Anzi meno lo sono e meglio funziona lo schema protocollare, perchè esso risulta più blindato. In questo caso si tratta anche solo di “fattori negativi” e cioè soggetti immessi gestendo interferenza incontri ed altro,  che non hanno le coordinate di ciò che serve esattamente o che sono nella più completa inconsapevolezza come lo è ovviamente il  soggetto attenzionato, ma  realizzano la loro funzione solo attraverso la vicinanza e frequentazione con il soggetto attenzionato .Talvolta si coltiva la previsione/speranza che le caratteristiche dell’inferente siano di intralcio, o indebolimento o addirittura deviazione  del soggetto destinatario del protocollo.
Accade ed è accaduto che la sorveglianza esterna e in apparenza casuale sul corretto funzionamento dela fase “casuale” dell’interferenza ed inserimento dei soggetti,  venga realizzata candidamente e “causalmente” da soggetti ben consapevoli  e già in rapporto col destinatario del protocollo . 
 
6. LA ELABORAZIONE GESTIONE E CONDIVISIONE dei PROTOCOLLI 
Nella creazione, gestione e sviluppo operativo dei protocolli hanno un ruolo centrale la psichiatria e psicologia applicate, sia come elaborazione e studio, sia come conoscenza dei soggetti inferenti e dei destinatari del protocollo, sia come gestione delle eventuali fasi successive che necessitano di interventi diretti . Ciò comporta che esistano : 
1. Necessariamente banche dati anche su soggetti o comunque un trattenimento od accumulazione di dati ususufruibili da parte degli psichiatri e psicologi e strutture più direttamente collegati  alla successiva gestione ( confluenza verso l’alto dei profili e dati); 
2. Professiosti addetti a questa raccolta dei dati su più piani ed in osmotico e permanente contatto con strutture servizi e luoghi di potere non ufficiali, per fornire materiale schemi ed indicazione di persone ( costoro dsi avvarranno a  loro volta della rete sotto di loro ramificata). 
La norma per servizi segreti ed apparati militari dedicati a questo, consta della PROFILAZIONE ed accumulo di dati e valutazioni in fascicoli nominativi e ovviamente l’utilizzo di banche dati interrogabili deve poter fare da corredo ed agevolare la realizzazione operativa dei protocolli. L’inrerferenza  tra tutela della privacy,  e dei dati sensibili sanitari e della normativa sulla gestione di banche dati, in particolare da parte dei servizi, viene oggi regolata con scarsa efficienza e senza adeguate verifiche, a nostro giudizio.
7. GLI OBIETTIVI DEI “PROTOCOLLI”. 
Gli obiettivi  dei protocolli sono di norma complessi e non sempre ci si attende un esito finale esterno significativo ed esplosivo.

Tuttavia il modulo  della destabilizzazione socio affettiva e personale è come dire qualcosa di più di un  ingrediente fondamentale , base, un pò come il sale, quando si tratti di indebolire  un soggetto attenzionato, o metterlo in condizione di rendere efficienti le altre componenti successive dei protocolli ( ad es.  agire con modalità varie , quella base immettendo una terza persona  in dinamiche di coppia, o in situazione sessuali destabilizzanti, o agendo sul luogo di lavoro con mobbbing stressante etc etc ,  apre la porta a crisi dell’altro soggetto, o la disponibilità ad accogliere nuovi “inserti” , o a nuove dinamiche  e poi via via sino ai casi di totale isolamento, o scelte di abbrutimento e derive permanenti ) . 

Talvolta il modulo Truman show di inserimento di persone ed in contesti,  contiene un combinato di attività volte a tastare o verificare il soggetto, un principio di irretimento ( in tutte queste attività la sfera sessuale e della libido riveste , come da impostazione freudiana e da banale senso della storia umana  un ruolo centrale), la creazione di contesti e situazioni suscettibili di ricatti e pressioni  volte ad affiliare o condizionare il destinatario, un esito di incastramento del soggetto in attività penalmente sanzionate  da gestire poi eventualmente anche mediante la distruzione esterna dell’immagine del  soggetto tramite stampa ed informazione televisiva. 

Accade anche che si  miri  a costruire (ingegnerizzare, architettare) una falsificata PROFILAZIONE, creando artificiamente flusso di raccolta di dati diretto a monte a creare il “tipo” di profilo impostato come “obiettivo”, gestendo protocollo inferenze  ed occasioni in funzione del risultato psichico e personale da raggiungere. Interviene poi una   abile miscelazione di   false informative e dati, quando  l’obiettivo del protocollo è la artificiale DISTRUZIONE DEL SOGGETTO. 

Ciò accade vieppiù  quando un protocollo per le reali caratteristiche del soggetto destinatario ( non tutti sono plasmabili, irretibili , condizionabili ),  si impantana od implode ed occorre correre ai ripari  perchè il soggetto può danneggare capendo ed informando vari livelli segreti  o coperti.

Centrale è la ossessiva manipolazione del gruppo che opera :  essi si attengono convenzionalmente e consapevolmente a protocolli diffamatori, denigratori ed alla versione tarata sul  buon senso comune e tecniche  psico linguistiche, cui sono formati. Nella gestione pubblico sotterranea  della disinformazione e  altro ( noi lo chiamiamo ironicamente ” IL PROTOCOLLO PETTEGOLO”) si aderisce allo schema minuziosamente e lo schema viene indicato da “autorevoli” fonti  e cioè da coloro che sono addetti alla manipolazione ufficiale. 

NON succede ovviamente quasi   mai  che il destinatario dei protocolli (“protocollatario” se non fosse una terminologia che possono capire solo i giuristi), vada incontro a situazioni e soggetti, li analizzi  , ne tragga elementi di valutazione e prosegua, un pò come una nave che sfiora gli scogli e crea e disegna le mappe della costa,  senza che gli artefici del/dei protocollo/i riescano a bloccarlo/incastrarlo  e così  si trovino non volenti a far capire nei dettagli tutto. In quei rarissimi casi  l’incaponimento operativo crea ulteriori varchi e l’indebolimento ulteriore del protocollo  può arrivare sino alla sua deflagrazione .  

La forza dei “protocolli” sta nella gestione (coperta) personale dell’individuo secondo i parametri dell’uso comune e del buonensocomune, nella imitazione della casualitò, e nella assenza di paranoia del soggetto, che qualora si avveda vedrà immancabilmente  porsi in essere la porzione psichiatrica operativa del protocollo,   attraverso una manipolazione atta a creare la diagnosi dello stato patologico “paranoico” . Ma è un correre ai ripari. 
8. LA PROFILAZIONE DELIROIDE DA PROTOCOLLO GENERALE SUL “COMPLOTTISMO” E LA SCUOLA TAVISTOCK. 
A noi è capitato di notare varie fesserie e molte persone che agitavano tematiche apparentemente simili, ma gestite con personaggi e modalità tali da screditare tutto, od inserire in circuiti destabilizzanti e deliroidi  alcuni malcapitati in buona fede, spesso  essi in stato patologico paranoico deliroide reale. 
A nostro giudizio si tratta di attività di depistaggio, copertura e distrazione che si avvalgono anche di soggetti recitanti, che creano false informazioni, attenzione su fatti inesistenti o artificialmente creati o, quando in qualche modo afferenti  al regno delle cose vere, fatti  di insignificante importanza od ancora eccentrici rispetto alle cose vere  da nascondere, infine screditando tutto e tutti. 
Le “balle” ( di fieno ) che nascondono e fanno sparire nel marasma le pagliuzze d’oro.  
Anche qui una matrice Tavistockiana intorno alla creazione di modelli pseudo informativi congegnati per chiudere in cerchie autoreferenziali le informazioni vere e annacquarle con un marasma di scemenze, o per far diffondere solo alcune conoscenze al fine di verificarne l’impatto o di annullarne la portata cognitiva in quanto immesse in ambiti che le autoscreditano . Ne abbiamo dato amplio conto in vari articoli disintegrando l’operazione in Italia del “complottismo” che nel 2011 era ancora attivamente lanciato ormai da un decennio. Il ciomplottismo  di cui parliano ( a parte che l’etichetta vedo dappertutto il complotto è già una condanna psichiatrico deliroide in NOMEN e che il nomen con tutta probabilitò è stato cogegnato come i contenuti in funzone della ghettizzazione) falsifica la controinformazione o semplicemente la rende impotente concentrando la gente sulla sola punta di una sola piramide o su una multinazionale dal nome lontano: realtà inafferrabili e destinate per vocazione a distrarre dalla realtà concreta e vicina, quella  che conta, strutturata sotterraneamente anche nella sua sofisticata copertura.   
Ma siamo andati avanti separando con il nostro metodo concreto e scientifico, anche perché avevamo una solida base probatoria e oggettiva monte. 
 
9.     IL PROTOCOLLO SUI PROTOCOLLI 
La inversione dei ruoli cui abbiamo appena alluso chiaramente è LA ULTERIORE CHIAVE DI VOLTA : applicare un protocollo investigativo a protocollo gestito era mai successo ?! 
Abbiamo seguito, senza farci coinvolgere in alcun modo, persone infiltrate (ovviamente scoprendolo alla fine grazie al nostro assecondare, in attesa di errori o fughe da missione fallita), honey trap e falsi controinformatori,  arrivando ad individuare pazientemente  la gestione loro, ma soprattutto abbiamo verificato attività varie, classificate da noi,  scoprendone le matrici oggettive e/o dandone prova oggettivata. 
Il “protocollo” applicato ai “protocolli” era ben semplice: non dar conto della nostra attenzione scientifica a ciò che accadeva intorno, inglobare ogni attività in prove (registrazioni ed altro) e poi analizzare il tutto con metodo verificabile.
E’ accaduto così che una telefonata artefatta lasciata in segreteria telefonica del cellulare presso  provider  omnitel,  con le cautele probatorie necessarie, sia divenuta la prova di reati e la prova del movente ma soprattutto la prova delle metodologie psichiatriche e delle finalità della porzione del protocollo attivata. 
O che, presumendo depistaggi abbiamo scavalcato l’accertamento giudiziario facendo ascoltare una voce direttamente a migliaia di persone che la conoscevano e non da blog, segnando vari punti. L’uso di copertura e nick è stato vanificato: al mero accertamento eventuale è stata sostituita la messa a conoscenza diretta di migliaia di persone che non solo hanno letto ma hanno capito di quale persona e di quali realtà si facevano emergere i connotati coperti, e ovviamente la qualità dei destinatari della particolare informazione era il presupposto stesso della operazione  

Una attività orchestrata allo scoperto per denigrare Paolo Ferraro e depistare su dati e fatti. In troppi sanno chi siano il pessimo autore & company IL TERZO VIDEO AUDIO 

O che partecipando a decine di convegni conferenze creati in aree e cerchie ristrette e tarate per isolare, abbiamo scientemente decontestualizzato le nostre conferenze e  le abbiamo riprodotte  e gestite in modo autonomo, affinché la gente osservasse solo contenuti reali e dati e prove ed argomentazioni.  
O che capendo che il primario interesse di chi muoveva i protocolli fosse destabilizzare e distruggere un rapporto reale di coppia e convivenza, abbiamo creato ad arte e metodicamente un inganno atto a far sottovalutare il fatto, sino a che è divenuto insormontabile, ed è stato anche piacevole lasciar fare e gestire (direi lievemente cinico se non fosse stata una strategia letteralmente progettata che ha salvaguardato da ulteriori mosse ed attacchi Patrizia, e impegnato solo sporadicamente e piacevolmente il sottoscritto, con qualche  piccolo rischio da trappola strumentale: avete profilato un inganno ..! ).
O che dando spago e facendo finta di perdere energie e risorse in varie quisquilie abbiamo invece concentrato tutto e le nostre energie intellettuali nello sviscerare lo  sviscerabile  … lasciando per ultime prove audio sconvolgenti proprio sul cuore delle metodologie psivchiatriche, più mellifluamente pericolose, che gestiscono attività e protocolli …  per “aiutare” e perchè “si vuole bene”. 

UN VIDEO AUDIO INEDITO. UNA PROVA DIRETTA SCONVOLGENTE SU APPARATI COLLEGAMENTI PSICHIATRIA DEVIATA E L’ATTACCO FRONTALE PER TENTARE DI RISALIRE LA CHINA E FERMARE IL MAGISTRATO PAOLO FERRARO ANNO 2011 .   

UN PROFILO ARTIFICIALMENTE COSTRUITO. Seconda parte. La sgangherata e deliroide geometria manipolativa.

O che siamo riusciti ad obiettivare e contestualizzare con analisi ed elaborazioni audio video ormai ascoltata da molte decine di migliaia di persone proprio i fatti e dati della casa della Cecchignola, usando chi in realtà mirava a pseudo informare ed a creare dubbi artificiali,  letteralmente scavalcandolo e sovrapponendo tecniche di analisi “contestualizzanti” e di razionalizzazione frutto del metodo investigativo e valutativo noto ai migliori inquirenti (e quando un personaggio avvocato ironizzava su metodo induttivo concreto ce la ridevamo alla grande, guardando in prospettiva ai due anni successivi). Anche il supeficiale sarcasmo e la becera ironia un certi ambiti è “protocollo”. 

CECCHIGNOLA MAGISTRATURA ROMANA SERVIZI E SUPERGLADIO . UNA VICENDA OGGI INTEGRALMENTE SPIEGATA E CONTESTUALIZZATA TRA AUDIO, INTRIGHI, CONOSCENZE NASCOSTE E ATTIVITA’ ‘ CRIMINALI LEGATE AD UN PERICOLOSO APPARATO

Ed è accaduto così che tutti hanno capito perché una inesplorata destabilizzazione di coppia nel 1992 aveva lasciato il punto interrogativo di una Daniela che munita di un badge “straordinario” uscisse tutte le mattine dall’ufficio recandosi a piedi in quel di Parioli corso Trieste, perché l’avvocato Marco Ferraro  brigasse allora contro me e tentasse una abborracciata pista facendosi scoprire ed ascoltare da altra cornetta al telefono con mio padre nel novembre 1993, e perché un professionista amico di Michele Coiro maestro mio e magistrato vero,  mi avesse detto, dopo un breve confronto-accertamento, ascoltando chi doveva essere sentito, “togliti da quella gente”, e perché una magistrata avesse dato un sofferto “forfait” nel  gennaio del 1995   rivelando  “cripticamente” dinanzi a me ad altra magistrata amica comune e con responsabilità di “corrente” che la missione (intima) non ce la faceva più a portarla a termine (per eccesso di coinvolgimento),  perché la avvenente  e vitale amica avvocatessa che frequentò strettamente Scopelliti sino agli anni novanta mi fosse stata ripresentata ( era una conoscenza del liceo ) da Giuseppe Corasaniti che mi volle portare ( e quando mai ) ad una conferenza della LUISS il 4 o 5 febbraio del 1995 a poca distanza dal “forfait”,   e il più che venne  sino al maggio 1995 dopo lo lasciamo a facile immaginazione, e perché Silvia Canali mi fu mandata col fiocchettino dalla segretaria del procuratore per farle fare tirocinio nell’ottobre 1995 perché la famiglia ORFEI padre in testa reduce da una mera montatura giudiziaria per essere stato incastrato (non si sa in base a quali informazioni) in presunta attività di intelligenza con potenza straniera quale consulente geopolitico del governo De Mita,  sembrava avessero vinto al lotto quando ella si allontanò dal ruolo di “mogliettina”, e perché dal condomino della abitazione in cui convivevamo vidi per due volte sgaiattolare , infastidito dall’essere stato notato,  Gianfranco Gilardi allora segretario nazionale di MD e    giudice civile a MIlano ma romano ( era la casa della  della madre , così come la abitazione in uso alla Canali era di proprietà della di lei madre Fiorella Vallini che vi aveva abitato ovviamente), e perchè   Giuseppe Cascini  seduto a quel tavolino nel 1996 avesse ostentato di non conoscere Silvia Canali e lei sbalordita avesse poi esclamato tra sè e sè a bassa voce ” che figlio di …” o espressione analoga , perché  la Canali celasse nel 1996 due cofanetti di gioielli che vidi per caso in fondo ad un armadio e mi disse che erano anche di una sua amica e mi parlò senza spiegazioni al dettaglio che altra amica poi ebbe nel liceo Socrate un grave incidente risultandone il viso letteralmente schiacciato a pizza e perché noi la abbiamo ritrovata, laureata della LUISS, e perché quando la Canali mi raccontò di quello che accadeva  nel liceo Sovrate di Garbatella tra il 1983 ed il 1984 ( eravamo a “campo dei fiori” dinanzi al cunema e dovevamo attendere l’inizio del film per quasi una ora, e poi di “Angelo” lo stuart e compagnia nel 1985, stessi per decidere di andarmene via e solo la sua accorata manifestazione di deliberata serietà più la circostanza che si era aprte lealmente  mi indussero a rimanere a verificarne la buona fede, e perché nella primavera 1996 dopo un intervento al consiglio nazionale di M.D.successivo alle mie dimissioni originate dalla persecuzione pubblica di Francesco Misiani, Agnello Rossi venne alludendo a conseguenze da me neanche capite ma che avrebbero visto sostanzialmente attività e vendette a distanza …e in modo ancor più del tutto implicito fece intendere la stessa cosa Giuseppe Cascini dinanzi a me ed all’articolo paginone uscito sulla mia lettera di dimissioni mandata anche per questo al quotidiano IL MANIFESTO, e perché  Rosanna, Gustavo ed altri sembravano nascondere cose e perchè a spizzichi e bocconi insufficienti me le avesse solo alluse Cecilia, e perché nel 1996 e poi nel novembre 2007 incontrai il magistrato Giacinto in luogo e con modalità tale da lasciarmi un punto  interrogativo allora che non avevo neanche  lontanamente  alcun motivo di dubitare   di alcunchè e difatti annotai la stranezza e basta, perché La Sabrina della Cecchignola mi fosse stata tra il novembre 2006 ed il maggio 2007 reiteratamente presentata da ROBERTO AMOROSI magistrato addetto all’ufficio legislativo del Ministero degli Esteri quando era D’alema ministro, perché fosse lo stesso magistrato che era spuntato in un campeggio sperduto nel luglio 2006 dove ero in vacation da solo, quando separatomi avevo scoperto contemporaneamente chi fosse Silvia Canali e che era rientrata nel ruolo ( “tolta la maschera” disse la sorella, dopo aver “sdirazzato” per qualcosa di simile all’amore dal 1995 al 2005 dico io, nell’odio allora incomprensibile per me della madre,  e perché vi fosse stata in mia assenza una violentissima lite tra Silvia Canali e la madre Fiorella Vallini nel 2002  in quell’isola toscana, l’anno in cui una bamboletta wooddo con tanto dinspilloni era a stata appicata prima alla finestra porta di stanza ubicata al pino  di sotto della casa e poi in vistadinanzi a ccencello di ingresso,  e perchè poi magicamente fosse comparso  nelle acque a settembre 2003 ( radicalmente incrinati in apparenza i  rapporti tra la Canali e la madre )  in quel di Marina di Camerota  il magistrato VALERIO SAVIO, della medesima area e cordata di AMOROSI, PESCI, CASCINI, AGNELLO ROSSI e altri e perché tutti i perché ed i particolari da me memorizzati grazie ad un dono di natura  che a me non  dispiace e che alcuni volevano mitigare o portar via (ampliezza dell’hard disk e velocità della RAM subito sotto il cappello :D), particolari in buona parte raccontati in quattro anni si allineino … attraverso la enucleazione della sètta apparato nascosto nel cuore di MD e la analisi del ruolo  di una certa psichiatria di apparato,  attraverso le gesta nefande di quando hanno pensato di poter uscire allo scoperto e le prove di cosa vi fosse nella Cecchignola, del fatto che  i magistrati della Procura sapessero tutto e la circostanza che la sceneggiata mostruosa si sia infranta sull’onda di quattro anni di analisi ed informazione, dei verbali della audizione di Pietro Saviotti e sulle cose a me dette da Alberto Caperna . 
E sapete anche perché la cordata apparatino di MD ( nomenklatura )  si riunì, dopo lo stallo in sezione romana, separatamente sulla vicenda DNA Falcone e maxi processo e  avversamento della “incostituzionale fattispecie di associazione per delinquere di stampo mafioso” (?!) e perché sin dal giugno del 1990 non  legai in alcun modo con  Stefano Pesci e Giuseppe Cascini,  imparando poi a sapere bene chi fossero …..  ma mai avrei immaginato che un ex avvocato bolognese di soccorso rosso, già di democrazia proletaria e dell’ala militarista  … … :
10. I QUESTUANTI INVIATI e GLI AUTOGOL 
Ed arriva il momento di una vera perla.  

Dal 2011 ad oggi vi sono state tante  telefonate di belle persone  e positive e di persone che chiedevano consigli od aiuto. 

Quasi trenta persone ho invece contato/classificato e gestito col metodo indicato sopra ,  in quattro anni, che telefonavano  e scrivevano con racconti di storie improbabili e palesemente costruite in modo artificiale, con richieste assurde e con telefonate semideliranti,  tra ripetute telefonate e mail ed   isolate telefonate corrispondenti al tipo del millantatore disturbatore.

Ma tra esse , pescato a caso,  un “tizio” che mi fece arrivare uno scritto su file doc denominato “QUERELA”  … che era una mega chicca. 

Tutto trasudava di costruzione e di parziale racconto vero o “mimato” quasi a parodia (una caratteristica notata altre volte) su protocolli metodi diffamatori e denigratori, e dalla lettura attenta di allora ricavai che  erano serenamente ipotizzabili una qualche impronta “gestita” ovvero   tracce di manipolazione e disagio  di psichiatrico rilievo “proiettabile”. 
Mai gestito il file,  ma ora rileva … sotto vari profili …. ivi compreso il tentativo di farmelo utilizzare … magari  come semplificazione dei protocolli gestiti (?!)  … :  non è da escludere che fosse un protocollo per farmi entrare in un protocollo (:D 😀 scherzo  …. tra il serio ed il faceto). 

Ma direi lo scritto vale come esempio a contrario del lavoro che sto portando a termine … e come esempio di ciò che non avendo senso non va fatto né pensato ma al contempo come indice di metodologie di gestione tentata, con varie sub-ipotesi. 

Prendetelo come ritenete e volete . 

Ve lo metto di seguito cliccabile da immagine in formato pdf sostituendo ogni riferimento a nomi città e luoghi.
Lo ridenominai in file copiato “IL PROTOCOLLO IDIOTA” ma a suo modo è una altra prova anche lui …… persino se fossero  reali storia persona e non artificialmente costruito lo scritto .. ( cosa della quale abbiamo consistenti e ragionevoli dubbi ,,,  ).

 

 
 

UN PROFILO ARTIFICIALMENTE COSTRUITO. Seconda parte. La sgangherata e deliroide geometria manipolativa. SESTO AUDIO inediti

PREMESSA

Questo sesto articolo con video audio inedito  (LA MANIPOLAZIONE DELIROIDE DELLA PSICHIATRIA. Le peripezie illogico tautologiche  dello psichiatra “SANI” 11 gennaio 2011), si riferisce innanzitutto  ancora alla sequenza delle attività del gennaio 2011, inscenate per tentare di “riprendere in mano la situazione” ed eliminare definitivamente il magistrato Paolo Ferraro. Quando  parlavo con Sani ancora non sapevo del cumulo di nefandezze immesso da Girardi nei pochi minuti nei quali era rimasto solo  con due avvocati …. 

Nel video audio  vi è prima – ancora – l’incontro immediatamente precedente con il  dott. Paolo Girardi (registrazione da altro punto con maggiore evidenza del “dialogo” direttoeseguita con diverso  registratore). 

IN EVIDENZA le ammissioni  da parte di SANI sul ruolo della psichiatria nel “trattare” magistrati ma – variante –  anche , anzi “di più” “politici e “ministri“,  e la rivelazione confermata dagli avvocati delle pressioni ricevute da GIRARDI,   più lo smaccato tentativo posto in essere con sillogismi ed argomenti inesistenti ed autoreferenti dallo psichiatra Sani.

LA ASL RM E,  il SAN FILIPPO NERI ( reparto a quanto mi consta poi smantellato) ed il reparto nel SANT’ANDREA: strumenti del controllo “sanitario” su politici e magistrati,  come aveva già “raccontato”  GIRARDI. 

La discussione con SANI è lunga e defatigante, e i due avvocati Domenico Dello Monaco e Minghelli, scioccati dal precedente incontro con Girardi, hanno alcune  “cadute di stile”  e un eccesso di condiscendenza ai tentativi in atto. Erano stati da me istruiti sull’assecondare  (eccesso  di zelo ?!), ma traspare una loro leggera confusione sull’obiettivo e una provvisoria adesione ad una ipotesi di mediazione, che  si apprezza nel dettaglio, e che è  emersa ora meglio,  predisponendo l’audio video. 

L’accento che ora poniamo è sulla attitudine manipolatoria della psichiatria gestita in certe modalità e contesti, affermando per targhette astratte giudizi che si sovrappongono al reale e diventano il reale “formale” della psichiatria che copre il vaglio dei fatti e aggira le persone reali. Nel caso di specie, a supporto di ipotesi infondate la creazione di  sospetti irreali suffragati dall’ascolto selettivo di tre persone che non avevano rapporti e che palesemente hanno agito in modo premeditatamente falso e con modalità lapalissianamente disturbate ( incontro del 29 dicembre 2010 ). 

La eliminazione  sinanche  concettuale delle tante persone  che invece hanno rapporti quotidiani che coprono l’intero arco della giornata e tutta la sfera della  esperienza sociale umana ed affettiva, è un trucco tipico dell’armamentario deviato della psichiatria ( se accerchio usando parenti preparati mica posso far vedere che non hanno alcun rapporto e neanche frequentano l’accerchiato). 

Lo psichiatra SANI si esercita in voli poco pindarici con l’obiettivo di incastrare il magistrato Paolo Ferraro.  

Mi raccomando ascoltate a tempo perso come fosse una soap opera romanzata su un qualche canale radio, e non partecipate emotivamente a quel che ascolterete (indignatevi con parsimonia, che fa male a cuore e fegato, ed esaltate  l’aspetto grottesco e comico di questa vera “follia” deliroide persecutoria, impersonificata da ultimo con alcune  modalità  amical affettive che destano vera indignazione per il grado di supponenza ed ipocrisia ). 

L‘ attività di chi “doveva” riprendere “sotto controllo la situazione” (sennò non ce la faccio a riprendere sotto controllo la situazione ..  “ GIRARDI ) si esercita mediante un  ausilio successivo e con modalità ..che  definirei  esilaranti,  se non ne fossi stato il destinatario vittima designato. 

In questa versione il video audio riproduce secondo sequenza cronologica  una migliore  registrazione dell’incontro immediatamente precedente con GIRARDI, perchè necessario anche a capire ilcontesto :  chi già lo conocsce può andare al 43°  minuto e 30 sec.  subito dopo aver ascoltato la breve introduzione. 

Quante ne abbiamo dovuto sopportare  … 😀 😀

[ Video elaborato e visibile verso  le ore 0 e 20 min del 20/11/2014 ].



Viene di seguito immessa   una mera sintesi per punti sull’uso della manipolazione strutturata da parte di un gruppo deviato che aleggia intorno e, in quota minimale, anche dentro la magistratura nella vicenda FERRARO. 
E poi vengono ricostruiti minuziosamente i principali fatti veri sino al 2011, mediante un puntiglioso e serrato racconto stralcio dal MEMORIALE ed altri scritti, rielaborato da terza persona … . Si noti ( in tema)  il  resoconto su  precedente incontro del novembre 2010, appositamente dettagliato nei minimi particolari, ove  era emersa la altalena  logica del dott.  GIRARDI ed un suo gesto teatrale, buttando  sul tavolo una copia delle trascrizioni , che svela effettivi intenti, valutazioni di merito apriori e il  molto di più .. nascosto dietro la formula del “vaglio formale” dello psichiatra. Non servono spiegazioni.


I. LA MANIPOLAZIONE DELIROIDE ORCHESTRATA NEL CASO FERRARO.

La   sgangherata   e  “deliroide”   manipolazione orchestrata,  che illustriamo  ora, viene necessariamente gestita su un piano più generale  da un coacervo di psichiatri deviati e giuristi “causidici” di supporto. Ne abbiamo analizzato ruolo e metodi. 

Si tratta sul piano generale di qualcosa di più  della antica scuola sofistica e di “qui faciunt de albo nigrum”,  perchè il coordinamento e la finalizzazione politica e di deviazione segreta, l’agire sistematico in gruppi o persone prima o poi coordinati, il legare alla manipolazione dei provvedimenti e dei fatti una orchestrazione diffamatoria condivisa preparatoria e susseguente, svela una potente (da non sottovalutare ma neanche sopravvalutare) matrice di potere sotterraneo,  gestito anche da servizi deviati,  e l’altro di più di cui abbiamo fornito prove dirette, o su cui abbiamo validamente argomentato. 
Le tecniche manipolative che andremo provando ed illustrando, di una gravità immensa nel caso di specie, appaiono in tutta la loro evidenza, visto il soggetto destinatario e la puntuale ricostruzione di storia identità ed attenzionamenti, con tanto di dirette testimonianze immesse in video audio in rete, e prendono ancora più risalto,  se possibile, dalla sequenza della pacchiana persecuzione portata poi sino agli ultimi stadi. 
E più cresce la consapevolezza della figura reale del destinatario dell’attività distruttiva e più risalta per converso la matrice criminale di quanto posto in essere, resi traparenti moventi, strumenti e finalità. 
Va sottolineato ancora che la potenza evocativa distorta e manipolativa della parola, la sua destinazione ad influenzare, convogliare, nascondere, invertire la logica del reale, oltre che usufruire di indirizzi di scuola, di ascendenti di programmazione neurolinguistica e di un progetto strategico (TAVISTOCK INSTITUTE ed omologhi ed utilizzo invertito finalizzato della psicologia dinamico relazionale),  viene amplificata dall’introdurre metodo e forme logiche nei provvedimenti giudiziari.
Ciò è potuto accadere per la infiltrazione guidata nei gangli della magistratura, utilizzando anche la fratellanza e intrufolamento di disvalori nel mondo della giustizia “uguale”, ma abbiamo ragionevoli argomenti per indicare che talvolta il livello della manipolazione, le sfumature linguistiche e le scansioni tematiche dei provvedimenti rivelano una tematica ben più che scottante: il confezionamento di provvedimenti secondo logiche, tempistiche, impostazioni ed infine conoscenze o valutazione di esigenze che non appartengono alla giurisdizione né al singolo magistrato,  a maggior ragione.
Solo una notazione: i metodi e protocolli di alterazione del reale presuppongono anche su un piano generale attività preparatorie di infiltrazione e gestione sotterranea di rapporti e vicinanze, contano sulla personalità serena della vittima (assenza di paranoia) e sulla strumentazione soggettivo psicologica a disposizione, mentre preparano chiavi di gestione e “versioni” sempre individuali e personali. Al magistrato che si troverà con una moglie improvvisamente violenta e manovriera, al magistrato coinvolto a sua insaputa in una dinamica di vita penalmente o disciplinarmente gestibile,  ed anche ad altri, non verrà in mente mai che vi era stata una preparazione e gestione, e le chiavi di lettura e rappresentazioni adottate da chi ha preparato saranno coerenti con la preparazione segreta. 

Piegandoosi “rientrato in carreggiata” ed entrando nei circuiti che lo hanno attenzionato, forse capirà . 

Nel frattempo si sarò misurato solo sui piani e con gli approcci erronei che l’impalcatura personalistica casuale ed inviduale “siggerisce”. 

Noi siamo perciò una vistosa eccezione,  oltrechè per aver diffuso un lavoro di analisi e prove a sua volta unico,  per aver informato e risvegliato la stessa magistratura e le istituzioni non  consapevoli. Fioccano le conferme , 

Il taglio individuale, la lettura casuale, la umanizzazione individuale sono l’arma potente di chi manipolando gestisce,  e ovviamente nei soli e selezionati casi concreti e reali che interessano agli apparati deviati e noi, ovviamente

Un’arma potente a sua volta supportata, a chiusura del cerchio, proprio dallo stesso strumentario psichiatrico/psicologico. 

Spacciare come sintomo patologico quella che invece è una equilibrata lettura perplessa di fatti reali è infatti un gioco da ragazzi per i manipolatori e controllori della logica del fatto. 

Anche perchè nel novantanove per cento dei casi “individuali” vi sono percezioni deboli, suggestioni, meccanismi mentali che possono indicare aspetti di patologico interesse. Perciò applicare abusivamente lo schema all’un per cento è cosa estremamente agevole.

Non è vero che nulla accade per caso: è vero anzi che solo alcune cose sono pilotate e direzionate e in casi tipici. Il buon senso dell’id quod plerimque accidit, il senso comune, la lontananza dalla vita ed esperienza ordinaria, le strumentazioni delle “non scienze” psichiatrica e psicologica fanno da guardiani ferrei a questi orditi di apparati e caste deviate, che usano sapientemente la casualità ad architrave protettiva. 
Eminentemente solo i film trasgrediscono apparentemente alla direttiva del silenzio, ma ad essi è affidata spesso la funzione di relegare nel fantastico o nell’immaginifico fatti reali, a cavallo tra simbolismo, minaccia avvertimento e, come accade, manipolazione.  
Persino il film THE TRUMAN SHOW è diventato fonte psichiatrica di teorizzazione della “sindrome da Truman Show” (paranoide e deliroide). 

Per dar più forza a questa impalcatura, nel mondo complottistoide gestito sono stati dislocati soggetti che raccontano, indicano, lamentano ed asseverano in modo patologico naturale o “teatralmente costruito”.

La finzione manipolatoria ha aumentato l’opportunità di “gestire” fuoriuscite di persone e notizie, comunque relegabili in un circuito demenziale artificialmente costruito.

Una bella architettura, non c’è che dire (vedi i numerosi articoli conferenze ed analisi nostre su TAVISTOCK, complottavistockiani et similia). 

Poi venne il magistrato Paolo Ferraro. 

Anche questa appendice strumentale di accatto, organizzata e diretta da lontano se non coordinata, con il suo utilizzo del protocollo pettegolo“, una arma disinformativa e fastidiosa per chi non la sappia annichilire con la forza dei fatti e della logica, viene spazzata via nella versione nostrana.
II. – L’ALLINEAMENTO DELIROIDE NELLE VERSIONI E NEI RACCONTI E VALUTAZIONI,  MANIPOLATI SECONDO UN  MEDESIMO CANOVACCIO . 
Il taglio manipolativo del reale e artificialmente personalistico, come da canovaccio,  emerge evidentissimo da tutte le condotte, scritti e provvedimenti dei soggetti  operanti in danno,  nello scenario nostro ( solo questo profilo  trattiamo ora),  e viene trasfuso in: 
  1. una relazione iniziale di ufficiali di pg del reparto operativo CC Trastevere (uno dei quali iscritto certamente all’ordine militare dei cavalieri di Malta) che negano levidenza;
  2. un provvedimento a firma del PM Gianfederica DITO, che tomba un indagine finta; 
  3. le tre  lettere del procuratore pro tempore di Roma Giovanni Ferrara, con avvio di procedure per dispensa tentati, dapprima conclusi nel nulla  e da ultimo portati a missione compiuta (salvo eventi nuovi sopravvenuti), perché accettato lo scontro da Paolo Ferraro per scelta; 
  4. la bozza di difesa dal secondo orchestrato procedimento per dispensa,  preparata da Agnello Rossi  (con mail di trasmissione –  e relativa header, intestazione nascosta – provante la provenienza del documento,  il tutto messo in mano alla commissione IV del CSM).  Ben progettata  la scelta mia di ribaltare in ruolo difensivo il ruolo degli attori sotterranei e di abbassarmi come un giunco nella prima metà del 2010, per avere il tempo di acquisire prove e quadro completo; 
  5. nella impostazione delle attività sotterranee diffamatorie, che emergono tra l’altro nell’incontro di Pasquetta 2011 e le ammissioni minacce Canali – Vallini che svelano consonanze e partecipazione condivisa e diretta, conoscenza di fatti,  date persone ed attività,  ed il resto che emergerà ricostruendo storie e frequentazioni; 
  6. nella versione orchestrata all’interno dell’ufficio,  facendo credere stato e cose su Paolo Ferraro INVENTATE, almeno fino a quando nel  2011 parte la piccola discovery interna (prima il SILENZIO ASSOLUTO a copertura di una delle attività criminali più gravi realizzate in alveo giudiziario, tolti i morti, poi il canovaccio che viene utilizzato dalle audizioni del maggio 2011 );
  7. nella orchestrazione urgente del maggio 2011 (audizione al volo degli Aggiunti) volta a dare un apparente appiglio al CSM che  emise un assurdo provvedimento di sospensione cautelare sulla scorta di un pettegolezzo orchestrato e di un canovaccio di infantili e non credibili falsità CONCORDATO e nonostante il coro stonato fosse stato anche rotto da una voce intonata;  
  8. nella gestione delle attività dello stesso CSM e in esso dai due principali attori: dott. Paolo Carfì e AVV. Prof. CALVI;
  9. nel contenuto e passaggi argomentativi dei provvedimenti del CSM,  la cui matrice manipolatoria alla luce dei fatti e dati appare conclamata, qualunque cosa avvenga in futuro;
  10. nel  substrato di tutta la  manipolazione famigliare, preparato con cura da Silvia Canali ;
  11. in tutti i passaggi anche registrati delle false argomentazioni di psichiatri di apparato coinvolti: Dott. Paolo Girardi (massoneria teutonica), dott. Stefano Ferracuti (.. si sa.. ), dott. Luigi Cancrini (si …sa .. ),  nelle attività registrate del dott. Tonino Cantelmi,  consulente del CSM (Rotary Club – cui verrà destinato dettagliato prossimo articolo) e nella emblematica attività posta in essere dal dott. Sani e prima dal dott. Girardi  (audio video inedito oggi qui immesso;
  12. nella subdola impostazione del prof. Francesco Bruno e della consulenza a lui fatta stilare quando già sapevamo chi fosse e stavamo investigando anche su quel fronte (vi sono registrazioni dell’inverno  primavera 2011 in cui il dott. Ferraro spiega tutto questo  ai suoi avvocati già in preda ad “amnesie retrograde” sui dati audio e fatti e in vistosa retromarcia,  storditi   dalla ardita gestione alla Clausewitz di Paolo Ferraro medesimo che  poi,  quasi intimoriti e piegati, tenteranno  di indurre il magistrato Ferraro a prendere “una aspettativa di iniziativa … te ne vai in vacanza e te la godi” … rompendo l’accerchiamento (sic!)  (audio video  inedito)
  13. sinanche (quando si era saputo del MEMORIALE e denuncia preparato) nella “sottrazione ai turni esterni” ordita di nascosto nel’aprile  2011 dal Procuratore Ferrara Giovanni e portata come argomento al CSM, mentre viceversa costituisce prova lapalissiana della orchestrazionedell’ordito e della artificiale precostituzione di fatti compiuti a sostegno.  
Una coordinata pressione negli ambienti di vita e di lavoro   ha contribuito a cementare al meglio consentito UN  FRONTE DELIROIDE che trasmuta la realtà del dott. Paolo Ferraro (tra le altre cose esperto di MOBBING e attività correlate, avendo gestito processi e indaginima non come il PM Giuseppe de Falco, appartenente alla cordata Pesci / Casciniche scriverà un libretto didascalico sul mobbing uscito proprio negli anni in oggetto e che soffriva in pubblico e sul piano istituzionale il confronto col magistrato Paolo Ferraro esperto di diritto alla salute e sicurezza e salute del lavoro e, oltrechè di diritto civile, di diritto ed informatica anche giuridica: ma in questo caso compare un diverso patologico sofferente soggetto, oggetto  di ben due recentissimi articoli e video audio),   
UN FRONTE DELIROIDE contro un magistrato da eliminare per quello che andava analizzando, per la sua storia indipendente che nasce intorno anche alle ormai note riunioni su Falcone del 1992, attenzionato da sempre e accerchiato da sempre nella stessa famiglia con cui aveva eliminato rapporti per ovvi motivi (famiglia intranea a servizi,  ministero dell’Interno e ricca avvocatura parvenù mediante scalata alla massoneria cattolica deviata e circuiti affaristici connessi  ai mondi assicurativo e della salute, oltrechè del recupero crediti). E Paolo Ferraro non ne sapeva nulla o quasi in concreto, ma se ne teneva lontano mille miglia.  
Una coordinata negazione del REALE attuata volta per volta allineando tasselli atipici e non coerenti, con vari metodi di pressione, condizionamento ed altri ben più spicci. 
Ma tra ciambelle senza buco (si ricordi ad esempio anche l’articolo e ricostruzione oggettivata non superabile sessanta secondi svelano .. “ oltrechè la trasmissione radio da ultimo portata alla ribalta)  e molto altro,  le cose non sono andate come volevano sin dal’inizio.
 
III. – SOTTRATTISI ED ESTRANEI ALLA PANTOMIMA 
Alla PANTOMIMA collettiva si erano sottratti Pietro Saviotti poi deceduto per infarto a sei mesi di distanza il sette gennaio del 2012, Alberto Caperna che addirittura ammetterà l’ordito altrui, mi chiederà con profonda stima di perdonare e rientrare, verrà a sapere di spezzoni di attività costruite a mio danno e morirà di infarto per cause da accertare il 13 ottobre 2012, un maresciallo di altamente professionale dell’arma dei carabinieri che vaglierà audio e contesti pregandomi di sottrarmi al quadro pericoloso sul piano personale e, “tremebondi”, alcuni magistrati che conoscono esattamente chi sia Paolo Ferraro e chi sia la cordata dei “Willy cojotes” e quanto essa sia viscida e pericolosa. 
Nel 2012 persino il senatore che presenterà l’unica interrogazione parlamentare sui fatti (mettendo peraltro insieme due persone e vicende di prospettiva e prospetticamente completamente diverse), mi farà un elenco di nomi di magistrati che brigavano diffamando direttamente e facendo arrivare notizie diffamatorie omologhe a lui (conserviamo il tutto e ci chiedemmo come potessero sapere di contatti da me realizzati …). All’epoca rimasi interdetto e stupito. Come poteva partecipare a questa attività chi mi conosceva dal 1976, GIUSEPPE CORASANITI, o ben sapeva chi fossi, PAOLO IELO, o chi appena confluito a Roma dalla Procura di Palermo mi aveva salutato con profonda stima e calore, D’Amelio, o ancora chi dichiarandosi ben consapevole di chi fossi (altro PM proveniente dal fronte siciliano negli anni duemila, che non mi risulta direttamente coinvolto nella gestione criminale dell’agguato a Paolo Ferraro) e via discorrendo ?! A quel tempo la mia analisi non era stata ancora completata.  
Ovviamente il personale nella segreteria del dott. Paolo Ferraroa stretto contatto quotidiano con lui, non poteva  che essere dannoso alla pantomima e lo è stato, testimoniando per scritto la reale e concreta esperienza sul lavoro a contatto con Paolo Ferraro sino al 18 giugno 2011: non per “amicizia”,  e i quattro (più due appena allontanatisi per ragioni di carriera nel 2010) non potevano essere coerciti in forme esplicite e dirette per non “allargare troppo”.  Ma rimarranno traumatizzati dalla immediata distruzione dell’ufficio, asportazione dei fascicoli e di tutto il materiale e smantellamento delle stanze (articolo “Chartago delenda est”). Lo stesso personale accerterà direttamente una evidente attività di infiltrazione eterogestita  (relazione 15 marzo 2011). 
A maggior ragione tutto questo si concretizzerà per la compagna convivente sin dall’ottobre 2010 di Paolo Ferraro, dott.ssa Patrizia Stefania Eugenia Foiani, stimato ed intelligente funzionario pubblico. Giorno per giorno trasecolando la dott.ssa Foiani  vedrà esercitata una sommatoria di attività in danno o criminali tali da perderne il conto ( se non tenuto per scritto) e ovviamente è la TESTIMONE diretta per la parte eccedente l’orario di lavoro, di chi sia Paolo Ferraro ed era dal 2010 oltrechè l’autrice di una serie di esposti e dichiarazioni pro veritate e lettere che trasudano  etica e consapevolezza reale  argomentata .  
LA MANIPOLAZIONE CRIMINALE PREVEDE CHE I TASSELLI NON GESTIBILI SIANO ELIMINATI LOGICAMENTE E DAL REALE: di qui una ulteriore manipolazione orale  patologica e velenosamente idiota ed ipocrita: “il personale di Paolo Ferraro gli vuole bene e lo aiuta”  (vergognati Agnello “del diavolo”) e la pretermissione sistematica di Patrizia. Lei non esisterà per la Procura, il CSM, gli psichiatri dell’apparato criminale deviato,  il giudice del divorzio dalla Canali, per i parenti deviati ed irretiti e con probabilità alta anche ricattati che si ritrovava Paolo Ferraro,  suo malgrado, e verrà tenuta  nel limbo del nulla con l’eccezione di una notifica nel 2013, dopo aver di suo pugno scritto decine e decine di pagine sottoscritte raccontando tutto ed anche cose di particolare gravità. E “vive insieme a noi” e mi si passi l’ennesima ironia.
UNA FALSA VERITA’ CONFERMATA DA TUTTI COLORO CHE “CONDIVIDONO” CONSAPEVOLI IL PROTOCOLLO, GESTENDOLO CON MODALITA’ CONSONANTI,  SI ATTEGGIA A  REALTA’ MA E’ INTRINSECAMENTE DELIROIDE,  in particolare se a questa non “fingono solo” di credere i partecipanti … (ed il mio pensiero corre all’ondivago squilibrato comportamento di Simonetta Ferraro tenuto sino al 2010). 

Ma se i presupposti del ragionamento sono alterati e falsi LA FALSA VERITA’ FORMALE  è comunque   strutturalmente    una  NON REALTA’ A PROSPETTAZIONE DELIROIDE .

Noi a differenza di GIRARDI PAOLO non solo dimostriamo la falsità dei fondamenti fattuali e la manipolazione delle cose e fatti a monte e la loro utilizzazione in uno schema che si allarga a macchia d’olio e trasmuta etichette in continua evoluzione o pur di attingere il destinatario della attività distruttiva, con l’obiettivo unico di incastrarlo (Paolo Ferraro). Ma dimostriamo che le asserzioni di PAOLO GIRARDI, GABRIELE  SANI, STEFANO FERRACUTI, LUIGI CANCRINITONINO CANTELMI in quanto costruite su una realtà inesistente o valutativamente manipolata, appartengono per dimensione oggettiva  alla categoria del “DELIROIDE”,  vieppiù in quanto non vi è mero errore.
Colpiscono  i metodi intrinsecamente arroganti e violenti sul piano intellettuale di chi,  nel mondo di quella certa psichiatria,  illustra etichette ma non indica concrete condotte vagliabili,  sia pure strumentalmente in termini di profilo artificiale costruito.  Il  verminaio della psichiatria … deviata e sostanzialmente criminale … “buchi logici” ?! sì, della cordata emersa. 
IV. – LO SCHEMA MANIPOLATIVO NELLA SUA PATENTE CONSISTENZA
Preparato e tentato da tempo era stato introdotto uno schema ridicolo, ormai esplosivamente inensato.  
IL PROFILO Paolo Ferraro “caso umano” (sic!), portato alla follia da evenienze personali, con personalità paranoica (pubblicato il video audio 4 ter sullo strappo dei TEST) e segnato da rapporti personali e familiari “intrecciati” : un armamentario infantile da servizi deviati, montato  sulla patologia di fratello sorella e figlio legale … e, ben più grave, di coprotagonisti/e .. inseriti sapientemente .. (ma quale “sapienza” ?!). UN trasfert e ribaltamento patologico,  in forma “istituzionale”….. 
V. IL SEQUESTRO DI PERSONA DEL MAGISTRATO DI CASSAZIONE PAOLO FERRARO. Ventitre maggio 2009. 
In questo quadro di malata manipolazione persino il fatto pacifico conclamato di una grave attività criminale viene aggirato manipolando, contro unevidenza CONCLAMATA incontrovertibile . ( si veda più oltre  il dettagliato racconto sub capitolo due). 
Viene organizzata una trappola, piombano a casa di Paolo Ferraro con una squadra allestita (e con tutta probabilità avevano tentato “con flop causato da mia cena fuori casa” una cosa simile il giorno prima,  avendo fretta di impedire al magistrato di denunciare i fatti che andava accertando), viene stilato un certificato falso al volo nei confronti di una persona sana e tranquilla (ma sbalordita: che sia il lieve sbalordimento una patologia ?!) da una psichiatra mai vista e fortemente preoccupata da quello che andava facendo. Vengono NON sentiti e NON ascoltati poi i testimoni,  tre infermieri e due vigili urbani attoniti e presenti,  la “troupe” piomba senza titolo nè legittimazione nella casa (violazione di domicilio  aggravata), al gruppo viene aperta la porta da SILVIA CANALI che stringe con cenno di intesa la mano della psichiatra poi allontanandosi, non vi è un vaglio di legittimità del giudice tutelarenon vi è un provvedimento del Sindaconon vi è una pratica istruita, non vi è a monte un vaglio psichiatrico di alcun tipo (che non sia stato in altri luoghi FALSIFICATO, e poi debitamente fatto sparire secondo stile di questi criminali), non vi è prima una qualche certificazione,  e se falsa vi fosse a monte sparisce poi dal regno del reale, non vi è una mia sottrazione a qualunque altra attività (sempre illegale nella unica ipotesi immaginabile) non vi è un solo sintomo (la sera dovevo andare a cena con una amica)  non vi è alcuna necessità terapeutica tantomeno urgente (essennò perchè Paolo Ferraro dopo sarebbe stato a spasso per due giorni non “prendendo nulla”, ma dormendo “nell’albergo” reparto psichiatria ospedale Sant’Andrea?!), non vi è alcun uso neanche di aspirine (data la “sana” salute oltrechè psicologica, fisica di Paolo Ferraro). 

Tra le 18:45 e le 23:30 c.a. Paolo Ferraro viene costretto non potendosi ribellare (questo lo capirebbe anche un bambino) e portato all’ospedale Sant’Andrea, sviata per sopravvenuta problematica logistica (e per intervento dall’alto direi) la meta PROGRAMMATA del San Filippo Neri. 

Una volta nell’ospedale la psichiatra criminale briga per far ascrivere a codice rosso il ricovero (e ne vengo avvertito  da uno degli infermieri preoccupato,  che ormai si era reso conto della gravità di quello che stava succedendo). 
In accettazione “coatta” spiego la gravità della situazione con argomenti sereni e consistenti, e nonostante un abbozzo di manipolazione nella annotazione, concordo di interrompere la SITUAZIONE COATTIVA realizzata , accettando di entrare con la certezza che appena fatti i TEST emergerà la gravità dei fatti in mio danno. Al momento  sono passate oltre tre ore …  CONTRO LA MIA VOLONTA’ … sono sotto controllo della squadra, nella impossibilità di allontanarmi … ( immaginate  DA SOLI la scena di Paolo Ferraro che si allontana e cosa sarebbe successo).  Nei due giorni successivi faccio i TEST di rito (che si cercherà poi di non far figurare eliminadoli dalla copia degli atti trasmessi ad autorità giudiziaria)emerge che sono perfettamente sano e addirittura serenosalvo la lieve ansia da sequestro di persona, mentre vado a spasso per due giorni in attesa che si accorgano del grave fatto delinquenziale. 

EBBENE, pacifica la giurisprudenza a riguardo,  il fatto INTEGRA IL REATO di cui aglli artt. 110, 81 2° co, 605 CP,  perchè vi è stata una privazione della libertà senza titolo né procedura formale, né provvedimenti di alcun tipo, senza rispetto di nulla, senza diagnosi (perchè una certificazione al volo dinanzi ad una persona calma e serena è una attività criminale in sè), senza che esistesse alcun presupposto sostanziale,  in costanza di  moventi clamorosi ormai emersi con prove oggettivate .  

IL TUTTO viene obnubilato, negato e nascosto e sono un magistrato di Cassazione che si apprestava a denunciare il coagulo della Cecchignola e le sue coperture nella magistratura romana e altre “partecipazioni”. Certo a Paolo Adinolfi andò peggio. 
BENE: MANIPOLAZIONE E’ NASCONDERE TUTTO CIO’ E ARGOMENTARE NEGANDO LA CRIMINALE  SOTTRAZIONE DI LIBERTA’ CONCRETIZZATASI. E LA GRAVITA’ DELLA MANIPOLAZIONE MEDIANTE OCCULTAMENTI DEI FATTI E’ TALMENTE SMACCATA CHE i magistrati informati stentano ad accettare la realtà lapalissiana. Stentavano. Ora sono sconvolti…
e qui di seguito lo stralcio nelle parti che rinviano con tutti i link a banca dati dedicata …… completa,  che consente di riscontrare direttamente tutto quanto sinora illustrato. 
PRIMA FASE (sequestro di persona del 2009 e procedure sino al 2010 VEDI MEMORIALE ). 
  • (luglio 2010) gli atti della prima e seconda procedura di dipensa archiviata dal precedente CSM
SECONDA FASE ( procedura di dispensa 2011 -2012 ) 

 

  •  documenti sulle attività strutturate in danno poste in essere nel  2011 da familiari e Silvia Canali (ex coniuge legata a quegli apparati) e alcuni esposti denunce della compagna attuale del dott. Paolo Ferraro, dott.ssa Patria Stefania Eugenia Foiani; come da legenda e copia atti che segue

 

 

 

  1. copia dei provvedimenti del CSM emessi in sequenza: il primo cautelare del giugno 2011  https://drive.google.com/file/d/0Bz8ZSwosruM0OGVkeDBvNDFhTWM/edit?usp=sharing (provvedimento emesso alla cieca per delegittimare  e impedire la denuncia e propalazione pubblica : sul ruolo delle false dichiarazioni al CSm vedi articolo sotto e l’articolo http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2014/07/un-profilo-artificiale-inventato-per.html nonchè l’articolo che ricostruisce tutte le vidende pregresse sino al 2014 http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2014/08/un-bel-guazzabuglio-questa-e-la-trama.htmlil secondo dopo la prima perizia di Cantelmi emesso nell’ottobre 2011  https://drive.google.com/file/d/0Bz8ZSwosruM0UDFYajdvYW5Ha1U/edit?usp=sharing , il terzo dell’ottobre 2012 sulla scorta della seconda “perizia” di Cantelmi  di ulteriore sospensione di due mesi https://drive.google.com/file/d/0Bz8ZSwosruM0VXVfMmVtQ1I5MnM/edit?usp=sharing, il quarto definitivo di dispensa per “inettitudine”  https://drive.google.com/file/d/0Bz8ZSwosruM0R3JRS1pqdDY2a00/edit?usp=sharing.  [Tutti i provvedimenti emessi dal CSM, commentati analiticamente negli esposti denunce e memorie miei dell’ottobre 2012 http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2012/10/4-memoria-esposto-del-9-ottobre-2012.html e novembre 2012  http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2012/11/5-memoria-esposto-finale-del-3-novembre.html regolarmente depositati al CSM ].”
 
ED ORA la ricostruzione dettagliata tratta dal MEMORIALE, fedele resoconto di tutto quello che di più rilevante sotto i profili menzionati è accaduto tra il novembre 2008  ed il 2011. REVISIONE AD OPERA DI TERZA PERSONA CHE HA STUDIATO TUTTA LA DOCUMENTAZIONE E COLLEGATO VARI SPEZZONI  INFORMATIVI.

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UN PROFILO ARTIFICIALE INVENTATO 

(ANCHE  PROGETTATO DA TEMPO!?)

– Seconda Parte –

Prefazione, rielaborazione e stralci collegati   

Quanto mostrato ed argomentato nella prima parte di questo articolo (http://cdd5.blogspot.it/2014/07/un-profilo-artificiale-inventato-per.html) costituisce la prima evidenza dell’esistenza di un’organizzazione coordinata di soggetti che operano in tutti gli strati della società (ambienti militari, magistratura, psichiatria fino alla “casalinga” moglie separata di militare impiegato presso lo stato maggiore della difesa, Sabrina). Per la prima volta, nel “trattamento” del magistrato Paolo Ferraro, qualcosa è andato storto nell’ambito di quello che era ed è l’applicazione di un protocollo di “gestione” ben oliato da decenni e che fino a quel momento aveva mietuto le sue vittime in modo discreto: mascherato di norma da “vicenda personale” del malcapitato (abbiamo già citato il caso Marrazzo) o da “patologia professionale”. 

Corredano il quadro   strane “morti naturali” (i procuratori aggiunti Caperna e Saviotti e in generale una percentuale di morti per infarto superiore alla media), “omicidi di mafia” (Falcone e Borsellino), morti bianche, omicidi con sparizione del cadavere (come purtroppo probabile nel caso del dott. Adinolfi).

Caratteristiche e finalità di questa organizzazione emergono dall’evidenza del suo stesso operare piuttosto che da una descrizione taghetta che finirebbe per confondersi con le narrazioni più o meno fantasiose e complottistoidi oggi diffuse, talvolta ad arte, per creare confusione o mitologizzare a copertura del reale. L’etichetta e il nome SUPERGLADIO, sintesi tra massonerie di alti livelli, poteri militari poteri internazionali e criminalità organizzate con forte infiltrazione e partecipazione di uomini dei servizi militari e civili (ripetiamo, “deviati” , perchè lo sviamento del tuolo esiste anche per i servizi segreti), ha il pregio di descrivere una realtà di vertice segreto  articolata ma  ordinata secondo un filone strategico e di gestione di potere finalizzato ma sul piano storico politico . 

I filoni di caste borghesi antiche e/o ricche ricche e deviazioni , l’esoterismo di apparati deviati e la matrice massonico più o meno deviata ed altre giustapposte ( compresi neo culti orientaleggianti e filoni antico massonico militar cattolici) costituiscono invece singoli tasselli di un mosaico davvero estremamente complesso, che ha però necessariamente  le sue stanze di compensazione. 

Ma dove si unificano le scelte e sotto la ègida di chi ?! Come si “condividono” le scelte?! A noi è stato raccontato anche analiticamente ma in attesa di ulteriori corposi riscontri, preferiamo far arrivare tutti,  attraverso una analisi condotta per dati fatti e realtà direttamente e concretamente osservabili,  ad una consapevolezza di quadro su base concreta .

Vedremo in questa seconda parte dell’articolo come la costruzione di un profilo patologico artificiale di personalità architettato  contro il  magistrato Paolo Ferraro abbia raggiunto il suo culmine nelle vicende del 2008 e del 2009 con il sequestro e fallito tentativo di eliminazione per via psichiatrica “breve” (che porterà allo scoperto diversi soggetti nei rispettivi ruoli). Ma soprattutto abbiamo già illustrato e vedremo  ancora come alla luce di quanto accaduto dal 2008 si possa individuare un lavorìo intorno alla sua persona risalente ai decenni precedenti (come minimo dai primi anni ’90), fino ad individuare vertici e comprimari di quello che si delinea come una porzione significativa”condivisa” del  vero e proprio apparato all’opera. Non miti, burattinai ed altre analoghe fantascientifizzazioni: corpi e professionisti coordinati che si muovono in sintonie precise,  con uomini chiave nei posti chiave. Tutta roba ordinaria se non fosse che non è mai stata illustrata, svelata, descritta, anatomizzata con la finalità di disvelarne metodologie strumenti e ed attività illegali nel cuore dello Stato ( Magistratura e medicina  ) per consentire un intervento concreto sui vari piani che permetta di ripristonare condizioni di legalità necessarie.  Si tratta di associazioni per delinquere che si avvalgono della omertà e del potere anche territoriale mediato dalle grandi organizzazioni criminali,  ma soprattutto del potere collegato a ruoli professionali istituzionali   orientati ed ispirati da fini di gestione,  controllo e come sempre infine lucro delle organizzazioni medesime , in sintonia varia con organismi e poteri intternazionali. Poteri e ruoli professionali e istituzionali   piegati a fini criminali, ed innanzitutto per preservare le organizzazioni e il bene prezioso della loro “segretezza”. IN questo è incappato per la “fortuna di tutti” il magistrato PAolo Ferraro. 

La riflessione racconto riparte dalla registrazioni già effettuate:  per tutto quello che precede si rinvia al MEMORIALE parte prima, e agli articoli che hanno minuziosamente ricostruito fatti ruoli accadimenti e contesti e contestualizzato minuziosamente ciò che emergeva dai fatti della CEcchignola  ed antefatti del mondo giudiziario romano.

  1. DALLE REGISTRAZIONI DELLA CECCHIGNOLA DEL 2008 AL SEQUESTRO DI PERSONA DEL 2009

Il 20 Novembre 2008 Paolo Ferraro decide di dire a Sabrina quel che aveva sentito nelle prime registrazioni già approfonditamente valutate. Avvertì la donna del quadro che emergeva anche con un sms (ALL. 3). Depositata la denuncia fece due precisazioni al maresciallo capo Massimo Campi, ufficiale di polizia giudiziaria con cui aveva rapporti di amicizia e stima (non avendo all’epoca ancora attribuito un qualche utile significato a quello stemmino di un “ordine cavalleresco militare” da lui esibito due anni prima con orgoglio).

Con dolcezza e senza in alcun modo allarmare il minore che era in casa, in occasione di un’uscita in macchina per fare la spesa (giovedì 20 Novembre 2008) Ferraro aveva illustrato la situazione a Sabrina, che alla contestazione di frasi precise fece un racconto parzialmente reticente di ciò di cui era consapevole. Poi fece ascoltare direttamente alla donna la sola ultima registrazione (7 Novembre 2008) mediante il PC fisso di casa: Sabrina trasalendo confermò il racconto sottolineando che non era completamente consapevole di aver pronunciato le stesse frasi, a lei comunque foneticamente riferibili senza possibilità di errore e che non riusciva a riconoscere ed attribuire a persone le frasi altrui (forse mentiva ma non è certo: sembrava stordita ed in parte stupita da quello che sentiva). Lo stesso avrebbe sostenuto per iscritto, molto più tardi, con una lunga mail importante epperò significativamente contraddittoria, riferendosi all’intero brogliaccio ed alla estrazione di singoli spezzoni successivamente operata (e-mail all. 4).

L’indomani avrebbe poi deciso di negare tutto, affermando che non era in grado di riconoscere la sua voce ma soprattutto quella degli altri (dicendo però anche di avere paura di loro, alludendo con vistosa preoccupazione a “quello che le sarebbe comunque potuto succedere”).

Ferraro si recò al lavoro dopo averle detto che doveva pensare a sè ed al figlio e dichiarando che in quel contesto non sarebbe tornato a casa. Telefonò poi al marito separato della donna, chiedendogli a bruciapelo se sapeva come avesse vissuto Sabrina negli anni della separazione (2006 e 2007) e se fosse a conoscenza di fatti del 2002-2005. Preso di sprovvista disse solo “io sapevo di quello che era successo quando aveva tra 20 e 24 anni” poi si fermò rifiutandosi di parlare e disse “ne parlerò solo con Sabrina” chiudendo la comunicazione dopo soli tre minuti.

Chiamò poi il padre della donna e gli fece ascoltare le sole frasi immediatamente intelligibili: lui ascoltò soprattutto i dialoghi con Katia dell’ultimo lunedì, rimase stupito e, poiché percepì ESATTAMENTE quelle frasi, si allontanò commentando che nonostante l’evidenza ne avrebbe parlato con la figlia. Disse a Ferraro che egli non era il marito e “non avrebbe dovuto scoprire quelle cose” (!!!).

Nel frattempo Ferraro si rivolse ad un avvocato “di fiducia della Procura”,  avv. Luca  Petrucci chiedendogli di trovare uno psichiatra ed una psicologa per Sabrina. Allo psichiatra Ferraro intendeva anche affidare il compito di interpretare il contesto e di come dovessero spiegarsi le sequenze registrate e alla psicologa un’attività di sostegno per Sabrina, che aveva dichiarato di aver subito pressioni e nuove minacce (aveva parlato dell’auto e del bambino ma si intuiva che in qualche modo era ricattabile ). Questo avvocato era anche un compagno di impegni giovanili del magistrato negli anni della politica studentesca, 36 anni prima…( troppi).

Ferraro decise quindi di allontanarsi dalla casa ma di rimanere in contatto con la donna per aiutarla e sostenerla, invitando la famiglia (anche con apposita telefonata alla madre) a non lasciarla sola. Prima di andarsene chiese a Sabrina ma anche poi alla madre di lei per telefono, di cambiare le chiavi di casa (risultando dall’ascolto dell’audio potenziato nel volume e ripulito artigianalmente che svariate persone “usufruivano” liberamente della casa sempre entrando con la chiave e che spesso la donna era in stato di relativa o vistosa passività ed assoggettamento, seduta in salone dinanzi al portatile o nella postazione del pc fisso accanto, mentre le persone entrate si comportavano in modo vistosamente anomalo, spesso all’inizio parlando sottovoce, non salutando e solo piano piano entrando in comunicazione con la donna, infine parlando anche a voce normale in altri casi; il primo lunedì 10/11/2008 però Sabrina obiettava impaurita “no…” all’ingresso immediato – a distanza  di soli 23 secondi dalla mia uscita – di altra donna con le solite modalità… quindi in questa occasione era in certo grado cosciente ed emetteva un gemito preoccupato e di paura mentre la donna entratata in casa chiudeva a chiave la porta ).

Sabrina prese queste precauzioni, lasciando addirittura l’abitazione della Cecchignola ed accettando di trasferirsi dai genitori.

I primi quattro giorni Ferraro ricevette almeno tre telefonate da Sabrina: in un caso chiedeva singhiozzando cosa dovesse fare dicendo di avere paura per sè e per il bambino, anzi indicando di aver “paura che glielo togliessero”: cosa poco comprensibile in quel momento (la frase sembrava quasi alludere ad un paventato intervento di soggetti istituzionali). Un’altra di queste telefonate, più generica, fatta di pianto e parole smozzicate fu persino sentita da magistrato dell’ufficio dott. Stefano Pesci che Ferraro (ancora ignaro della “situazione” in procura) chiamò appositamente ed ingenuamente,  e che ascoltò in viva voce la telefonata. 

La denuncia depositata da Ferraro fu fatta in un impulso anche di generosità e per assicurare una tutela ed un vaglio il più possibile rapido della situazione, senza tener conto dei possibili riflessi che poteva comportare la sua posizione di denunciante nell’ambito del suo stesso ufficio. La prudenza era passata in secondo ordine preceduta dalla generosità, lo slancio, il senso del dovere morale. Certo non immaginava quello che si muoveva di occulto e nascosto accanto, sopra e sotto al suo ufficio, frequentato da quasi tutti colleghi certo non eroi né geni, ma perlopiù bravi, carini e pieni di stima apparentemente sincera.

Il primo impatto con il Procuratore Giovanni Ferrara, con il collega Stefano Pesci ed il Procuratore Aggiunto Nello Rossi (coinvolto di fatto), fu subito chiaro: preso atto del luogo ove si sarebbero svolti i fatti, sembravano dubitare ma erano anche irridenti e “criptici”. .

Poteva sembrare che il “senso comune” prevalesse nella loro iniziale valutazione, in aggiunta al giudizio preconcetto sull’imprudenza di depositare la denuncia (che in realtà per il magistrato rappresentava un atto di coraggio dovuto) ed ancora alla scarsa comprensione della sensibilità mostrata da Ferraro. C’era e  NON POTEVA NON ESSERCI una risposta emotiva ad un fatto così delicato (in realtà poi rivelatosi suscettibile di ipotesi ancora più grave); tuttavia, secondo le loro apparenti valutazioni era proprio l’emotività a creare un fatto di per sè non esistente, operando così una inversione a priori della chiave interpretativa. Anche l’allusione diretta a pratiche ipnotiche presente nella denuncia poteva forse usata come argomento per rendere ai loro occhi meno credibile la fin troppo sintetica denuncia presentata da Ferraro. Questa fu la chiave di lettura dell’atteggiamento del procuratore e dei colleghi da parte di Ferraro, che si rivelerà assai ingenua alla luce di fatti e comportamenti successivi. Le loro “preoccupazioni” apparivano inizialmente ancorate anche alla necessità di tutelare l’ufficio, anche se era difficile comprendere l’ampiezza ed il contenuto di tale “tutela”. Rispettando quindi formalmente la loro posizione è più che altro per la difficoltà di inquadrarla, Ferraro rimase in attesa di poter spiegare analiticamente ciò che si poteva sentire nelle registrazioni e darne le molteplici chiavi di lettura possibili dinanzi all’autorità competente.

Solo in seguito avrebbe scoperto che seguivano un protocollo preciso ed un brogliaccio ben noto a loro. Lo stesso brogliaccio sarebbe stato “recitato” nel maggio  2011 con domande a taglio preconfezionato su “caso umano” e “vicenda personale” dai membri della Commissione del CSM particolarmente attivi e certamente ben consapevoli : Paolo Enrico Carfì AVV. Prof. Calvi . E lo stesso taglio sarebbe stato stilato e riversato  dall’autore della prima memoria che ne ha lasciato traccia scritta nel 2010 durante le prime due procedure con tentattivi di dispensa ( mail inviata con documento allegato) : il dott. Agnello Rossi aggiunto della Procura . I tre accomunati da appartenenze politiche e di corrente omologhe, le stesse di Stefano Pesci Giuseppe Cascini, gli altri due magistrati della Procura coinvolti direttamente o ab externis nell’affaire .

Ma torniamo alla vicenda nel novembre 2008.

L’improvvisa scoperta di un’imprevedibile realtà sotterranea, inspiegabile nella sua totalità, comportava quindi una logica reazione: Ferraro chiese ripetutamente di procedere al diretto, completo e tecnicamente adeguato ascolto delle registrazioni, sottolineando quanto fosse importante agire rapidamente anche a tutela del minore. Parlò e scrisse di pericolo di reiterazione del reato argomentando sulla situazione comportamentale e sulle alterazioni incomprensibili del comportamento di Sabrina,  che erano già  ipotizzabili ad un primo vaglio. Nel contempo continuava ad approfondire il lungo e complesso ascolto delle registrazioni, traendone ipotesi, qualche deduzione concreta plausibile e dubbi su una realtà più complessa, cercando separatamente di acquisire altri elementi di valutazione esterni. Si recò dal Procuratore cinque volte in un mese, sempre pregandolo di non farsi trarre in inganno dall’apparenza inverosimile della storia, comportandosi sempre in modo rispettoso.

Da subito attraverso un lavoro di analisi corretto il contesto operativo ed i fatti che emergevano dall’ascolto degli audio erano stati sintetizzati in una tabella di analisi stilata all’inizio di Dicembre 2008  .

  1. Ogni volta usando le chiavi in casa entrano da un minimo di due donne e due uomini a tre donne e tre uomini più presenza bambini

  2. l’ingresso avviene tra 19 sec ed al più 3 minuti dalla mia uscita

  3. il tutto avviene di nascosto clandestinamente ( vedi file abr 10 e dialogo iniziale esplicito con Katia ma normalmente non vi è interazione con le persone entranti )

  4. il comportamento dei vari soggetti è anomalo ( frasi sussurrate , parole e procedure ripetitive del tutto anomale ) Sabrina di norma non interagisce con i presenti e si trova posizionata al computer in attesa , i presenti spesso parlano a voce bassa e insinuante sinoa achè progressivamente le voci delle persone si fanno più incisive

  5. emergono attività e commenti e emissioni di suoni connessi ad attività sessuali

  6. emerge Inequivocamente uso di sostanze liquide o sniffate

  7. vi è presenza e partecipazione di minorenni

  8. Le modalità di attività sono ripetitive come secondo un modulo ( preparazione del tavolino, preparazione della panca , rapporti orali e non in salone prevalentemente davanti al computer )

  9. il connotato delle attività sessuali è atipico e non vede partecipazione emotiva ma mera attività professionale nei modi ed accenti ( anche le fasi più espressamente sado maso  sembrano recitate e non coinvolgenti ,e vengono sempre espletate in presenza di uomini esterni che interagiscono parlano e chiedono come meri clienti … vedi il Fabio del giovedì )

  10. Durante i fatti Sabrina si continua a comportare anche come una casalinga ( ripone i piatti nella lavastoviglie, passa l’aspirapolvere per terra ) e poi c’è uno ” stracci da passare … ” in un contesto agghiacciante dal min 3 e 23 sec in poi .. 

  11. Non vi sono toni esplicitamente minacciosi se non i “ bevi” e ’”hai capito “del sabato 8/11/2008 e le fresi assertive volte a condizionarla del tipo “ ti sbagli “ riferite ad un temtativo di sottrasi a d attività “ ha finito “ “ nò ti sbagli “

  12. viceversa nel file ultimo del lunedì la Sabrina lamenta pressioni ricevute e dice testualmente “ mi volete proprio costringere .. mi volete rovinare .. “.

  13. La organizzazione perfetta del tutto non lascia mai tracce fisiche in casa se non in due occasioni la cenere di sigaro che riconduce all’inquilino di sopra

  14. Le modalità e procedure dei comandi e sequenze di apparente condizionamento della Sabrina emergono in tutte le registrazioni. In quella del martedì pomeriggio anche in uscita dalla casa . Particolare il piglio organizzato e la sequenza degli ordini ultimi, e la organizzazione esterna con avviso immediato del mio ritorno.

  15. Proprio il martedì pomeriggio si sentono comandi assurdi e anche il comando “ ah bedèlta dai “ e il bevi con la Sabrina che indica anche il contenuto della bevanda ( si recepisce chiaramente solo la fine della parola … “…ina “ )

  16. Ai fatti partecipano con certezza persone abitanti alla casa corrispondente al piano superiore ed alla casa al piano sottostante, nonché nella palazzina a lato dx..

  17. Il condominio è militare e vi è presenza di ufficiali dell’esercito e personaggi militari “vari ” .

  18. Sabrina fa in tre sequenze distinte un racconto sempre più analitico e riscontrabile anche successivamente MA impostato sul “ mi hanno ritrovato “ ( ?!?! ) con particolari sulle minacce e paura relativamente convincenti ma poco chiari . Peraltro tutti i dati suindicati sono compatibili con il taglio e l’apertura del racconto. 

Dopo pochi giorni gli fu detto “ma a titolo di battuta” che “la donna era ben organizzata” che “le cose stavano in modo un po’ diverso” da come riteneva e infine “togliti di mezzo da questa storia”. Altresì doveva “smettere di investigare”. Più tardi, quando evidenziò a voce i fatti più gravi ipotizzabili con l’ascolto, gli fu suggestivamente replicato “ma tu vuoi male a quella donna…”. Fu accompagnato alla porta subendo il segnale evidente che comunque non poteva ottenere come cittadino l’approfondimento di ciò che pure emergeva come ipotesi non peregrina e ciò che era dato ulteriormente intravedere . . L’opinione “ufficiale “ sull’approfondimento delle vicende appariva precostituita, ma Ferraro proseguì nel cercare di acquisire elementi ed analizzare i dati disponibili. Troppe cose non quadravano anche oltre gli atteggiamnti sospetti dei magistrati indicati.

Ripetiamo quanto già evidenziato nella prima parte di questo articolo : almeno tre circostanze rendono evidente la malafede di tutti quanti si sono dati da fare nella direzione impressa dall’apparato che vedeva in gioco immagine, la scoperta di attività coperte varie e sinanche la ricostruzione di metodologie ed attività passate (nella frangia eversiva o deviata della Procura di Roma, nel CSM e negli ambienti psichiatrici collegati) e soprattutto nella componente di coloro che hanno preso parte alla vicenda fingendo di ignorare e di considerare vaneggiamenti quanto sostenuto prove alla mano da Paolo Ferraro:

1. Indipendentemente da ciò che ha registrato, capito, ricostruito e saputo Paolo Ferraro, la presenza di sètte a copertura esoterico-satanista (nella Cecchignola, nel territorio a sud di Roma esteso sino ai castelli romani) viene considerata una certezza dal Ministero degli Interni nel momento in cui istituisce (con una importante circolare del 1996) la S.A.S. SQUADRA ANTI SETTENella circolare si fa inoltre esplicito riferimento ad attività di “destrutturazione mentale” poste in atto in alcune tipologie di sètte.

2. Un articolo dell’Unità datato 8.11.2006 riporta notizia relativa ad un giro di pedofilia partecipato anche da sotto-ufficiali militari della Cecchignola e di Roma, in danno di circa 200 bambini Zingari, per il quale vi furono 32 arresti nell’ambito dell’inchiesta “Fiori nel fango” coordinata dai PM Maria Cordova e Mirella Cervadoro della Procura di Roma, e condotta dalla Squadra Mobile, diretta da Alberto Intini. Le prime misure trasmesse per la convalida dalla GIP Maria Teresa Covatta, all’epoca moglie di Giuseppe Cascini, indagini altresì ben note a Maria Monteleone che sarebbe divenuto Aggiunto nella Procura di Roma in epoca immediatamente successiva ai fatti del 2009 ;

3. Nell’ambito della vicenda Marrazzo (coeva all’operazione contro Ferraroemerge il coinvolgimento del carabiniere Donato D’autilia, già indagato proprio nell’inchiesta “Fiori nel  fango 2”L’inchiesta relativa alla vicenda Marrazzo, che vede coinvolto il militare della Cecchignola D’Autilia (accusato di ricattare Marrazzo in concorso con altri carabienieri) era gestita da Rodolfo Sabelli e Giancarlo Capaldo. Negli audio della Cecchignola emerge la voce di un transessuale o comunque voce la cui impronta timbria richiama luoghi attività ed ambienti ( ma era in una casa civile della Cecchignola ).

Tenuto conto anche solo di queste tre circostanze apprendiamo che quantomeno nell’ambito della Procura di Roma scenari riguardanti

  • attività settarie a copertura satanista

  • esercitate all’interno del quartiere militare della Cecchignola

  • coinvolgenti militari, appunto

  • comprendenti manipolazione di soggetti con tecniche di controllo mentale (MK-Ultra/Monarch, o comunque definite ed indicate nella circolare del Ministero attività di “destrutturazione mentale”, ed in questo consistono tecnicamente)

  • comprendenti anche attività a sfondo sessuale ma

  • anche con il coinvolgimento di bambini ROM.

  • il tutto anche con finalità di coinvolgimento, ricatto ed irretimento di persone,  con ruoli professionali ed istituzionali particolari

non potevano in alcun modo essere considerati inverosimili, e tenuto conto di chi fosse Paolo Ferraro, prodotto di una mente non sana.

Invece era stato costruito  alle spalle del magistrato un contesto alterato denigratorio e diffamatorio nel passato, a sua totale insaputa, e sul momento un cerchio che dire allarmato/allarmante e grave sarebbe poco: egli aveva solo avvisato la sua ex moglie S. C. con la quale aveva dissapori gravissimi mai sospettando a che punto fosse giunta nella esecuzione di un mandato vendicativo.  Lei si era introdotta nel suo ufficio di soppiatto e la trovò “appostata” dietro la porta chiusa della stanza: le aveva detto quel che sapeva, ma già aveva parlato con qualcuno. Ferraro aveva poi avvisato la sorella (Simonetta  Ferraro) ma sostanzialmente si era creato un circuito che si può definire eufemisticamente disinformativo circa i fatti personali che lo riguardavano. In questo contesto era attivissima l’ex moglie Canali Silvia, le cui colleganze Ferraro nemmeno sospettava. Sua sorella invece, d’un tratto divenuta apparentemente convinta che fosse “andato fuori di testa” (non si sa da chi “informata”), si presentò all’ufficio del magistrato verso i primi del Dicembre 2008, previa telefonata, accompagnata dal marito Gianni Nicolosi. Chiese di ascoltare e leggere il materiale che Ferraro aveva nel frattempo raccolto e con aria fortemente scossa ed alterata (mostrando di essere convinta o stata convinta di cose negative a suo riguardo) ascoltò solo tre spezzoncini in pessime condizioni di ascolto (computer privo di adeguata scheda audio e di casse esterne, files non puliti peraltro) ed esclamò “tu stai male, non si sente niente”. Ferraro cercò di calmare sua sorella, la invitò con il marito in pizzeria, la fece contattare dall’ufficiale di polizia giudiziaria che a titolo di amicizia aveva ascoltato ed interpretato le registrazioni e che a sua volta le indicò la effettiva esistenza di dati audio e fatti ipotizzabili e meritevoli di approfondimento

Tutto inutile: evidentemente o aveva avuto informazioni alterate ed ingigantite o doveva avere un ruolo ed una parte in questa vicenda dai contorni sempre più ambigui.

Questa insistente “informazione” relativa ad un Paolo Ferraro “fuori di testa” si era protratta con costanza nonostante all’epoca egli lavorasse normalmente, dormisse senza alcun problema, conservasse le normali frequentazioni professionali e private e fosse solo emotivamente coinvolto dalla delicatezza della situazione (che si ricordi coinvolgeva anche un minoreoltre che una donna da lui un tempo amata e poi vi erano altri ed il minore ROM riconoscibile di primo acchitto dalle registrazioni e pi il dubbo che emegeva da tutto il contesto intorno alui, un contesto inquinato, atipico , e certamente degno di preoccupata valutazione). 

Ovviamente il magistrato non sapeva e non chiese a quale PM fosse affidato il procedimento avviatosi con la sua denuncia. E in prima istanza non dubitava dell’umano interessamento del collega Stefano Pesci che non gli era mai brillato per sensibilità umana e che era sempre stato insieme a Giuseppe Cascini un rivale spesso doppio e intrigante . Lo stesso Pesci fu visto da Ferraro a colloquio con una intermedia eminenza grigia, uno psichiatra tra quelli “di fiducia della Procura”, lo stesso che aveva chiesto a Ferraro verso la fine del 2005, tramite Pietro Saviotti (allora PM e poi Aggiunto presso la Procura) una relazione-conferenza sul tema diritto alla privacy e dati sanitarisensibili nel settore medico psichiatrico in particolare.

Nel frattempo la psicologa indicata dall’avv. Luca Petrucci ( investito della questione di “aiutare la donna ed il bambino” ), la dott.ssa Daniela Viggiano, prima partecipò ad una convocazione accettata dalla donna presso lo stesso Petrucci. Poi venne il 10 dicembre 2008 (vedi sms del 9/12/08 all. n. 3) ad ascoltare per oltre due ore e mezza le registrazioni (dalle ore 14:05, essendo arrivata in ritardo, fino alle ore 16:35) e durante l’ascolto allora più delicato (file non puliti e trattati come volume) confermò le considerazioni di Ferraro con un solo dubbio residuo sulla corrispondenza di una traccia con le annotazioni dattiloscritte che corressero insieme e comunque su sua richiesta e suo riscontro. Nonostante si trattasse dei file originari, in pessime condizioni tecniche, trasecolò per alcune voci e presenze in quel particolare contesto, commentando “la cosa è grave…è chiaro che se ne è consapevole la donna non parlerà mai” spiegando le radici psicologiche dell’impossibilità di comunicare ed ammettere simili situazioni nonché la ipotizzabile preesistenza di esperienze proprie traumatiche eminentemente risalenti alla fase prepuberale  ascoltodiretto audio delle voci e contesto di cui aibrogliacci n. 10, 17, 23, 27 e 28 . Peraltro il magistrato non capiva in quel momento perché la psicologa volesse perlopiù concentrare l’ascolto sulle “attività sessuali”: a quelle, tranne memorizzare genericamente mugolii e frasi non equivocabili,  egli non aveva prestato prima alcuna attenzione analitica, considerandoli elementi di contesto, mentre ben altro gli appariva necessario di spiegazioni e analisi. Ferraro passò varie ore ad appuntare su fogli a mano il brogliaccio con indicazione temporale e relativo contenuto, mentre successivamente con la psicologa impiegarono due ore e mezzo ascoltando e controllando le annotazioni. Se ella non sentiva bene ripeteva l’ascolto quattro o cinque volte: in un caso non percepiva bene la fine della sequenza…su alcuni stralci rimase lievemente incerta, su altri certa, su altri infine espresse giudizio inequivoco sul contesto.

La situazione era kafkiana: da una parte chi aveva ascoltato veramente (il maresciallo di polizia giudiziaria e la psicologa in primis) valutava, ragionava, concordava, introduceva elementi di valutazione. Dall’altra chi non aveva ascoltato parlava di una “patologia ” di Ferraro a completa insaputa sua. .Curiosamente l’avvocato Luca Petrucci (“avvocato di fiducia dell’ufficio”) dopo una prima apparente partecipazione attiva e consenziente rispetto alla valutazione della rilevanza della questione, dalla seconda metà dl dicembre 2008 iniziò a recitare sempre lo stesso schema verbale: “si sentono delle cose…bisogna contestualizzare”. TRADOTTO : solo Paolo Ferraro poteva contestualizzare e chiarire , quindi “senza Paolo Ferraro” niente contestualizzazione ( si tenga presente che tale dettagliata contestualizzazione è stata poi effettuata in varie riprese da Paolo Ferraro come anche la messa a disposizione pubblica degli audio e vi sono svariate pagine ed  ore di spiegazione tecnica e scientifica .. inappuntabili ) . . Ferraro apprenderà poi che sin dal dicembre 2008 si era creato una sorta di contatto diretto continuo tra sua sorella, la sua ex moglie ed una persona appartenente al contesto lavorativo. La prima asseriva di voler “monitorare” il suo “stato patologico” peraltro inesistente con una invasione della privacy inaccettabile ed attribuendogli una situazione mentale infondata. Certamente non fu interpellato chi gli stava accanto e collaborava concretamente per otto e più ore al giorno né nessuna altra persona diversa da quella unica con cui erano in contatto. Testimoni del reale stato di salute mentale e fisica di Ferraro invece erano tutti gli altri colleghi, amici e amiche. Ma non contavano, anche se lo frequentavano per tutto il giorno, nessuno chiedeva loro, nessuno verificava. Esisteva un circuito isolato composto da pochissime persone solo formalmente “familiari” (che Ferraro non frequentava, salvo la madre delle sue bambine quando le portava ed andava a prendere a scuola il mercoledì e per pochi minuti), da Stefano Pesci e da qualcun altro sopra di lui, silenzioso.

Ferraro decise di interrompere quel circuito che allora considerava solo un pettegolezzo malato familiare,  squilibrato e sovraeccitato, ma curiosamente preoccupato od interessato a metterlo in cattiva luce, micro circuito dal suo punto di vista  “inquinante “ (lasciamo immaginare le dichiarazioni di vendetta risalenti al 2006-2007 di una moglie in separazione possibile per sua colpa, poi convertita in consensuale per “indulgenza”), e non intrattenne più rapporti telefonici con la sorella (sul cui stato e sui precedenti personali non entriamo per rispetto della sua privacy) la quale lo cercò una volta (nel febbraio 2009) consigliandogli di andare da una psichiatra (!!!??). Non aveva poi rapporti telefonici né alcuna frequentazione con il fratello Marco Ferraro, il quale in un’occasione gli aveva rivelato di essersi assoggettato ad una lunga terapia presso uno psichiatra o psicologo (LUI IN TERAPIA, non Paolo Ferraro, e per i problemi suoi che coltivava da lunga data verso la figura ingombrante del fratello ). Nel frattempo il magistrato cercò una casa in locazione e proseguì la vita professionale e sociale. Decise poi ulteriormente di allentare i contatti con la sua strana famiglia passando il Natale con una affettuosa coppia di anziani abitanti al primo piano della villettina dove abitava, mentre famigliari e colleghi “interessati” insistevano nel dipingerlo come un individuo isolato e in piena crisi psicologica. Nel frattempo curava anche gli approfondimenti necessari a capire la situazione: a qualche giorno dalla denuncia tutto appariva apparentemente fermo ed immobile e l’atteggiamento di Sabrina, che era tornata a casa sua “da sola” e dopo essere stata ospitata a casa dei genitori, era radicalmente cambiato.

Alla luce della incomprensibile situazione che lo circondava, Ferraro decise di registrare telefonate ed altro: a quel punto troppo non quadrava in questa curiosa ridda di equivoci, disinformazione etc… Con tono più artificialmente sicuro che duro, al telefono la Sabrina disse che nelle registrazioni si sentiva solo una donna che “scola i broccoli e che canticchiava felice”. (sms vari e Clip audio 27.wav nella directory del DVD dedicata a registrazioni audio tra presenti e di telefonate ricevute e fatte). Ferraro replicò come è dato immaginare, avendo già precisato condizioni tecniche e presupposti tecnologici dell’ascolto. Nella medesima telefonata, un mercoledì tre dicembre (Clip audio 27.wav), appena risposto si sentiva sullo sfondo la voce stentorea ed arrogante di un uomo che pretendeva “le chiavi …voglio le chiavi” e alludeva poi al camper di Ferraro parcheggiato nel cortile condominiale. Infatti le chiavi della casa erano state sostituite. L’ex marito, tornato provvisoriamente a casa, con tono palesemente intimidito opponeva un “calma… ragioniamo”. Di certo l’atteggiamento dell’uomo non era quello di un solerte e rispettoso amministratore di condominio. Né la scusa inventata al volo dalla donna imbarazzata e lievemente impaurita, che tentava di sovrapporre la sua voce per confondere la situazione, “è il capo scala” era credibile: il nuovo caposcala, un signore per bene di bassa statura dalla voce educata che mi era stato presentato una volta dinanzi all’ascensore, appariva persona totalmente diversa per atteggiamento, modalità di comportamento, impronta vocale .

Pur da lontano continuava a stare vicino alla donna nonostante tutto e lei gli scriveva sms e mail in cui diceva anche di amarlo. Nel frattempo a pochi giorni di distanza dal deposito della denuncia, Massimo, amico carabiniere, comunicò al magistrato che avevano vietato a Sabrina di parlargli ed interruppero ogni rapporto telefonico. La donna non avrebbe saputo più nulla di tutto ciò che di nuovo accadeva. E questo già dal dicembre 2008.

Nei primi dieci giorni di dicembre verso le ore 10:30 Ferraro telefonò a Sabrina, di risposta ad un suo sms: gli rispose con la stessa tonalità di voce di cui al file corrispondente al punto 7 del brogliaccio dicendo con voce insensatamente flautata “la sètta non mi ha mai fatto del male. Trasalì alla parola sètta: improvvisamente quadravano le molte frasi che sembravano caratterizzate da anomalie linguistiche, intonazione anormalmente musicale o con cadenza metrica anormala nonché duefrasi ascrivibili ad un linguaggio medievalistico (siascoltino a titolo solo indicativo i file corrispondentiai punti 3, 4, 11, 12, 20, 21, 25, 36 e 15).

Ora si spiegavano anche le presenze e le attività nel contesto che emergevano dall’ascolto dei file corrispondentiai punti 10 , 17, 23, 27 e 28. dei brogliacci (ascolto audio NECESSARIO come sempre, perché la trascrizione nonostante la descrizione delle tonalità, impronte foniche ed altro NON E’ SUFFICIENTE ). In particolare trovavano spiegazione le sequenze con struttura indicabile come di sospetto carattere ipnotico o condizionamento precostituito (vedi solo a titolo di esempio l’audio corrispondente nei brogliacciai n. ulteriori 2, 16, e 25 ) e le frasi che potevano sembrare pronunciate con tono di comando cui rispondevano “sì” di tipo àtono (vedi per esempio l’audiocorrispondente nei brogliacci ai n 5 e. 18 ) o il riferimento a  “contratto” da rispettare. Il sospetto che ci fosse ancora di più emergeva dall’ascolto. Sempre ad un attento ed approfondito ascolto che invitiamo ad effettuare.

In seguito le risultanze delle registrazioni sono state confermate per iscritto da professionisti e persone che hanno proceduto ad un ascolto diretto ed approfondito più volte e con con mezzo IDONEO (all. 5 quater). Senza citare altri amici e conoscenti cui Ferraro chiese un parere per verificare la possibilità di un errore valutativo (non li nominiamo a loro tutela, vista la situazione). Lo stesso invito all’ascolto fece Ferraro in forma privata ad un magistrato di cui aveva particolare stima, che gli confermò, pur ad un ascolto su pc radicalmente inidoneo, una pur generica  valutazione di interesse e peculiarità dei fatti e di possibilità di utili approfondimenti. Su di lui sarebbe poi personalmente intervenuto Stefano Pesci segnalandogli un mio stato presunto di disagio psicologico ed invitandolo a prendere atto che dall’audio non si sentiva nulla (lo confermò a me lo stesso magistrato nell’ottobre 2010 ). I fatti dovevano essere l’esclusivo frutto di una fantasia malata ( all’uopo gonfiata e creata la suggestione relativa ). Nella attuale versione brogliacci e video di contestualizzazione integrale con didascalie e brani da  articoli  di approfondimento consentono  di ricostruire appieno quanto a sua tempo ricostruito dal dott. Ferraro [ http://cdd5.blogspot.it/2012/04/3-la-grande-discovery-brogliacci-con.html]. 

Il quadro, dal punto di vista di un magistrato che aveva semplicemente utilizzato metodo logico induttivo fondato su analisi dei dati fonici (implementato con le conoscenze personali, accresciuto con dati documentali sms e mail , arricchito con informazioni culturali subito approfondite sul fenomeno e sulle sue caratteristiche all 5 ter sopra richiamato) infine culminato con l’acquisizione di circolare del Ministero dell’Interno istitutiva della SAS (squadra antisetta vedi all. 6) appariva giustificatamente configurabile, quantomeno come seria e riscontrabile ipotesi di lavoro (a volerlo sminuire). Ciò che emergeva dall’ascolto dei file audio era analizzabile singolarmente e globalmente, contestualizzabile utilizzando anche le dichiarazioni di un magistrato con trenta anni di esperienza (Paolo Ferraro) e corrispondeva alla qualificazione indicata nella circolare con dovizia di ipotesi di reato analiticamente indicati. L’elenco delle fattispecie è tale da riempire varie pagine di un registro generale informatico.

A suffragare poi tutta la ricostruzione è la riscontrata presenza di resti di rito satanista eseguito su collinetta a distanza di cento metri dalle palazzine di via dei Bersaglieri, vittima una povera volpe. Rito denunciato ed accertato dal comando dei vigili urbani locali: chi accertò il fatto dichiarò di essere stato fortemente impressionato (all. 6 bis). Inoltre, molti estranei potevano sapere e le voci non potevano non essere arrivate alla locale stazione dei carabinieri.

Il giorno sabato tredici dicembre 2008 (alleghiamo documento che oltre ad individuare numerosi profili attinenti il fenomeno delle sette sataniste addirittura indica perché il giorno sabato 13 dicembre sia duplicemente elettivo per la effettuazione di riti “satanisti”  – sia chiaro, chi scrive da laico non indulge in alcuna credenza e la parola indica la “autoprospettazione” di coloro che fanno simili incredibili delinquenziali baggianate gravi a coloritura “satanista”  – all. 6 ter ) dopo aver ricevuto alle ore 17:15 un sms tranquillo (all . 7) Ferraro ricevette alle ore 18:06 c.a. il seguente sms (all. 8)

Io vilipesa, data della putt, stordita, dimagrita, spaventata, ci ved luned¥ @.@l@u@n@e@d@¥

SMS  che si commenta da solo e la cui analisi psicologica, psichiatrica, logica, sintattica, collegata alla conoscenza dei dati necessari per valutare, affidiamo all’intelligenza del lettore, con riguardo anche all’uso duplice e volontario di particolare simbolo grafico ¥ la cui valenza è percepibile. Ferraro girò l’sms all’avvocato Petrucci (all. 8) e alla psicologa, recandosi poi a casa di Sabrina: dall’esterno tutte le persiane erano abbassate completamente, sentì all’interno dell’appartamento (la cui porta esterna aveva una soglia rialzata di almeno 4 cm ed era di consistenza ordinaria, tanto da consentire ascolto diretto di ciò che accadeva nel salone fungendo con appoggio auricolare quasi da cassa di risonanza e tanto da far notare che all’interno del salone vi era solo una luce bluastra bassa) la presenza di più persone con voci già ricorrenti e ciò cui erano intente. Si allontanò e avvisò immediatamente al cellulare la psicologa che invece di attivare solo l’avvocato avvertì anche Sabrina. Essendosi riposizionato accanto alla porta dopo la telefonata alla psicologa, sentì infatti Sabrina rispondere al telefono e comunicare alle persone presenti (“è passato qui sotto” con lo stesso tono innaturale che emerge dalle registrazioni). A quel punto il gruppo si apprestò ad uscire di corsa: Ferraro si mise sulla svolta delle scale tra il primo ed il secondo piano e vide uscire alcune delle persone, due delle quali aveva in precedenza individuato. Prima di allontanarsi aveva sentito distintamente dalla porta la voce femminile di una donna autorevole che rassicurava “stia tranquilla…signora…è tutto a posto”.  Uscito poi in tutta fretta vide uscire all’esterno un piccolo corteo composto dalla donna che aveva pronunciato anche la frase “rassicurante” suindicata (uscita per prima dalla porta della casa) e due uomini giovani che le camminavano silenziosi con contegno rispettoso a distanza di un paio di metri ad ala ( un corteo sufficientemente lugubre e atto ad impensierire), tutti diretti verso altro edificio/scala del condominio. Nelle registrazioni del primo sabato, a distanza di quaranta secondi dall’uscita di casa del magistrato,  si sente la stessa donna che  nella casa formula un flautato e musicale “ si può !?“ di cui all’audio corrispondente al file estratto n. 1 ma soprattutto una sequenza diremmo rissima nella quale la donna don una voce flautata e strana indica “ ma lui stà là aiuta Mary .. ma tu aiuta là “ . .

Nel frattempo Ferraro aveva individuato (anche sul presupposto del rinvenimento di un biglietto da visita nella casa di Sabrina quando ancora conviveva con la donna) la psichiatra dott.ssa Canale Marinella, che aveva con quasi certezza avuto conoscenza diretta di Sabrina (si badi alle espressioni usate da lei una notte “mi hanno visto tanti psichiatri e psicologi ma non ci hanno capito niente”). A questa psichiatra mostrò la foto di Sabrina e lei confermò che si trattava della stessa donna portatale nel Gennaio del 2006 da un amico/cliente di lei perché sofferente. Con alta probabilità: al 90% disse, con riferimento ai lineamenti del viso, alla forma del naso etc, non potendo essere sicura, salvo condizione di vedere Sabrina di persona o in foto che la raffigurasse come le si era presentata due anni prima: capelli scuri portati a treccia e occhi molto azzurri. Questo look era realmente tenuto da Sabrina anni addietro, per sua stessa ammissione: Sabrina aveva raccontato di quando portava la treccia e lenti a contatto azzurre e riparlato di ciò proprio nel periodo recente ai fatti, mentre una foto sua con treccia nera era posta sulla portiera del frigo con piccolo magnete.

Il caso ha voluto che una foto anche di pubblico dominio fatta a suo tempo al dott. Ferraro, ed  ingrandita opportunamente. lasci vedere proprio quella foto fissata sulla porta del frigo .   Questo era solo uno degli innumerevoli indizi e fatti considerati. Sabrina aveva parlato con la psichiatra delle sue “attività” e di una situazione ambientale dalla quale voleva sottrarsi anche a tutela del figlio, ma anche del fatto che il marito nell’ambiente era posto sotto pressione. La professionista riferì le stesse circostanze anche all’avvocato ed alla psicologa. Il tutto è testimoniato anche dalle Clip audio 30.wav nella directory del DVD dedicata a registrazioni audio tra presenti e di telefonate ricevute e fatte.

Lo psichiatra “consigliato” dall’avvocato Petrucci, che avrebbe dovuto sostenere Sabrina e valutare la situazione e le prove raccolte da Ferraro, era il dott. Cancrini Luigi, che assume da subito un atteggiamento fatto di radicale supponenza e tanto assurdo da risultare sospetto a primo impatto.

Ferraro argomentava su dati fonici interpretabili sì, ma innegabili, la cui esistenza ed attendibilità erano però dallo psichiatra rifiutate a priori. Ferraro illustrava conoscenze e dati acquisiti sul passato e presente di Sabrina ma veniva smentito a priori e non curato da lui. Le telefonate della psicologa e finanche dell’ufficiale di pg che aveva originariamente ascoltato le registrazioni, che gli rendevano testimonianza e conferma, venivano “eliminate” dalla mente “tanto” selettiva di Cancrini. Persino la psichiatra dott.ssa Canale Marinella di cui si è detto, che generosamente si era attivata telefonando e confermando circostanze riportate da Sabrina, fu liquidata con un “si era sbagliata” e che “verifica era stata fatta” (quale verifica???). Cancrini parlava con un magistrato di provata esperienza ed intelligenza come avrebbe parlato con un pescivendolo, flautando ironia o atteggiamenti insensatamente paternalistici del tipo ” Il Procuratore non vuole” .  . L’atteggiamento di Cancrini era agghiacciante: non attuava una tecnica argomentativa volta a contestare razionalmente affermazioni, per valutare la plausibilità delle affermazioni di Ferraro, ma assumeva un atteggiamento che chiamare “preconcetto” o meglio negativamente preconfezionato è un eufemismo e propinava ad ogni più sospinto una valutazione in radice erronea e distorta persino dei fatti e dei rapporti con Sabrina. A quel tempo Ferraro continuava a sentire quest’ultima, la visitava anche sostenendola e lei gli pregava di nascondere la circostanza allo psichiatra ed alla psicologa (vedi sms e mail allegate in dvd). Lo psichiatra effettuò un primo incontro con la sola Sabrina e tre successivi incontri (disastrosi) presenti Ferraro, Sabrina e la psicologa (che aveva tempo addietro esaminato gli audio con Ferraro) e che restava ammutolita. 

Fu quasi drammatico lo scontro con lo psichiatra Cancrini il quale non gradì la circostanza che la sua allieva psicologa fosse venuta ad ascoltare l’audio (prima negò la circostanza, a scena aperta davanti alla psicologa che taceva, intimidita. Poi quando Ferraro mostrò l’sms che confermava l’appuntamento e cercò di far dire alla dott.ssa tutto ciò che aveva sentito, Cancrini lo impedì. !!!). A quel punto Ferraro ebbe l’intuizione di sostenere di aver registrato tutto l’incontro. Lo psichiatra storse la bocca, impedì comunque alla dott.ssa di parlare, ma sono rimasti convinti che l’incontro fu registrato. In seguito si apprese che effettivamente la psicologa relazionò allo psichiatra. Relazionò di ciò che lei stessa individuò nel corso della seduta di ascolto: contesto sessuale e attività anomale, presenza di non adulti, espressioni vocali e sonore, comportamento vocale anche apparentemente dissociato di Sabrina. Tutto ciò per lo psichiatra non doveva esistere A PRIORI, non esisteva e non sarebbe esistito (il motivo di ciò emergerà in seguito).

Terminati i tre incontri congiunti di Sabrina e Ferraro presso lo psichiatra Cancrini (svoltisi tra Dicembre 2008 e inizio Gennaio 2009), voluti dal magistrato a tutela e supporto di Sabrina visto il suo disagio (di Sabrina, non di Ferraro, si badi bene). Non avendo ancora interamente compreso il ruolo di Cancrini nella vicenda e spiegandosene l’atteggiamento in termini di inettitudine professionale piuttosto che di dolosa malafede, si congedò dal professionista rimproverandolo di aver commesso uno dei più gravi ed inqualificabili errori della sua carriera professionale (alludendo anche ad un caso di “errore” suo già noto) e che di questo ne avrebbero patito Sabrina ed il figlio.

Nel frattempo Ferraro i primidel gennaio 2009 aveva anche depositato presso la Procura la prima perizia fonica circa il solo primo pomeriggio di sabato 8 Novembre 2008 (all. 8 quater). Perizia data in copia anche a Cancrini e nella quale trovavano conferma le parti essenziali delle prime trascrizioni.

D’altro canto il Procuratore Giovanni Ferrara “invitò” il magistrato ad acquisire copia della relazione tecnica dei R.I.S. di Roma (all. 8 quater/2). Periziato il solo file ABR4.waw, relativo al sabato pomeriggio, vi si legge “stante la pessima qualità del segnale audio a disposizione, che non consente di effettuare misure strumentali atte ad attribuire con criteri oggettivi e quindi certi le frasi ascritte ai vari parlatori e considerando inoltre la soggettività della percezione uditiva, non si può esprimere un giudizio di coerenza certa tra quanto trascritto e quanto realmente udibile ai più, quindi la trascrizione prodotta è da considerare, nella misura in cui la qualità lo permette, come una interpretazione prettamente soggettiva ma non può certamente essere considerata a tutti gli effetti, specchio fedele della conversazione di interesse intercettata.” 

Si dà però il caso che molte  frasi siano distintamente pronunciate ad alta voce, dinanzi al microfono e in qualche  caso si possono udire anche abbassando il volume. Ciò si ripeteva anche negli altri files. Quanto sostenuto nella relazione sembrava inspiegabile, ivi compreso il concetto di “specchio fedele”: ma da quando in qua un indizio interpretabile in vari modi deve essere uno specchio fedele? Se è poi vero che una parte della registrazione era riferita ad ambiente diverso del luogo di posizionamento del PC portatile, è pur vero che si poteva tecnicamente elevare il segnale e, con varie manovre di pulizia, almeno tentare di sentire ciò che era nella registrazione vergine difficilmente udibile od udibile in modo incertoNulla di tutto ciò è stato fatto dai R.I.S., nonostante i potenti mezzi a loro disposizione. Anche per questo motivo è assurdo leggere (all 8 quinquies) quanto sostenuto nel provvedimento di archiviazione del 17/3/2009 che aveva chiuso il procedimento a suo tempo aperto in seguito all’esposto alla procura di Perugia. In essa si legge ancora oggi “[…]nessun elemento può trarsi dalla stessa […] e ciò anche all’esito della attività di filtraggio […] Da un’attenta operazione di ascolto effettuata dai Carabinieri del Nucleo Operativo Trastevere dei files contenuti nel CD agli atti, emergono frasi, parole e rumori riconducibili alla normale attività quotidiana di una persona all’interno della propria abitazione”. Sostenere che nella registrazione emergono (oggettivamente, tanto da giustificare l’archiviazione) “frasi, parole e rumori riconducibili alla normale attività quotidiana” è in contraddizione con l’affermazione presente nella relazione dei R.i.s. di “impossibilità di attribuire con criteri oggettivi e quindi certi le frasi ascritte ai vari parlatori e considerando inoltre la soggettività della percezione uditiva…”.

Oltre a ciò, non si spiega in alcun modo la presenta di molteplici individui (con relative impronte vocali chiaramente udibili anche nei files non trattati ed attribuibii a minori anche di etnia ROM ) presenti nell’abitazione e la totale mancanza di spiegazione di questa circostanza da parte di Sabrina.

Nel frattempo la donna alternava affetto e negazione radicale, comunicando a Ferraro che si batteva per lui (?!) per tutelare la sua persona.

ALLA DECISIONE DELLA PROCURA DI CHIUDERE LE INDAGINI IL MAGISTRATO AVEVA PRESTATO ACQUIESCENZA, “GENTILMENTE PRESSATO” IN TAL SENSO, E NON RICHIESE ALLORA LA RIAPERTURA DELLE INDAGINI. Non aveva insistito neanche quando con SMS Sabrina aveva ammesso una versione edulcorata dei fatti (all. 9) precisando con successivo sms che la verità lo avrebbe condotto al Santa Maria della Pietà (all 9. bis). Ferraro replicò seccamente con altro SMS, che lei doveva solo e sempre dire la verità solo la verità (all 9 ter) non cogliendo nell’immediato il significato rovesciato della frase: era il suo conoscere la verità (e non tanto il contenuto di questa veritàche lo avrebbe mandato al Santa Maria della Pietà. Verità che quindi lei sapeva e che Ferraro non doveva sapere (quella che poteva apparire come una ritrattazione era invece un chiaro avviso: “scordati la verità finchè sei in tempo”). Sabrina quindi, per sua stessa ammissione, era a conoscenza dell’intenzione di agire per via psichiatrica nei confronti di Ferraro. A conferma di ciò nel maggio del 2009, in occasione dell’ultimo incontro del magistrato con la donna, Sabrina disse con aria ingenua “che cos’è un TSO?”. Ferraro non diede in quel momento importanza alla domanda che per lui non aveva senso riferibile ai presenti, anche se in precedenza aveva sentito nominare il termine casualmente, mentre si recava a prendere l’ascensore in ufficio. La frase da lui ascoltata casualmente e proveniente da stanza chiusa limitrofa all’ascensore era “ Sì TSO, va fatto, subito, o ci pensate voi o poniamo noi rimedio alla situazione”. Chi parlava era il “solerte” collega Stefano Pesci. IL perchè un magistrato ordinasse perentoriamente un TSO apriva scenari che sino a pochi mesi prima erano impensabili per il dott. Ferraro .

Tra aprile e maggio 2009 nei ritagli di tempo pomeridiani Ferraro aveva proseguito l’analisi dei file, estrapolando solo alcune frasi e dati audio significativial solo scopo di analisi ulteriore (non maturando certezze non verificate) e preoccupato di aiutare Sabrina e darle elementi di valutazione circa la possibile gravità della situazione. Per un ascolto adeguato occorrevano mesi di lavoro e il suo stesso impegno artigianale era ancora incompleto e provvisorio. Ma nessuno aveva fatto ciò che serviva per capire e ascoltare al meglio tecnicamente possibile.

Il solito collega, Stefano Pesci, che si “interessava umanamente” a tali vicende, negava che si sentisse alcunché ma controllava se Ferraro approfondisse la situazione chiedendo informazioni (“hai dato incarico al fonico di trascrivere e filtrare anche tutti gli audio ? Non hai raccolto firme di persone che hanno sentito l’audio ?”). Non possiamo sapere cosa lo spingesse a sapere cose specifiche, ma era un monitoraggio “puntuale”“ non su “se facessi” (quello  si spiegherebbe con una ipotetica preoccupazione su un mio insistere su una cosa infondata e assurda) ma proprio su cosa di specifico e concreto facesse e su quali risultati in ipotesi raggiungesse.

Ferraro a quel tempo era sempre all’oscuro di ciò che accadeva alle sue spalle e che si concretizzerà a breve.

Il fratello e la sorella del magistrato avevano nel frattempo consolidato  di nascosto  contatti con lo psichiatra Luigi Cancrini, e con lui effettuato più incontri probabilmente nel Gennaio/Febbraio e forse primi di Marzo 2009 (di ciò darà notizia orale il padre, Ferraro Gino, ma solo nell’Agosto 2010 n.d.r. e poi molto dopo consegnando un diario prezioso al figlio ). Quel che è certo (sempre per testimonianza del padre) è che tali incontri ebbero come oggetto la “malattia mentale” di Paolo Ferraro.

Un particolare significativo: nell’ambito delle sedute già citate (dicembre 2008 – gennaio 2009) nelle quali il dott. Cancrini su mandato del dott. Paolo Ferraro avrebbe dovuto assistere ed aiutare la donna della Cecchignola:   questi in un’occasione accennò ad una telefonata col fratello del magistrato. Ferraro disse che era la cosa più sbagliata che potesse fare e Sabrina a sua tutela rincarò la dose, spiegando chi fosse il fratello secondo lei e che rapporti ci fossero. Lo psichiatra sorrise, in modo non benevolo e compiaciuto. In una delle tre telefonate dei primi giorni dall’uscita di casa del magistrato dopo le registrazioni e la denuncia, Sabrina singhiozzando aveva detto quasi balbettante “non credere, non credere a quello che dice tuo fratello”. Frase assai vaga e non completamente comprensibile,  in quel momento.

Nel maggio del 2009 Ferraro portò le trascrizioni e l’audio selezionato a Sabrina (selezione parziale): all’ascolto rimase molto colpita e/o molto preoccupata, riconoscendo varie frasi sue e cercando di riconoscere o fingendo di voler riconoscere frasi altrui (oppure riconoscendole…).

È importante precisare che i dialoghi sms e mail con Sabrina furono reciproci e si protrassero sino al maggio 2009, quando il magistrato decise di troncare anche questi definitivamenteStranamente, in assenza di querela da parte di Sabrina fu infatti aperto un procedimento presso la Procura di Perugia nei confronti di Ferraro per “stalking” (vedi acute valutazioni nel provvedimento archiviazione del procedimento disciplinare, che sottolinea anche la rapida archiviazione del procedimento di Roma all. 5 precit.).

La perseveranza di Ferraro nell’analisi delle registrazioni, tenuto conto anche dell’allora inspiegabile superficialità dei R.I.S. e dell’immediata archiviazione del procedimento apertosi con l’esposto del magistrato, non significava a quel tempo che egli pretendesse di giungere ossessivamente alle conclusioni ipotizzate.

Egli in quel momento ancora non immaginava che tutte le circostanze e gli strani atteggiamenti di chi lo circondava (letteralmente), che pure aveva notato, erano finalizzate alla sua eliminazione per via psichiatrica. Tutte le attività del “circolo” erano volte alla costruzione di un profilo di personalità distorto e falsamente patologico di Paolo Ferraro. La stessa   vicenda e l’incontr conla donna, presentata da magistrato addetto al MInistero degli Esteri, Roberto Amorosi, della medesima cordata  “giudiziario-politica” di Pesci , CasciniRossi, CarfìCALVI

“A conferma di ciò anche le seguenti circostanze:

  1. Sabrina aveva ricevuto istruzioni dallo psichiatra Luigi Cancrini (che, si ricordi, Ferraro stesso aveva investito dell’incarico di fornire aiuto alla donna) e dalla psicologa (la quale con un curioso revirement sembrava aver silenziosamente omologato la sua posizione allo psichiatra) di non frequentarmi e non telefonarmi o scrivere. Ovviamente accadde tutto l’opposto, ma la donna si guardava bene dal farlo sapere. Era Ferraro stesso ad accompagnarla da un altro psicologo presso Piazza Re di Roma, a darle passaggi in auto, cercare dolcemente di farla aprire e sostenerne la grave situazione.

  2. In secondo luogo Sabrina gli raccontò di tre esami testimoniali (o meglio dichiarazioni rese): uno lunghissimo e registrato, seguito in particolare da una serie di domande intime o legate alla  vita del magistrato, al suo rapporto con le figlie, alle sue abitudini e così via. È lecito ipotizzare che almeno uno di questi esami fossa una raccolta di informazioni non ricollegabili ad attività giudiziaria o di polizia giudiziaria. Non si tratta di ipotesi peregrina, non foss’altro perché dopo aver negato la consistenza dell’esposto di Ferraro non c’era motivo di sentirla altre volte. Inoltre le domande riferite da Sabrina per come le erano state poste non apparivano formulate da un PM. In una missiva della Procura alla IV Commissione disciplinare si riporta che Sabrina dinanzi alla polizia giudiziaria della Compagnia Trastevere avrebbe alluso nel Giugno 2009 a comportamenti inquietanti ed allarmanti di Ferraro (mai avuti), facendo lei un curioso esposto temporalmente posizionato in modo tale da accavallarsi al sequestro di persona e da fornire materia ( capziosa) per avviare un procedimento contro il magistrato “investendo del caso umano il CSM “.;

  3. In terzo luogo, lo psichiatra Luigi Cancrini che la aveva dal punto di vista mio portato per mano la donna a negare ogni cosa intrattenne (proabilmente tra Gennaio e Febbraio 2009) a detta di Sabrina (che teneva aggiornato Ferraro – ?!) una serie di scambi mail, in cui stilava una sorta di identikit psicologico del magistrato letteralmente appiccicato, attribuendogli tare paterne (tema attinente piuttosto alla situazione psicologica della sorella, che il padre non vede da anni e che non cerca, salvo lontane eccezioni natalizie: come fosse stato trasferito il tema dalla sorella al fratello…) e varie altre diavolerie da armamentario manualistico, astrattamente formulate come ipotesi, senza averlo mai sentito su nulla di tutto ciò, senza aver avuto alcun incarico professionale riguardante la sua persona, violando la sua privacy ed intrattenendo per molteplici sedute i suoi due “familiari” (sorella e fratello, come già detto) e arrivando infine a coinvolgere anche due figli del primo matrimonio. Possibili ipotesi furono formulate a voce anche dinanzi al  padre, condotto in incontri del Giugno 2009 (si noti prima di allora non fu mai sentito né informato della vicenda) ma che non ha saputo/voluto essere più preciso in proposito.

Sabrina, lungi dal credere alle assurde prospettazioni dello psichiatra pur gravemente manipolata e condizionata . continuò a cercare Ferraro e ad incontrarlo ovviamente sempre più di rado . Talvolta  sembrava però prestare formale ascolto al sopra detto professionista: in due o tre mail comunicò al magistrato il quadro di riferimento valutativo “propostole” dallo psichiatra. Inoltre la donna, quando incontrava Ferraro si preoccupava ossessivamente che non fosse notato dai condomini del palazzo, i quali secondo le risultanze delle registrazioni erano anche i protagonisti delle vicende: in esse si può udire l’ingresso nella abitazione delle persone a distanza di pochi minuti o di poche manciate di secondi (in un caso a 23 secondi) dall’uscita di Ferraro. Era una sorta di occupazione pressante e continua, confermata quindi implicitamente dall’atteggiamento di Sabrina. Se quanto desunto dalle registrazioni fosse stato frutto un delirio paranoide e quindi del tutto falso, i condomini non avrebbero dovuto destare alcun interesse in Sabrina, essendo “apparentemente” del tutto estranei alla sua vita. Comunque il dott. Ferraro consapevole del più che poteva nascondersi dietro alla situazione aveva deciso di non rientrare più in quella casa . Incredibilmente il Procuratore di Roma, un giorno con fare da buon padre di famiglia lo invitò a rimettersi con Sabrina ” è una brava ragazza” e lo stesso canovaccio aveav seguito  nel gennaio 2011 nientepopò di meno che lo stesso Cancrini . La mia risposta secca : “ma che dice .. sono un magistrato .. ma non ha capito che situazione è quella .. ?!” lo lasciò  infastidito e contrariato . 

Nel periodo marzo-maggio 2009 Ferraro si recò da uno psicologo, il dott. Paolo Capri con l’obiettivo esclusivo di sottrarsi alla situazione affettiva , avendo egli scelto per ovvi motivi di allontanarsene, consapevole dei rischi che per pura generosità poteva correre. Lo psicologo ravvisò uno stato di preoccupazione significativo, seguì la storia, confermò di ravvisare esclusivamente uno stato di ansia accumulato del tutto conseguente e naturale vista la situazione. Condivise ed accompagnò la scelta poi definitiva del magistrato di non continuare a battersi per salvare una persona da lui definita “pericolosa”, gioendo per la notizia che aveva deciso di avere una nuova compagna. Avrebbe detto poi che null’altro aveva riscontrato, comunicandolo per telefono al consueto solerte psichiatra Luigi Cancrini che invece contattandolo gli avrebbe  “diagnosticato”  – in assenza di Ferraro ed in assenza di incarico professionale riguardante la sua persona, mancando di valutare i dati oggettivi da lui prospettati e dopo non averlo più visto né sentito per cinque mesi (!!!) – che di delirio e psicosi si trattava imponendo  tale suo pensiero-diktat al suddito psicologo. Tutto ciò, riferito dallo psicologo medesimo interpellato successivamente, avveniva un giorno prima del fatto o in concomitanza del fatto che ci apprestiamo a raccontare.

Perchè una psico-setta pseudo-satanista non doveva esistere proprio lì, nel cuore della cittadella militare della Cecchignola, dove erano state trovate tracce all’aperto di rito, dove persino la circoscrizione aveva denunciato sparizione sospetta di animali e gatti anche dagli abitanti associata a questa presenza inquietante di cui si vociferava. In una città dove di sette sataniche ne sono state monitorate almeno cinquanta. Perchè la presenza di ragazzini nel contesto che si ricava dall’audio doveva essere inesistente, perchè un magistrato che conosceva personalmente la donna, che ne sapeva individuare la completa alterazione vocale e comportamentale, che aveva raccolto decine e decine di indizi e prove, audio documentali, dichiarazioni, indicazioni su possibili personeche avrebbero potuto testimoniare, doveva essere/diventare un visionario pazzo??? Oggi sappiamo che “Il Santa Maria della Pietà” cui alludeva Sabrina è uno strumento di potere, organicamente “arruolato” ed utilizzato per eliminare eventuali minacce (compresi i fuoriusciti da queste organizzazioni, oltre che eventuali inquirenti come nel caso di Ferraro).

II. IL SEQUESTRO DI PERSONA DI UN MAGISTRATO DI CASSAZIONE CHE SAPEVA TROPPO. INTERVENTO BLITZ CON “PROPOSTA” DI TSO ILLEGITTIMO IMMEDIATO. ACCOMPAGNAMENTO COATTIVO AL SANT’ANDREA.

Attuato da una squadra operativa composta dalla “solita” psichiatra (operativa nella ASL RM E che attua questo tipo di blitz – si rammenti che quanto capitato a Ferraro è paradigmatico di un’attività posta in essere ogni qualvolta le circostanze lo necessitino), dal “solito”  medico alei appiato, tre infermieri, due vigili urbani.  Gli operatori accompagnati dal figlio legale del magistrato,  Fabrizio  Ferraro (che ne va ad oggi traendo benefici di carriera e posizione evidenti),  mentre nascosti al piano terra stradale i due fratelli minori di Paolo Ferraro (uno potente avvocato e l’altra impiegata pubblica sulle cui caratteristiche personali stendiamo un velo pietoso). La trappola era invece coordinata dalla moglie separata Silvia Canali,  avvocato ed interna a quegli apparati e più in alto coperta per benemerenze antiche e nuove parentele. Gli operatori  costringono di fatto Paolo Ferraro,  appena tornato dal lavoro a casa dove viveva da solo, a seguirli.

Viene stilata al volo una falsa certificazione e non solo non vi era alcun provvedimento tantomeno convalidato ma nemmeno un minimo presupposto legale o di fatto. 

Ciò nonostante Paolo Ferraro non poteva opporre resistenza perché così facendo avrebbe fornito il pretesto per regolarizzare l’operazione.

Ma a questo punto è utile ripercorrere gli avvenimenti nel dettaglio, come riportati in prima persona dal magistrato nella memoria presentata in Procura nel 2011.

Il martedì 19 Maggio del 2009 mi recai al lavoro verso le ore 10:30 (avevo impegno di spesa da adempiere prima) e tornai a casa verso le 15:30. Salendo per le scale che portano al secondo piano della villetta in cui abitavo (al primo piano viveva una gentile coppia di signori anziani) una volta arrivato sul terrazzo grande su cui dà la porta della mia abitazione notai la sdraio da me utilizzata il giorno precedente per prendere un po’ di sole, completamente incenerita. Subdorai da chi poteva essere arrivato il “pensiero”, chiesi alla signora del piano di sotto se e quando avessero sentito odore di bruciato. Mi comunicò che avevano notato l’odore verso le ore 12:30. Decisi questa volta di recarmi alla locale stazione CC e feci una mera denuncia anòdina ed equilibrata (all. 12) senza neanche alludere a possibili riferimenti. Precisai solo, insospettito dalla circostanza, che risultava sottratto e non bruciato l’asciugamano posto sulla sdraio, su cui mi ero poggiato senza maglietta per prendere il sole il giorno prima. Appena tornato a casa giunse un colonnello, credo della Compagnia Cassia, accompagnato da due ufficiali, che di sua iniziativa, avvisato sempre di iniziativa dalla stazione CC Prima Porta., intendeva effettuare un sopralluogo. Accolsi la gradita iper-tempestiva visita: effettuarono sopralluogo, rilievi fotografici e repertamento della sdraio integralmente bruciata. Nel recarci all’esterno trovammo insieme sull’altro lato del terrazzo un sigaro posizionato o comunque situato esattamente al centro di mattonella. Non l’avevo visto prima né io né lo avevano visto gli stessi operanti. Anche il sigaro fu repertato. Io nel frattempo mi ricordai che conoscevo nella palazzina della Cecchignola da dove ero andato via persona che fumava spesso, vistosamente all’aperto proprio un sigaro che mi sembrava di quel tipo. MA nonostante la associazione mentale vi fosse stata, nonostante il fatto seguisse di pochi giorni la conoscenza dell’audio estratto da parte della donna e di qualche giorno una mail di “saluto” tutta da leggere, volutamente non ne parlai al colonnello: mi guardai dal farlo, perché il fatto, più che come una intimidazione o minaccia mi suonava curiosamente più come una provocazione finalizzata ad una mia reazione. Il colonnello entrò in casa mia, da me invitato, vide che ero incerto e preoccupato sul parlare o no del sigaro, insistette cortesemente: io più volte non portai a compimento alcun discorso sul punto, finché con una intuizione o colpo d’ala mi chiese diretto “ lei ha mai avuto a che fare con sètte sataniche?”. Io non risposi esplicitamente, dissi che potevo solo dire che avevo scelto di allontanarmi dalla abitazione di via dei Bersaglieri otto mesi prima, e che avevo denunciato “fatti” alla Procura di Roma, “non creduto” (questo era il mio convincimento parziale e dubitativo).

Nel frattempo decisi di far ascoltare le registrazioni a mio figlio Fabrizio (cui avevo tentato di spiegare la vicenda in due telefonate precedenti) e comunicai il fatto per telefono prima alla mia ex moglie e poi a mia sorella il pomeriggio del giorno dopo l’accaduto. Da parte di mia sorella trovai incredulità e fastidio, atteggiamento simile tenuto anche nelle due telefonate dei mesi precedenti. Nessuna allusione ad altro, mio figlio solo manifestò una incredulità tale da impedirgli di ascoltare anche ciò che era ascoltabile con il rudimentale strumento del lettore CD di una auto.

Qui debbo fare l autocritica : cercavo di far capire la situazione e non riuscivo a capire perché non comunicassi su quel piano, cercavo forse comprensione affetto lealtà da chi poi ha dimostrato la totale assenza di tali sentimenti nel modo che appresso dirò. Far partecipare e sentire i miei parenti era diventato importante perché mi sentivo negato nella mia identità storia e realtà. Una reazione psicologicamente debole? Forse si, anzi certamente, ma comprensibile.

Il mercoledì mattina successivo mi recai in ufficio e avvisai del fatto il Procuratore ed aggiunto che era presente: dissi con tono un po’ irruento, ma non aggressivo, che quel sigaro aveva un possibile nome, che feci, e che ora mi era successo un fatto in casa e l’ipotesi di attribuzione del fatto a quelle persone era probabile (anzi, per tentare di aprire una disponibilità manifestai una “certezza momentanea”) e che quelle persone (ne avevo individuato nelle registrazioni, tra nomi pronunciati e voci dirette, un numero oscillante tra 11 e 12 di vario sesso ed età) sapevano bene che le potevo conoscere in parte ed avevano perfino sentito le loro voci registrate (quando nel maggio 2009 consegnai il CD a Sabrina sapendo, se la mia interpretazione era corretta, che a quel punto avrebbero potuto uscire allo scoperto, non immaginando però come).

Mi allontanai dicendo che ora dovevo pensare a tutelarmi, non senza aver fatto leggere la denuncia al Procuratore. Poi parlai con l’aggiunto Nello Rossi e il PM Stefano Pesci che ancora seguivano “affettivamente” la vicenda, ripetendo senza tentennamenti ed in modo deciso che a quel punto dovevo andare a far presente la possibile situazione a Perugia e che poteva uscire all’esterno la storia, allusi ai giornali precisando “non sono scemo, non mi esporrei mai personalmente” significando poi che mi stavo solo sfogando della situazione nella quale mi ero infine trovato.

Il mercoledì pomeriggio mi recai dalle mie bambine per portarle a casa all’uscita della scuola: non trovai una delle due figlie all’uscita perché la madre si era letteralmente dimenticata di avvertirmi che era in gita scolastica. Le telefonai ovviamente allarmato: mi rispose inizialmente “come, non c’è ?” io confermai ancora più allarmato “non c’è!!!” poi mi disse “ma sta in gita”. Questo episodio si sarebbe poi trasformato in questo modo e così riferito: io avevo detto che mia figlia era stata rapita dalla setta satanica. Una falsa oscenità, inventata probabilmente in uno stato di isteria o in mala fede. Io non avevo mai pronunciato quelle parole, e neanche per un istante avevo pensato una scemenza simile!!!

La sera stessa comunque due amici (Fabio ed Angela) su mia richiesta telefonarono alla mia ex moglie esponendole che nelle registrazioni era udibile quanto sostenevo. […] Questo perché cercavo solo di far capire ai miei presunti “famigliari” una realtà da loro rifiutata e  perchè ovviamente presumevo una pur assurda loro  “buona fede”.

La sera, verso le 20:45, mentre ero in macchina fui raggiunto telefonicamente da mia sorella che cercava insistentemente di sapere dove fossi. Ricordo ancora il tono insistente e falsamente vellutato delle domande . Doveva assolutamente sapere dove mi trovavo in quel momento […] Dissi semplicemente la verità (stavo andando a trovare un amico) non senza essermi chiesto il motivo di quella insistenza..

La sera del Giovedì avevo un appuntamento a cena con la mia compagna di allora.

Alle ore 15:21 mi aveva telefonato la ex moglie dicendomi di voler ascoltare le registrazioni; in fondo, pensai, le avevo stimolato la curiosità: forse si era rotto quell’incomprensibile muro di silenzio e rifiuto. Mi ritelefonò poi in ufficio dopo un’ora circa, chiedendomi la conferma della mia presenza in casa alle ore 18:30. Mi richiamò una terza volta alle ore 18:10 al mio numero di casa per assicurarsi che fossi in casa ad attenderla. Sono preciso sugli orari perché li trascrissi subito, nelle condizioni e nell’ambiente che indicherò, mentre scrivevo una prima bozza di atto a seguito di quanto avevo subito.

Alle 18:45 in lieve ritardo arrivò a casa la mia ex moglie (i cui rapporti con me ho già precisato). Chiese di sentire le registrazioni, posizionai un CD di file non ancora definitivamente puliti sul lettore, iniziò ad ascoltare fingendo interesse. Dopo pochi minuti sentii suonare alla porta.

Erano due infermieri, due vigili urbani, un medico, una psichiatra mai vista, mio figlio Fabrizio (del primo matrimonio – anche lui coinvolto! perché?) . Entrarono ed io allibito capii che stava succedendo l’impossibile. La mia ex moglie si defilò in silenzio, senza salutarmi e strinse però la mano alla psichiatra con un saluto di intesa (!!!) . Rimasi calmo nonostante tutto, anzi ricordo che pensai istantaneamente “se è quello che penso non ho alcun modo giuridico di difendermi. Ma è tutto assurdo ed illegittimo”. Ripassai mentalmente le mie nozioni teoriche sulla privazione della libertà mediante la procedura del TSO e dissi, dopo aver salutato tutti i presenti con educazione, per prima cosa ai due vigili urbani “ vi prego di rilevare che io sono perfettamente sano, tranquillo, equilibrato e di annotare tutto ciò”. Poi dissi che avrei voluto immediatamente illustrare una querela facendo cadere il discorso, subito (come facevo in quelle condizioni a motivare in fatto, non sapendo nulla, solo  il diritto mi era chiaro già in quel momento). Chiesi di poter fare una telefonata a mio padre, che trasecolato (ma solo perchè l’iniziativa non era passata per lui)  cercò su mia richiesta di chiamare il 112 senza riuscire a trovare un interlocutore solerte. Peraltro era del tutto giustificabile la indicazione di una impossibilità ad intervenire in un contesto così come descritto da mio padre al telefono. Un infermiere robusto mi aveva seguito mentre mi muovevo compassato e rispettoso, fino al telefono, con atteggiamento vagamente duro e pronto ad intervenire (in caso di inghiottimento subitaneo della cornetta, mi si passi la battuta …). Poi sedetti al tavolino del salone e con calma chiesi alla dott.ssa le ragioni della sua cortese visita, di declinarmi cortesemente il suo nome per averne conoscenza. Ricordo che disse De Minnis o qualcosa di molto simile. Alla medesima dissi solo “ Le assicuro che sono perfettamente compos mei, non ho nulla, non ho fatto nulla. Non ho mai avuto nulla. Sono calmo e sereno, attendo la mia compagna per andare a cena fuori. Sono in perfette condizioni di salute fisica, privo di qualsiasi patologia che possa giustificare in alcun modo un TSO, non ho mai avuto alcun disturbo, dormo e vivo regolarmente, lavoro tranquillamente ”. […] Poi stilò sul momento un certificato. Una “diagnosi” fatta in seguito all’ascolto compassato di un uomo colto e calmo che parla per poco più di di due minuti, fondata sulla non conoscenza mia e su qualcosa che evidentemente le era stato detto da chi, come, perché non lo potevo sapere. Il tutto a fronte di una ipotetoca “chiamata” al 118 priva di senso. Gli infermieri e i vigili urbani erano per la verità un po’ intimiditi dalla strana situazione, pronti ad intervenire,  in caso di mia opposizione o resistenza. Discesi le scale di casa affranto, in silenzio e umiliato subendo l’accompagnamento coattivo e ravvicinato dei due infermieri, uno dei quali (proprio il robusto controllore diretto) era divenuto già dubbioso, quasi affettuoso. Entrai in autoambulanza diretta al reparto psichiatrico dell’Ospedale Sant’Andreacontro la mia volontà, e non potevo oppormi: sapevo bene quali pericoli ulteriori potevo correre. Poi avrei saputo, a distanza di tre giorni, che ero atteso al San Filippo Neri ma non vi erano al momento posti disponibili.

In stato di costrizione, cioè contro la mia volontà coartata, rimasi in sala di attesa dell’ospedale con tutto il corteo che mi aveva “gentilmente accompagnato” e che ormai neanche più mi controllava tanto ero composto e tranquillo fuori (dentro di me disperato dalla incomprensibile situazione) che lo stesso infermiere indicato prima infine mi disse, “non ho mai visto una situazione del genere” e poi “stia attento, la dottoressa ha insistito per farle dare il codice rosso…” ( sarebbe l’urgenza per la gravità del paziente ). Lo ringraziai con dolcezza.. Gli chiesi anche di ricordarsi tutto e di dirmi il numero della autoambulanza. Poi da me dimenticato, perché non annotato subito. Ma lui di me si ricorda, certamente.

Verso le ore 21:00 erano in fila davanti a me a distanza di dieci metri c.a mio fratello (che non sentivo da anni) mia sorella (che avevo sentito per telefono poche volte nei precedenti mesi), la mia ex moglie e mio figlio Fabrizio. Attendevano che fossi effettivamente ricoverato, mi guardavano da lontano e comunque non mi parlavano. Ricordo solo uno sguardo ad un certo punto che non dimenticherò mai, ed una mossa, un sorriso che non oso definire…

Verso le ore 22:00 piombarono  una   mia amica  di allora, Angela (la quale, per inciso, aveva ascoltato e valutato gli audio, rabbrividendo alle presenze riscontrate) e un mio amico fraterno, Fabio Ravagnani, da me informati al cellulare. Mentre parlavano con me, gli altri, in particolare mia sorella, guardava Angela con disprezzo vistoso. La mia compagna di allora mi raccontò poi l’atteggiamento da lei subito ad opera di mia sorella. Continuai a rimanere calmo, cercando di capire la situazione, raccontai allo psichiatra dell’accettazione che tutte le persone familiari presenti, ad eccezione di mio figlio, avevano gravissimi antichi dissapori loro e problematiche loro, e che io non ne avevo con loro e che non sapevo che cosa poteva essere successo. Lo psichiatra dell’accettazione annotò che prospettavo come nemici i familiari ( ?!?!?! ). Non conoscevo la logica psichiatrica: dire che non avevo problemi io con i mie fratelli ma loro con me era dire che li vedevo come nemici miei. Una equazione arbitraria, a me parve: io non avevo mai provato alcun sentimento negativo nei loro confronti e il loro grave conflitto psicologico nei miei confronti non mi coinvolgeva, ma era arcinoto persino alla mia ex moglie . Verso le ore 23:30 infine entrai nel reparto psichiatrico dopo essere stato costretto a convertire a mia tutela il sequestro subito  in  proposta di TSO “volontaria”. Quale volontarietà ci fosse in quella situazione è dato immaginare a CHIUNQUE: era una scelta coartata .

I miei “parenti” si erano allontanati un’ora prima, certi del mio ricovero. I miei amici mi accompagnarono alla porta. Io dissi loro di stare tranquilli, che la verità sarebbe emersa prima o poi. A distanza di due giorni dalla denuncia di un fatto e di un giorno dalla mia comunicazione del fatto, venivo di urgenza ricoverato, privato della mia libertà per oltre tre ore e infine coartato ad usare come strumento difensivo un “ricovero volontario” a fronte di una mera proposta di TSO RADICALMENTE INFONDATA ED ILLEGITTIMA eseguita con modalità e forme illecite .

Richiamo solo le seguenti circostanze: il TSO può essere ordinato esclusivamente dal Sindaco, in presenza di due certificazioni mediche che attestino che : 1) la persona si trova in un stato di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici in costanza di una diagnosi fondata  2) gli interventi urgenti e necessari siano stati in precedenza proposti ed espressamente rifiutati 3) non sia possibile adottare tempestive misure extraospedaliere . La proposta deve essere concretamente motivata ex ante, poi, istruita, il provvedimento del Sindaco  ( per principio normativo e costituzionale ) vagliato anche dal giudice tutelare . 

Io quindi NON STAVO  SUBENDO   UN TSO ma  una coercizione in assenza di alcun contatto con psichiatri o medici, in assenza di qualsiai pressupposto sostanziale e formale, senza alcun provvedimento e attraverso una falsa certificazione redatta al volo. Ma ancora non sapevo l’altro, sapevo solo che la attività illegale era stato effettuata in forma di blitz immediato e che avevo saltato la cena in pizzeria con la mia compagna .

Ma dopo avrei cercato di capire, dopo tutto quello che ho poi passato.

I primi due giorni e mezzo, tanto era grave la mia situazione che passavo tutta la giornata fuori del reparto, chiacchierando serenamente all’esterno dell’ospedale con i miei amici. Nulla mi fu dato: mi chiesero se volevo un sonnifero e risposi che dormo, ho sempre dormito e avrei dormito. Decisi di fare domanda di congedo ordinario (non per non aggravare l’ufficio, come si legge nella dichiarazione che mi fu “proposta” per difendermi nell’ambito della procedura per dispensa dal servizio, ma per tutelarmi perché NON avevo bisogno di interrompere il flusso delle ordinarie assegnazioni e perché all’inizio presi letteralmente la cosa come una breve sgradita vacanza obbligatoria).

Fu un mio amico, Fabio Sirgi, che addirittura mi accompagnò in macchina fino a casa per prendere i miei vestiti e la documentazione che ritenevo indispensabile a chiarire ogni equivoco. I miei fratelli che mi volevano tanto bene erano spariti. Ritornai all’ospedale addirittura con la mia auto.

Mi venne a trovare il personale che lavorava con me: la dott.ssa Alessandra Carloni, Amedeo Gnocchi, Antonio Vitello, Goracci Donatella. Tutti storditi, stupiti e scioccati da quello che accadeva.

I TEST tutti subito fatti rivelavano uno stato di perfetta e completa salute dei Paolo Ferraro e sarebbero poi un giorno stati fatti sparire da una copia atti richiesta e trasmessa al giudice civile di ROMA . Il perchè è evidente ed il fatto certo ( difatti l’archivio della struttura stampa da file digitale e solo una selezione ad hoc od una stampa selettiva da cartaceo consentiva di tentar di far sparire i TEST ). Ma ne avevamo una copia integrale dei documenti fatta in tempi antecedenti

Venne invece di nascosto presso la struttura la mia ex moglie che chiese sempre di nascosto da me la mia “certificazione, per portarla in ufficio”: così aveva motivato al medico chiamato all’esterno. Io avevo chiesto le ferie e spiegai brevemente al medesimo medico che mi aveva avvisato della circostanza, che non potevano accedere ad una tale richiesta e gli chiesi di “respingere al mittente la richiesta” segnalandogli la necessità di ricordarsi della richiesta orale fatta. Ricevetti addirittura una incredibile telefonata dal marito di mia sorella, che mi invitava a produrre la certificazione medica che serviva all’ufficio. Lo trattai con sussieguo e distacco. Perché insistevano così tanto su questo particolare? [A distanza di dieci mesi circa la mia ex moglie sbottò in una frase che mi lasciò esterrefatto: “ pure al procuratore hai fatto vedere la relazione degli investigatori quando ci siamo separati” e solo due mesi fa ammettendo la sua partecipazione al blitz, peraltro evidente “me lo chiese una persona autorevole”. Non so da chi potesse sapere che in effetti feci vedere quella relazione investigativa che la riguardava, se non dall’unico soggetto a conoscere la circostanza a parte me.]

Il giorno dopo venne a farmi visita inaspettatamente il collega dott. Filippo Vitello. Nessuno sapeva nulla, tutto era stato tenuto accuratamente riservato a tutela della mia privacy (?!) ed in realtà della operazione,  ma egli aveva saputo che ero ricoverato e dove. Non lo vedevo che di rado in ufficio se non una o due volte a settimana, di solito dinanzi alla macchinetta del caffè o quando l’uno o l’altro avevano bisogno di tabacco per la pipa. Al collega raccontai brevemente la assurdità della situazione e forse dissi qualcosa di più sulle ipotesi che andavo facendo.

Il nome del collega compare in una missiva che fa parte del fascicolo per dispensa “ Ho saputo dal collega Filippo Vitello che…” (all. 17).

Ora già sanno tutto che avrei poi “incastrato” in unatelefonata investigativa Vitello le cui reticenze e una attenta rilettura di tutti i contesti e della sua persona, hanno infine logicamente dimostrato appartenenez sue e partecipazione consapevole.

Il venerdì parlai con lo psichiatra dott. Paolo Girardi, responsabile della struttura: spiegai che gli unici input aderenti alla realtà potevano provenire solo da chi mi frequentava effettivamente nell’arco delle quattordici ore di veglia., che sarei stato sereno se non mi fossi trovato lì senza capirne il perché, scherzando sulla pizza persa il giovedì sera. Raccontai la storia a monte in una sintesi di non molti minuti, forse concitata, ma più per lo scarso tempo a disposizione che per la situazione in cui mi trovavo, precisando “ la mia disgrazia è che si tratta di una storia non ordinaria e che se non creduta e non accertata almeno nei suoi fondamenti oggettivi indiziari o di prova, si presta a varie supposizioni o manipolazioni”. Neanche immaginavo ciò che risulta accaduto a molti testimoni di fatti analoghi: non conoscevo la letteratura a riguardo e non avevo cultura investigativa sullo specifico settore criminale .

Il sabato venne un altro psichiatra, il dott. Ferracuti Stefano appositamente chiamato (me lo aveva preannunciato il primario, dicendomi che era meglio affidare a lui la valutazione per la sua specifica “storia professionale”… avrei molto dopo capito meglio ). Dinanzi a lui ed altri psichiatri della struttura spiegai con preciso ordine logico, cronologico e sistematico i fatti essenziali, ogni volta mostrando la documentazione corrispondente. Perizia fonica, mail della donna, mio allontanamento, fatti ragionevolmente udibili e uditi anche da altre persone, fatto subìto il 19 Maggio, incomprensibilità della situazione in cui mi trovavo, conflitto  implicito con la procura che aveva archiviato il fatto e che qualificai come valutazioni contrastanti  (lì peccai di  diplomazia: ma quale forma patologica è quella che si concreta in una espressione eufemisticamente conciliante?).  Parlai con equilibrio e vigore verbale normale, come sono sempre solito fare e con le caratteristiche e presenza che sono note della mia figura e persona. Oggi non rifarei però l’errore che allora feci: mostrare la mia mail di addio a Sabrina fatta di sensibilità e sentimento umano ad una platea di non “credenti” in mala fede od idioti utili non consapevoli.

A distanza di dieci giorni vidi sul tavolo delle riunioni e lessi (anche perché giravo come un libero cittadino nel reparto) la relazione stilata dal solo psichiatra con “ storia professionale adeguata” Ferracuti Stefano e rimasi “pacatamente terrorizzato”: veniva stravolta la analisi del mio periodare, mentre la coerenza logica e cronologica di quello che dicevo veniva caricaturata in astratto con formule linguistiche trapiantate da etichette psichiatriche precostituite. Non un giudizio concreto, non un riferimento concreto a quello che in concreto avevo detto, non una analisi concreta legata al mio pensiero od alle concrete modalità espressive. Solo frasi standardizzate che poi da me immediatamente imparate a memoria (tanto ero psicotico o stavo male), avrei ritrovato nella descrizione di patologie di varia gravità.

Le valutazioni solo astratte formulate e poi ritrovate nelle descrizioni delle patologie. Quello che dicevo, come lo raccontavo, come lo analizzavo incompatibile assolutamente con le “etichette  astratte e manualistiche” applicatemi. Capii allora per la prima volta che “forse” c’era qualcosa di veramente grave “nel metodo psichiatrico.” .. e piuttosto dietro alla mia vicenda qualcosa di ancor più grave di quello che già appariva.

Il giudizio formale ed astratto formulato non si ancorava né si poteva ancorare a esemplificazioni ed indicazioni concrete. Vizio metodologico? Tolto il mio nome e cognome come riferimento non restavano che formulazioni astratte pedissequamente ripetute. Noi giuristi le chiamiamo motivazioni apparenti . 

Mi era invece stato indicato a voce lo stesso giorno dallo stesso psichiatra Ferracuti Stefano, che dai test che avevo compilato emergeva una lieve ansia: non particolarmente significativa, due tracce sopra la riga mediana opportunamente riabbassata a sessantacinque .. sennò coi livelli dalla dottrina precedente adottati sarei risultato “calmo e sereno” per tabulas ed algoritmi. Replicai semplicemente e un pò seccamente “ma lei al posto mio, in questa situazione come starebbe? Come vuole che io stia pacatamente sereno anche dentro!?” ). Fuori e nel comportamento ero visibilmente pacato. Ricordo ancora che un infermiere si fece scappare una battuta a riguardo della mia situazione e sulla stranezza della mia presenza nel reparto, mentre fui quasi corteggiato da una simpatica addetta al reparto certo non avvezza a ciò con i malati, che a loro volta mi chiedevano esplicitamente perché uno che si comportava come me stesse lì (Loro non sapevano chi ero e che mestiere facevo: lo dissi solo dopo quindici giorni a due di loro, apparentemente meno gravi sotto il profilo della salute mentale, a mio giudizio).

L’avvocato di mia “fiducia” nonché “di fiducia dell’ufficio”, Nicola Petrucci si era “riunito” con il primario Girardi e lo psichiatra Ferracuti (oggetto e contenuto della riunione a me rimasti ignoti) ed intervenne solo poi su un nuovo tema sopravvenuto: sostenere la causa anche mia che non deovevo assolutamente  trasferito al San Filippo Neri. Vi era infatti una esplicita richiesta, mi si disse,  di trasferimento presso il reparto psichiatrico di quella struttura ospedaliera, motivata per ragioni territoriali, ma un infermiere anzi credo il caposala mi avvertì dicendo che qualcuno aveva detto che lì “mi conoscevano bene…” ( ?!??! ). Non posso sapere se ciò fosse vero ma presumo che fosse attendibile l’indicazione fornitami per mera stima dal lavoratore (vedi richiesta di sequestro di ogni documentazione esistente presso quella struttura). Io lasciai l’avvocato solo a perorare la causa generale ma mi fu confermato che non disse una parola su ciò che aveva ascoltato, non sprecò una parola sulla corrispondenza tra il trascritto e l’udito, non spiegò nulla dei fatti a monte che non compresi o manipolati erano l’unico possibile appiglio e certo non erano “stati contestualizzati” (anche per assenza del contestualizzatore da sequestro di persona in costanza di mera coattiva proposta di TSO inventata e successiva necessitata, coartata e non libera “conversione” in TSV … ).

Sia chiaro, avrei il giorno successivo subito indicato che non intendevo rimanere ma l’equazione più volte ripetutami “consenso al TSV revocato = TSO al volo” mi rendeva impotente. Riuscii anche ad imporre che la minaccia venisse verbalizzata. Magra consolazione e micro strumento di prova e tutela a futura memoria.

Lo strumento del simulato 118 era passato apparentemente per una parte della mia disastrata famiglia: io, l’Abele buono, bello, intelligente, stimato, purtroppo idolatrato dal padre (qui la radice principale dei “problemi famigliari, unitamente alla distanza di età dai miei fratelli minori e vari altri problemi LORO) ero in ginocchio e non sapevo il perché. Ricordo un particolare che mi incuriosì: l’avvocato di mia fiducia più volte mi chiese “ma lo psichiatra l’ha mandato l’ufficio?” volendo a tutti i costi sapere la mia opinione, non certo le mie conoscenze a riguardo. E’ ovvio che non potessi saperlo, e poi era uno psichiatra destinato anche al Sant’Andrea oltreché al San Filippo Neri (dove ero atteso per competenza territoriale…?!).

Il secondo particolare era ancora più curioso: l’avvocato Petrucci mi riferì che lo psichiatra autore della valutazione, il dott. Ferracuti, gli aveva chiesto uscito e reincontratolo “non avrà mica registrato quello che ha detto?! “ e ricordo che il mio avvocato di fiducia per due volte ripeté la domanda a me “ma non hai registrato, vero?” . Risposi no. E come potevo? Allora pensai ingenuamente che si cercava una mia patologia investigativa. Curioso però: perché avrei dovuto pensare di investigare su professionista appartenente ad una struttura pubblica, solo su uno poi, e per di più registrando quello che dicevo io?!

Venne mio padre a tentare di parlare con la struttura, tardissimo, stravolto. Ricordo un particolare: disse che aveva ricevuto una telefonata (!!!) pervenutagli di mattina verso le 10 credo (fatto riscontrabile dai tabulati ). Una signorina lo aveva convocato ad una certa ora, credo le 13:00, presso il San Filippo Neri indicandogli che il primario di tale struttura lo attendeva. In autobus perse ore intere, arrivato lì aspettò credo due ore ma infine nessuno sapeva nulla, nessuno lo aveva cercato. Riuscì a ritornare al Sant’Andrea con gli autobus alle ore 18:30 e parlò, convinto di far conoscere la verità su me ed i fatti, con uno studente barbuto solo medico di pronto soccorso, credo al terzo anno di specializzazione in psichiatria. Ovviamente della “convocazione”nessuno sapeva nulla neanche al Sant’Andrea. E chiese ripetutamente lumi a riguardo.

Debbo qui rammentare che mio padre era in parte vergine portatore di conoscenze maturate in 54 anni di mia conoscenza, nulla credevo sapesse di ciò che era accaduto alle mie e sue spalle in quei mesi. Credevo non conoscesse il dott. Cancrini, lo psichiatra degli incontri “clandestini” con i miei fratelli, ai quali secondo la sua versione sarebbe stato portato solo successivamente. Ma sarei stato eclatantemente smentito dai fatti e da un suo “diario” da me acquisito nel Dicembre 2011.

III. IL RICOVERO COATTIVAMENTE “VOLONTARIO” DI FERRARO AL SANT’ANDREA. INDIGNAZIONE E STUPORE DI TUTTI COLORO LO CONOSCEVANO. UNA “TERAPIA” PER UNA PATOLOGIA CHE NON POTEVA AVERE. USO DI FARMACI: EFFETTI PRIMARI E SECONDARI. IL CONTROLLO PERMANENTE SULLA STORIA: SE LA RICORDAVA E SE NE PARLAVA…

A pochi giorni dal ricovero la imposizione della prima terapia a base di antipsicotico orale, consigliato anche per i casi di schizofrenia, in dosaggio iniziale forte. Il magistrato non aveva scelta: fu docile e collaborativo (in gergo psichiatrico) solo diceva ripetutamente “non ho nulla, sto bene, non datemi farmaci che incidono sulle mie facoltà mentali. Tutto ciò che ho ipotizzato ed argomentato risponde a dati verificabili in mio possesso. Non ho mai creato artificiali ricostruzioni di fatti inesistenti, erroneamente percepiti, erroneamente interpretati, erroneamente ricostruiti. Dormo ho sempre dormito, lavoro e lavoravo regolarmente”. Non poteva difendersi (e l’avvocato di fiducia dell’ufficio, Petrucci, era stato l’ulteriore inganno che lo aveva travolto).

Commise anche l’errore di tentare di far sentire le registrazioni audio non pulite attraverso i computer non attrezzati dell’ospedale e facendo visionare i pochi brogliacci a disposizione, recuperati a casa. Finendo così per delegittimarsi agli occhi di una platea tardo pomeridiana di tre giovani psichiatre e del barbuto specializzando.

Nel frattempo con pochi fogli ed una penna, annebbiato e rallentato dai farmaci, scrisse i primi cinque fogli di appunti che concernevano la richiesta di accertamento e ricostruzione dei fatti. Era un tentativo disperato. Scrisse anche una breve memoria sul proprio stile di vita e su possibili testimoni a suo favore, ma egli si trovava ad essere in quel contesto un paziente con una patologia: se avesse scritto la Divina Commedia sarebbe stata solo la prova di un delirio, se avesse scritto un manuale di diritto sul TSO sarebbe stato un atteggiamento “deliroide a sfondo giuridico”, se avesse argomentato sulle certe false informazioni e sui pessimi e deviati rapporti con i mie “parenti” sarebbe stata la conferma di una ossessione fatta di persone viste come nemici. Per definizione in quel tipo di psichiatria un parente in quanto tale vuole solo il bene (è solo il certificato anagrafico che conta): in questo contesto descrivere la realtà più complessa di rapporti e la loro storia, i fatti e problemi altrui è inutile, diventi automaticamente uno che inventa o vede nemici ovunque. Chi lo fa è un “paziente” che sproloquia.

Dimesso poi, ma con l’obbligo di proseguire “la cura” (pena il ricovero coatto) e rientrato in ufficio, la stessa mattina riprende il lavoro dal primo istante.  Poi porta al mare le figlie per una settimana, in camper, facendosi aiutare anche per cucinare dalla loro baby sitter (si rammenti questo particolare quando si parlerà del “fronte famigliare”). Tutto ciò pur essendo bombardato dalla sostanza addetta a fargli dimenticare il fatto e/o la sua interpretazione e ricostruzione e comunque a impedirgli di fare qualunque utilizzo “patologico” dei suoi ricordi.

Tornato a Roma e parcheggiato il camper, riprese lavoro e vita sociale come al solito normale, proseguendo invece l’interruzione “atavica” dei rapporti con i “malati” (loro sì, ma anche pericolosi)  fratelli.

Nel frattempo continuava a seguire/subire incontri quindicinali, con una psichiatra dall’aria teutonica, tale dott.ssa Iginia Mancinelli, nel corso dei quali veniva rinnovata somministrazione cutanea del simpatico prodotto denominato RISPERDAL in versione long act, “morigerata” (si apprenderà poi che gli psichiatri del Sant’Andrea non erano organici alla stessa massoneria deviata e che addirittura un pò “la temevano” ma era vero ?! ). Unico tema di dialogo: se stava bene, chi frequentava e soprattutto se ricordava “la storia” e se aveva cambiato opinione a riguardo. All’ultima insinuante domanda dolcemente pressante il magistrato rispondeva solo con sguardo tra il dolce, l’offeso e l’indignato.

Fu così controllato e trattato circa fino al Marzo 2010. Prendeva contemporaneamente anche un prodotto orale destinato alla stabilizzazione del’umore, così gli raccontavano (ma era sufficiente verificare su internet effetti e controindicazioni…). Ferraro rimaneva stabilmente indignato e stabilmente accorto ma non poteva non prendere ciò che gli veniva propinato perchè facevano analisi e controlli continui e perchè, lo diciamo anche a beneficio della collettività, non prendere un farmaco imposto equivale a sottrarsi alla terapia e quindi creare il presupposto per un  ricovero coattivo.

Poi tra capo e collo mi capitò quanto era ipotizzabile: La notifica della decisione di aprire una procedura di dispensa a mio carico da parte della IV commissione del CSM, anticipata a voce dal collega “umanamente interessato” Stefano Pesci. Riferì che un membro donna della IV commissione CSM e di corrente UNICOST aveva richiesto la riapertura del fascicolo ed una nuova procedura. In quel momento il magistrato apprese che una prima procedura già era stata archiviata in toto dalla I commissione. Di questa Stefano Pesci, nonostante la sua NOTEVOLE entratura (…) non aveva a suo tempo informato Ferraro. E mi venne alla mente il fuoco incrociato ed il gioco dello scambio dei favori tra le correnti dominanti. 

Il collega Pesci poi non sapeva che Ferraro tempo prima in procura aveva casualmente ascoltato una piccola porzione della sua telefonata del 2009 sul “TSO” ordinato (e glielo tenne accuratamente nascosto: il suo sguardo perso ed arrabbiato quando Ferraro esporrà l’episodio nella discovery dell’ottobre 2010 sembrò una conferma che fosse il magistrato il destinatario della “pressione affettuosa”). La notifica di questa seconda procedura di dispensa fu fatta dal Procuratore accompagnata dalla battuta “sai, sono un po’ burocrati…”.

Ferraro a quel punto fu una pecorella smarrita ma accorta, lasciò fare seriamente preoccupato, ritenendo che si sarebbero accontentati di delegittimarlo.

L’altro aggiunto, Nello Rossi preparò la controdeduzione per conto di Ferraro (in allegato copia della mail di trasmissione – all. 14) , che suggerì solo qualche modifica. Tali deduzioni falsificavano ed alteravano la realtà in vari punti (inventato stress lavorativo, reazione di Ferraro successiva alla “fine di un rapporto” – in realtà tenuto in piedi per altruismo e solo al fine di aiutare dall’esterno la donna ed il figlio – decisione consapevole di non incidere sull’attività dell’ufficio presentando a suo tempo domanda di ferie (!?!?!?!). Infine il fatto che Ferraro compiaciuto seguisse (non subisse!) una “terapia proficua”( per lui ??). UNa mondezza che dovetti subire in silenzio. 

Ma il capolavoro fu l’abiura costruita con un’arte menzognera senza pari: così infatti scrive Nello Rossi “per conto” di Paolo Ferraro “È in tale contesto che va collocato lo scritto del 23 novembre 2008. Uno scritto che è il frutto di tensioni e suggestioni emotive avvertite, in quel momento, con eccezionale intensità ma limitate ad una fase circoscritta nel tempo e che oggi possono dirsi completamente superate (così come è oggi assoluta e totale la distanza dalle affermazioni a suo tempo fatte in tale scritto). Tale superamento è scaturito dalla esatta percezione delle grandi difficoltà derivanti dallo stato di stress psicofisico e dalla scelta, meditata e responsabile”( n.d.r. e qui la maestria si fa arte pura) “di intraprendere un percorso terapeutico comprensivo di un breve ricovero volontario in una struttura pubblica”. Eh già, la operazione illegale,  la sua organizzazione a blitz, la costrizione e la impossibilità di uscirne fuori non dovevano esistere. Ma perché?! in fondo erano “alcuni parenti” gli autori apparenti .

Leggendo le deduzioni propostegli Ferraro comprese che c’era  una “verità” da allineare. Forse sarebbe bastato questo. Sottoscrisse il documento con il cuore, l’anima e la sensibilità infrante, subendo la pressione della situazione senza difese. Sapeva troppo poco per poter reagire. Doveva dire di sè ciò che non pensava e che non corrispondeva alla verità dei fatti ed alla logica di dati ricostruibili, ma in quella fase non poteva che piegarsi, mentre la tempesta imperversava.

Ma le deduzioni non bastarono: la struttura del Sant’Andrea doveva certificare il suo stato di idoneità ed ancorarlo alla specificità della sua attività lavorativa. Ferraro chiese il certificato consapevole del proprio stato di completa salute psichica ma gli fu ancora una volta rilasciata certificazione di forma psicotica di “eccitazione reattiva”. Era sempre un “malato” (necessitato) sotto stretta sorveglianza…

La procedura di dispensa andò al plenum e fu richiesto da un membro politico un generico “approfondimento”. Fatta l’abiura, certificato il fondamento patologico della sua denuncia dei fatti della Cecchignola e santificata la propria inattendibilità sul caso il magistrato si augurava che non avrebbero più avuto necessità di infierire.

Apprenderemo poi che con lealtà necessitata (vi erano un parere ufficiale coi fiocchi indiscutibile emesso nello stesso periodo della “malattia” e due anni di lavoro indefesso e normale) il Procuratore Ferrara avrebbe detto in commissione “Il dott. Ferraro Paolo è un magistrato preparato, attento, scrupoloso, molto affidabile. Ha sempre lavorato con attenzione, con scrupolo ed ha esaurito sempre bene i suoi compiti. Ho portato le statistiche comparate del 2009 e 2010 che sono il periodo che interessa etc. etc. E la procedura fu archiviata dal plenum alla unanimità ( ALL 15 ) ma “allo stato.

Peccato che un soggetto in stato di psicosi reattiva non può lavorare, non può dormire, non ha contatti sociali di lavoro e di vita regolari. La verità ufficiale si prendeva a cazzotti da sola: tutte e due le cose insieme non potevano essere vere, ma infine era vero quello che aveva dichiarato il Procuratore. E ormai esisteva la prova che tutto era stato ordito in ragione di ciò che Ferraro aveva scoperto, ma anche che in quella situazione non poteva essersi cacciato da solo. Difatti era fuori gioco anche nella certa progressione professionale,  messo fuori gioco e sotto permanente ricatto (lui che non avevo mai subito neanche un minimo appunto).

A fine Luglio giunse la notizia positiva auspicata dell’archiviazione, mentre in “famiglia” passava la voce che era stato  “miracolato”, vista la “sua malattia”.

Ad Agosto 2010 tornato al lavoro Ferraro tornò a studiare la situazione. Il suo dovere di magistrato e la propria dignità di uomo gli imponevano di non cedere al ricatto e al compromesso. Ma era in goco la sua stessa indipendenza come magistrato .. un bene che lo travalicava. 

I conti non tornavano in alcun modo: inquadrare tutto come un errore colossale a catena lasciava, quello sì, aperti “troppi buchi” anche a voler prescindere da ciò che aveva scoperto; la somma delle artefatte e superficiali valutazioni tecniche, le informazioni soggettivamente alterate dei parenti che non frequentava (magari caduti nel vortice per un male che si portavano dentro loro, ma anche questo non bastava), giudizi od informazioni loro pervenuti, la forza della negazione della parte offesa donna “impaurita” (con Sabrina avevano usato l’argomento “ti facciamo togliere il figlio?!”), l’eccesso di zelo psichiatrico da parte di professionisti che fanno i consulenti tecnici d’ufficio (CTU) su incarico presso la stessa Procura (quindi beneficiari di incarichi remunerativi, con ciò che ne consegue in termini di rapporti ed interessi comuni con Procuratore e magistrati), la difesa dell’ufficio, la “tutela” di Ferraro in una “ forma incisivamente falsificata” poco compatibile con il concetto di sostegno affettuoso… E poi il ridicolo della situazione era che fratello e sorella del magistrato asserivano di essere i suoi salvatori, i suoi monitorizzatori ed in prospettiva altro (…che non osiamo immaginare).

Sulla “fede” del primo psichiatra occulto (Luigi Cancrini) e del secondo venuto il Sabato al Sant’Andrea (Ferracuti) c’era da mettere le “mani sul fuoco”. Troppo non quadrava anche nel comportamento paternalistico del primario. La teutonica psichiatra era, credeva lei, impenetrabile…

V. LA DECISIONE DI FERRARO NELL’AGOSTO DEL 2010 DI CAPIRE E APPROFONDIRE QUANTO GLI ERA ACCADUTO.

Finita la tempesta il magistrato andò a salutare il Procuratore capo Ferrara: non lo vedeva dal Giugno del 2009, salvo un cortese incontro per le scale. Un po’ non ce ne era stata occasione.

Gli portò un fascicolo, ne parlarono, lo accompagnò alla porta e poi a bruciapelo chiese a Ferraro “ma perché quella donna ti voleva male?”. La domanda era visibilmente volta a misurare la risposta. Ferraro di impulso scelse la risposta che lo avrebbe fatto “aprire”. Disse “beh, può essere che non abbia gradito la consegna del CD e dei brogliacci … oppure perché la ho lasciata”. La risposta del Capo fu chiara: “tu non stai bene, si vede”. Ferraro tornò il giorno dopo e disse al procuratore “premesso che non so perché lei mi ha detto che quella donna mi voleva così male, penso possa essere anche solo perchè la ho lasciata”. La sua risposta fu rivelatrice: “oggi si vede che stai bene, si vede che stai meglio…”. Il Procuratore era contento di sé, della sua capacità persuasiva o di verifica psicologica, ma forniva l’ennesima conferma della propria malafede: diversamente non si spiega la concezione del procuratore secondo cui la salute mentale di un individuo possa variare a giorni alterni a seconda che la risposta fornita sia consona alle proprie aspettative.

Studiando gli incartamenti dell’ultima archiviazione emergeva che Sabrina fece un esposto il 19/6/2009 (quando Ferraro ero uscito dal Sant’Andrea) allegando alcune mail a lei (omettendo di mostrare l’intero scambio di mail tra i due, ma estrapolando secondo convenienza) ed evidenziando la assenza di richieste punitive concludeva “ Voglio solo che sia adeguatamente curato e non faccia del male a nessuno” (?!). Un tempismo a dir poco sorprendente: non potendo conoscere la situazione del sequestro di Ferraro, in quanto i due non si frequentavano più da tempo, si era comunque determinata a fare un atto privo di conseguenze giuridiche? Quella strana richiesta mostrava che era ancora coinvolta nella vicenda, tenuta dentro da qualcuno (non certo da Ferraro) in qualche modo. L’esposto fu poi urgentemente trasmesso alla Procura di Roma, del pari urgentemente ritrasmesso al CSM ed alla Procura di Perugia. Nella “ineccepibile” missiva al Comitato di Presidenza del CSM (all. 16) si legge con riferimento all’esposto di Sabrina che “in esso è raccolta documentazione dalla quale pare possibile potersi desumere che il dott. Ferraro Paolo non sia “compos sui” nei rapporti con Sabrina…” e poi “Ho saputo che recentemente il dott. Paolo Ferraro – formalmente in ferie – è stato ricoverato per alcuni giorni all’ospedale S. Andrea – reparto psichiatrico ed ora sta seguendo una terapia”. Niente anomalie dal punto di vista lavorativo ascrivibili allo stato di salute del dott. Ferraro.

La pratica fu appunto archiviata dal CSM (procedura 404/2009.) e niente era poi successo di nuovo. Tranne la mia uscita in “libertà provvisoria vigilata” a vista settimanale e poi quindicinale dall’ospedale medesimo.

La nuova procedura fu aperta col numero 571/2009 richiedendo una nuova missiva alla Procura di Roma. La nuova missiva (all. 17) richiesta era solo analoga alla precedente (trasmessa in data 2 settembre 2009, esordiva sottolineando che perplessità sullo stato di salute del dott. Paolo Ferraro erano sorte dalla lettura della denuncia in data 24/11/2008 e indicando espressamente “Successivamente il dott Ferraro Paolo si è posto in ferie nel Giugno 2009 ma ho appreso dal dr. Vitello  che era invece ricoverato presso il reparto psichiatrico del Sant’Andrea” – Da chi lo avesse saputo il collega Vitello non è dato sapere e i miei “fratelli” non li frequentava certo…). La detta nota riassumeva la vicenda confermando la assoluta normalità dell’attività lavorativa di Ferraro, sottolineando che non esistono certificazioni sanitarie ma indicando che Sabrina aveva reso alla compagnia CC Trastevere dichiarazioni “con le quali adombrava comportamenti anomali ed inquietanti del predetto”. Quali fossero questi comportamenti e come mai indicati solo nella seconda nota (?!) non si sa. Di sicuro inventati ed indicati immediatamente a valle di un caso particolare di coattiva proposta di TSO eseguita in forma di sequestro di persona  tramutatasi in “ricovero volontario coatto” sotto permanente minaccia .

La nota succitata, invece, in penultima frase sottolineava: “Si potrebbe ipotizzare che la rottura del rapporto con Sabrina abbia inciso in modo profondo nell’animo del collega”.

Ma come?! Ferraro aveva avuto un’altra compagna stabilmente dall’aprile 2009, il residuo rapporto scritto con Sabrina era finito nel maggio 2009, lui l’avevo sostenuta standole vicino fisicamente sino al marzo 2009 ( portandole persino la cioccolata fondente di cui era “tossicodipendente” a mezzi chili alla volta ?! Si legga la parte del memoriale relativa a questa circostanza “tipica “ ). La rottura del rapporto dove si ubicava? Una versione allineata a quale verità? La versione poteva coincidere con quella falsa del primo psichiatra “occulto”, Luigi Cancrini, il quale ignorava la persistenza del rapporto, le prove scritte (sms e mail) di tutto ciò. Il Procuratore invece sapeva perfettamente che Ferraro stava vicino alla donna, il più possibile accorto, che aveva in animo di tentare di aiutarla sino all’ultimo, che aveva scelto di allontanarsi per poterla aiutare fuori dalla “situazione ambientale”, aveva letto sms e mail in cui la donna si apriva o tentava goffamente di aprirsi proteggendosi, in modo significativo, sapeva degli audio estratti e della loro ascoltabilità dichiarata per scritto persino dalla stessa donna.

Questo allineamento delle versioni ad una verità semplificata era diventato eclatante poi nelle deduzioni redatte da Nello Rossi e sottoscritte suo malgrado da Ferraro. Questa è l’unica abiura a lui attribuibile non avendo avuto scelta. Nel 2010 la analisi di quello che era accaduto non era affatto completa e l’attacco frontale poteva travolgerlo:si trattava si acquattarsi o di farsi giunco che si piega quando soffia troppo forte il vento “ per salvare le radici.

In terzo luogo, Ferraro mise letteralmente sotto lenta insinuante ed accurata “dolce” pressione il collega Stefano Pesci che lo aveva “seguito affettuosamente” nel 2009 e l’aggiunto Nello Rossi. Entrambi si erano mossi in direzione di una “difesa tecnica” del magistrato. Sarebbero quindi stati ben lieti di sapere a esclusiva mera conferma quanto assolutamente infondate all’epoca fossero le “ valutazioni cliniche” pur risibili su di lui e che grazie a varie valutazioni avrebbe voluto/potuto far rivisitare la pur passata diagnosi. Più Ferraro diceva a Stefano Pesci e più specificava le cose che sapeva, più la reazione del secondo era visibile.

Agnello Rossi impensierito e preoccupato, lievemente digrignando i denti avrebbe esclamato “ sappiamo bene che sei perfettamente sano sennò non stavi qui a lavorare .in Procura ” ..( suonava più come una pressione minaccia che un complimento ) .

Quando in una cena a due, da lui appositamente organizzata, Ferraro parlò premeditatamente della ricostruzione della situazione ambientale e del ruolo dei singoli, di persone concretamente individuabili, di preesistenza di traccia nota al pubblico e forse ascrivibile al gruppo e della natura dei condòmini, delle mail della donna che lui non aveva letto (ma solo il Procuratore), cominciò ad essere in crescendo più aggressivo e diretto. Il tema era: di questa storia non doveva parlare con altri. Con lui sì, curiosamente, ma forse voleva che Ferraro si sfogasse nell’assoluta non conoscenza degli altri. Le reazioni meno dolci emersero quando con un piccolo trucco verbale, Ferraro sottopose a lui ed all’aggiunto Nello Rossi la situazione strana …di chi era stato o stava per essere riabilitato sul proprio stato di salute retroattivamente. Era ancora solo un piccolo banale trucco, ma introducendo una ridicola e furbesca richiesta di intercessione con l’aggiunto Nello Rossi (“potreste spiegargli a Cancrini che non ho mai avuto niente ?”) dopo una prima incauta ammissione rivela “io tenevo i rapporti con il CSM…i rapporti con Cancrini li teneva Pesci, vedi con lui …” la successiva reazione verbale alcuni giorni dopo, assai significativa: “Di questa storia e di te non devi parlare con nessuno, puoi avere ragione al 100 % e sappiamo bene che stavi bene e che stai bene se no non rimanevi in Procura…guai a te se ne parli con psichiatri, psicologi, parenti e altri…non ne devi parlare con nessuno”. La frase fu ripetuta con violenza due volte, la seconda eliminando il riferimento positivo allo stato di salute.

E poi Stefano Pesci: “l’hai presa in … e se ti muovi ti farà più male” (so che è incredibile, ma fu questa l’espressione prescelta, quando Ferraro parlò di rivisitazione della diagnosi al collega che “amorevolmente” lo seguiva).

Di questa storia non ne devi parlare per due o tre anni…”. A cosa fosse ancorato il dies a quo, non certo a prescrizione di reati, ed il dies ad quem a decorso dei termini per richiesta di tabulati…oppure era un calcolo approssimativo sull’età pensionabile di Ferraro?

In un caso gli disse addirittura “non ti devi difendere a Perugia, lo farai solo se occorre…” e la preoccupazione circa una difesa anticipata e facile in un procedimento per stalking senza querela dove si poteva dimostrare la ragionevole attendibilità dei fatti solo depositando brogliacci, audio estratti e mail della donna nonché dimostrare la reciprocità delle mail che escludeva in radice il fatto, lasciò il magistrato un tantino interdetto .

Tanto premeva il silenzio su quello che era accaduto a Ferraro, ma di più premeva che egli non fosse dichiarato guarito se non addirittura mai malato. 

Una preoccupazione primaria dei due “angeli custodi”. 

Nel frattempo Ferraro riparlava con i miei fratelli dei fatti a loro integralmente ignoti e delle novità del comportamento dei due colleghi, cercando di dialogare per aprirgli gli occhi ma ottenendo loro reazione sempre più aggressiva . Veniva costantemente appellato come malato, implicitamente o esplicitamente: ogni nuova cosa che riferiva essere avvenuta doveva essere inventata, ogni tentativo di avvicinamento per spiegare veniva rigettato Il magistrato decise di continuare a telefonargli ugualmente: alternava telefonate in cui si parlava del tempo a telefonate in cui tentava di introdurre qualche concetto, del tipo “ma possibile che conoscendomi da quaranta anni non avete pensato che fosse possibile che…” ed altre facezie che tentavano di perforare un muro psichico di cemento armato. A nulla servì un finto riavvicinamento della sorella, che gli chiese a sua volta di spiegarle tutto o comunque acconsentì, ed egli raccontò dati, loro condivisione con terze persone, possibili interpretazioni e possibili ricostruzioni, scenari ipotizzabili. Pensando … ma vorrà sapere o .. (?!). La sorella sembrò anche irridente e distratta.: cosa abbia fatto del racconto o delle telefonate in cui prima chiedeva di sapere e poi si faceva spiegare, anche il giorno successivo, si può solo ipotizzare.

A distanza di un giorno riemergeva poi disvelato un suo eburneo ostracismo, ma troppo aggressivo. 

Parallelamente Ferraro aveva richiesto alla struttura ospedaliera di effettuare una “rivisitazione critica” ripartendo da tutti coloro che non avevano voluto sentire prima, leggendo a voce un documento appositamente predisposto in cui illustrava perché la diagnosi di allora non potesse che essere sbagliata. Da una piccola spiata emerge poi che il fratello e il figlio maggiore, su consiglio di chì non si sa (ma è facilissimo saperlo in epoca di comunicazioni cellulari) avevano chiesto un appuntamento, di nascosto da Ferraro, con la teutonica psichiatra. Il magistrato partecipò quindi all’incontro avendone svelato la trama per telefono, con la forza ed il rigore che lo contraddistinguono da sempre. Il fratello recitò la parte abominevole di chi “ringrazia per aver accettato l’incontro “propostomi”. Il figlio suggeriva “aggravamenti” della terapia (espressione sua) o confermava quello che aveva detto per telefono. Sarebbe stato un “simulatore di reati…malato.” (anche questa contenuto suo, espresso al telefono).

Il magistrato intendeva portare varie persone a testimoniare a suo favore, ma due solo furono sentite per tre minuti, da sole, poi dissero che non servivano i testimoni di allora. Fu riconvocato per un lunedì presto ed il primario  alluse “simpaticamente” ad una nuova terapia. Ferraro spiegò a lui quali strani nuovi atteggiamenti gli si mostravano intorno, alludendo al contesto ambientale della storia a monte … e che troppe cose non quadravano. Seguirono tre settimane di dialogo con la struttura e la preghiera di ascoltare ciò che fuoriuscito dalla “palla di vetro” già magicamente si prospettava udibile nelle registrazioni. Precisò che della storia non gli interessava personalmente (anche per ovviare i consueti equivoci “psichiatrici”) ma teneva più di tutto alla verità sul suo stato di salute di allora .

Nel frattempo Ferraro decise di rimettere a confronto, con qualche abile accorgimento, il suo ex difensore “di fiducia dell’ufficio” Petrucci e lui,  proprio lui, il primo psichiatra, psicologo ipnoterapeuta esperto in tecniche “utili” Luigi Cancrini. Doveva capire.

Primo trucchetto:  finse di voler far risentire le registrazioni all’avvocato avendo vincolato il CD al contenitore e segnando anche la posizione rispettiva con dei piccoli tratti a matita allineati. Lasciò il CD all’avv. Petrucci al quale chiese poi di accompagnarlo dall’illustre psichiatra Luigi Cancrini cui a suo tempo “avevano” conferito l’incarico di aiutare Sabrina.

Ferraro preparò la cosa con due visite nel corso delle quali si occupò di smentire ordinatamente ciò che lo psichiatra aveva inventato sul suo presunto passato remoto (Cancrini neanche si accorse che citava le sue mail a Sabrina e che gli forniva dati e testi che potevano smentire ogni punto), poi volutamente lo aggiornò su dati e su ciò che era successo tra gennaio e maggio 2009 soffermandosi sulla nozione di sequestro fattogli incomprensibilmente dai parenti, nozione assai rassicurante per lui.  Cancrini leggeva le mail della donna e non tentennando sorvolava con la solita tecnica, leggeva di dialoghi che si sentivano e di mail di amore della donna a Ferraro risalenti a febrraio del 2009 e si rabbuiava, ma restituiva le carte senza dar loro peso. Il magistrato gli mostrava l’sms del 13 Dicembre 2008 (allegato 8 precit.) e gli chiedeva come mai all’epoca non ne avesse considerato struttura caratteristiche ed inquadramento nell’ambito di un rapporto di ben altro tipo (vedi sms tranquillo pervenuto poco tempo prima). Rapporto che quindi in realtà permaneva con la donna e l’esimio professore “cincischiava” (all’epoca aveva detto che era un normale sms tra fidanzati che si sono lasciati e sono violentemente arrabbiati accreditando addirittura la versione improvvisata e palesemente illogica di Sabrina, che le funzionasse male il cellulare – sic !!!!!). Ferraro gli chiedeva spiegazioni solo oggettivando la vista di fatti e documenti. Cancrini cercava di raccontare che lui aveva aiutato la donna mandandola da uno psicologo e Ferraro (che l’aveva accompagnata settimanalmente gli indicava indirizzo dello stesso, vicino piazza re di Roma). Fece anche l’errore di ammettere che era stato relazionato dalla psicologa di quello che si sentiva nei file, ma i presupposti dell’errore risalgono all’incontro del Dicembre 2008 in cui era presente la stessa e lui la premeva impedendole di prendere la parola affinché non parlasse. A quel punto erraro raccontò della (inventata) registrazione dell’incontro con la psicologa e del suo sms nonché della redazione comunemente verificata di una scheda promemoria.

Finì l’ora ultima esausto e un po’ rabbuiato rinviando al terzo appuntamento.

In quell’occasione accadde un minuscolo colpo di scena: Ferraro aveva incastrato l’avvocato di ormai ex “fiducia” Petrucci a venire ed egli recitò male la parte: invece di dire “ho sentito e verificato”, cosa falsa, che aveva detto “si sentono “delle cose”, il solito schema. Lo psichiatra Cancrini cercava di far dire a Ferraro che egli nel Gennaio-Febbraio 2009 non dormiva ed il magistrato lo smentiva recisamente. Provocava dicendo che nelle registrazioni si sentiva solo la televisione, senza ottenere soddisfazione. Affermava che nelle registrazioni si sentiva tutto di normale, ma anche l’avvocato imitandone l’espressione guardava e annuiva. Ferraro faceva un ping pong continuo per controllare le rispettive espressioni, finchè accadde che tra i due in perfetta ironica intesa, uno dei due (stimolato dal magistrato con future previsioni apocalittiche circa la sua permanenza in magistraturachiedesse all’altro degli accordi all’epoca presi con il Sant’Andrea e l’altro impallidito girò la testa verso sinistra dicendo “non c’è problema non c’è problema …lo dice lui”. Quest’ultimo era l’avvocato Petrucci che rispondeva e non si parlava dello sventato trasferimento.

Il quarto incontrò fu il più divertente. Ferraro aveva preparato la scena necessaria poiché nell’ultimo incontro anche lo psichiatra Cancrini aveva fatto finta di accettare audio e trascrizioni per verificarne il contenuto.

Per calmare le acque al Sant’Andrea Ferraro aveva anticipato alla psichiatra teutonica che avrebbe strappato le trascrizioni e fatto venir meno la richiesta di verifica. Dinanzi all’antico psichiatra “occulto” Cancrini, dopo una lunga premessa sulla sua professionalità e la sua storia, con delicatezza studiata e lentezza dei movimenti strappò i brogliacci (gesto cui lui ambiva, perché la carta senza audio è di per sè manipolabile come prova di un deliquio). Ferraro fece una breve analisi di come sarebbe potuta andare la storia procedimentale di quei fatti e ripreso il CD audio (che peraltro conteneva brani musicali di Eric Clapton appositamente rinominati: intendeva prenderlo in giro e verificare se avesse sentito il CD) volle studiare le sue reazioni che non mancarono.

Rifece finte domande sul suo sonno di allora che si tramutavano in sue affermazioni recise “sei tu che mi di dici che non dormivi e poi non potevi dormire, stavi male” (curioso argomentare alla rovescia e assurda asserzione, suonava come una minaccia). Usò una frase insinuante compatibile con un’atteggiamento psichiatrico “ho telefonato ieri allo psicologo della donna, perché tu mi dici che è in pericolo”. Replica immediata del magistrato: “all’epoca parlavo di reiterazione dei fatti e di pericoli, che riguardavano anche il minore, io non le ho mai detto questo oggi”. Terminò irritato dicendo “no, tu lo hai detto”. Nel salutarlo appariva solo poco poco risollevato, intravedeva forse una nuova diagnosi utilizzabile: Ferraro era troppo coerente troppo lucido e convinto, troppo preparato e sereno. Lo schema doveva ricomprendere la sua identità…La targhetta giusta da reinventare e la minaccia, incredibile: “l’elettroshock” in perfetto stile nazi-comunista .

E quì inizia la vicenda ironica dell’etichetta di “iperlucido con delirio di riferimento” che avrebbe tentato di sussumere il primario del Sant’Andrea Girardiprima di ammettere altra versione ed entità della “vicenda” e i retroscena a lui noti e di chiedere “tutela”.  Salvo poi incauto colpo di coda ”intellettuale”.

Nel frattempo una telefonata blitz digitale all’avvocato di “ex fiducia” e “di fiducia dell’ufficio” Petrucci aveva ottenuto l’effetto di sbalestrarlo e di farlo cadere: colto di sorpresa  e debitamente trattato con decisione, aveva poi ammesso che sapeva bene in che “ vespaio ad alta tensione “ si era cacciato il magistrato. Espressione sua. Ferraro gli dissi duramente “ora vai a dire al S. Andrea tutto quello che sai ..” Rispose sì con voce colpevolizzata e puntualmente il giorno dopo era entrato subito in contatto con il collega “amorevolmente interessato” Stafano Pesci (lo disse poi quest’ultimo, con aria minacciosa). Il giorno dopo l’avvocato scrisse vari sms di smentita e allusivi (ovviamente aveva ripreso fiato) ma ormai si sapeva con certezza quale e quanta fosse la storia e la malafede di chi lo aveva “accerchiato”.

VI. LA RICHIESTA DI FERRARO PER UNA RIVISITAZIONE CRITICA CIRCA LA ERRONEA VALUTAZIONE A SUO TEMPO EFFETTUATA. SERIE DI REAZIONI E FATTI VERIFICATISI. PISTA PSICHIATRICO OSPEDALIERA 

Restava il Sant’Andrea: forse una porta aperta, in quanto già all’epoca Ferraro aveva intuito che il Sant’Andrea poteva essere stato un “incidente di percorso” , infatti era destinato al San Filippo Neri, dove “lo conoscevano bene” ( un frase terrorizzante : ma chi aveva mai visto o frequentato quei criminali in camice ?! ), ma la sera del sequestro non c’erano posti liberi….

Nel frattempo Ferraro intratteneva rapporto di coppia con la dott.ssa Patrizia Foiani, vita normale, impegno sul lavoro normale, amici, leale e tranquillo rapporto con tutte le persone che frequentava, salvo la tensione salita da parte dei due colleghi nei suoi confronti. E la sua consapevolezza che da un momento all’altro poteva partire una reazione più formale.

Continuava a tentare di parlare con i suoi fratelli: disse loro che la vicenda sarebbe prima o poi emersa. Provocava sottilmente e qualche volta indignato da loro spudorato atteggiamento del tipo “sei grave, stai male, ti inventi tutto” etc etc..

Con telefonate calme aveva interloquito col fratello Marco, i cui rapporti telefonici “ illustri” ipotizzava allora genericamente. Ma questi teneva un rigoroso silenzio negando anche l’evidenza. Spesso il fratello alludeva a fatti, parole, comportamenti altrui che poteva conoscere solo tramite continuo aggiornamento. Con la sorella si era creato un rapporto di sfida: Ferrraro la chiamava, le introduceva un tema singolo per sondarne la disponibilità a ragionare, lei lo trattava come immaginabile, lui la salutava cercando di non perdere la pazienza. Un tassello alla volta, per capirne la ormai incomprensibile e meramente ipotetica buona fede: mai ella intimò di non telefonare più, salvo due occasioni in cui disse “se dobbiamo litigare è inutile…tu stai male, punto e basta…hai un problema di salute mentale”. Poi successe la cosa strana che chiamandola per riuscire anche solo a salutare, cosa che avveniva spesso e volentieri, scattava subito il fax dopo due squilli e Ferraro era costretto a ritelefonare anche due o tre volte: un problema tecnico, perché alla fine gli si rispondeva normalmente ( ma l’argomento delle troppe telefonate “tre o quattro ” consecutive venne utizzato in una incontro sceneggiata del 29 dicembre 2010 da Simonetta Ferraro.  problema e falso argomento segnalati in telefonata in cui dal marito della sorella venne coperto improvvisamente di previsioni minacciose e insulti vari; telefonata oggetto di recente video pubblicato in rete).

Venne poi una convocazione all’ospedale di sabato mattina anticipata dal Lunedì. Ferraro decise di fare uscire allo scoperto il primo dei suoi due avvocati “nascosti”, il quale aveva verificato l’audio, sentito la storia, controllato i documenti, sentito altri riscontri “ digitali”, sottoposto il magistrato a veri piccoli interrogatori e domande trabocchetto per capire fino in fondo . Veniva solo per confermare la assenza di qualsiasi possibile ipotesi di problema psichiatrico a monte, non essendo la storia niente altro che ragionevolmente ipotizzabile, indiziariamente significativa e forse qualcosa di più.

L’incontro durato due ore e mezzo fu talmente significativo da sbalordire. Il professor Girardi con accanto la psichiatra teutonica, presentatosi con la teoria dell’aggravamento della terapia, necessario in quanto Ferraro riparlava dei fatti da lui subiti (egli in realtà ripeteva per scritto, oralmente, continuamente in tutti i modi che della storia non gli interessava nulla sul piano emotivo e personale e che se forniva precisazioni era per affrancarsi dalle valutazioni a suo tempo usate come un macigno contro di lui, in realtà tutte poggiate sulla “ufficiale” infondatezza della storia). Incalzato logicamente da Ferraro, ammise la formale ma anche sostanziale illegittimità della “proposta” coattiva  di TSO originario (l’eventuale problema psicologico non la giustificava, la prediagnosi era vistosamente improvvisata, le altre condizioni mancavano) solo salvandone con argomento antigiuridico  l’aspetto coattivo anticipato come prassi…romana ( sic !!! ). Non si rendeva neanche conto che infondatezza della proposta di TSO = infondatezza del ricovero

Poi recuperò il valore psichiatrico di un “giudizio formale” all’epoca effettuato sul comportamento del magistrato ed alle obiezioni circa la distorsione del giudizio formale, la possibilità di ricostruirne il vero comportamento attraverso chi lo aveva f